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Woody Allen

Pallottole su Broadway

Woody Allen


1994 » RECENSIONE | Commedia | RE-VISIONE
Con John Cusack, Dianne Wiest, Chazz Palminteri, Jennifer Tilly, Tracey Ullman, Jack Warden



20/02/2018 di Claudio Mariani
Film decisamente riuscito a metà di un decennio (i 90’s) senza “capolavori” di Allen, ma con diversi buoni film. Il fatto che questo sia ricordato dallo stesso autore con particolare attenzione, dimostra che anche lui è consapevole di aver girato una pellicola con ben pochi difetti. Certo, anche in questo caso non si parla di film indimenticabile, però è una commedia piacevole dove si ride, anche più del solito.

Ancora una volta ci si trova di fronte a un film in costume, in questo caso gli anni 20 del secolo scorso, costumi e periodo che permettono di usare molto il colore e di sbizzarrirsi con la fotografia, situazione in cui il fido Santo Loquasto riesce a garantire la massima resa.

Al centro della storia c’è l’autore teatrale David Shyne che deve scendere a patti con un gangster per poter portare in scena un proprio testo. Il ricatto è quello di fare recitare l’inetta amante del gangster, che andrà così sul palco con un variopinto cast di bravi attori su cui spicca la diva assoluta ma in declino Helen Sinclair. A smuovere ulteriormente le acque di una situazione ai limiti, c’è anche lo scagnozzo Cheech, messo a guardia della pupa. Questi butta lì un suggerimento sullo spettacolo, divenendo ben presto il ghost writer che renderà lo stesso un successo, facendo venire al giovane David più di un dubbio sulla natura della propria arte.

In realtà è un film-riflessione sul mondo del teatro (più volte frequentato da Allen come autore e regista) e sull’arte in genere e la sua natura innata. Il teatro deve ispirarsi al vero ma senza diventare il vero stesso. E’ anche un film sulla consapevolezza dei limiti artistici dentro di noi, il fatto che il protagonista si senta un genio quando poi scopre che un semplice malavitoso ha più idee e intuizioni di lui…la dice lunga.

Una buona storia scritta a quattro mani con l’amico collega Doug McGrath (una rarità), ci ritroviamo davanti a un Woody Allen disincantato che mette in atto un meccanismo perfetto senza sbavature e che ci consegna, col finale, una chiusura perfetta del cerchio.

Lavoro sugli attori -scelta, recitazione- splendido, con un Cusack sempre impeccabilmente in stato di grazia e dei fantastici e preziosi compagni di viaggio: dalla “stupida” di turno Jennifer Tilly, al Jim Broadbent che interpreta un gustosissimo Warner Purcell, fino a un bravissimo Paltrinieri. Il lavoro maggiore è stato fatto con la Wiest, una delle muse per Woody, che prenderà il secondo Oscar della sua carriera dopo quello per Hannah e le sue sorelle. Ma la coralità degli attori è la vera caratteristica del film. Spazio per tutti = resa per tutti.



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