Woody Allen

Commedia

Woody Allen Rifkin`s Festival


2020 » RECENSIONE | Commedia
Con Wallace Shawn, Gina Gershon, Louis Garrel, Christoph Waltz, Elena Anaya



14/05/2021 di Claudio Mariani
Problema fondamentale di questo film: l’attesa! Come sempre l’attesa, in tutte le cose, alza l’asticella. Di Rifkin's Festival se ne sente parlare da anni, e a noi, abituati ad avere un nuovo film di Allen nelle sale puntualmente ogni anno, aspettarne più di due…è sembrata un’eternità! Ed è chiaro che quando aspetti così tanto, vuoi anche aggiungendoci il carico da 90 della voglia di tornare alla normalità, alle cose belle del pre-pandemia, si corrono grossi rischi. Allora è normale essere in parte delusi da un’opera tanto attesa. Attenzione, però: tornare nelle sale con un film di Allen è comunque un’esperienza straordinaria di per sé, quasi un atto di rinascita, tra l’altro lasciato nelle mani di un ultraottuagenario, e quindi della categoria più colpita dai decessi causati dal maledetto Covid-19. Però, ahinoi, diciamolo senza remore: il film naviga in quella terra di mezzo tra la mediocrità e il “godibile”.

Una storia trita e ritrita, quella che vede una coppia non più giovane, in questo caso in missione in Europa, a San Sebastian, per un festival cinematografico, dove lui, Rifkin, è l’anima sognante e con la testa fra le nuvole, ex professore di cinema, intellettualoide e molto riflessivo, lei invece è più giovane e molto più ruspante, PR di un divo francese decisamente tronfio e pieno di sé. Così il protagonista si lascia trasportare dai timori del tradimento e dalla fantasia, finendo così con immaginarsi una -improbabilissima- liaison con un’affascinante dottoressa.

Detto della trama scontata, rimangono le immagini: da una parte la mania di Allen di rendere troppo patinato e idealizzato il territorio europeo, dove ogni cosa è al suo posto e dove non esiste il marcio nel paesaggio. Purtroppo questo è un difetto di Allen, che fuori da Manhattan non riesce a trattare i luoghi come fa….con Manhattan stessa, che mostra invece per quello che è: un posto cool, bello, figo, ma senza ricami di sorta. Così la Spagna del nord è ancora una volta una cartolina, certo bella, ma pur sempre una cartolina. E poi c’è dall’altra parte l’incredibile gioco delle citazioni: nel suo vagare con la testa (sogno o semplice immaginazione che sia), Rifkin ci porta nelle scene di Welles, Truffaut, Godard, Fellini, Bergman, Bunuel. Scene ricostruite con il grande aiuto di Vittorio Storaro, sostituendo i personaggi dei capolavori come Quarto Potere, Otto e mezzo, il Settimo Sigillo e così via, con i protagonisti di questa storia. Il risultato è un po’ un ibrido: da una parte le grandi citazioni (vedere anche la scena di Persona di Bergman in cui le nuove protagoniste parlano addirittura in svedese), dall’altra sembra troppo un giochetto tra il pretenzioso, il grottesco e il didascalico. Su queste scene però c’è una curiosità più unica che rara e che ci fa piacere: pare che, per una volta tanto, Allen si sia divertito a girarle…probabilmente molto più che lo spettatore nel vederle.

Un altro rimpianto: il protagonista, Wallace Shawn, che tanti di noi associano al regista newyorkese, ma che in effetti ha avuto solo tre parti non da protagonista nei suoi film, arriva solo ora, a 77 anni portati abbastanza male, ad essere protagonista assoluto in un suo film. Avremmo voluto vederlo prima: il gioco di Allen di trovare dei suoi alter ego, infatti funziona meglio quando gli attori sono giovani (vedere Owen Wilson in Midnight in Paris, Chalamet in A rainy day in NY ed Eisenberg in Caffè Society), mentre solo una volta nel passato recente ha funzionato con un quasi coetaneo, in Basta che funzioni (Larry David). Peccato, perché vedere Shawn protagonista è comunque straordinario.

Rimane il grosso rammarico: da una parte felicissimi del ritorno nelle sale con Allen e del fatto che tanta gente stia andando a vedere il film, dall’altra, avremmo voluto farlo con uno dei suoi ultimi altri film. E l’impressione di aver visto un Allen “stanco”, almeno dal punto di vista dell’ispirazione e della sceneggiatura, rimane comunque.

Accontentarsi? Forse sì, e forse il ricordo o una futura visione ci faranno apprezzare di più il film, magari la nostra testa lo assocerà al ritorno nelle sale e, forse, alla vita come l’avevamo conosciuta prima del gennaio 2020. Chissà…


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