Woody Allen

IO & ANNIE

Woody Allen


1977 » RECENSIONE | Commedia
Con Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts, Carol Kane, Paul Simon, Shelley Duvall, Janet Margolin, Christopher Walken

di Claudio Mariani
Ridendo e scherzando sono passati trent’anni da uno dei film più importanti della storia del cinema, quell’ “Hannie Hall” che ha segnato un punto fondamentale nella carriera di Woody Allen, e che gli valse ben 4 oscar (film, regia, sceneggiatura e attrice protagonista). Sono trent’anni in cui il buon vecchio Woody ha sfornato quasi altrettanti film, con una media più unica che rara nella carriera dei cineasti, soprattutto quelli considerati “impegnati”. E nei quasi quaranta di carriera, Allen ha avuto dei momenti di ispirazione assoluta e altri meno felici; sicuramente quelli a cavallo degli Ottanta riguardano il periodo più creativo e sorprendente, dal film qui trattato, del 1977, a “Zelig” (1983), e che comprendono pellicole come “Interiors” e “Manhattan”. In particolare “Io e Annie” ha rappresentato una tappa fondamentale nella filmografia del regista newyorkese, tappa in cui è riuscito a conciliare la sua vena umoristico-surreale con elementi nuovi, più riflessivi, intimisti e, perché no, anche smaccatamente romantici. In molti l’hanno definito il suo primo passo verso una struttura con maggiore - seppur minima- componente drammatica a prima vista difficilmente intuibile. Questo aspetto lo si nota nel sottofondo stesso della storia, nei problemi esistenziali del protagonista Alvy Singer alle prese con la sua relazione con Annie; un Alvy qua specchio di Allen più che mai. E’ appunto con questo film che il regista-attore si mette completamente a nudo sullo schermo, in una sorta di trasposizione letteraria di se stesso. Il film si fa ricordare non tanto per la storia, molto semplice, scontata, ma per come è raccontata, per come è costruita. Si alternano scene del passato e del presente commentate dallo stesso regista che con piglio surreale si rivolge direttamente alla telecamera, e spesso le visita direttamente come un moderno Scrooge. Un caleidoscopio di immagini, apparentemente assemblate con una casualità diffusa. Così si alternano scene su scene, spesso indimenticabili, dall’infanzia del protagonista depresso perché “l’universo è in espansione”, alle nevrosi dell’età adulta, alla vita caotica e priva di una direzione precisa, a episodi di una comicità indimenticabile. Non ci si stupisce a sapere che fu molto faticoso ridurre la pellicola alla sua durata effettiva, e che il regista lavorò moltissimo per trovare una struttura valida, visto la quantità quasi infinita delle situazioni riprese. Allen ci mette moltissimo nel film, la sua ebraicità, il suo mestiere di comico (Alvy è un comico), la sua protesta contro gli intellettualismi ostentati, ma anche il suo radicalismo chich, la sua opinione sulle donne, il problemi legati al sesso, ma il sottofondo imperante è sintetizzato dal titolo che doveva avere la pellicola: “in edonismo” (incapacità di provare gioia). E poi il film è tanto altro, è un omaggio fin dal titolo alla straordinaria Diane Keaton, allora sua compagna, un film costruito anche e soprattutto su di lei, sulla sua creatività anche nel reale (i vestiti sono i suoi). Insomma, per molti questo è considerato il capolavoro di Woody Allen, per altri lo scettro è conteso con altre importanti opere come le già citate “Manhattan” e “Zelig”, ma quello che è sicuro è che questo fu il film della “svolta” e forse mai Allen si era messo così in gioco prima, per poi permettersi divagazioni artistiche negli anni successivi. Alla fine dei conti “Io e Annie” è il classico film che non ci si stanca e non ci si stancherà mai di vedere, e questa è una caratteristica che spetta a pochi, pochissimi film. Ed è anche il film delle “scene da ricordare e da citare”, e ognuno avrà la sua, noi scegliamo quella del mal di pancia psicosomatico che sparisce di colpo appena l’impegno temuto viene cancellato…geniale! (Re-Visione scritta nell'agosto 2007)

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