Cinevetriolo, Recensioni ignoranti


  • Parasite

    28/11/2019 di Luca Tavecchia

    Oh, da non credere. Parasite, film coreano (cazzo, i film nippo-cino-coreani sono generalmente talmente eccitanti che preferirei pulire 6 o 7 kg di fagiolini) e premiato a Cannes mi è piaciuto un sacco, oltre due ore che scivolano senza un plissé, una storia davvero assurda, ben costruita, godibilissima, simbolica, apocalittica q.b., il sopra e il sotto, il ricco e il povero, il diluvio universale.

    Bravi davvero.

    Meraviglioso omaggio a Gianni Morandi (In ginocchio da te)

  • La belle époque

    28/11/2019 di Luca Tavecchia

    L`idea è decisamente molto carina, Daniel Auteuil più invecchia e più è dannatamente affascinante e bravo, vale lo stesso discorso per Fanny Ardant.

    La crisi di coppia è conclamata,ci vorrebbe un salto nel passato: allora si ricorre al professionista del settore capace di ricreare ambientazioni storiche con tanto di personaggi preparati all`uopo.

    Auteuil, vignettista disoccupato e impermeabile a tutto ciò che è nuovo, vi si affida e decide di ritornare al 1974, e più precisamente nell`osteria dove ha conosciuto la sua attuale moglie, per rivivere il momento più felice della sua vita.

    Lì lavorano (o vivono?) comparse di cui è facile innamorarsi. Un intreccio (a volte un po` complicato) di storie, di ruoli, dove ad un certo punto fai fatica a capire chi è reale e chi è personaggio. 

    Non la commedia più brillante del mondo, però dai, ci sta.

  • L`ufficiale e la spia

    28/11/2019 di Luca Tavecchia

    Cosa fai? non vai a vedere l`ultimo tanto acclamato capolavoro di Roman Polanski?

    Ecco, non ci andare, ’rcamadò...

    Due ore e mezza di spaccamento di palle, dove la cosa più briosa ed eccitante sono stati i titoli di coda. Poi, per carità, bella la storia, l`ambientazione, i costumi, Gesù, Giuseppe e Maria. Ma Roman, santiddìo, se non hai piu voglia di fare fare film, ci sarà pure qualche cantiere da andare a criticare, dalle tue parti, no?

  • L`uomo nel labirinto

    08/11/2019 di Luca Tavecchia

    Niente da fare, Donato Carrisi alla regia è tempo perso e soldi buttati via.

    È riuscito addirittura a fare peggio della sua opera prima, che pure aveva vinto il David di Donatello come miglior regista esordiente, La Ragazza Nella Nebbia. L`uomo Del Labirinto è un film stucchevole, pretenzioso, zero sussulti, eppure dovrebbe essere un thriller. 

    Persino Toni Servillo fatica ad emergere dal grigiore mediocre del film, persino Dustin Hoffman sembra uno qualunque che allora tanto valeva che prendevi Dustin Hoffman.

    Oltre 120` ad aspettare che succeda qualcosa che giustifichi i €9,70 del multisala. Nulla. Meno male ho portato le patatine da casa, almeno ho risparmiato su quelle.

  • Tutto il mio folle amore

    28/10/2019 di Luca Tavecchia

    Avevo il timore, e grosso, che Gabriele Salvatores si fosse perso. Per chi ha confezionato pellicole passate oramai alla storia immagino non sia facile mantenere un livello così alto. Né forse è giusto chiederglielo. Però poi arriva questo film, e senti per lui una nuova gratitudine. 

    Perché racconta una storia di viaggio, una storia di un amore ritrovato o forse appena scoperto, una storia di ricerca della felicità (”la felicità non è un diritto, è una botta di culo!" dice Abatantuono nel film), una storia di equilibri precari e marginali e di confine.

    E poi un Claudio Santamaria che, madonna mia, è di una bravura impressionante, così fragile, così determinato, così innamorato, così impreparato alla vita.

    Dell`amore che provo per Abatantuono non sto neanche qui a parlarne, molto brava anche  Golino, ma la sorpresa più incredibile è `sto ragazzo, Giulio Pranno, alla sua prima apparizione, in un ruolo estremamente difficile, forse il più difficile: rendere vera e credibile la malattia.

    Non è solo un film sull`autismo, ispirato tra l`altro ad una storia vera. È un film sui legami, sull`adolescenza, sulla felicità, sull`amore.

    Un gran bel film, che non ti lascia indifferente, ma scava dentro la tua fragile solidità. 

    Un film dove anche la lacrimuccia è più che consentita.

    Una menzione particolare anche alla colonna sonora curata da Mauro Pagani (Imagine Dragons, Modugno,  Nick Drake, The Avett Brothers, Ben Harper...)

  • La verità

    21/10/2019 di Luca Tavecchia

    Il grosso problema di questo film si chiama Kore`eda Hirokazu, è il (pluripremiato) regista e sceneggiatore di una formidabile rottura di cazzo (della durata di 107 minuti) che non ha precedenti nel globo terracqueo.

    Poi percaritàdiddio, la Deneuve strabrava, la Binoche milf da paura, Ethan Hawke un po` rimbambito secondo copione, ma una lentezza da prolasso vaginale, così stucchevole e lezioso che dopo 45` implori i titoli di coda che non arrivano mai.

    No ma i film franco-nipponici sono veramente la mia passione, tipo le visite dall`urologo

  • Joker

    04/10/2019 di Luca Tavecchia

    Prendi un attore straordinario, tipo Joaquin Phoenix, e dagli in mano un copione della madonna, con una storia della madonna, e mettigli accanto un altro attore della madonna, tipo Robert de Niro, falli dirigere da un regista della madonna, tipo Todd Phillips, e viene fuori una figata pazzesca, tipo Joker.

    Film lugubre, crudo, inquietante, il prequel della storia di Joker nelle vicende di Batman.

    Drammaticamente intenso è Joaquin Phoenix, nella parte di un attore fallito e vessato, che sta sviluppando una psicosi che lo porterà a diventare un efferato criminale, tipo Arancia Meccanica... Molto credibile e incredibile nella parte dello psicopatico, roba da far arrossire Jack Nicholson. Film da vedere, senza se e senza ma...

  • Ad astra

    04/10/2019 di Luca Tavecchia

    "Ciao a tutti, mi chiamo Brad Pitt, ho 55 anni, e sono un figo pazzesco".

    Ecco, basterebbe questo per farsi piacere Ad Astra. Invece ci mettiamo anche una recitazione intima, una storia piuttosto intensa (per quanto improbabile...), Liv Tyler* + Donald Sutherland + Tommy Lee Jones, e vengono fuori due ore discretamente piacevoli.

    Film molto introspettivo e leeeento, un po` Kubrick, con un dramma che Pitt interpreta con convincente maestria.

     

    *Pezzo di gnocca incredibile

  • C`era una volta a...Hollywood

    23/09/2019 di Luca Tavecchia

    Per l`amor del cielo, Quentin Tarantino non si discute, lo si ama, ma a me questo film non ha detto davvero un cazzo. 2 ore e 45 minuti di apprezzabile noia mentre attendi che succeda qualcosa di straordinariamente bello. Probabilmente la ricerca del bello è stato nel ricreare in modo così incredibile gli anni 60, oppure è sufficiente già di per sè Brad Pitt ( quanto cazzo è figo Brad Pitt???? e lo dice uno che è ancora discretamente eterosessuale).

    Molto bravi, decisamente molto bravi, Di Caprio e Brad Pitt, molto figa l` evanescente Margot Robbie, fighissimo anche Al Pacino.

    Colonna sonora spettacolare, almeno quella.

    Poi io di cinema non ci capisco un cazzo, e non solo di cinema. 

  • Martin Eden

    16/09/2019 di Luca Tavecchia

    Sgombriamo il campo da qualunque dubbio: Martin Eden è una rottura di cazzo senza precedenti della durata di 127 minuti. Poi, percaritàdiddio, Luca Marinelli è un gran figo, ha degli occhi meravigliosi, ha vinto pure la coppa Volpi al festival di Venezia, dedicando il premio ai marinai che salvano le vite in mare, bravo bravissimo.

    Ma cosa diavolo gli è saltato in mente al regista per confezionare una pellicola così lenta e a tratti delirante, io non lo so.

    L`idea di per sé è pure romantica: il povero e ignorante pescatore si innamora della colta e ricca fanciulla (la gnocca Jessica Cressy), che vuole conquistare a colpi di poesie, manoscritti e libri letti. Finirà per diventare uno scrittore e un intellettuale, in una Napoli che si muove tra gli anni 30 e gli anni 80. 

    Punto. Fine delle trasmissioni. Vaffanculo.

  • Il signor diavolo

    03/09/2019 di Luca Tavecchia

    Ricordo di essere uscito una decina d`anni fa dal cinema dopo aver visto IL NASCONDIGLIO, che mi ero letteralmente cagato addosso, e di aver scoperto che uno dei miei registi preferiti, Pupi Avati, ogni tanto si dilettava anche nei film horror e thriller.

    Quale migliore occasione allora di riprendere la mia attività di ignorante cinefilo con IL SIGNOR DIAVOLO?

    Ecco, potevo anche evitare di pormi la domanda. Il film ha dell`inverosimile, un bambino brutto, deforme e demoniaco concepito dallo sperma del diavolo, credenze e superstizioni tra la Romagna e Venezia del 1952, il Ministero di Grazia e Giustizia che deve indagare, un bel cast di attori decisamente sottoutilizzati (Cavina molto bravo, Roncato e Haber n.p., Cesare Cremonini - giuro - eravamo in due, e nessuno lo ha riconosciuto, tant`è che ci siamo chiesti "...e Cesare Cremonini??".)

    Boh, una mezza cagata che finisce nel modo più angosciante possibile. Però non basta. 

  • Juliet, naked

    18/06/2019 di Luca Tavecchia

    Eh, film davvero mooooolto carino, ispirato dalla penna di Nick Hornby, con una Rose Byrne che mammamia ma che bella è?!

    Nella coppia lui è un ossessivo e maniacale fan dell`ex rockstar Tucker Crowe (scomparso dalle scene tipo Mina), e costringe lei a sorbirselo in tutte le salse. Finché alla fine lei, per una circostanza fortuita e per la noia della sua relazione, se ne innamora, dando vita a una piacevole, divertente, romantica commedia.

    Bravo il pasticcione e un po` scapestrato Ethan Hawke, che i più informati mi dicono essere un fan di Townes Van Zandt...

  • American animals

    13/06/2019 di Luca Tavecchia

    SENSAZIONALE - Variété

    AVVINCENTE - L.A. Times

    FOLLE - The Daily Beast

    INNOVATIVO - Screen Daily

    SCONVOLGENTE - Financial Times

    EMOZIONANTE - The Film Stage

    MAVAIACAGARE - Recensioni Ignoranti

     

    Quater mal tràa inséma organizzano una rapina che più mal riuscita non si può. Si beccano 7 anni di carcere, per me potevano dargliene anche il doppio.

    Lui è Barry Keoghan, protagonista di un altro film da stracciamento di coglioni, Il sacrificio del cervo sacro.

    Bella la colonna sonora (Sixto Rodriguez, Doors, Elvis, Leonard Cohen, Donovan...).

  • Rocketman

    10/06/2019 di Luca Tavecchia

    Tanta era la curiosità di vedere questo film prodotto da Elton John stesso.

    Di per sé non è stato malaccio: molto onirico, introspettivo, attori molto bravi. Ma mentre la prima parte risulta più godibile, la seconda è come infilarsi il minipimer negli slip.

    Comunque come abbia fatto Elton John a sopravvivere a due genitori così anaffettivi, algidi, stronzi, opportunisti, resta il vero miracolo della sua vicenda.

  • Il traditore

    28/05/2019 di Luca Tavecchia

    Eh, con Pierfrancesco Favino e Luigi Lo Cascio in evidente stato di grazia
    non poteva che venir fuori un film straordinario... Oltre due ore di film che filano via lisce, Bellocchio - come spesso gli accade - centra perfettamente il bersaglio, la storia di Tommaso Buscetta, il primo superpentito, i suoi vizi, la sua stima per Falcone, il suo modo di concepire l`onore.

    Impressionante la resa della strage di Capaci, direttamente dall`auto del giudice. 

    Bello bello. 

  • Dolor y gloria

    20/05/2019 di Luca Tavecchia

    Eh cavolo, Pedro Almodovar, per nulla scanzonato, butta lì un film profondamente autobiografico, con dentro psicanalisi, malinconia, sofferenza, malattia, lavoro, vecchi amori.

    E un Antonio Banderas che finalmente non parla più con le galline e non veste i panni di uno Zorro qualsiasi, ma dà voce, anima, corpo e cicatrice al sublime regista che lo lanciò nei primissimi anni 80.

    La Penelope Cruz che ti viene solo voglia di baciarla, col suo naso un po` così, e la sua splendida bellezza così imperfetta.

    Non un film brioso e frizzante, ma di un`elegante maestria in ogni fotogramma.

    Omaggio a Mina con la canzone Come Sinfonia, scritta da Pino Donaggio.

  • Stanlio e Ollio

    14/05/2019 di Luca Tavecchia

    Eh, stavolta è davvero bello, divertente e commovente come scritto sulla locandina...

    La vicenda dell`ultimo periodo della loro brillantissima carriera, costellato dalle pezze al culo, da divorzi costosissimi, dalle scommesse sui cavalli, da una tournée teatrale per risollevare un po` le sorti economiche della coppia. Una coppia che davvero si è voluta bene, nonostante qualche dissapore professionale.

    E due attori bravissimi.

  • Torna a casa, Jimi!

    14/05/2019 di Luca Tavecchia

    Eh niente, anche il mio adorato Bertarelli (quello vero) stavolta l`ha fatta fuori dal vaso, definendo "Torna a casa, Jimi" un film "delizioso".

    Beh, l`unica cosa deliziosa del film è il cane Jimi (in onore a Hendrix) che è paro paro a Goldy, il cane di mio figlio e, detto per inciso, il cane più affettuoso e coccoloso del mondo (o quantomeno dell`agropontino).

    Per il resto una mezza rottura di coglioni (meno male di soli 90`...), `sto Jimi che a Cipro sconfina oltre il confine turco e i conseguenti sbattimenti del suo padrone per recuperarlo.

    Il brio di un film cipriota ve lo lascio immaginare, ma forse ancora peggio è il livello del doppiaggio, roba da film di serie C.

    Una menzione speciale a quel pezzo di gnocca di Vicky Papadopoulou, che ti verrebbe voglia di sposarla seduta stante.

  • Dolceroma

    23/04/2019 di Luca Tavecchia

    Nessuno gridi al capolavoro, percaritadiddio, però è una cagata parecchio simpatica che riesce anche a strappare qualche risata.
    Il Luca Barbareschi che non ti aspetti, produttore cinematografico senza scrupoli, che intravede il successo nel libro dello sfigatissimo autore (Lorenzo Richelmy) che cerca l`occasione della vita ma nel frattempo pulisce i cadaveri all`obitorio.
    Il film si fa, ma viene davvero di merda, allora si mette in scena il rapimento della bellissima (mado`, ma che pezzo di figa è io non te lo sto nemmeno a dire!) Valentina Bellè da parte della camorra per creare un po` di battage pubblicitario, finché poi non arriva er Libanese Francesco Montanari nella parte del poliziotto un po` macchietta, mollato sull`altare da un`attrice che Barbareschi si scopicchiava.
    Pure Claudia Gerini (che esce nudissima da una vasca di miele... booooom), Iaia Forte e Armando de Razza nel cast.
    Colonna sonora da brivido: Vivere di Tito Schipa e Brucia Roma di Antonello Venditti.

  • Captive state

    01/04/2019 di Luca Tavecchia

    Quando leggi che nel cast c`è John Goodman, (roba tipo il Grande Lebowski, o Boston, tanto per capirci) e Vera Farmiga, che fa rima con "bravissima attrice", ti lasci convincere abbastanza in fretta anche se la trama sembra un po` farlocca.

    Poi succede che gli alieni conquistano Chicago (francamente non si capisce perché non abbiano conquistato New York oppure Los Angeles oppure San Francisco oppure Denver ecc ecc), nasce un movimento di resistenza che deve essere stroncato dai filoalieni, e allora andate tutti a dare via il culo, voi, gli alieni, e compagnia cantante.

  • Il professore e il pazzo

    01/04/2019 di Luca Tavecchia

    Una pugnetta senza precedenti, oltre due ore di noia insopportabile, uno studioso autodidatta, James Murray (Gibson) con l`unico obiettivo di refigere l`Oxford English Dictionary, e uno psicopatico rinchiuso in manicomio, W.C. Minor (Penn) che lo aiuta in modo indefesso.

    Spiegatemi la necessità di farci un film e magari smetto di sbadigliare.

  • Gloria Bell

    25/03/2019 di Luca Tavecchia

    "Impossibile non innamorarsi di Gloria"

    "Uno dei più grandi ritratti al femminile degli ultimi anni" - Variety -

    "Julianne Moore è semplicemente perfetta" - Indiewire -

    "Ma andate a cagare" - il Bertarelli 2019

     

    La Moore è separata e va sempre a ballare perché la fa stare bene. Incontra John Turturro separato pure lui, si frequentano, trombano, poi lui fa fatica a crescere e lei lo molla e va a ballare.

    Davvero bellissimo, proprio grazie, bravi tutti!

  • Momenti di trascurabile felicità

    25/03/2019 di Luca Tavecchia

    Ve lo ricordate Daniele Luchetti quello de Il Portaborse o Mio fratello è figlio unico?

    Ecco, fategli un bel CIAONE definitivo, perché i segni di cedimento li aveva già dati con Io Sono Tempesta, ora, con Momenti di Trascurabile Felicità il decadimento è conclamato.

    Una favoletta del cazzo, scontata e banalotta, dove Pif muore, per un errore di conteggio viene rimandato sulla terra per un`ora e 32 minuti. Ed è il tempo che gli rimane per regolare alcune situazioni.

    Quando iniziano i titoli di coda esclami "ma vaffanculo, per me potevi restare morto". 

    Bella solo la colonna sonora, tra cui: Soli di Adriano Celentano, voglio vivere così di Claudio Villa, L`un parte, l`autre reste di Charlotte Gainsbourg.

    Amen.

  • Domani è un altro giorno

    08/03/2019 di Luca Tavecchia

    Allora, prendi un regista geniale, Simone Spada, quello di Hotel Gagarin, tanto per intenderci, prendi due sceneggiatori geniali, Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico, quelli di Boris - La Serie, tanto per intenderci, prendi due tra gli attori più fighissimi che abbiamo oggi in Italia, e non solo da oggi, tipo Giallini e Mastandrea, e qui ci siamo già intesi, prendi una storia (non originale) ma drammatica q.b., li metti insieme, e ne esce un film davvero intenso, che ovviamente ogni tanto ti strappa qualche sorriso, a volte amaro, ma Giallini in un ruolo così drammatico è da groppo in gola, e Mastandrea gli regge perfettamente la spalla.
    Addirittura il post-scopata della sorella dell`altro viene gestito meravigliosamente da occhiate, sguardi, monosillabi, esclamazioni, sorrisetti, come succede nelle più belle storie di amicizia.
    Beh, film assolutamente da vedere.
    Bravissimo anche Pato, il cane.
    -"Lo hai chiamato così per il giocatore del Milan, giusto?"
    - "no, come il fratello di latte di Falcao".
    Applausi.

  • Copia originale

    04/03/2019 di Luca Tavecchia

    Ecco, magari IMPECCABILE e COMMOVENTE magari no, però si lascia simpaticamente guardare. Niente frizzi e lazzi, una commediola su un cesso a pedali (Melissa McCarthy) che di mestiere fa la scrittrice caduta in disgrazia, che per sbarcare il lunario si mette a contraffare e vendere manoscritti di scrittori defunti. Collabora in questo business l`amico gay (Richard Grant). Non tutto va per il meglio. Meglio del film la colonna sonora, tra cui Goodnight Ladies di Lou Reed, I`ll be seeing you di Billie Holiday, Trav`lin` light di Chet Baker, Can`t run but di Paul Simon.

  • Un uomo tranquillo

    04/03/2019 di Luca Tavecchia

    Quanti filmdimmerda ha fatto Liam Neeson negli ultimi 30 anni? 75? 80? Abbiamo perso il conto.

    Ma ecco il film che NON-TI-ASPETTI.

    Un po` Tarantino nel genere assurdo-pulp, un po` fratelli Cohen nel genere assurdo-cinico, divertente fino all`ultimissima scena (minchia, da stare maaaleee), una storia di una valigetta di coca scomparsa, le montagne nevose del Colorado a fare da sfondo, Neeson che gli ammazzano il figlio, gangster che più assurdi non si può, nativi americani che non fateli incazzare che è meglio, ognuno con un soprannome improbabile, un omicidio dietro l`altro. E sui titoli di coda (dopo l`ultimissima scena di cui sopra) l`ennesimo colpo di genio del regista che manco so come si chiama.

    Favoloso.

  • Senza lasciare traccia

    22/02/2019 di Luca Tavecchia

    "Un film potentissimo"

    "La commovente storia di un padre e di una figlia"

    "Indimenticabile".

    Padre e figlia vivono in una foresta.

    Ranger e assistente sociale li scoprono.

    Li portano in città. Gli danno una casa, un lavoro, la possibilità di andare a scuola.

    Lui è scontento. Lei no.

    Lui torna nella foresta.

    Lei piange.

    Davvero INDIMENTICABILE e POTENTISSIMO.

    In sala una commozione che ti prego portami via.

  • La paranza dei bambini

    18/02/2019 di Luca Tavecchia

    Per carità, bel film, decisamente amaro, su come una fetta neanche tanto piccola di questa Italia campa attraverso la malavita organizzata.

    Si abbassa sempre più l`asticella dell`età in cui le giovani leve vogliono entrare a far parte della camorra, si alza sempre di più l`asticella di ciò a cui sono pronti pur di entrare nella malavita che conta.

    È una questione di asticelle.

    Bellissima e fascinosa Letizia (Viviana Aprea) la ragazzina di Nicola, una Monica Bellucci con 40 anni di meno.

    Tutti i ragazzini della banda, ognuno lo prenderesti a schiaffi in faccia e calci in culo.

    Renato Carpentieri in un ruolo breve ma efficace.

    Sui titoli di coda, All My Friends dei fighissimi LCD Soundsystem.

    Bello, ma non troppo.

    PS: poi l`importante è chiudere i porti, certo

  • Il primo re

    11/02/2019 di Luca Tavecchia

    Il concetto numero 1 che si estrapola dal film è che Alessandro Borghi, anche ricoperto di fango, è un figo pazzesco.

    Diciamo fin da subito che non è un film facile e immediato: anche per chi ha fatto studi classici e sperimentali come me, e che illo tempore ha trovato il latino una lingua ostica, figuriamoci il protolatino... ogni tanto si riconosce un accusativo, talvolta si riconosce un genitivo, in rari casi si gongola quando cogli un ablativo assoluto, ma 2 ore e 7 minuti in protolatino non è una cosa particolarmente agevole.

    Il concetto numero 2 che emerge senza ombra di dubbio dal film è che l`interpretazione di Alessandro Borghi è da P A U R A.

    Sorvoliamo sul  fatto che ci ho messo più di un`ora a capire chi fosse Romolo e chi invece Remo, perché cazzo, il più forte, il più cattivo, il più potente era Alessandro Borghi, ça va sans dire che era Romolo, no? No, era Remo.

    Poi a un certo punto senti "Remo! Remo!", e si gira Borghi, allora dici mandateacagare, fate la spiega prima del film!

    Il concetto numero 3 che si vince in modo chiaro e inequivocabile è che Alessandro Borghi, che faccia Romolo o che faccia Remo, è un figo della madonna.

    Comunque Remo è un bastardo di prima categoria, non ci piove, in battaglia è ferocissimo, sgozza, cava gli occhi, strappa coi denti la carne degli Albesi (non ho capito se era Alba dove c`è la Ferrero o Alba Adriatica). Ma alla fine, come gli dei avevano predetto e che lui aveva sfidato, Roma verrà costruita solo dopo che uno dei due fratelli avrà versato il proprio sangue.

    Un film dove tutti sono talmente zozzi che la prima cosa che fai appena arrivi a casa è la doccia.

    Francamente non lo rivedrei, anche se mi è piaciuto parecchio, sarà il protolatino.

    Ma vedere Alessandro Borghi (4° e ultimo concetto) che è strafigo pure quando muore, beh, machetelodicoaffà. Poi per il genio che una volta disse che Borghi è monoespressivo è quasi pronto il decreto di interdizione.

    Ab urbe condita.

  • Il corriere - the mule

    08/02/2019 di Luca Tavecchia

    Tanta era l`attesa per il nuovo film di Clint Eastwood che abbiamo organizzato il torpedone per andarlo a vedere, gonfi di entusiasmo adolescenziale.

    Una smaronata senza precedenti, il primo sussulto dopo circa 75` di film, per il resto uno sbadiglio dopo l`altro.

    Il vecchio Clint, che ha sempre preferito il lavoro e gli amici alla famiglia, è un pluripremiato coltivatore fiori ma rimane in braghe di tela perché non sa stare al passo con i tempi (l`internèt non sa cosa sia, ma ormai si vende tutto on line). Poiché è automunito e non ha mai preso una multa in vita sua, viene reclutato dal cartello per spostare sempre più grossi quantitativi di droga. Ma Bradley Cooper e Michael Pena della Dea non stanno a guardare.

    Il film si riprende un po` sul finale, per via della vicenda sentimentale che non vi spoilero, ma è stato difficile, al termine del film, scendere gli scalini del cinema senza calpestare i propri o gli altrui testicoli.

  • Green book

    08/02/2019 di Luca Tavecchia

    Allora, siamo nel 1962, Viggo Mortensen è un buttafuori del Copacabana di New York, è un truzzo da paura, bello ignorantotto, razzista q.b., conosce solo newyorkesi di origine italiana come lui, e se c`è da menar le mani non si tira indietro. Si trova temporaneamente senza lavoro, e accetta di fare da road manager a Mahershala Ali, pianista di colore che deve partire in tournée col suo trio nel profondo e razzista sud. Green Book è appunto la Lonely Planet per viaggiatori di colore, che ti indica dove stanno i motel per gente di colore e quali strade deve percorrere la gente di colore, perché a quel tempo il civilissimo nazipoliziotto bianco, se beccava te, afroamericano, su una strada "non consentita", ti faceva vedere i sorci verdi. 

    Il pianista, rigidissimo nelle sue abitudini, poco per volta si smolla, e il suo autista, a sua volta, poco per volta inizia ad apprezzarlo e a non considerare più il colore della sua pelle.

    Ne esce un film più che carino, una bella storia (tra l`altro ispirata a una storia vera) di lotta contro il pregiudizio e il razzismo, un film che a Salvini farebbe indubbiamente cagare.

  • La favorita

    28/01/2019 di Luca Tavecchia

    Che figata, adoro i film in costume!

    Il problema è che il film inizia, e mi rendo conto che ho sbagliato film. Volevo vedere Maria Regina di Scozia, invece no, nemmeno i titoli dei film riesco a distinguere.

    Eh niente. La Regina Anna (Olivia Colman) è un catorcione con la gotta, psicopatica, capricciosa come un cinquenne, lasciva come un troione.

    Lady Sarah (la gnocchettina Rachel Weisz) è la sua consigliera-badante-amante, ma a corte arriva pure la Abigail (Emma Stone, sempre sia lodata), e inizia una cinica e spietata guerra per diventare la Favorita della Regina.

    Un film noioso, da prolasso rettale, frizzante come una bottiglia di Spumador aperta nell`83, bella la fotografia, per carità, belli i costumi e i parrucconi, ci mancherebbe, ma che merda di film non ve lo sto più a dire. Poi se sbagli pure film... 

  • Non Fiction - il gioco delle coppie

    22/01/2019 di Luca Tavecchia

    Sull`onda dell`entusiasmo degli ultimi film francesi visti al cinema che non mi erano affatto dispiaciuti, solleticato dalle buone recensioni di questo "Non Fiction", sempre più convinto che per fare bella figura in società devi amare i film francesi senza se e senza ma, vado a vedermi questo Il Gioco delle Coppie, una commedia sulla crisi della cultura e in particolar modo dell`editoria. Si vendono meno libri, gli ebook non hanno avuto il boom previsto, abbiamo uno scrittore anarcoide comunista in crisi di ispirazione, il suo editore che non intende pubblicargli l`ultimo manoscritto piuttosto inutile e pruriginoso, la Juliette Binoche (che vincerebbe per Manifesta Superiorità il 10-20-30 Years Sex Appeal Challenge) che è sposata con l`editore ma che scopa con lo scrittore fallito, la Christa Theret, una strafiga pazzesca, che fa coppa e campionato e scopa con l`editore, e avanti così per 100 minuti.

    C`era bisogno di farci un film?

    Direi proprio di no.

  • Una notte di 12 anni

    15/01/2019 di Luca Tavecchia

    Fatta salva tutta la mia ammirazione (che rasenta la venerazione) per José Pepe Mujica, uno che nella vita, così, tanto per gradire, è stato guerrigliero tupamaro, si è fatto 12 anni di carcere durissimo, è diventato prima senatore e poi presidente della Repubblica dell`Uruguay, ha sempre rifiutato di vivere nel palazzo presidenziale preferendo la sua fattoria e rinunciando allo stipendio previsto per il capo dello Stato (tratteneva per se solo una piccola parte, donando il resto alle associazioni non governative), fatto salvo tutto il mio rispetto per la sua incredibile odissea in carcere dove lo scopo principale non era la detenzione ma condurlo alla pazzia, fatto salvo il mio odio viscerale per le dittature fasciste (in Sudamerica spesso appoggiate dagli Stati Uniti d`America), fatto salvo il nobile e legittimo desiderio di trasporre in due ore di  pellicola 12 anni di tremenda prigione, beh, il film mi è piaciuto davvero poco. Claustrofobico è dir poco, per nulla emozionante pur comprendendo il dramma umano e politico, una "fredda" cronaca di trasferimenti da un carcere di merda a un carcere ancor più di merda, e di privazioni indicibili, fino alla liberazione grazie al ritorno della democrazia.

  • Vice - l`uomo nell`ombra

    07/01/2019 di Luca Tavecchia

    Filmone, in alcuni tratti un po` stufevole - soprattutto nella prima parte - ma ben confezionato, ben diretto, con l`escamotage narrativo del soldato-voce-narrante che racconta la vita di Dick Chaney, il vero burattinaio dell`offensiva USA nel post Torri Gemelle. Bush jr appare un vero coglione (è stata la cosa meno difficile del film, immagino), manovrato astutamente da Chaney e dal suo staff, con una scientifica occupazione delle poltrone che contano. 

    Si spiega con dovizia di particolari come sia stata resa possibile ogni porcata della Presidenza Bush, compresa la "creazione" dell`Isis e del personaggio Al-Zarqawi. Purtroppo si ride amaro.

  • Van Gogh - sulla soglia dell`eternità

    07/01/2019 di Luca Tavecchia

    Film bello, non bellissimo, e soprattutto grazie a Willem Dafoe che, col suo volto scavato,  riesce in modo incredibile a interpretare di Van Gogh la sofferenza, l`isolamento, la malattia, la tensione emotiva, l`amore per il fratello e l`ammirazione per Gauguin.

    Il film (quasi due ore) scorre abbastanza agevovolmente, qualche passaggio risulta discutibile, qualche scena indugia troppo, ma davanti a un`interpretazione così toccante ti fai andar bene tutto. Meravigliosa la penultima scena, la vendita di quadri a bara aperta.

  • Moschettieri del re - la penultima missione

    03/01/2019 di Luca Tavecchia

    Fermi tutti.

    Erano aaaaaaaanni che volevo scomodare i mostri sacri della risata, e finalmente, inaspettatamente, incredibilmente, oggi è arrivato il giorno di celebrare Totò, Peppino, Fabrizi e Macario, perché in questo film Favino, Rubini, Mastandrea e Papaleo sono stati FE-NO-ME-NA-LI (Favino su tutti).

    Film decisamente divertente, senza troppe pretese, per carità, non appiccichiamogli la medaglia de Il Capolavoro, ma si ride sguaiatamente, con un`ottima scrittura e una geniale regia che hanno creato situazioni, incomprensioni e giochi di parole da applausi. Bravissimi anche Haber e la Buy. 

    Nella colonna sonora Prisencolinensinainciusol di Celentano, e sui titoli di coda Moschettieri Al chiar di Luna di Paolo Conte. 

  • Old man and the gun

    24/12/2018 di Luca Tavecchia

    Forrest Tucker è esistito veramente, e ha trascorso la sua lunghissima vita a rubare prima e a rapinare banche poi, con gentilezza persuasiva e modi da gran signore, con una pistola (spesso esibita ma mai usata), e riuscendo sempre ad evadere da ogni carcere in cui veniva rinchiuso.
    Robert Redford è il nostro Forrest, ed è fascinoso in tutte le rughe dei suoi 82 anni, e nella banda di terribili vecchietti è coadiuvato da Tom Waits e da Danny Glover.
    Il film appare più come un red carpet, un doveroso tributo alla carriera di Mr. Redford (e ai ruoli da fuorilegge che ha interpretato) più che una storia avvincente.
    Nel film si innamora di una bravissima Sissy Spacek.
    Nel cast anche Keith Carradine, quello di I`m Easy del film Nashville.
    Nella colonna sonora di Old Man and the Gun anche una meravigliosa Lola dei Kinks.
    Beh, non un film imprescindibile, ma una sorta di Leone d`Oro alla Carriera.
  • Il testimone invisibile

    20/12/2018 di Luca Tavecchia

    Già un film che al terzo o quarto titolo di testa dice: MUSICHE ORIGINALI DI FABIO BAROVERO* parte non bene ma benissimo.

    Poi aggiungiamoci pure un gran bel film, un thriller che finalmente ti tiene agganciato alla poltrona fino all`ultima scena, con i quattro protagonisti davvero in gran forma, uno Scamarcio che più figo non si può, un Bentivoglio che più invecchia e più diventa affascinante, una Miriam Leone che va beh lasciamo perdere, e la Maria Paiato che poi vedrete perché.

    Girato bene, con i giusti ritmi, un film incentrato su dettagli, che sono quelli che fanno la differenza. 

    Scamarcio è sposato e ha una figlia, ha un`ottima posizione lavorativa, ma ha un amante che viene trovata morta in una stanza d`albergo. Dal momento che lui era lì con lei, viene accusato di omicidio. A questo punto inizia il lavoro dell`avvocato e della sua assistente. Non spoilero nulla, e andatevelo a vedere. 

     

    *Fisarmonica nei Mau Mau, una delle band più fighe del panorama indie torinese anni 90 (quelli de La Ola, tanto per capirci)

  • Non ci resta che vincere

    17/12/2018 di Luca Tavecchia

    Mi accosto a questo film dopo aver visto un trailer sufficientemente divertente, sapendo che si tratta di una commedia con qualche risvolto sociale che tocca il tema della disabilità e della pallacanestro (mie grandi passioni, più la seconda che la prima).

    L` antipaticissimo vice allenatore dell` Estudiantes di Madrid, con un ego ipertrofico e un carattere di merda, litiga col capo allenatore, si fa licenziare, guida in stato di ebbrezza, fa un incidente contro una macchina della polizia. Finisce sotto processo e come pena alternativa al carcere viene costretto ad allenare una squadra di disabili.

    Fino a qui tutto bene, il tema è interessante, lo spunto è notevole.

    L`allenatore dapprima è contrario, poi è diffidente, poi comincia a calarsi in quella realtà, poi capisce di essere diventato un importantissimo punto di riferimento...

    E poi me ne sono uscito dal cinema a metà film.

    Il grosso problema di questi film, per quanto commedie, per quanto mosse da nobili intenti, è trattare il tema della disabilità senza cadere nella macchietta-che-vuole-strappare-una-mezza-risata-a-tutti-i-costi. Peccato.

    Insopportabile.

  • La prima pietra

    10/12/2018 di Luca Tavecchia

    Vuoi lasciarti sfuggire l`ultimo (e raro) film con uno degli attori più geniali, irriverenti, iconoclasti, divertenti e ironici degli ultimi 35 anni? Certo che no!

    Ma era meglio di sì.

    Cioè: non è colpa del cast di prim`ordine...

    Corrado Guzzanti stra-o-rdi-na-rio, così come la "Fata Ignorante" Serra Yilmaz, Valerio Aprea (già in "Boris" e in "La Profezia dell`Armadillo"), la sempresialodata Kasia Smutniak, Iaia Forte, Lucia Mascino...

    È che il film non decolla, resta sempre lì, a girare su se stesso, ogni tanto Guzzanti regala delle perle (l`imitazione del bue è da standing ovation), ma più passa il tempo più ti rendi conto che è un`occasione sprecata, tanto ben di dio tenuto lì a bagnomaria. 

    Guzzanti è il preside di una scuola elementare. Siamo alla vigilia della recita di Natale. Un bimbo arabo tira un sasso,  spacca la finestra, colpisce il bidello. Da lì una serie di contrattempi, equivoci, "colpi di scena", tentativi di mediazione e conciliazione, con la recita che incombe e a cui il preside non vuole rinunciare. 

    Un modo per parlare del conflitto arabo-israeliano, ma resta una simpatica cagata, ma nulla di più.

    Bella "Tempi Migliori" di Vito sui titoli di coda.

  • Troppa grazia

    03/12/2018 di Luca Tavecchia

    Se Alba Rohrwacher ti è sempre piaciuta un po` poco, beh, in questo film la rivaluti senza se e senza ma, perché oltre ad essere particolarmente bella (eh, non è quel che si dice una gran bellezza, ma in Troppa Grazia c`ha del fascino che non le avevo mai visto addosso) è stata capace di un ruolo bizzarro, buffo, intenso, toccante.

    Il film è una commedia anche sufficientemente divertente, il tema estremamente originale (anche se lo scorrere del film a volte è un po` incespicoso, 110` sono troppi), ed è lo scompenso psicotico: una volta se ti appariva la Madonna ti facevano santo senza troppa sala d`attesa, oggi ti accompagnano a fare una visita psichiatrica.

    Battiston (che rimane uno degli attori più straordinari che abbiamo in Italia) è un costruttore con pochi scrupoli, ed ha bisogno su una mappa catastale un po` farlocca della firma della Rohrwacher, geometra pignolissima con una vita privata faticosa e sfasciata, una figlia adolescente e un compagno (Elio Germano bravissimo) un po` ignorantotto e xenofobo. 

    Poi arriva la Madonna, e la Rohrwacher dà il meglio di sé, in modo meraviglioso e quasi sempre credibile, nella parte dell`allucinata.

    Finale un po` troppo onirico. Ma il film vale.

  • Ride

    30/11/2018 di Luca Tavecchia

    Può un film - dove Valerio Mastandrea è solo alla regia - farti avvertire la sua presenza in ogni personaggio, in ogni dialogo, in ogni situazione?

    Se la risposta è SÌ, allora stai vedendo Ride, la sua opera prima alla regia, che gli è venuta decisamente un sacco bene.

    Siamo a Nettuno. Carolina (la gnocchissima, e compagna nella vita di Mastandrea, Chiara Martegiani) è appena rimasta vedova, suo marito è morto in fabbrica.

    Ride racconta in modo intimo e per nulla retorico il dolore e la sua evoluzione dal giorno dopo la tragica scomparsa fino al funerale, in un crescendo di tenerezza, stupore, sensibilità, delicatezza, profondità, tensione, commozione (eh, cazzo, che groppo alla gola!!!).

    E attorno a Carolina, che non riesce a provare dolore per quanto si sforzi di farlo, ruotano una serie di personaggi (ognuno con dentro un pezzo di Mastandrea) che le manifestano vicinanza e solidarietà, ognuno col proprio modo di soffrire, che Carolina osserva e cerca di imitare.

    Due menzioni speciali, al pischello Arturo Marchetti (Bruno, il figlio del defunto) e a un immenso Renato Carpentieri (Cesare, il padre del defunto).

    Il film non è né brioso né frizzante, non deve esserlo, ma straordinariamente intenso, dialoghi fatti di lunghi sguardi in primo piano, poche parole che talvolta sono più pesanti di macigni.

    Mastandrea compie un vero capolavoro.

    Mastandrea è davvero strafigo.

  • Un affare di famiglia

    23/11/2018 di Luca Tavecchia

    Proprio un bel film giallo, Un affare di famiglia, vincitore della palma d`oro a Cannes.

    Lento come la morte per inedia, piacevole come un`ecografia transettale, attori quantomeno imbarazzanti, dialoghi da ripetente di prima media, pure il cinema con il riscaldamento spento, no, proprio una bella serata, non c`è che dire.

    Due ore dove non succede un cazzo di niente.

    Un imbecille vive con un bambino rapito a cui insegna a rubare, con una vecchia a cui sottrae la pensione, e con altri disperati che ammazzatevi da soli.

    Però ha vinto a Cannes, eh?!

    Giapponesi di merda.

    "Fuck all that we`ve got to get on with these 

    Gotta compete with the wily Japanese. " (R. Waters)

  • Notti magiche

    16/11/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, niente, ci siamo giocati pure Virzì.

    A parte il titolo che prende spunto da una delle più brutte canzoni della storia interplanetaria (che tra l`altro ha decretato la morte artistica di Edoardo Bennato), il film è veramente insopportabile, come insopportabili sono due dei tre giovani protagonisti, Mauro Lamantia (recita in un modo così lezioso che i calci nel culo sembrerebbero l`unica soluzione) e Giovanni Toscano.

    Nella stazione dei Carabinieri si cerca di ricostruire i fatti che hanno portato alla morte Giannini, volato giù da un ponte con la sua Jaguar. Un film (più o meno un giallo) girato nelle notti romane sul mondo del cinema, con veri e propri assi a far da contorno: Giancarlo Giannini, produttore alla canna del gas, la Marchini, la Muti, Giulio Scarpati.

    Si intravedono pure Fellini e Benigni mentre stanno girando La Voce della Luna, e in effetti il film ha qualcosa di felliniano, solo che Virzì non è Fellini.

    Troppi personaggi, troppo dialogo, troppe parole, film stancante, oltre due ore che quando finisce ti sembra il 25 aprile del `45.

    Un film che sembra uno di quei pranzi di Natale con un`infinità di antipasti, tre primi, due secondi, pandoro con crema al mascarpone, frutta e amaro, solo che dopo l`antipasto sei già sazio e pure ubriaco.

    Fastidiosamente barocco.

  • tutti lo sanno

    12/11/2018 di Luca Tavecchia

    Tanto per sgombrare il campo da ogni dubbio, il film si configura come una colossale cagata. E qui mi spiego.

    Per una volta non c`entra Javier Bardem, accusato dal sottoscritto più volte in passato di essere monoespressivo, sia quando scopa, sia quando mangia un piatto di spaghetti, sia quando lo sparano. Il nostro belloccio dal naso particolare invece è stata la sorpresa positiva.

    Non si tratta di sorpresa, ovviamente, la figaggine della Penelope Cruz, bella come non mai anche quando fa la madre straziata dal dolore, che ti verrebbe voglia di abbracciarla ma lasciamo stare.

    Il bravo Ricardo Darìn, mah, n.p.

    Il grosso del problema è che ti dicono "thriller" ma sostanzialmente non succede mai un cazzo di niente per due ore buone, uno si immagina un thriller come un film che ti tiene attaccato alla poltrona, tensione, colpi di scena, un "thriller", appunto.

    Qui invece senti montare il nervoso perché non succede un cavolo di niente. Se non fosse per la bravura di Bardem e della Cruz, ci sarebbe da alzarsi e andarsene.

    Thriller. Ormai chiamano tutto "thriller". Basta che ci sia la piu piccola ombra di mistero, ed ecco il film catalogato come thriller.

    Se uno molla una scoreggia in un ascensore affollato, è una cosa sgradevole, tutti si guardano circospetti cercando di capire chi è stato il coglione di turno, trattenendo il fiato e sperando di arrivare al più presto al piano. Ma non è che lo chiamiamo "thriller", no?? Lo sanno tutti che non è un thriller.

    Sciagure familiari, sospetti più o meno blandi, vecchi amori mai sopiti, non sono sufficienti a rendere il film gradevole.

    Bellissima l`ambientazione nella provincia de La Rioja, nella Spagna del nord, dove si coltiva l`uva Tempranillo che dà vita a rossi (con lunghi passaggi in botte) da favola.

  • La diseducazione di Cameron Post

    06/11/2018 di Luca Tavecchia

    SPLENDIDO ***** (The Guardian)

    UNA MERAVIGLIA ***** (Hollywood Reporter)

    POTENTE ***** (The List)

    STOCAZZO ** (Il Morandini 2018)

    Cioè, l`idea di fondo è pure bella e attuale: quanti danni può fare l`educazione cattolica applicata al sesso? Uno sproposito.

    E infatti Cameron Post, gnocchettina mica male, sorpresa in atteggiamenti saffici, viene "rinchiusa" in una sperduta comunità nel Montana gestita da due rimbambiti che hanno l`apertura mentale di Giovanardi e Adinolfi, e che vogliono "guarire" i ragazzi gay. Ovviamente dall`omosessualità non si può guarire semplicemente perché non è una malattia, ma un ragazzo fragile a cui viene inculcato il senso del peccato, del rimorso, del rifiuto di sé stesso in quanto peccatore, può arrivare a evirarsi. 

    Film lento, con poco mordente, poteva essere un buon Franciacorta ma poi lo stappi e fa tre bollicine di perlage e poi basta.

    Dormibile.

    Meno cattolici, più parcheggi.

  • First man - Il primo uomo

    02/11/2018 di Luca Tavecchia

    Oh, se ti piace il genere e non sei un teorico della cospirazione, il film è fatto pure bene. 

    Non é la storia di Adamo nell`Eden.

    Ryan Gosling nei panni di un ombroso e determinato Neil Armstrong funziona bene, e pure la Claire Foy. Non è solo l`epopea della sfida Usa-Urss per la conquista dello spazio, ma è anche la vita tormentata di Armstrong padre di famiglia. 130` che scorrono senza sbadigli, sarà anche merito di una fastidiosissima handy cam, che però rende bene l`idea degli anni 60 e dello stile documentaristico. 

    Alla fine torna sano e salvo.

    C`è anche Corey Stoll, il Peter Russo di House of Cards.

  • Euforia

    29/10/2018 di Luca Tavecchia

    Valeria Golino non mi ha mai convinto come attrice e anche come regista di Euforia, mia personalissima opinione, mi è risultata a tratti  fastidiosa.

    Forse ha giocato un po` troppo a fare Ozpetek, di sicuro Il tema era veramente impegnativo e difficile.

    Il dramma di due fratelli che nella vita si sono parlati poco ma che sono costretti a riavvicinarsi in un momento a dir poco delicato.

    Matteo - Scamarcio vive a Roma in una casa da sogno con terrazzo a due piani da sogno pure quello, è un professionista affermato, ricchissimo, discretamente spregiudicato, piuttosto gay e molto cocainomane.

    Ettore - Mastandrea è suo fratello, che vive in provincia, dalla vita decisamente più semplice e ordinaria, professore di fisica, con un figlio e una nuova relazione, momentaneamente ospite a casa di Matteo per fare degli accertamenti in ospedale perché ha una malattia terribile, di cui non sa.

    Ed è attorno a questo tema, e alla difficile relazione tra i due fratelli, che si snoda la trama del film, che merita di essere visto, soprattutto per la bravura dei due attori (Mastandrea è ME-RA-VI-GLIO-SO).

    Isabella Ferrari, gli anni passano pure per lei,  ma resta una donna affascinante e bellissima.

    Come bellissima è la citazione di Turnè e de I Diavoli Volanti.

  • Il verdetto

    29/10/2018 di Luca Tavecchia

    Eh insomma, siamo in presenza di un gran bel film, nulla da eccepire.

    Emma Thompson, così bella anche nelle sue rughe, in un`interpretazione di grande intensità, brava come non mai nel ruolo di giudice dalla profonda umanità e completamente assorbita dal lavoro, al punto da far vacillare il matrimonio, dove un bravissimo Stanley Tucci, marito insoddisfatto e trascurato, rivendica un ruolo che non c`è più.

    La Thompson si trova a dover decidere di casi dove spesso è in gioco la vita o la morte, e in uno di questi ci resta invischiata.

    Storia scritta bene, sceneggiatura perfetta, drammone toccante, un`ora e tre quarti dove non guardi nemmeno l`orologio. 

    È un sì senza se e senza ma. 

  • disobedience

    29/10/2018 di Luca Tavecchia

    Bel film, non c`è che dire, se lo proiettano in due sole sale tra Milano e la provincia di Monza e Brianza un motivo (validissimo, per altro) ci sarà. Spoileriamo un po`.

    Allora, nella prima ora non succede un cazzo: muore il rabbino capo di Londra, la figlia (che fa la fotografa a New York) torna a casa per l`ultimo saluto. Ma è guardata con sospetto, diciamo così, dalla comunità che aveva lasciato molti anni prima per andare in America.

    Poi si scopre che `sta tipa (tra l`altro piuttosto bella, la Rachel Weisz) gioca campionato e coppa, intrattenendo rapporti birichini con l`amica dell`adolescenza che ora è sposata con il futuro rabbino capo con conseguente temuto scandalo.

    Il film è di una lentezza stratosferica, va indietro invece che andare avanti, un`infinita pugnetta su usi e costumi di una comunità ebraica piuttosto chiusa, da segnalare solo le scene di sesso saffico.

  • Un nemico che ti vuole bene

    26/10/2018 di Luca Tavecchia

    Il film in sé non è il capolavoro del secolo però si lascia vedere con estremo piacere. Il regista Denis Rabaglia deve essere cresciuto a pane e Salvatores, e trovandosi per le mani un Diego Abatantuono in gran spolvero gli ha fatto fare la parte del Diego Abatantuono che tutti amiamo, quello che basta un alzata di sopracciglia ed una gestualità che ha pochi pari. Se poi aggiungiamo anche qualche micro citazione della Trilogia di Salvatores, vabbè, l`amore è totale.

    In gran spolvero non è solo Diego Abatantuono, ma decisamente tutto il cast, compresa Sandra Milo, Antonio Catania, Massimo Ghini, Roberto Ciufoli, addirittura anche Ugo Conti sembra un attore vero, e pure Antonio Folletto, il sicario a cui Abatantuono salva la vita.

    Non spoileriamo niente, ma basti dire che il tarlo si insinua sempre di più nella testa dell`astrofisico Enzo Stefanelli (Abatantuono), perché si accorge che quelli che lo circondano, familiari e colleghi, sembrano ciò che non sono, e poi basta non parlo più.

    Il finale non passerà alla storia, ma il film, dai, è un thriller che fa sorridere parecchio.

    Vale.

  • Quasi nemici

    15/10/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, già il film parte bene perché inizia con le note di Inner City Blues (Make Me Wanna Holler) di Marvin Gaye, che non mi sembra un cazzo male...

    Poi prendi un attore favoloso come Daniel Auteuil e gli fai fare la parte del professore universitario destrorso, stronzo e un po` razzista, poi prendi una bellezza come Camélia Jordana (giovanissima cantante francese di origini nordafricane) e le fai fare la parte dell`incazzosa studentessa di diritto che arriva dalle banlieue e che viene da subito fatta oggetto di scherno dal professore, ci metti una storia possibilmente non banale e li fai dirigere da un regista quantomeno intelligente come Yvan Attal (che nella vita sta con la Charlotte, la figlia di Serge Gainsbourg e di Jane Birkin, mica scemo!), e dopo 90 minuti viene fuori un film delizioso, brioso, brillante, ironico, emozionante, penetrante. Un film sulla retorica, sull`arte della parola, sul saper convincere indipendentemente da da dove stia la ragione, che poi è tutto un pretesto per parlare d`altro con viva intelligenza.

    Eh, questi film francesi sono proprio una rivelazione! È un sì a voce molto alta.

  • Tutti in piedi

    11/10/2018 di Luca Tavecchia

    Può un film francese non far addormentare lo spettatore, non annoiarlo a morte, anzi farlo sorridere con garbo e misura in più di un`occasione?

    Incredibilmente sì, e Tutti in Piedi è una commedia decisamente brillante, a tinte rosa, smielosa q.b., recitata strabene, e mettiamoci pure le due sorelle stragnocche, Caroline Anglade, dotata di un sorriso e di due pere che mamma mia!, e Alexandra Lamy, con quel naso tipo Isabella Ragonese che ho detto tutto.

    Diretto da Franck Dubosc, che è pure l`interprete principale, Jocelyn, ricco manager scapolone con la condivisibile passione per la passera e la seduzione (ma sempre con menzogna), in cui riesce con estrema abilità. Lo fa per combattere la noia. Vuole impietosire e sedurre la nuova vicina di casa facendosi passare per disabile in carrozzina, e questa gli presenta la sorella, che in carrozzina ci sta davvero, violinista in un`orchestra e tennista del circuito pro.

    Beh, ne è venuto fuori un film godevolissimo, elegante, spiazzante, irriverente, non banale, divertente.

    È decisamente un sì.

  • The Wife

    08/10/2018 di Luca Tavecchia

    Che dietro ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna, non è un mistero e non lo scopriamo solo oggi con questo film.

    E questo è un bel film anche se gli manca qualcosa per essere un bellissimo film, anche se la sfuriata degli ultimi 15 minuti con il doppio sorpresone vale il prezzo del biglietto.

    Glenn Close a mio modo di vedere è semplicemente strepitosa.

    La notizia della vincita del premio Nobel per la letteratura dovrebbe essere la notizia più bella per i signori Castleman, invece scatena una serie di sentimenti e riporta a galla una  vicenda nascosta che basta così che morditi lingua mia. 

    Per me è un sì, con qualche riserva, ma un sì.

  • BlacKkKlansman

    08/10/2018 di Luca Tavecchia

    Va bene il messaggio della lotta al razzismo, va bene che passi metà film a chiederti se quello è Steve Buscemi (perché poi la voce del doppiatore è di Steve Buscemi) e invece poi è suo fratello "leggerente più bello", va bene Harry Belafonte, va bene le pettinature che sembravano tutti Julius Erving quando giocava nella ABA, va bene la colonna sonora con un Prince finale mica cazzi,
    va bene Spike Lee che è pure tifoso di una squadra di basket che non vince mai e per questo ispira simpatia, ma questo film è un discreto stracciamento di coglioni, prolisso oltremodo, 130` che ne bastavano 100, e poi è ovvio che a metà film tiri pure due resegate anche tre.

    Mah, non un brutto film, ma se non fai dei capolavori almeno falli durare un po` meno.

  • Una storia senza nome

    24/09/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, fighe ne abbiamo a sufficienza, Micaela Ramazzotti e Laura Morante rappresentano il 78% dei miei sogni proibiti. E quindi, dati i presupposti, si va.

    Poi ci mettiamo quel gran figo di Gassman, Antonio Catania e Renato Carpentieri. Dai, sarà un bel film. Poi c`è scritto "thriller", cosa vuoi di più?

    Cosa voglio di più? Ad esempio un regista meno sbadiglievole di Roberto Andò (nomen omen) che ha l`incredibile capacità di avere per le mani storie intriganti e attori straordinari, e riesce a strappare solo sbadigli.

    Tipo "Le Confessioni" con Toni Servillo, cioè, Toni Servillo!, quanto di più prezioso abbiamo oggi in Italia (almeno quando calca le tavole di un teatro), riesce a renderlo quasi soporifero.

    Uguale qui: bella storia, un Caravaggio rubato dalla mafia, politici dal comportamento non certo adamantino, un ex poliziotto sulle tracce del quadro, e un film che deve essere girato, guarda caso proprio con la trama del quadro scomparso, della mafia e compagnia briscola.

    Atmosfere da thriller, resa da compagnia teatrale oratoriana bergamasca.

    Andò, se resti al passato remoto, a me fa solo piacere.

  • La profezia dell`armadillo

    24/09/2018 di Luca Tavecchia

    Uno dei film più improbabili e divertenti dell`anno, almeno nella prima parte del film (nella seconda si perde un po` di smalto).

    Ma comunque resta il merito di un`idea originalissima, con piccole citazioni nascoste e impercettibili (a un certo punto si butta lì un "ti mostro il beccaccino" di Dario-Abatantuono a Federico-Bentivoglio in Turnè...).

    Un film altamente psicotico, con Valerio Aprea (apprezzatissimo sceneggiatore  nella serie e film Boris) nei panni dell`armadillo, super-io e voce della coscienza di  

    Zero, il fumettista, (Simone Liberati) amicissimo di Secco (Pietro Castellitto), straordinari entrambi.

    Poi c`è la madre di Zero, Laura Morante, che vorresti sposarla lì, al cinema, seduta stante, machetelidicoaffà...

    Poi il cameo di Panatta, una delle scene più divertenti degli ultimi 20 anni ("Poff... Poff..."), c`è pure l`ex calciatore Candela... 

    Due delle 8 mani che hanno scritto questo film appartengono a Valerio Mastrandrea, e ho detto tutto.

    La Profezia dell`Armadillo - Clip dal film "Adriano Panatta"

  • Sulla mia pelle

    13/09/2018 di Luca Tavecchia

    Bisogna dire innanzitutto che le aspettative erano alte innanzitutto per la presenza di quel gran figo di Alessandro Borghi, uno dei più grandi attori italiani sulla piazza.

    E poi, ovviamente, la storia di Stefano Cucchi, un ragazzo ucciso dallo Stato mentre si trovava in detenzione e in condizioni fisiche molto precarie. 

    Ne esce un film purtroppo poco convincente.

    Sceneggiatura un po` debole, si sorvola a mio avviso un po` troppo sulle responsabilità del sistema sanitario.

    E anche la violenza del sistema carcerario appare un po` troppo edulcorata: posso comprendere la scelta di non mostrare Il pestaggio ma solamente i lividi che sono rimasti sul corpo, ma, aldilà di questo, quasi tutti i poliziotti, carabinieri, polizia penitenziaria, sembravano interessarsi delle sue condizioni di salute, cosa che, se fosse realmente accaduta, non saremmo qui a parlare di questo film oggi.

    Alla fine i cattivi erano solamente in tre, gli autori del pestaggio, ma in quel Calvario ho la vaga impressione che fossero molti di più: chi ha taciuto pur sapendo. E questo nel film non compare. come non compare il perché a Stefano Cucchi sia stato impedito di vedere il suo avvocato, nonostante lo implorasse ogni 5 minuti.

    Borghi è bravissimo senza alcun dubbio, così come i genitori (Max Tortora anche in un ruolo drammatico è da applausi), la Trinca boh, senza infamia e senza lode.

    Bisognava osare di più.

    Ma è già bello aver parlato di un ragazzo ucciso dallo Stato. Sì, perché lo Stato ogni tanto uccide.

  • La ragazza dei tulipani

    13/09/2018 di Luca Tavecchia

    Porca troia, questo è davvero un gran bel film!!! A parte la bellezza, la sensualità e la bravura di Alicia Vikander, che già varrebbe il prezzo del biglietto, è un film ben fatto, ben costruito, ottimamente recitato, con al suo interno un paio di vicende amorose di amanti che si inseguono e faticano a trovarsi, e di amanti che escogitano un piano per coronare il loro sogno di"amore, che chissà se funzionerà.

    Un amore un po` impossibile, alla Romeo e Giulietta, sensuale, passionale, intricato.

    Oh, intendiamoci: non è un film né frizzante né dal ritmo incalzante, però la storia è avvincente.

    Sullo sfondo, l`Olanda del XVII secolo, tra i suoi canali, botteghe, mercanti, artisti e taverne dove impazzava il mercato delle scommesse e degli acquisti dei bulbi di tulipano (che hanno portato alla rovina quella nazione).

  • Mr Long

    03/09/2018 di Luca Tavecchia

    Medio breve storia triste.

     

    Io: "oh, Carlo, a Paderno danno un thriller giapponese, potrebbe essere interessante..."

    Carlo: "mah, a Paderno danno anche l`ultimo con Joaquin Phoenix..."

    Io: "sì, ma questo thriller secondo me vale..."

     

    Uno spietato sicario di Taiwan è costretto a rifugiarsi in una piccola e degradata città giapponese, e si rinventa chef di street food. Stringe amicizia con il figlio di una tossica, poi anche con la tossica.

    I cattivi di Taiwan lo rintracciano, stuprano la tossica, che si impicca.

    Mr Long, allora, prende il coltello e ammazza tutti i cattivi, una roba tipo 12 contro 1.

    Nel film dicono circa 150 parole, di cui almeno la metà in lingua originale con i sottotitoli.

    Il film fa davvero cagare e dura 120 interminabili minuti.

     

    Carlo: "oh, la prossima volta che leggi "thriller" non chiamarmi ok?!"

     

    Fine della medio breve storia triste.

  • Dark hall

    06/08/2018 di Luca Tavecchia

    La bella e algida Uma Thurman è l`austera direttrice di una specie di collegio per ragazze ribelli, criminali e sociopatiche, con la comune caratteristica di avvertire delle strane presenze.
    È aiutata in questo compito dalla signora Orlowsky (no, non quella che negli anni 80 ci ha fatto perdere tante diottrie).

    In questo collegio lavora un` insegnante di materie letterarie, uno di matematica, e uno  di musica che nella fattispecie è il figlio della Thurman.

    E fin qui tutto bene.

    Il film comincia ad assumere i contorni di una grande cagata colossale quando nella seconda parte emerge la mission di questa scuola, e cioè utilizzare i talenti delle ragazze per entrare in contatto, attraverso una possessione mentale,
    con artisti morti in età relativamente giovane 2 o 300 anni prima, i cui spiriti aleggiano nel collegio, affinché possano terminare la loro opere rimaste incompiute nel campo della musica, della letteratura, della matematica. 

    Poi a un certo punto finiscono le idee al regista e il budget alla produzione, il collegio prende fuoco, alcune ragazze si salvano, altre si erano già suicidate, la Uma Thurman diventa una fiaccola umana, arriva la polizia e l`ambulanza, e che vadano tutti affanculo.

  • Toglimi un dubbio

    06/08/2018 di Luca Tavecchia

    Bel film, nonostante sia un film francese.

    Bella trama, non banale, non mieloso, girato bene, poi c`è la Cecile de France che, porcatroia, che gran bella donna che è!

    L`unica caduta di stile è quando lui e la Cecile si baciano: praticamente le labbra di lui si incollano al mento di lei.  Brevettano il bacio alla Francese, poi in un film del 2018 si limonano sul mento. Mah. Vi rimando a questo link per maggiori dettagli su come avrebbe dovuto essere. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bacio_alla_francese

  • La casa sul mare

    19/07/2018 di Luca Tavecchia

    Ultimo e attesissimo lavoro di Guédiguian, regista marsigliese, che dà alla luce un film intenso, brioso, frizzante, scoppiettante.

    "Nessuno parla d`amore come Guédiguian" dice Paris Match.

    "Bellissimo, sensibile e profondo: uno dei più bei film in mostra", scrive La Stampa.

    "Luminoso, con attori magnifici" recensisce Femme Actuelle.

    "Vivo e intenso" secondo Ciak.

    "Commovente, vicino, umano" per Le Monde.

    "Autentica poesia" sentenzia il Corriere della Sera.

    "Ho dormito, credo, per tre quarti di film" confessa Luca Tavecchia.

  • Si muore tutti democristiani

    19/07/2018 di Luca Tavecchia

    Un film che in 90 minuti netti riesce ad omaggiare Ruggero de i Timidi, Lo Stato Sociale, Gianmaria Testa, il Carroponte, Paolo Rossi, Lucia Vasini e Cochi Ponzoni, beh... E se riesce pure a farti piacere uno dei peggiori attori degli ultimi 150 anni come Francesco Mandelli, ecco servito il capolavoro!

    Una pellicola intrisa di costante autoironia su quanto il duro e puro di sinistra riesca a (non) farsi ingolosire dai soldi, magari provenienti da intrallazzi poco leciti.

    Divertentissimi i camei del trio Gruber-Gomez-Scanzi. 

    Si ride con vero piacere.

  • Il sacrificio del cervo sacro

    13/07/2018 di Luca Tavecchia

    Sei appena tornato dal mare, tuo figlio è a cena dall`amico, vuoi non andare a vedere un bel film nella tua serata di Day Off???

    Il film è un grande "boh", a tratti un capolavoro (è stato premiato a Cannes per la Miglior Sceneggiatura), una fotografia perfetta, simmetrica, a tratti ti ricorda Kubrick, dall`altra è una pugnetta (no, non come quella che la Kidman tira al collega del marito in macchina...) un po` soporifera.

    Ma non è un film scontato, né banale, tira in ballo tragedie greche e sacrifici inevitabili per scongiurare la morte di tutti.

    Un adolescente con la faccia inquietante diventa prima amico del famoso cardiologo Colin Farrell (per motivi che non vi sto a spiegare), che ha la geniale idea di presentarlo alla famiglia, e lì cominciano i cazzi. 

    Il ragazzo inquietante poi ricambia la cortesia e invita Farrell a casa sua, e sua madre vorrebbe farselo in tutte le salse ma si limita a succhiargli una mano (per motivi che non vi sto a spiegare).

    I cazzi continuano e peggiorano, ma peggiorano di brutto fino all`epilogo improbabile. Appunto, improbabile come nelle tragedie greche che hanno popolato gli incubi di quando ero un giovane liceale.

    Comunque, raga, la Kidman nuda, 51 anni, è da standing ovation, l`unica certezza della serata.

  • Respiri

    18/06/2018 di Luca Tavecchia

    Vedi che in sala c`è un thriller italiano, beh, ti ci butti dentro, anche perché pensi che è dai tempi de "Il nascondiglio" di Pupi Avati che non vedi un bel thriller italiano di cui sentivi personalmente il bisogno.
    Peccato che il film faccia davvero cagare, recitato come neanche in una compagnia teatrale dell`oratorio più scalcagnato della bergamasca, con una storia davvero risibile, un livello di suspense che neanche Topo Gigio. 

    La cosa più bella del film sono le labbra di Eva Grimaldi, gonfiate al punto che potrebbero essere scambiate per un`imbarcazione che trasporta profughi che scappano da una guerra.

    Fortunatamente dura solo 90 minuti.

  • Il giovane Karl Marx

    18/06/2018 di Luca Tavecchia

    Film un po` lunghetto e non particolarmente brioso ma davvero ben fatto, dove si narrano gli esordi filosofici e letterari di Marx, con digressioni mai noiose anche nella sua vita privata, dal tenero e sincero amore con la moglie Jenny von Westphalen, nobildonna tedesca, fino all`amicizia fraterna con Friedrich Engels.

    Toccante anche l`incontro e il rapporto con Bakunin, del quale comunque sottolinea le distanze culturali.

    I padroni erano davvero cattivi e attenti al solo profitto, i lavoratori erano davvero schiavi. Un po` come adesso, mutatis mutandis.

    Ma quelli, almeno, erano bei tempi, perché la rivoluzione ancora la si sognava ed era lì lì per venire.

    Oggi la rivoluzione è morta e sepolta già da un pezzo.

  • Tito e gli alieni

    12/06/2018 di Luca Tavecchia

    Ecco, vi dovesse venire in mente di andare a vedere questo film, lasciate perdere, a meno che non sia il pretesto per limonare duro con la tipa che avete invitato.

    Mastandrea è molto bravo, fa sorridere nel suo ruolo un po` depresso, ma non è una novità che sia un gran figo. La regista invece andrebbe rinchiusa per evitare che faccia altri danni.

    Film sgangherato ed escatologico, un po` lo segui, un po` ti sforzi, ma alla fine ti addormenti.
    Se invece il film non lo trovate più nelle sale, ecco, il motivo c`è ed è valido.

  • Hotel Gagarin

    07/06/2018 di Luca Tavecchia

    Entro a scatola chiusa in un cinema di periferia, dopo averlo rimandato a lungo (e infatti non è quasi più in programmazione da nessuna parte), senza sapere nulla della storia ma attratto solo da Claudio Amendola, Luca Argentero e Giuseppe Battiston, tre strafighi, ognuno a modo suo.

    E capisci dopo pochi minuti che sei davanti a un film tenero, poetico, divertente, sognatore, strampalato, a un film della madonna, insomma.
    Poi nel frattempo ti accorgi che vuoi sposare Silvia D`Amico che fa la zoccola (magari è solo un`infatuazione, boh, vedremo), che nelle vesti di un europarlamentare cialtrone c`è Simone Colombari (meravigliosa spalla di Lillo e Greg nella trasmissione radiofonica 610), che il produttore truffaldino del film da girare è un favoloso Tommaso Ragno (mai sentito prima), è che c`è qualcosa che ti piace, che hai già visto da qualche parte, qualcosa che ti ha segnato tanto tempo fa, e poi scopri che le analogie con quel capolavoro dedicato alla fuga che è "Mediterraneo" sono evidenti, non banali, geniali, e ti dici "dai, hai fatto bene a investirci 9€". Tanto love, zero spoiler.

  • Dogman

    22/05/2018 di Luca Tavecchia

    Il motivo principale per cui val la pena spendere due spiccioli per il biglietto si chiama Marcello Fonte. Piccolo, sfigatino, piuttosto insignificante, brutto quasi Carlo Delle Piane (a cui un po` assomiglia anche la voce), ma con una capacità espressiva che pure a Cannes se ne sono accorti, e il suo discorso di ringraziamento quando l`hanno premiato, così imperfetto e ciancicato, è stato candido e emozionato, così come il suo sorriso.

    Tratto da una storia vera, ambientato a Castel Volturno invece che alla Magliana, il film è scarno ed essenziale, crudo, a tratti scorre poco, ma le facce, se ti piacciono quelle facce di perfieria, quelle facce di borgata, valgono l`altra metà del film.

    Il canaro, che campa lavando e toelettando i cani del quartiere, vive una realtà piuttosto disagiata, ma ci sta bene, si è ritagliato il suo spazio, gli piace, non gli pesa, anzi è contento di essere amato nel suo quartiere, anche se spesso ha le mani sporche di affari poco leciti. Ma l`amicizia con Simoncino (un Edoardo Pesce dalle dimensioni ciclopiche) gli farà vedere i sorci verdi. Marcello è buono bravo e gentile, ma non fatelo incazzare.

    Molto bella anche l`interpretazione di Francesco Acquaroli, il Samurai di Suburra.

  • Parigi a piedi nudi

    22/05/2018 di Luca Tavecchia

    "I francesi sono così depressi che quando non fanno film depressi fanno delle cagate tipo questa".

    Film strampalato, con attori strampalati è una storia strampalata.

    Fiona, una tipa allampanata, sensuale come un lampione stradale e con dei piedi che sembrano catamarani, parte dal Canada per aiutare e cercare la nonna Martha, un po` matta, che teme di finire in un ospizio.

    Conosce così Dom, un clochard che vive ai piedi della Tour Eiffel, e anch`egli con dei piedi che lasciamo stare, e si innamorano.

    Un po` Jacques Tati, un po` Pingu, un po` cartone animato, film decisamente surreale adatto a esperti del settore.

  • Loro 2

    17/05/2018 di Luca Tavecchia

    Beh, la noia è garantita, anche se la fotografia di Bigazzi e la mano di Sorrentino, insieme alla bravura stratosferica di Toni Servillo, rendono questa pellicola decisamente migliore di Loro1.

    Kasia Smutniak-Nicole Minetti, bravissima come non mai, è una patagnocca da paura.

    Qui Scamarcio-Tarantini e Bentivoglio-Bondi hanno ruoli minori, così come la Elena Sofia Ricci-Veronica Lario.

    La prima parte è financo divertente, nella seconda si sonnecchia, ma il finale con il post terremoto di L`Aquila è meraviglioso per pathos, drammaturgia, fotografia, scenografia.

    Menzione speciale a Max Tortora, regista-zerbino della scuderia, che deve girare Congo Diana, e non ha voce in capitolo neanche per andare a fare due gocce.

  • Youtopia

    03/05/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, mancano i soldi, la casa è ipotecata, han venduto pure la macchina, e figlia (e madre milf) prima fan vedere le zinne via web per raccattare un po` di soldi. Che comunque non bastano. Allora la ragazzina mette all`asta la sua verginità.

    Alessandro Haber morbosamente disgustoso.

    9€ che era meglio perderli in un tombino che spenderli per `sto film. Durante il quale, comunque, ho dormito.

  • ready player one

    03/05/2018 di Luca Tavecchia

    Siamo più o meno nel 2050 in un mondo (completamente virtuale e pieno di avatar) denominato Oasis, creato dall`ormai defunto James Hallyday, che non è che schiatta e basta, no, vuole creare una competizione più che caotica per trovare 3 chiavi nascoste per ereditare la suaazienda miliardaria.

    Un casino pazzesco che ti impedisce, come tuo diritto, di fare un pisolino mentre accompagni figlio e amichetto. 

    Comunque il film è bello perché nella colonna sonora c`è Stand On It di Bruce Springsteen.

  • Loro 1

    27/04/2018 di Luca Tavecchia

    Bellissimo. Spoilerone.

    Allora, prima scena: villa in Sardegna, muore una pecora di freddo, a causa dell`aria condizionata troppo bassa.

    Poi nella seconda scena c`è Scamarcio (Tarantini) che tira di coca, si scopa una da dietro, e c`è un giro di appalti e mignotte. Poi, a seguire, dei gran puttanoni, coca che sembra Natale, e gente che scopa, tra cui Bentivoglio (Bondi) che si ingroppa la moglie di Tarantini. Poi cambia un po` la solfa, e scorrono fiumi di coca, mignotte come se piovesse, e gente che tromba. Più avanti invece ci sono dei troioni che la danno via come il pane pur di conoscere Lui, coca e narici, sesso e metretrici. Fortunatamente il film cambia registro, e si vede gente che tromba mentre si fa di coca su dei gran barconi di lusso.

    A un certo punto compare Servillo (Silvio), e quantomeno si sorride per il suo modo patetico di riconquistare l`amore e la fiducia della disillusa Elena Sofia Ricci (Veronica), con gioielli, canzoni di Apicella e pure una Domenica Bestiale con Fabio Concato in carne e ossa.

    Cast eccezionale, sesso anche Lesbo eccezionale, interpretazione eccezionale (anche della pecora).

    La cosa triste è che è tutto vero. Da "Parigi val bene una messa" a "un appalto val bene una troia" il passo è breve.

  • Escobar - il fascino del male

    24/04/2018 di Luca Tavecchia

    Se non fosse per la recitazione macchiettistica di Javier Bardem, se non fosse che pure la Cruz ha perso un sacco di punti, se non fosse che il doppiatore di Bardem probabilmente era in passato un doppiatore di film porno, se non fosse che se hai visto Narcos su Netflix ... eh, buonanotte al secchio, tutto il resto ti sembra una merda, se non fosse che Bardem così imbolsito non si può vedere, se non fosse che Pablo Emilio Escobar Gaviria ogni tre secondi continua a ripetere "Ahi Maria", "Ahi Maria", "Ahi Maria" che a un certo punto ti aspetti che sbuchi fuori Rino Gaetano a dire "Chi mi manca sei tu!",  se non fosse che in una delle ultime scene Pablo telefona alla moglie tutto sporco del pomodoro degli spaghetti, se non fosse che in due ore, beh due ore per raccontare una vita e una carriera così complessa sono un po` poche, se non fosse che è stata una bella rottura di coglioni, sarebbe stato anche un film carino.

  • Io sono Tempesta

    17/04/2018 di Luca Tavecchia

    Cazzo, Marco Giallini, Elio Germano, Daniele Luchetti. Sono un uomo dal facile entusiasmo, lo so, e l`avevo già bollato come "film del decennio". Numa Tempesta, affarista e faccendiere che non ha un conto corrente ma un fondo, talmente solo che vive, solo, nel suo albergo molto retrò, che per non finire in galera è costretto all`affidamento ai servizi sociali, a fare volontariato in mezzo ai poracci de Roma, a cui lava la schiena, a cui serve i pasti, a cui dispensa abiti puliti, a cui pulisce i bagni.

    Ma i poracci cominciano a provare invidia, e lui inizia una captatio benevolentiae nei loro confronti affinché le sue quotazioni presso la responsabile del centro di accoglienza salgano, e l`affidamento ai servizi sociali possa finire prima del tempo per buona condotta e buona empatia, che gli affari in Kazakistan lo attendono.

    Beh, il mio amico Francis, musicista e filosofo, poche ore prima mi aveva avvisato: film deludente. Ma le aspettative erano alte, e alla fine posso dirlo: caro Francis, film davvero deludente. Un grande potenziale evaporato così, in una nuvola rossa (lo so, non è mia.).

    Tolti i primi 20 spassosissimi minuti, resta una fiaba, anche un po` mal confezionata, talvolta noiosetta, che finisce un po` così.

    Marco Giallini che più Giallini non si può.

    Elio Germano poco distinguibile da Ricky Memphis, dice il mio amico Carlo, imprenditore e filosofo.

    Il più grosso mah del primo semestre 2018.

  • The silent man

    17/04/2018 di Luca Tavecchia

    Oooooooh, finalmente una bella spy-story con un redivivo Liam Neeson..

    La storia è nota, per non dire arcinota, quindi non soggetta a spoiler. Il caso Watergate, quella merda di Nixon e il Vietnam, l`Fbi, Woodward e Bernstein, talpe, insabbiamenti, "gola profonda".

    Ma l`ostinazione di Mark Felt, vicedirettore e 30 anni in Fbi, è eroica, e poi sapete come va a finire.

    Film un po` buio, un po` claustrofobico, girato per lo più in fumosi uffici, ma bello e coinvolgente.

    Una piccola apparizione di Eddie Marsan ( il Terry Donovan della meravigliosa serie Donovoan vista su Netflix ) nelle vesti di un agente dei servizi, rende il tutto ancora più figo.

  • I segreti di Wind River

    13/04/2018 di Luca Tavecchia

    Ecco, se tiri fuori il paragone con "il silenzio degli innocenti", hai già pisciato fuori dal vaso, che non è una bella cosa.

    Poi è pure un bel film, un discreto thriller, belli paesaggi e fotografia, distese di neve che ti viene voglia di andare due settimane al mare, ma nel Wyoming non c`è il mare, ma solo tanta, troppa neve, boschi, e brutti ceffi stupratori e assassini di donne native. 

    Per fortuna poi arriva la giovane e carina agente dell`FBI che si fa aiutare nelle indagini da un cacciatore di predatori, con antenati nativi, un po` cow boy, un po` sniper.

    Carino, dai, si può fare.

  • A quiet place

    13/04/2018 di Luca Tavecchia

    Cagatone epocale il film di John Krasinski, un film dove nessuno parla, anzi, ognuno invita l`altro a non parlare ma a usare i segni dei sordomuti, dal momento che in famiglia c`è pure la figlia sordomuta, oltre mamma, papà, fratello e fratellino. Insomma, nessuno fiata, perché il paese è infestato da orribili mostri ciechi e rapidissimi che non appena sentono un rumore si avventano sul malcapitato divorandolo.

    L`unica cosa davvero meritevole del film è quando lui e lei, condividendo un`auricolare ciascuno dell`i pod, ballano sulla più bella canzone d`amore degli anni 90, #HarvestMoon di #neilyoung. 

    Per il resto, andate a cagare.

  • Io c`è

    09/04/2018 di Luca Tavecchia

    Piacevolissima commedia leggera, con tre attori davvero bravi, la Buy in un ruolo stranamente non ansioso e ansiogeno, Battiston... beh, Battiston chevvelodicoaffare, e un per me assolutamente straordinario Edoardo Leo. 

    Leo nella vita ha fatto il cazzone, sperperando buona parte della sua fetta di eredità (a differenza della sorella Buy), ma gli resta `sto bed and breakfast che però non rende perché oberato dalle tasse.

    E anche Edoardo Leo, come il 97,8% delle persone che conosco, si è chiesto: "perché io le tasse le devo pagare, e le strutture della Chiesa Cattolica no, basta avere una cappella in un resort, e alle tasse gli fai un bel ciaone??".

    Allora inventa una religione, l`Ionismo, ruba i fedeli alle stronzissime suore dirimpettaie, arrivano nuovi fedeli che chiedono nuove risposte, perfino i miracoli (da applausi Massimiliano Bruno, e da applausi per quanto è gnocca pure la Giulia Michelini) ... 

    "Le religioni sono come le favole che ci raccontavano da bambini, non importa che siano vere o false, l`importante è che ci facciano sentire sereni".

  • Contromano

    05/04/2018 di Luca Tavecchia

    Questo film mi ha dato sostanzialmente due belle sensazioni.

    La prima è stata che sono stato l`unico nel multisala Oxer di Latina (ero là per questioni di cui non voglio ammorbarvi) a riconoscere, non senza giubilo, la Teresa e il Giuànn dei Legnanesi, al secolo Antonio Provasio e Luigi Campisi, che interpretavano i due storici baristi costretti a a vendere l`attività agli egiziani.

    La seconda bella sensazione è stata l`interpretazione di Albanese, straordinaria per tutto il film.

    Ma se togli Albanese, all`osso resta attaccato poco o niente. 

    Nei primi 20 minuti si sorride parecchio, poi la storia diventa banalotta e prevedibile, manca il mordente iniziale, Alex Fondja non passerà certo alla storia per la sua capacità interpretativa, mentre la Aude Legastelois passerà alla storia perché piuttosto gnocca.

    Albanese regista mi ha detto piuttosto poco, ma sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua recitazione, un po` malinconica e tutto sommato discretamente divertente (fortunatamente non è più la macchietta di Alex Drastico o di Epifanio). Poi, quando la storia ha cominciato ad aver poco da dire, anche lui ne ha risentito...

  • Tonya

    03/04/2018 di Luca Tavecchia

    Beh, mai avrei pensato di riuscire a reggere 2 ore di film su una pattinatrice.

    E invece è stato un film avvincente, meravigliosamente ironico e graffiante, scritto bene e recitato benissimo, con un mix  davvero godibile che alterna interviste ex post, il film stesso, ammiccamenti e confessioni direttamente allo spettatore, con un ritmo che sembra non calare mai.

    La Margot Robbie, oltre a essere davvero carina pur nella orribile pettinatura anni 90, sembra scivolare sul ghiaccio con una leggiadria impressionante.

    La storia è nota e tristemente vera. Tonya Harding cresce con una madre anaffettiva e dispotica, che ogni due per tre la mena. Nel frattempo cresce, diventa sempre più brava sui pattini, e finisce per sposare un mezzo psicopatico che, guarda un po`, non fa altro che menarla.

    Ma Tonya è un personaggio anticonvenzionale, che piace poco alle giurie perché decisamente sopra le righe, perché balla su brani degli ZZ Top, perché si confeziona da sé i costumi per gareggiare, perché fuma, perché la cosa più gentile che riesce a dire è "succhiami il cazzo", perché non è la faccia che l`America vuole vedere.

    Finché, in combutta col marito, fa gambizzare la fortissima avversaria, cosa che le costerà la carriera.

    Colonna sonora davvero super, dai Supertramp ai Dire Straits, dai Fleetwood Mac ai ZZ Top, da Doris Day ai Siouxie and the Banshees.

    Bravi tutti.

  • Hostiles

    30/03/2018 di Luca Tavecchia

    Voleva essere un moderno western, in cui si snoda la vicenda di uno spietato ufficiale che deve attraversare gli Stati Uniti dal New Mexico al Montana, per scortare, per ordine del Presidente, l`odiato e spietato (e in fin di vita) Falco Giallo per permettergli di morire nella sua terra. 

    Film a tinte malinconiche, con agguati, stragi, sentimenti contrastanti, odio, perdono, dignità, vendetta.

    Ma se togli paesaggi e fotografia incantevoli, non resta che una leziosa pugnetta lunga 127 minuti.

  • Oltre la notte

    23/03/2018 di Luca Tavecchia

    "Un crescendo emotivo" mi sembra francamente esagerato.

    "Un thriller affascinante", ma anche no, dai.

    "Attuale, coinvolgente, molto emozionante", eh un po` sì, anche se il "molto emozionante" è eccessivissimo.

    "Fatih Akim torna alla sua ispirazione migliore", boh, è il suo primo film che vedo, non saprei.

    "Interpretazione straordinaria di Diane Kruger", decisamente sì, davvero brava.

    Spoiler

    +

    +

    +

    Per il resto nulla di così memorabile, a parte i

    neonazisti di Alba Dorata che saltano in aria

  • Maria Maddalena

    23/03/2018 di Luca Tavecchia

    Gran bel film, non c`è che dire.

    Un po` lento, ma mai noioso, due ore che scorrono agevolmente.

    Meravigliosi primi piani, che comunicano più di mille parole.

    Intense e coinvolgenti le interpretazioni di una strepitosa e bellissima Rooney Mara, e di Joaquin Phoenix.

    Giuda che fa la parte del rimbambito l`ho capito poco, ma è un limite mio.

    Evitabile la scena in cui Gesù, dopo aver ridato la vista al cieco, cadeva spossato come Giucas Casella a Domenica In.

  • Vengo anch`io

    19/03/2018 di Luca Tavecchia

    Finalmente un film italiano comico, di quella comicità spiazzante e un po` assurda di cui sentivo la mancanza dai tempi di "Boris-La serie"..

    Nuzzo e Di Biase, da anni al fianco di Enrico Vaime e Neri Marcorè in "Black Out" su Radio 2, sono davvero bravi in questo loro primo film. 

    Non passerà certo alla storia, però quantomeno si vede una cosa innovativa e divertente.

  • Omicidio al Cairo

    19/03/2018 di Luca Tavecchia

    Quale istinto masochista mi abbia spinto a vedere un thriller egiziano, francamente, non me lo so spiegare. Forse non se lo sa spiegare neanche il mio psichiatra. Chiederò.

    Sta di fatto che un film egiziano, con i suoi attori egiziani, il suo ritmo egiziano, le sue musiche egiziane, i suoi 110` egiziani, è roba che dovrebbe essere materia di approfondimento al Tribunale dell`Aja.

    Sullo sfondo della nascente Primavera Araba un poliziotto corrotto non ci sta all`insabbiamento delle indagini di un omicidio della cantante supergnocca che teneva in scacco, con foto compromettenti, il politico emergente. 

    Ci sarà un motivo per cui questo film ha una distribuzione estremamente limitata? O vogliamo chiamarlo "di nicchia/d`essai/moltoparticolare/difficilmentevisibilealtrove?"

  • Quello che non so di lei

    16/03/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, dai, proprio un film memorabile direi di no, anzi, piuttosto prevedibilotto nonostante la marcata (e poco riuscita) ricerca della suspence.

    Il dato positivo è la gradevolissima presenza di due belle attrici, la milfona scrittrice in crisi di ispirazione e devastata da insicurezza, ansia e attacchi di panico, Emmanuelle Seigner (nonché moglie del regista, l`84enne Roman Polanski... mica pirla il Roman...), e la gnoccolona Eva Green, che in maniera ossessiva e morbosa, vuole diventarne segretaria e alter ego.

    Una ha il panico da foglio bianco, l`altra fa la seduttiva piuttosto sado, un po` cucciolotta e molto dominatrice.

    Film trascurabile, con una storia perversa e malata che, nonostante un finale meno scontato del previsto, resta comunque poco convincente.

  • Lady Bird

    05/03/2018 di Luca Tavecchia

    Film più che godibile, protagonista una molto carina Saoirse Ronan nella parte di un`adolescente irrequieta e piena di entusiasmo di Sacramento, città piatta e noiosa, che sogna di andare al college a New York. Ma la famiglia non se la passa bene: il padre, buono come il pane, dignitosamente depresso, ha perso il lavoro. La madre, un`infermiera di psichiatria, costretta a fare spesso i doppi turni per far quadrare il difficile bilancio familiare, vorrebbe vedere la figlia perfetta, e l`esuberante Ronan che invece vorrebbe essere amata e apprezzata dalla madre per quello che è.

    E nel frattempo le prime cotte, le prime delusioni, il rapporto non sempre agevole con i compagni di classe di una scuola cattolica che frequenta con poco entusiasmo, ad eccezione del corso di teatro.

    Decisamente un film gradevole, a tratti anche divertente e dirompente.

    Brava la regista, Greta Gerwig, a raccontare la propria adolescenza in questa sua opera prima.

  • Il filo nascosto

    05/03/2018 di Luca Tavecchia

    Il regista è uno che, indubbiamente, sta molto male, e ci confeziona un film in cui, nonostante a malapena intravedi un capezzolo dalla sottoveste di raso della brava Vicky Krieps, una sfrenata morbosità e una patologica ossessività si intrecciano per ben centotrenta minuti dicasi centotrenta (130).

    Film claustrofobico, nella seconda parte discretamente assurdo, con un finale da neurodeliri.

    Daniel Day Lewis, comunque, è invecchiato molto bene.

  • The party

    19/02/2018 di Luca Tavecchia

    "Irresistibile" (La Repubblica)

    "Scoppiettante" (Il Foglio)

    "Un manuale di humour britannico" (My Moves)

    "La miglior commedia dell`anno" (Vogue)

    Sicuramente si riferiscono ad un altro film, non a questo.

    Un party per festeggiare il neo incarico ministeriale di Janet (che passa la serata a chattare con l`amante).

    Arrivano gli invitati: due lesbiche che diventeranno madri di tre gemelli, Tom (uno spento Cillian Murphy) cocainomane uomo del mondo della finanza, un`altra coppia con lui, Gottfried (Bruno Ganz) che fa il naturopata, sempre bastonato dalla moglie ogni volta che apre bocca. 

    Poi a un certo punto Bill, il marito della festeggiata, fa una rivelazione sconcertante, e capisci il perché della sua aria stralunata e strampalata.

    Davvero un bel film di merda,  meno male che durava solo 71 minuti.

    Non avrei retto un minuto in più.

    Bella la colonna sonora, tra cui Bo Diddley e Ibrahim Ferrer.

  • Ore 15:17 - Attacco al treno

    19/02/2018 di Luca Tavecchia

    Beh dai, dopo The Sniper vuoi non vedere l`ultimo di Clint Eastwood, basato anch`esso su una storia vera, con - come attori - i veri eroici protagonisti di quell`attentato sventato con enormi dosi di coraggio, preparazione e forza fisica?

    Bene. Il film dura un`ora e 36 minuti, e per un`ora e 15` vedi `sti tre ragazzi a partire dalle scuole elementari, poi li vedi alle scuole medie, i rapporti difficili coi genitori, poi si separano, poi la scuola militare per andare in guerra a salvare vite umane (???), restano in contatto su Skype, poi organizzano un bel viaggio per visitare l`Europa in treno, si fanno selfie a tutto andare, i gelati ai frutti di bosco - menta e cioccolato - nocciola ("questo è il gelato migliore di Venezia"), la visita al Colosseo a Roma dove si mangia una pizza che mmmmmhhh com`è buona,  e poi il vecchio fricchettone di Amsterdam, la birreria in Germania, e Gesù Giuseppe e Maria e tutto l`Amordiddio.

    Poi restano 16 minutini per vedere ciò di cui parla il titolo del film.

  • La forma dell`acqua

    16/02/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, siamo negli anni `60, e in un laboratorio scientifico di Baltimora lavora come signora delle pulizie Elisa (che tutti i giorni a casa fa il bagno e si sgrilletta simpaticamente la passera come se non ci fosse un domani), che è muta. 

    In questo laboratorio arriva un bel giorno un silurone con gli oblò, che contiene una specie di uomo rana, brutto come la fame ma sensibile al sentimento che Elisa prova per lui.

    Viene tenuto incatenato in una specie di piccolo delfinario. 

    Ovviamente i due si innamorano e scappano, ma il cattivo Strickland non può lasciar fuggire il ranocchione.

    Altro non vi dico, se non che questo capolavoro ha vinto il Festival di Venezia e il suo regista, Guillermo del Toro, probabilmente, vive in un Ospedale psichiatrico in qualche parte remota del mondo.

    Candidato a 13 premi Oscar.

    Poi la gente si lamenta de Lo Stato Sociale che arriva secondo a Sanremo. Ma fatevi curare insieme a Guillermo del Toro...

    Il film dura due ore, ma c`è di buono che una l`ho fortunatamente dormita tutta.

  • The post

    13/02/2018 di Luca Tavecchia

    Per non essere approssimativo, e quindi poco credibile nel mio giudizio, sono andato a vedere questa bellissima spy story di inchiesta giornalistica sulla pubblicazione dei Pentagon Papers sulla guerra in Vietnam, ben due volte.

    La prima volta ho dormito.

    La seconda pure.

    Ergo: il film fa dormire.

    Poi, percaritadiddio, va bene Tom Hanks, va bene Meryl Streep, va bene Steven Spielberg, ma il film fa francamente dormire.

    Poi, pure questo, è candidato pure al Paradiso, per cui di sicuro ho torto io.

  • Chiamami col tuo nome

    08/02/2018 di Luca Tavecchia

    Qui si spoilera, occhio.

    Senti un gran parlare di questo film e di Luca Guadagnino, che in un giorno di assenza di impegni lavorativi decidi di provare a vedere di che si tratta.

    Uno studente americano di archeologia,  il 24enne Oliver, viene ospitato da un professore archeologo italiano per un dottorato. Il professore ha un figlio 17enne, Elio.

    Nel primo tempo entrambi giocano un regolare campionato.

    Nel secondo tempo, invece, il giovane Elio si invaghisce sempre di più di Oliver (che non si tira indietro, anzi) e decidono di fare la coppa.

    Poi arriva il momento del ritorno di Oliver negli Stati Uniti, e qui gran pianti del giovane pischello.

    Fino alla tragedia finale, quando l`americano, già tornato in patria, telefona alla famiglia italiana per annunciare il proprio matrimonio. Doppia tragedia, perché il padre (archeologo ellenista, quindi piuttosto incline alla materia)  prende a quattr`occhi il figlio in lacrime e gli dice quanto è stato fortunato ad avere un`esperienza così,  io alla tua età ci sono stato molto vicino ma purtroppo nisba, ecc ecc.

    Francamente un film inutile, a tratti fastidioso, ma è candidato a una dozzina di premi, per cui un motivo ci sarà. Motivo che a me sfugge, ma questo è normale.

  • Made in Italy

    26/01/2018 di Luca Tavecchia

    Stefano Accosi, il solito figo.

    Kasa Smutniak, la solita figa, con la I.

    Per il resto una pugnetta senza precedenti, un trituramento di coglioni E P O C A L E.

    Del resto Ligabue da 30 anni fa la stessa canzone,  non poteva certo tirar fuori dal clindro un cazzo di film migliore.

    E pure la colonna sonora è di Ligabue, con una bella dose di autoreferenzialità.

    A me Ligabue, da 1 a 10, sta sul culo 86, pensa te che bel paio d`ore ho passato.

    Avevo un biglietto omaggio, diciamo così.

  • L`uomo sul treno

    26/01/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, Liam Neeson, uomo della middle class, viene improvvisamente licenziato dal suo capo. Mentre, tutto abbacchiato e umiliato, fa ritorno a casa in treno, viene avvicinato da Vera Farmiga che gli propone di individuare su quel treno di pendolari l`unico non pendolare, in cambio di 100mila eurozzi.

    Lui accetta, non senza titubanza, ma si accorge di essere finito in un gioco più grande di lui, volto a far fuori il possessore di una prova incriminante di un crimine di corruzione.

    Film completamente inutile, girato quasi interamente su un treno, che deraglia, sferraglia, decolla, la cosa meno credibile che io abbia visto negli ultimi 7 anni, lotte furibonde nei vagoni dove teste vengono sbattute contro i finestrini (ma avete presente quanto sono spessi i finestrini di un treno???), frantumandoli e senza nemmeno un graffio sulla fronte. Una porcheria colossale.

    L`unica cosa apprezzabile del film è il pacchetto maxi di Dixie che mi ha fatto compagnia.

  • Ella e John

    23/01/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, cavolo, Virzì sì che non ha dimenticato come si fanno dei gran bei film...

    Un film intenso, tenero, amorevole, fatto di grandiosi primi piani e di straordinaria recitazione, con un Donald Sutherland a tratti commovente.

    Una storia di per sé tristerrima, lui affetto da un grave deficit della memoria, lei allo stadio conclusivo di un cancro, decidono di riesumare il loro vecchio camper per partire per un`ultima vacanza, con buona pace dei due figli terrorizzati dalla spregiudicata iniziativa. E tra pillole da ingerire, terribili gaffes da gestire, tentativi di rapina da affrontare, diapositive di una vita intera da riguardare, vecchi rivali in amore a cui sferrare l`ultimo colpo, affiora fino ad esplodere, con estrema e delicata
    tenerezza, tutto l`amore che una coppia può vivere.

    Virzì non ha smesso un attimo di emozionare e intenerire, aiutato sicuramente da due attori in splendida forma.

    Colonna sonora molto fricchettona: da Carole King (It`s too late), a Iggy Pop (Really wild child), a Janis Joplin (Me and Bobby McGee), ai Chicago (If you leave me now), a David Crosby.(Laughing).

Dall'archivio Cinema