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Woody Allen

Il dittatore dello stato libero di Bananas

Woody Allen


1971 » RECENSIONE | Commedia | RE-VISIONE
Con Woody Allen, Louise Lasser, Carlos Montalbán, Natividad Abascal, Jacobo Morales



22/01/2019 di Claudio Mariani
Dopo il folgorante esordio del 1969 con Prendi i soldi e scappa, Allen, con questa seconda opera, non fa che confermare quanto già fatto, tenendo altissima l’asticella della comicità, sacrificando però un po’ di inventiva “tecnica”.  Il neo-regista era stato più coraggioso nella prima pellicola, inventandosi un po’ di situazioni nuove. Intendiamoci, Il Dittatore dello stato libero di Bananas (in originale semplicemente Bananas, più scarno e bello) è un ottimo film comico, una serie ininterrotta di gags, alcune che ti fanno sbellicare dalle risate. Certo, è un Allen allo stato embrionale, ancora molto “fisico” nella sua comicità, però il film, se spogliato di questa caratteristica, ci restituisce anche degli ottimi dialoghi, con fulminee battute che saranno a lungo la caratteristica dei film dei decenni seguenti.

Infatti il Woody Allen successivo non è poi così distante, così che le sue classiche tematiche si incominciano ad intravedere: le difficoltà nei rapporti con le donne, la psicanalisi, il giocare con gli intellettualismi, etc.

Era un autore, a suo dire, che girava questi primi film pensando a come sarebbero morti dal ridere gli spettatori, con un approccio tipico di chi viene dalla stand up comedy. Pochi anni più tardi il disinteresse per questo aspetto, per il “ritorno” dal pubblico, porterà alla sua continua evoluzione sia stilistica che di contenuti, portandolo ad azzardare continuamente.

Anche questo secondo episodio di Allen è scritto ottimamente con Mickey Rose, insieme sono riusciti a produrre delle battute divertenti con pochissime cadute di stile. E’ un Allen assoluto protagonista anche come attore, che si affianca con la sua prima moglie Louise Lasser. Per i vent’anni successivi, far recitare nei film le proprie compagne di vita, diverrà un classico. Rimane poco spazio per i restanti attori, salvo il breve e gustoso esordio di Sylvester Stallone nei panni di un delinquente.

Il registro rimane quello delle gag che si susseguono incessantemente, moltissime surreali, giocate molto sul visivo, ma che non perdono minimamente il confronto col tempo che passa. Si fanno rivedere con piacere, dall’approccio di Fielding Mellish con Nancy (prima notte di nozze il top) alle scene di addestramento con i rivoluzionari, al surreale ordine di panini in un vero tripudio di esproprio proletario.

Allen continuerà con questa vena comica ancora per qualche film, poi si cambierà.



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