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Cinema Vetriolo, recensioni ignoranti

Cinevetriolo, Recensioni ignoranti


  • Troppa grazia

    03/12/2018 di Luca Tavecchia

    Se Alba Rohrwacher ti è sempre piaciuta un po` poco, beh, in questo film la rivaluti senza se e senza ma, perché oltre ad essere particolarmente bella (eh, non è quel che si dice una gran bellezza, ma in Troppa Grazia c`ha del fascino che non le avevo mai visto addosso) è stata capace di un ruolo bizzarro, buffo, intenso, toccante.

    Il film è una commedia anche sufficientemente divertente, il tema estremamente originale (anche se lo scorrere del film a volte è un po` incespicoso, 110` sono troppi), ed è lo scompenso psicotico: una volta se ti appariva la Madonna ti facevano santo senza troppa sala d`attesa, oggi ti accompagnano a fare una visita psichiatrica.

    Battiston (che rimane uno degli attori più straordinari che abbiamo in Italia) è un costruttore con pochi scrupoli, ed ha bisogno su una mappa catastale un po` farlocca della firma della Rohrwacher, geometra pignolissima con una vita privata faticosa e sfasciata, una figlia adolescente e un compagno (Elio Germano bravissimo) un po` ignorantotto e xenofobo. 

    Poi arriva la Madonna, e la Rohrwacher dà il meglio di sé, in modo meraviglioso e quasi sempre credibile, nella parte dell`allucinata.

    Finale un po` troppo onirico. Ma il film vale.

  • Ride

    30/11/2018 di Luca Tavecchia

    Può un film - dove Valerio Mastandrea è solo alla regia - farti avvertire la sua presenza in ogni personaggio, in ogni dialogo, in ogni situazione?

    Se la risposta è SÌ, allora stai vedendo Ride, la sua opera prima alla regia, che gli è venuta decisamente un sacco bene.

    Siamo a Nettuno. Carolina (la gnocchissima, e compagna nella vita di Mastandrea, Chiara Martegiani) è appena rimasta vedova, suo marito è morto in fabbrica.

    Ride racconta in modo intimo e per nulla retorico il dolore e la sua evoluzione dal giorno dopo la tragica scomparsa fino al funerale, in un crescendo di tenerezza, stupore, sensibilità, delicatezza, profondità, tensione, commozione (eh, cazzo, che groppo alla gola!!!).

    E attorno a Carolina, che non riesce a provare dolore per quanto si sforzi di farlo, ruotano una serie di personaggi (ognuno con dentro un pezzo di Mastandrea) che le manifestano vicinanza e solidarietà, ognuno col proprio modo di soffrire, che Carolina osserva e cerca di imitare.

    Due menzioni speciali, al pischello Arturo Marchetti (Bruno, il figlio del defunto) e a un immenso Renato Carpentieri (Cesare, il padre del defunto).

    Il film non è né brioso né frizzante, non deve esserlo, ma straordinariamente intenso, dialoghi fatti di lunghi sguardi in primo piano, poche parole che talvolta sono più pesanti di macigni.

    Mastandrea compie un vero capolavoro.

    Mastandrea è davvero strafigo.

  • Un affare di famiglia

    23/11/2018 di Luca Tavecchia

    Proprio un bel film giallo, Un affare di famiglia, vincitore della palma d`oro a Cannes.

    Lento come la morte per inedia, piacevole come un`ecografia transettale, attori quantomeno imbarazzanti, dialoghi da ripetente di prima media, pure il cinema con il riscaldamento spento, no, proprio una bella serata, non c`è che dire.

    Due ore dove non succede un cazzo di niente.

    Un imbecille vive con un bambino rapito a cui insegna a rubare, con una vecchia a cui sottrae la pensione, e con altri disperati che ammazzatevi da soli.

    Però ha vinto a Cannes, eh?!

    Giapponesi di merda.

    "Fuck all that we`ve got to get on with these 

    Gotta compete with the wily Japanese. " (R. Waters)

  • Notti magiche

    16/11/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, niente, ci siamo giocati pure Virzì.

    A parte il titolo che prende spunto da una delle più brutte canzoni della storia interplanetaria (che tra l`altro ha decretato la morte artistica di Edoardo Bennato), il film è veramente insopportabile, come insopportabili sono due dei tre giovani protagonisti, Mauro Lamantia (recita in un modo così lezioso che i calci nel culo sembrerebbero l`unica soluzione) e Giovanni Toscano.

    Nella stazione dei Carabinieri si cerca di ricostruire i fatti che hanno portato alla morte Giannini, volato giù da un ponte con la sua Jaguar. Un film (più o meno un giallo) girato nelle notti romane sul mondo del cinema, con veri e propri assi a far da contorno: Giancarlo Giannini, produttore alla canna del gas, la Marchini, la Muti, Giulio Scarpati.

    Si intravedono pure Fellini e Benigni mentre stanno girando La Voce della Luna, e in effetti il film ha qualcosa di felliniano, solo che Virzì non è Fellini.

    Troppi personaggi, troppo dialogo, troppe parole, film stancante, oltre due ore che quando finisce ti sembra il 25 aprile del `45.

    Un film che sembra uno di quei pranzi di Natale con un`infinità di antipasti, tre primi, due secondi, pandoro con crema al mascarpone, frutta e amaro, solo che dopo l`antipasto sei già sazio e pure ubriaco.

    Fastidiosamente barocco.

  • tutti lo sanno

    12/11/2018 di Luca Tavecchia

    Tanto per sgombrare il campo da ogni dubbio, il film si configura come una colossale cagata. E qui mi spiego.

    Per una volta non c`entra Javier Bardem, accusato dal sottoscritto più volte in passato di essere monoespressivo, sia quando scopa, sia quando mangia un piatto di spaghetti, sia quando lo sparano. Il nostro belloccio dal naso particolare invece è stata la sorpresa positiva.

    Non si tratta di sorpresa, ovviamente, la figaggine della Penelope Cruz, bella come non mai anche quando fa la madre straziata dal dolore, che ti verrebbe voglia di abbracciarla ma lasciamo stare.

    Il bravo Ricardo Darìn, mah, n.p.

    Il grosso del problema è che ti dicono "thriller" ma sostanzialmente non succede mai un cazzo di niente per due ore buone, uno si immagina un thriller come un film che ti tiene attaccato alla poltrona, tensione, colpi di scena, un "thriller", appunto.

    Qui invece senti montare il nervoso perché non succede un cavolo di niente. Se non fosse per la bravura di Bardem e della Cruz, ci sarebbe da alzarsi e andarsene.

    Thriller. Ormai chiamano tutto "thriller". Basta che ci sia la piu piccola ombra di mistero, ed ecco il film catalogato come thriller.

    Se uno molla una scoreggia in un ascensore affollato, è una cosa sgradevole, tutti si guardano circospetti cercando di capire chi è stato il coglione di turno, trattenendo il fiato e sperando di arrivare al più presto al piano. Ma non è che lo chiamiamo "thriller", no?? Lo sanno tutti che non è un thriller.

    Sciagure familiari, sospetti più o meno blandi, vecchi amori mai sopiti, non sono sufficienti a rendere il film gradevole.

    Bellissima l`ambientazione nella provincia de La Rioja, nella Spagna del nord, dove si coltiva l`uva Tempranillo che dà vita a rossi (con lunghi passaggi in botte) da favola.

  • La diseducazione di Cameron Post

    06/11/2018 di Luca Tavecchia

    SPLENDIDO ***** (The Guardian)

    UNA MERAVIGLIA ***** (Hollywood Reporter)

    POTENTE ***** (The List)

    STOCAZZO ** (Il Morandini 2018)

    Cioè, l`idea di fondo è pure bella e attuale: quanti danni può fare l`educazione cattolica applicata al sesso? Uno sproposito.

    E infatti Cameron Post, gnocchettina mica male, sorpresa in atteggiamenti saffici, viene "rinchiusa" in una sperduta comunità nel Montana gestita da due rimbambiti che hanno l`apertura mentale di Giovanardi e Adinolfi, e che vogliono "guarire" i ragazzi gay. Ovviamente dall`omosessualità non si può guarire semplicemente perché non è una malattia, ma un ragazzo fragile a cui viene inculcato il senso del peccato, del rimorso, del rifiuto di sé stesso in quanto peccatore, può arrivare a evirarsi. 

    Film lento, con poco mordente, poteva essere un buon Franciacorta ma poi lo stappi e fa tre bollicine di perlage e poi basta.

    Dormibile.

    Meno cattolici, più parcheggi.

  • First man - Il primo uomo

    02/11/2018 di Luca Tavecchia

    Oh, se ti piace il genere e non sei un teorico della cospirazione, il film è fatto pure bene. 

    Non é la storia di Adamo nell`Eden.

    Ryan Gosling nei panni di un ombroso e determinato Neil Armstrong funziona bene, e pure la Claire Foy. Non è solo l`epopea della sfida Usa-Urss per la conquista dello spazio, ma è anche la vita tormentata di Armstrong padre di famiglia. 130` che scorrono senza sbadigli, sarà anche merito di una fastidiosissima handy cam, che però rende bene l`idea degli anni 60 e dello stile documentaristico. 

    Alla fine torna sano e salvo.

    C`è anche Corey Stoll, il Peter Russo di House of Cards.

  • Euforia

    29/10/2018 di Luca Tavecchia

    Valeria Golino non mi ha mai convinto come attrice e anche come regista di Euforia, mia personalissima opinione, mi è risultata a tratti  fastidiosa.

    Forse ha giocato un po` troppo a fare Ozpetek, di sicuro Il tema era veramente impegnativo e difficile.

    Il dramma di due fratelli che nella vita si sono parlati poco ma che sono costretti a riavvicinarsi in un momento a dir poco delicato.

    Matteo - Scamarcio vive a Roma in una casa da sogno con terrazzo a due piani da sogno pure quello, è un professionista affermato, ricchissimo, discretamente spregiudicato, piuttosto gay e molto cocainomane.

    Ettore - Mastandrea è suo fratello, che vive in provincia, dalla vita decisamente più semplice e ordinaria, professore di fisica, con un figlio e una nuova relazione, momentaneamente ospite a casa di Matteo per fare degli accertamenti in ospedale perché ha una malattia terribile, di cui non sa.

    Ed è attorno a questo tema, e alla difficile relazione tra i due fratelli, che si snoda la trama del film, che merita di essere visto, soprattutto per la bravura dei due attori (Mastandrea è ME-RA-VI-GLIO-SO).

    Isabella Ferrari, gli anni passano pure per lei,  ma resta una donna affascinante e bellissima.

    Come bellissima è la citazione di Turnè e de I Diavoli Volanti.

  • Il verdetto

    29/10/2018 di Luca Tavecchia

    Eh insomma, siamo in presenza di un gran bel film, nulla da eccepire.

    Emma Thompson, così bella anche nelle sue rughe, in un`interpretazione di grande intensità, brava come non mai nel ruolo di giudice dalla profonda umanità e completamente assorbita dal lavoro, al punto da far vacillare il matrimonio, dove un bravissimo Stanley Tucci, marito insoddisfatto e trascurato, rivendica un ruolo che non c`è più.

    La Thompson si trova a dover decidere di casi dove spesso è in gioco la vita o la morte, e in uno di questi ci resta invischiata.

    Storia scritta bene, sceneggiatura perfetta, drammone toccante, un`ora e tre quarti dove non guardi nemmeno l`orologio. 

    È un sì senza se e senza ma. 

  • disobedience

    29/10/2018 di Luca Tavecchia

    Bel film, non c`è che dire, se lo proiettano in due sole sale tra Milano e la provincia di Monza e Brianza un motivo (validissimo, per altro) ci sarà. Spoileriamo un po`.

    Allora, nella prima ora non succede un cazzo: muore il rabbino capo di Londra, la figlia (che fa la fotografa a New York) torna a casa per l`ultimo saluto. Ma è guardata con sospetto, diciamo così, dalla comunità che aveva lasciato molti anni prima per andare in America.

    Poi si scopre che `sta tipa (tra l`altro piuttosto bella, la Rachel Weisz) gioca campionato e coppa, intrattenendo rapporti birichini con l`amica dell`adolescenza che ora è sposata con il futuro rabbino capo con conseguente temuto scandalo.

    Il film è di una lentezza stratosferica, va indietro invece che andare avanti, un`infinita pugnetta su usi e costumi di una comunità ebraica piuttosto chiusa, da segnalare solo le scene di sesso saffico.

  • Un nemico che ti vuole bene

    26/10/2018 di Luca Tavecchia

    Il film in sé non è il capolavoro del secolo però si lascia vedere con estremo piacere. Il regista Denis Rabaglia deve essere cresciuto a pane e Salvatores, e trovandosi per le mani un Diego Abatantuono in gran spolvero gli ha fatto fare la parte del Diego Abatantuono che tutti amiamo, quello che basta un alzata di sopracciglia ed una gestualità che ha pochi pari. Se poi aggiungiamo anche qualche micro citazione della Trilogia di Salvatores, vabbè, l`amore è totale.

    In gran spolvero non è solo Diego Abatantuono, ma decisamente tutto il cast, compresa Sandra Milo, Antonio Catania, Massimo Ghini, Roberto Ciufoli, addirittura anche Ugo Conti sembra un attore vero, e pure Antonio Folletto, il sicario a cui Abatantuono salva la vita.

    Non spoileriamo niente, ma basti dire che il tarlo si insinua sempre di più nella testa dell`astrofisico Enzo Stefanelli (Abatantuono), perché si accorge che quelli che lo circondano, familiari e colleghi, sembrano ciò che non sono, e poi basta non parlo più.

    Il finale non passerà alla storia, ma il film, dai, è un thriller che fa sorridere parecchio.

    Vale.

  • Quasi nemici

    15/10/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, già il film parte bene perché inizia con le note di Inner City Blues (Make Me Wanna Holler) di Marvin Gaye, che non mi sembra un cazzo male...

    Poi prendi un attore favoloso come Daniel Auteuil e gli fai fare la parte del professore universitario destrorso, stronzo e un po` razzista, poi prendi una bellezza come Camélia Jordana (giovanissima cantante francese di origini nordafricane) e le fai fare la parte dell`incazzosa studentessa di diritto che arriva dalle banlieue e che viene da subito fatta oggetto di scherno dal professore, ci metti una storia possibilmente non banale e li fai dirigere da un regista quantomeno intelligente come Yvan Attal (che nella vita sta con la Charlotte, la figlia di Serge Gainsbourg e di Jane Birkin, mica scemo!), e dopo 90 minuti viene fuori un film delizioso, brioso, brillante, ironico, emozionante, penetrante. Un film sulla retorica, sull`arte della parola, sul saper convincere indipendentemente da da dove stia la ragione, che poi è tutto un pretesto per parlare d`altro con viva intelligenza.

    Eh, questi film francesi sono proprio una rivelazione! È un sì a voce molto alta.

  • Tutti in piedi

    11/10/2018 di Luca Tavecchia

    Può un film francese non far addormentare lo spettatore, non annoiarlo a morte, anzi farlo sorridere con garbo e misura in più di un`occasione?

    Incredibilmente sì, e Tutti in Piedi è una commedia decisamente brillante, a tinte rosa, smielosa q.b., recitata strabene, e mettiamoci pure le due sorelle stragnocche, Caroline Anglade, dotata di un sorriso e di due pere che mamma mia!, e Alexandra Lamy, con quel naso tipo Isabella Ragonese che ho detto tutto.

    Diretto da Franck Dubosc, che è pure l`interprete principale, Jocelyn, ricco manager scapolone con la condivisibile passione per la passera e la seduzione (ma sempre con menzogna), in cui riesce con estrema abilità. Lo fa per combattere la noia. Vuole impietosire e sedurre la nuova vicina di casa facendosi passare per disabile in carrozzina, e questa gli presenta la sorella, che in carrozzina ci sta davvero, violinista in un`orchestra e tennista del circuito pro.

    Beh, ne è venuto fuori un film godevolissimo, elegante, spiazzante, irriverente, non banale, divertente.

    È decisamente un sì.

  • The Wife

    08/10/2018 di Luca Tavecchia

    Che dietro ogni grande uomo ci sia sempre una grande donna, non è un mistero e non lo scopriamo solo oggi con questo film.

    E questo è un bel film anche se gli manca qualcosa per essere un bellissimo film, anche se la sfuriata degli ultimi 15 minuti con il doppio sorpresone vale il prezzo del biglietto.

    Glenn Close a mio modo di vedere è semplicemente strepitosa.

    La notizia della vincita del premio Nobel per la letteratura dovrebbe essere la notizia più bella per i signori Castleman, invece scatena una serie di sentimenti e riporta a galla una  vicenda nascosta che basta così che morditi lingua mia. 

    Per me è un sì, con qualche riserva, ma un sì.

  • BlacKkKlansman

    08/10/2018 di Luca Tavecchia

    Va bene il messaggio della lotta al razzismo, va bene che passi metà film a chiederti se quello è Steve Buscemi (perché poi la voce del doppiatore è di Steve Buscemi) e invece poi è suo fratello "leggerente più bello", va bene Harry Belafonte, va bene le pettinature che sembravano tutti Julius Erving quando giocava nella ABA, va bene la colonna sonora con un Prince finale mica cazzi,
    va bene Spike Lee che è pure tifoso di una squadra di basket che non vince mai e per questo ispira simpatia, ma questo film è un discreto stracciamento di coglioni, prolisso oltremodo, 130` che ne bastavano 100, e poi è ovvio che a metà film tiri pure due resegate anche tre.

    Mah, non un brutto film, ma se non fai dei capolavori almeno falli durare un po` meno.

  • Una storia senza nome

    24/09/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, fighe ne abbiamo a sufficienza, Micaela Ramazzotti e Laura Morante rappresentano il 78% dei miei sogni proibiti. E quindi, dati i presupposti, si va.

    Poi ci mettiamo quel gran figo di Gassman, Antonio Catania e Renato Carpentieri. Dai, sarà un bel film. Poi c`è scritto "thriller", cosa vuoi di più?

    Cosa voglio di più? Ad esempio un regista meno sbadiglievole di Roberto Andò (nomen omen) che ha l`incredibile capacità di avere per le mani storie intriganti e attori straordinari, e riesce a strappare solo sbadigli.

    Tipo "Le Confessioni" con Toni Servillo, cioè, Toni Servillo!, quanto di più prezioso abbiamo oggi in Italia (almeno quando calca le tavole di un teatro), riesce a renderlo quasi soporifero.

    Uguale qui: bella storia, un Caravaggio rubato dalla mafia, politici dal comportamento non certo adamantino, un ex poliziotto sulle tracce del quadro, e un film che deve essere girato, guarda caso proprio con la trama del quadro scomparso, della mafia e compagnia briscola.

    Atmosfere da thriller, resa da compagnia teatrale oratoriana bergamasca.

    Andò, se resti al passato remoto, a me fa solo piacere.

  • La profezia dell`armadillo

    24/09/2018 di Luca Tavecchia

    Uno dei film più improbabili e divertenti dell`anno, almeno nella prima parte del film (nella seconda si perde un po` di smalto).

    Ma comunque resta il merito di un`idea originalissima, con piccole citazioni nascoste e impercettibili (a un certo punto si butta lì un "ti mostro il beccaccino" di Dario-Abatantuono a Federico-Bentivoglio in Turnè...).

    Un film altamente psicotico, con Valerio Aprea (apprezzatissimo sceneggiatore  nella serie e film Boris) nei panni dell`armadillo, super-io e voce della coscienza di  

    Zero, il fumettista, (Simone Liberati) amicissimo di Secco (Pietro Castellitto), straordinari entrambi.

    Poi c`è la madre di Zero, Laura Morante, che vorresti sposarla lì, al cinema, seduta stante, machetelidicoaffà...

    Poi il cameo di Panatta, una delle scene più divertenti degli ultimi 20 anni ("Poff... Poff..."), c`è pure l`ex calciatore Candela... 

    Due delle 8 mani che hanno scritto questo film appartengono a Valerio Mastrandrea, e ho detto tutto.

    La Profezia dell`Armadillo - Clip dal film "Adriano Panatta"

  • Sulla mia pelle

    13/09/2018 di Luca Tavecchia

    Bisogna dire innanzitutto che le aspettative erano alte innanzitutto per la presenza di quel gran figo di Alessandro Borghi, uno dei più grandi attori italiani sulla piazza.

    E poi, ovviamente, la storia di Stefano Cucchi, un ragazzo ucciso dallo Stato mentre si trovava in detenzione e in condizioni fisiche molto precarie. 

    Ne esce un film purtroppo poco convincente.

    Sceneggiatura un po` debole, si sorvola a mio avviso un po` troppo sulle responsabilità del sistema sanitario.

    E anche la violenza del sistema carcerario appare un po` troppo edulcorata: posso comprendere la scelta di non mostrare Il pestaggio ma solamente i lividi che sono rimasti sul corpo, ma, aldilà di questo, quasi tutti i poliziotti, carabinieri, polizia penitenziaria, sembravano interessarsi delle sue condizioni di salute, cosa che, se fosse realmente accaduta, non saremmo qui a parlare di questo film oggi.

    Alla fine i cattivi erano solamente in tre, gli autori del pestaggio, ma in quel Calvario ho la vaga impressione che fossero molti di più: chi ha taciuto pur sapendo. E questo nel film non compare. come non compare il perché a Stefano Cucchi sia stato impedito di vedere il suo avvocato, nonostante lo implorasse ogni 5 minuti.

    Borghi è bravissimo senza alcun dubbio, così come i genitori (Max Tortora anche in un ruolo drammatico è da applausi), la Trinca boh, senza infamia e senza lode.

    Bisognava osare di più.

    Ma è già bello aver parlato di un ragazzo ucciso dallo Stato. Sì, perché lo Stato ogni tanto uccide.

  • La ragazza dei tulipani

    13/09/2018 di Luca Tavecchia

    Porca troia, questo è davvero un gran bel film!!! A parte la bellezza, la sensualità e la bravura di Alicia Vikander, che già varrebbe il prezzo del biglietto, è un film ben fatto, ben costruito, ottimamente recitato, con al suo interno un paio di vicende amorose di amanti che si inseguono e faticano a trovarsi, e di amanti che escogitano un piano per coronare il loro sogno di"amore, che chissà se funzionerà.

    Un amore un po` impossibile, alla Romeo e Giulietta, sensuale, passionale, intricato.

    Oh, intendiamoci: non è un film né frizzante né dal ritmo incalzante, però la storia è avvincente.

    Sullo sfondo, l`Olanda del XVII secolo, tra i suoi canali, botteghe, mercanti, artisti e taverne dove impazzava il mercato delle scommesse e degli acquisti dei bulbi di tulipano (che hanno portato alla rovina quella nazione).

  • Mr Long

    03/09/2018 di Luca Tavecchia

    Medio breve storia triste.

     

    Io: "oh, Carlo, a Paderno danno un thriller giapponese, potrebbe essere interessante..."

    Carlo: "mah, a Paderno danno anche l`ultimo con Joaquin Phoenix..."

    Io: "sì, ma questo thriller secondo me vale..."

     

    Uno spietato sicario di Taiwan è costretto a rifugiarsi in una piccola e degradata città giapponese, e si rinventa chef di street food. Stringe amicizia con il figlio di una tossica, poi anche con la tossica.

    I cattivi di Taiwan lo rintracciano, stuprano la tossica, che si impicca.

    Mr Long, allora, prende il coltello e ammazza tutti i cattivi, una roba tipo 12 contro 1.

    Nel film dicono circa 150 parole, di cui almeno la metà in lingua originale con i sottotitoli.

    Il film fa davvero cagare e dura 120 interminabili minuti.

     

    Carlo: "oh, la prossima volta che leggi "thriller" non chiamarmi ok?!"

     

    Fine della medio breve storia triste.

  • Dark hall

    06/08/2018 di Luca Tavecchia

    La bella e algida Uma Thurman è l`austera direttrice di una specie di collegio per ragazze ribelli, criminali e sociopatiche, con la comune caratteristica di avvertire delle strane presenze.
    È aiutata in questo compito dalla signora Orlowsky (no, non quella che negli anni 80 ci ha fatto perdere tante diottrie).

    In questo collegio lavora un` insegnante di materie letterarie, uno di matematica, e uno  di musica che nella fattispecie è il figlio della Thurman.

    E fin qui tutto bene.

    Il film comincia ad assumere i contorni di una grande cagata colossale quando nella seconda parte emerge la mission di questa scuola, e cioè utilizzare i talenti delle ragazze per entrare in contatto, attraverso una possessione mentale,
    con artisti morti in età relativamente giovane 2 o 300 anni prima, i cui spiriti aleggiano nel collegio, affinché possano terminare la loro opere rimaste incompiute nel campo della musica, della letteratura, della matematica. 

    Poi a un certo punto finiscono le idee al regista e il budget alla produzione, il collegio prende fuoco, alcune ragazze si salvano, altre si erano già suicidate, la Uma Thurman diventa una fiaccola umana, arriva la polizia e l`ambulanza, e che vadano tutti affanculo.

  • Toglimi un dubbio

    06/08/2018 di Luca Tavecchia

    Bel film, nonostante sia un film francese.

    Bella trama, non banale, non mieloso, girato bene, poi c`è la Cecile de France che, porcatroia, che gran bella donna che è!

    L`unica caduta di stile è quando lui e la Cecile si baciano: praticamente le labbra di lui si incollano al mento di lei.  Brevettano il bacio alla Francese, poi in un film del 2018 si limonano sul mento. Mah. Vi rimando a questo link per maggiori dettagli su come avrebbe dovuto essere. https://it.m.wikipedia.org/wiki/Bacio_alla_francese

  • La casa sul mare

    19/07/2018 di Luca Tavecchia

    Ultimo e attesissimo lavoro di Guédiguian, regista marsigliese, che dà alla luce un film intenso, brioso, frizzante, scoppiettante.

    "Nessuno parla d`amore come Guédiguian" dice Paris Match.

    "Bellissimo, sensibile e profondo: uno dei più bei film in mostra", scrive La Stampa.

    "Luminoso, con attori magnifici" recensisce Femme Actuelle.

    "Vivo e intenso" secondo Ciak.

    "Commovente, vicino, umano" per Le Monde.

    "Autentica poesia" sentenzia il Corriere della Sera.

    "Ho dormito, credo, per tre quarti di film" confessa Luca Tavecchia.

  • Si muore tutti democristiani

    19/07/2018 di Luca Tavecchia

    Un film che in 90 minuti netti riesce ad omaggiare Ruggero de i Timidi, Lo Stato Sociale, Gianmaria Testa, il Carroponte, Paolo Rossi, Lucia Vasini e Cochi Ponzoni, beh... E se riesce pure a farti piacere uno dei peggiori attori degli ultimi 150 anni come Francesco Mandelli, ecco servito il capolavoro!

    Una pellicola intrisa di costante autoironia su quanto il duro e puro di sinistra riesca a (non) farsi ingolosire dai soldi, magari provenienti da intrallazzi poco leciti.

    Divertentissimi i camei del trio Gruber-Gomez-Scanzi. 

    Si ride con vero piacere.

  • Il sacrificio del cervo sacro

    13/07/2018 di Luca Tavecchia

    Sei appena tornato dal mare, tuo figlio è a cena dall`amico, vuoi non andare a vedere un bel film nella tua serata di Day Off???

    Il film è un grande "boh", a tratti un capolavoro (è stato premiato a Cannes per la Miglior Sceneggiatura), una fotografia perfetta, simmetrica, a tratti ti ricorda Kubrick, dall`altra è una pugnetta (no, non come quella che la Kidman tira al collega del marito in macchina...) un po` soporifera.

    Ma non è un film scontato, né banale, tira in ballo tragedie greche e sacrifici inevitabili per scongiurare la morte di tutti.

    Un adolescente con la faccia inquietante diventa prima amico del famoso cardiologo Colin Farrell (per motivi che non vi sto a spiegare), che ha la geniale idea di presentarlo alla famiglia, e lì cominciano i cazzi. 

    Il ragazzo inquietante poi ricambia la cortesia e invita Farrell a casa sua, e sua madre vorrebbe farselo in tutte le salse ma si limita a succhiargli una mano (per motivi che non vi sto a spiegare).

    I cazzi continuano e peggiorano, ma peggiorano di brutto fino all`epilogo improbabile. Appunto, improbabile come nelle tragedie greche che hanno popolato gli incubi di quando ero un giovane liceale.

    Comunque, raga, la Kidman nuda, 51 anni, è da standing ovation, l`unica certezza della serata.

  • Respiri

    18/06/2018 di Luca Tavecchia

    Vedi che in sala c`è un thriller italiano, beh, ti ci butti dentro, anche perché pensi che è dai tempi de "Il nascondiglio" di Pupi Avati che non vedi un bel thriller italiano di cui sentivi personalmente il bisogno.
    Peccato che il film faccia davvero cagare, recitato come neanche in una compagnia teatrale dell`oratorio più scalcagnato della bergamasca, con una storia davvero risibile, un livello di suspense che neanche Topo Gigio. 

    La cosa più bella del film sono le labbra di Eva Grimaldi, gonfiate al punto che potrebbero essere scambiate per un`imbarcazione che trasporta profughi che scappano da una guerra.

    Fortunatamente dura solo 90 minuti.

  • Il giovane Karl Marx

    18/06/2018 di Luca Tavecchia

    Film un po` lunghetto e non particolarmente brioso ma davvero ben fatto, dove si narrano gli esordi filosofici e letterari di Marx, con digressioni mai noiose anche nella sua vita privata, dal tenero e sincero amore con la moglie Jenny von Westphalen, nobildonna tedesca, fino all`amicizia fraterna con Friedrich Engels.

    Toccante anche l`incontro e il rapporto con Bakunin, del quale comunque sottolinea le distanze culturali.

    I padroni erano davvero cattivi e attenti al solo profitto, i lavoratori erano davvero schiavi. Un po` come adesso, mutatis mutandis.

    Ma quelli, almeno, erano bei tempi, perché la rivoluzione ancora la si sognava ed era lì lì per venire.

    Oggi la rivoluzione è morta e sepolta già da un pezzo.

  • Tito e gli alieni

    12/06/2018 di Luca Tavecchia

    Ecco, vi dovesse venire in mente di andare a vedere questo film, lasciate perdere, a meno che non sia il pretesto per limonare duro con la tipa che avete invitato.

    Mastandrea è molto bravo, fa sorridere nel suo ruolo un po` depresso, ma non è una novità che sia un gran figo. La regista invece andrebbe rinchiusa per evitare che faccia altri danni.

    Film sgangherato ed escatologico, un po` lo segui, un po` ti sforzi, ma alla fine ti addormenti.
    Se invece il film non lo trovate più nelle sale, ecco, il motivo c`è ed è valido.

  • Hotel Gagarin

    07/06/2018 di Luca Tavecchia

    Entro a scatola chiusa in un cinema di periferia, dopo averlo rimandato a lungo (e infatti non è quasi più in programmazione da nessuna parte), senza sapere nulla della storia ma attratto solo da Claudio Amendola, Luca Argentero e Giuseppe Battiston, tre strafighi, ognuno a modo suo.

    E capisci dopo pochi minuti che sei davanti a un film tenero, poetico, divertente, sognatore, strampalato, a un film della madonna, insomma.
    Poi nel frattempo ti accorgi che vuoi sposare Silvia D`Amico che fa la zoccola (magari è solo un`infatuazione, boh, vedremo), che nelle vesti di un europarlamentare cialtrone c`è Simone Colombari (meravigliosa spalla di Lillo e Greg nella trasmissione radiofonica 610), che il produttore truffaldino del film da girare è un favoloso Tommaso Ragno (mai sentito prima), è che c`è qualcosa che ti piace, che hai già visto da qualche parte, qualcosa che ti ha segnato tanto tempo fa, e poi scopri che le analogie con quel capolavoro dedicato alla fuga che è "Mediterraneo" sono evidenti, non banali, geniali, e ti dici "dai, hai fatto bene a investirci 9€". Tanto love, zero spoiler.

  • Dogman

    22/05/2018 di Luca Tavecchia

    Il motivo principale per cui val la pena spendere due spiccioli per il biglietto si chiama Marcello Fonte. Piccolo, sfigatino, piuttosto insignificante, brutto quasi Carlo Delle Piane (a cui un po` assomiglia anche la voce), ma con una capacità espressiva che pure a Cannes se ne sono accorti, e il suo discorso di ringraziamento quando l`hanno premiato, così imperfetto e ciancicato, è stato candido e emozionato, così come il suo sorriso.

    Tratto da una storia vera, ambientato a Castel Volturno invece che alla Magliana, il film è scarno ed essenziale, crudo, a tratti scorre poco, ma le facce, se ti piacciono quelle facce di perfieria, quelle facce di borgata, valgono l`altra metà del film.

    Il canaro, che campa lavando e toelettando i cani del quartiere, vive una realtà piuttosto disagiata, ma ci sta bene, si è ritagliato il suo spazio, gli piace, non gli pesa, anzi è contento di essere amato nel suo quartiere, anche se spesso ha le mani sporche di affari poco leciti. Ma l`amicizia con Simoncino (un Edoardo Pesce dalle dimensioni ciclopiche) gli farà vedere i sorci verdi. Marcello è buono bravo e gentile, ma non fatelo incazzare.

    Molto bella anche l`interpretazione di Francesco Acquaroli, il Samurai di Suburra.

  • Parigi a piedi nudi

    22/05/2018 di Luca Tavecchia

    "I francesi sono così depressi che quando non fanno film depressi fanno delle cagate tipo questa".

    Film strampalato, con attori strampalati è una storia strampalata.

    Fiona, una tipa allampanata, sensuale come un lampione stradale e con dei piedi che sembrano catamarani, parte dal Canada per aiutare e cercare la nonna Martha, un po` matta, che teme di finire in un ospizio.

    Conosce così Dom, un clochard che vive ai piedi della Tour Eiffel, e anch`egli con dei piedi che lasciamo stare, e si innamorano.

    Un po` Jacques Tati, un po` Pingu, un po` cartone animato, film decisamente surreale adatto a esperti del settore.

  • Loro 2

    17/05/2018 di Luca Tavecchia

    Beh, la noia è garantita, anche se la fotografia di Bigazzi e la mano di Sorrentino, insieme alla bravura stratosferica di Toni Servillo, rendono questa pellicola decisamente migliore di Loro1.

    Kasia Smutniak-Nicole Minetti, bravissima come non mai, è una patagnocca da paura.

    Qui Scamarcio-Tarantini e Bentivoglio-Bondi hanno ruoli minori, così come la Elena Sofia Ricci-Veronica Lario.

    La prima parte è financo divertente, nella seconda si sonnecchia, ma il finale con il post terremoto di L`Aquila è meraviglioso per pathos, drammaturgia, fotografia, scenografia.

    Menzione speciale a Max Tortora, regista-zerbino della scuderia, che deve girare Congo Diana, e non ha voce in capitolo neanche per andare a fare due gocce.

  • Youtopia

    03/05/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, mancano i soldi, la casa è ipotecata, han venduto pure la macchina, e figlia (e madre milf) prima fan vedere le zinne via web per raccattare un po` di soldi. Che comunque non bastano. Allora la ragazzina mette all`asta la sua verginità.

    Alessandro Haber morbosamente disgustoso.

    9€ che era meglio perderli in un tombino che spenderli per `sto film. Durante il quale, comunque, ho dormito.

  • ready player one

    03/05/2018 di Luca Tavecchia

    Siamo più o meno nel 2050 in un mondo (completamente virtuale e pieno di avatar) denominato Oasis, creato dall`ormai defunto James Hallyday, che non è che schiatta e basta, no, vuole creare una competizione più che caotica per trovare 3 chiavi nascoste per ereditare la suaazienda miliardaria.

    Un casino pazzesco che ti impedisce, come tuo diritto, di fare un pisolino mentre accompagni figlio e amichetto. 

    Comunque il film è bello perché nella colonna sonora c`è Stand On It di Bruce Springsteen.

  • Loro 1

    27/04/2018 di Luca Tavecchia

    Bellissimo. Spoilerone.

    Allora, prima scena: villa in Sardegna, muore una pecora di freddo, a causa dell`aria condizionata troppo bassa.

    Poi nella seconda scena c`è Scamarcio (Tarantini) che tira di coca, si scopa una da dietro, e c`è un giro di appalti e mignotte. Poi, a seguire, dei gran puttanoni, coca che sembra Natale, e gente che scopa, tra cui Bentivoglio (Bondi) che si ingroppa la moglie di Tarantini. Poi cambia un po` la solfa, e scorrono fiumi di coca, mignotte come se piovesse, e gente che tromba. Più avanti invece ci sono dei troioni che la danno via come il pane pur di conoscere Lui, coca e narici, sesso e metretrici. Fortunatamente il film cambia registro, e si vede gente che tromba mentre si fa di coca su dei gran barconi di lusso.

    A un certo punto compare Servillo (Silvio), e quantomeno si sorride per il suo modo patetico di riconquistare l`amore e la fiducia della disillusa Elena Sofia Ricci (Veronica), con gioielli, canzoni di Apicella e pure una Domenica Bestiale con Fabio Concato in carne e ossa.

    Cast eccezionale, sesso anche Lesbo eccezionale, interpretazione eccezionale (anche della pecora).

    La cosa triste è che è tutto vero. Da "Parigi val bene una messa" a "un appalto val bene una troia" il passo è breve.

  • Escobar - il fascino del male

    24/04/2018 di Luca Tavecchia

    Se non fosse per la recitazione macchiettistica di Javier Bardem, se non fosse che pure la Cruz ha perso un sacco di punti, se non fosse che il doppiatore di Bardem probabilmente era in passato un doppiatore di film porno, se non fosse che se hai visto Narcos su Netflix ... eh, buonanotte al secchio, tutto il resto ti sembra una merda, se non fosse che Bardem così imbolsito non si può vedere, se non fosse che Pablo Emilio Escobar Gaviria ogni tre secondi continua a ripetere "Ahi Maria", "Ahi Maria", "Ahi Maria" che a un certo punto ti aspetti che sbuchi fuori Rino Gaetano a dire "Chi mi manca sei tu!",  se non fosse che in una delle ultime scene Pablo telefona alla moglie tutto sporco del pomodoro degli spaghetti, se non fosse che in due ore, beh due ore per raccontare una vita e una carriera così complessa sono un po` poche, se non fosse che è stata una bella rottura di coglioni, sarebbe stato anche un film carino.

  • Io sono Tempesta

    17/04/2018 di Luca Tavecchia

    Cazzo, Marco Giallini, Elio Germano, Daniele Luchetti. Sono un uomo dal facile entusiasmo, lo so, e l`avevo già bollato come "film del decennio". Numa Tempesta, affarista e faccendiere che non ha un conto corrente ma un fondo, talmente solo che vive, solo, nel suo albergo molto retrò, che per non finire in galera è costretto all`affidamento ai servizi sociali, a fare volontariato in mezzo ai poracci de Roma, a cui lava la schiena, a cui serve i pasti, a cui dispensa abiti puliti, a cui pulisce i bagni.

    Ma i poracci cominciano a provare invidia, e lui inizia una captatio benevolentiae nei loro confronti affinché le sue quotazioni presso la responsabile del centro di accoglienza salgano, e l`affidamento ai servizi sociali possa finire prima del tempo per buona condotta e buona empatia, che gli affari in Kazakistan lo attendono.

    Beh, il mio amico Francis, musicista e filosofo, poche ore prima mi aveva avvisato: film deludente. Ma le aspettative erano alte, e alla fine posso dirlo: caro Francis, film davvero deludente. Un grande potenziale evaporato così, in una nuvola rossa (lo so, non è mia.).

    Tolti i primi 20 spassosissimi minuti, resta una fiaba, anche un po` mal confezionata, talvolta noiosetta, che finisce un po` così.

    Marco Giallini che più Giallini non si può.

    Elio Germano poco distinguibile da Ricky Memphis, dice il mio amico Carlo, imprenditore e filosofo.

    Il più grosso mah del primo semestre 2018.

  • The silent man

    17/04/2018 di Luca Tavecchia

    Oooooooh, finalmente una bella spy-story con un redivivo Liam Neeson..

    La storia è nota, per non dire arcinota, quindi non soggetta a spoiler. Il caso Watergate, quella merda di Nixon e il Vietnam, l`Fbi, Woodward e Bernstein, talpe, insabbiamenti, "gola profonda".

    Ma l`ostinazione di Mark Felt, vicedirettore e 30 anni in Fbi, è eroica, e poi sapete come va a finire.

    Film un po` buio, un po` claustrofobico, girato per lo più in fumosi uffici, ma bello e coinvolgente.

    Una piccola apparizione di Eddie Marsan ( il Terry Donovan della meravigliosa serie Donovoan vista su Netflix ) nelle vesti di un agente dei servizi, rende il tutto ancora più figo.

  • I segreti di Wind River

    13/04/2018 di Luca Tavecchia

    Ecco, se tiri fuori il paragone con "il silenzio degli innocenti", hai già pisciato fuori dal vaso, che non è una bella cosa.

    Poi è pure un bel film, un discreto thriller, belli paesaggi e fotografia, distese di neve che ti viene voglia di andare due settimane al mare, ma nel Wyoming non c`è il mare, ma solo tanta, troppa neve, boschi, e brutti ceffi stupratori e assassini di donne native. 

    Per fortuna poi arriva la giovane e carina agente dell`FBI che si fa aiutare nelle indagini da un cacciatore di predatori, con antenati nativi, un po` cow boy, un po` sniper.

    Carino, dai, si può fare.

  • A quiet place

    13/04/2018 di Luca Tavecchia

    Cagatone epocale il film di John Krasinski, un film dove nessuno parla, anzi, ognuno invita l`altro a non parlare ma a usare i segni dei sordomuti, dal momento che in famiglia c`è pure la figlia sordomuta, oltre mamma, papà, fratello e fratellino. Insomma, nessuno fiata, perché il paese è infestato da orribili mostri ciechi e rapidissimi che non appena sentono un rumore si avventano sul malcapitato divorandolo.

    L`unica cosa davvero meritevole del film è quando lui e lei, condividendo un`auricolare ciascuno dell`i pod, ballano sulla più bella canzone d`amore degli anni 90, #HarvestMoon di #neilyoung. 

    Per il resto, andate a cagare.

  • Io c`è

    09/04/2018 di Luca Tavecchia

    Piacevolissima commedia leggera, con tre attori davvero bravi, la Buy in un ruolo stranamente non ansioso e ansiogeno, Battiston... beh, Battiston chevvelodicoaffare, e un per me assolutamente straordinario Edoardo Leo. 

    Leo nella vita ha fatto il cazzone, sperperando buona parte della sua fetta di eredità (a differenza della sorella Buy), ma gli resta `sto bed and breakfast che però non rende perché oberato dalle tasse.

    E anche Edoardo Leo, come il 97,8% delle persone che conosco, si è chiesto: "perché io le tasse le devo pagare, e le strutture della Chiesa Cattolica no, basta avere una cappella in un resort, e alle tasse gli fai un bel ciaone??".

    Allora inventa una religione, l`Ionismo, ruba i fedeli alle stronzissime suore dirimpettaie, arrivano nuovi fedeli che chiedono nuove risposte, perfino i miracoli (da applausi Massimiliano Bruno, e da applausi per quanto è gnocca pure la Giulia Michelini) ... 

    "Le religioni sono come le favole che ci raccontavano da bambini, non importa che siano vere o false, l`importante è che ci facciano sentire sereni".

  • Contromano

    05/04/2018 di Luca Tavecchia

    Questo film mi ha dato sostanzialmente due belle sensazioni.

    La prima è stata che sono stato l`unico nel multisala Oxer di Latina (ero là per questioni di cui non voglio ammorbarvi) a riconoscere, non senza giubilo, la Teresa e il Giuànn dei Legnanesi, al secolo Antonio Provasio e Luigi Campisi, che interpretavano i due storici baristi costretti a a vendere l`attività agli egiziani.

    La seconda bella sensazione è stata l`interpretazione di Albanese, straordinaria per tutto il film.

    Ma se togli Albanese, all`osso resta attaccato poco o niente. 

    Nei primi 20 minuti si sorride parecchio, poi la storia diventa banalotta e prevedibile, manca il mordente iniziale, Alex Fondja non passerà certo alla storia per la sua capacità interpretativa, mentre la Aude Legastelois passerà alla storia perché piuttosto gnocca.

    Albanese regista mi ha detto piuttosto poco, ma sono rimasto piacevolmente sorpreso dalla sua recitazione, un po` malinconica e tutto sommato discretamente divertente (fortunatamente non è più la macchietta di Alex Drastico o di Epifanio). Poi, quando la storia ha cominciato ad aver poco da dire, anche lui ne ha risentito...

  • Tonya

    03/04/2018 di Luca Tavecchia

    Beh, mai avrei pensato di riuscire a reggere 2 ore di film su una pattinatrice.

    E invece è stato un film avvincente, meravigliosamente ironico e graffiante, scritto bene e recitato benissimo, con un mix  davvero godibile che alterna interviste ex post, il film stesso, ammiccamenti e confessioni direttamente allo spettatore, con un ritmo che sembra non calare mai.

    La Margot Robbie, oltre a essere davvero carina pur nella orribile pettinatura anni 90, sembra scivolare sul ghiaccio con una leggiadria impressionante.

    La storia è nota e tristemente vera. Tonya Harding cresce con una madre anaffettiva e dispotica, che ogni due per tre la mena. Nel frattempo cresce, diventa sempre più brava sui pattini, e finisce per sposare un mezzo psicopatico che, guarda un po`, non fa altro che menarla.

    Ma Tonya è un personaggio anticonvenzionale, che piace poco alle giurie perché decisamente sopra le righe, perché balla su brani degli ZZ Top, perché si confeziona da sé i costumi per gareggiare, perché fuma, perché la cosa più gentile che riesce a dire è "succhiami il cazzo", perché non è la faccia che l`America vuole vedere.

    Finché, in combutta col marito, fa gambizzare la fortissima avversaria, cosa che le costerà la carriera.

    Colonna sonora davvero super, dai Supertramp ai Dire Straits, dai Fleetwood Mac ai ZZ Top, da Doris Day ai Siouxie and the Banshees.

    Bravi tutti.

  • Hostiles

    30/03/2018 di Luca Tavecchia

    Voleva essere un moderno western, in cui si snoda la vicenda di uno spietato ufficiale che deve attraversare gli Stati Uniti dal New Mexico al Montana, per scortare, per ordine del Presidente, l`odiato e spietato (e in fin di vita) Falco Giallo per permettergli di morire nella sua terra. 

    Film a tinte malinconiche, con agguati, stragi, sentimenti contrastanti, odio, perdono, dignità, vendetta.

    Ma se togli paesaggi e fotografia incantevoli, non resta che una leziosa pugnetta lunga 127 minuti.

  • Oltre la notte

    23/03/2018 di Luca Tavecchia

    "Un crescendo emotivo" mi sembra francamente esagerato.

    "Un thriller affascinante", ma anche no, dai.

    "Attuale, coinvolgente, molto emozionante", eh un po` sì, anche se il "molto emozionante" è eccessivissimo.

    "Fatih Akim torna alla sua ispirazione migliore", boh, è il suo primo film che vedo, non saprei.

    "Interpretazione straordinaria di Diane Kruger", decisamente sì, davvero brava.

    Spoiler

    +

    +

    +

    Per il resto nulla di così memorabile, a parte i

    neonazisti di Alba Dorata che saltano in aria

  • Maria Maddalena

    23/03/2018 di Luca Tavecchia

    Gran bel film, non c`è che dire.

    Un po` lento, ma mai noioso, due ore che scorrono agevolmente.

    Meravigliosi primi piani, che comunicano più di mille parole.

    Intense e coinvolgenti le interpretazioni di una strepitosa e bellissima Rooney Mara, e di Joaquin Phoenix.

    Giuda che fa la parte del rimbambito l`ho capito poco, ma è un limite mio.

    Evitabile la scena in cui Gesù, dopo aver ridato la vista al cieco, cadeva spossato come Giucas Casella a Domenica In.

  • Vengo anch`io

    19/03/2018 di Luca Tavecchia

    Finalmente un film italiano comico, di quella comicità spiazzante e un po` assurda di cui sentivo la mancanza dai tempi di "Boris-La serie"..

    Nuzzo e Di Biase, da anni al fianco di Enrico Vaime e Neri Marcorè in "Black Out" su Radio 2, sono davvero bravi in questo loro primo film. 

    Non passerà certo alla storia, però quantomeno si vede una cosa innovativa e divertente.

  • Omicidio al Cairo

    19/03/2018 di Luca Tavecchia

    Quale istinto masochista mi abbia spinto a vedere un thriller egiziano, francamente, non me lo so spiegare. Forse non se lo sa spiegare neanche il mio psichiatra. Chiederò.

    Sta di fatto che un film egiziano, con i suoi attori egiziani, il suo ritmo egiziano, le sue musiche egiziane, i suoi 110` egiziani, è roba che dovrebbe essere materia di approfondimento al Tribunale dell`Aja.

    Sullo sfondo della nascente Primavera Araba un poliziotto corrotto non ci sta all`insabbiamento delle indagini di un omicidio della cantante supergnocca che teneva in scacco, con foto compromettenti, il politico emergente. 

    Ci sarà un motivo per cui questo film ha una distribuzione estremamente limitata? O vogliamo chiamarlo "di nicchia/d`essai/moltoparticolare/difficilmentevisibilealtrove?"

  • Quello che non so di lei

    16/03/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, dai, proprio un film memorabile direi di no, anzi, piuttosto prevedibilotto nonostante la marcata (e poco riuscita) ricerca della suspence.

    Il dato positivo è la gradevolissima presenza di due belle attrici, la milfona scrittrice in crisi di ispirazione e devastata da insicurezza, ansia e attacchi di panico, Emmanuelle Seigner (nonché moglie del regista, l`84enne Roman Polanski... mica pirla il Roman...), e la gnoccolona Eva Green, che in maniera ossessiva e morbosa, vuole diventarne segretaria e alter ego.

    Una ha il panico da foglio bianco, l`altra fa la seduttiva piuttosto sado, un po` cucciolotta e molto dominatrice.

    Film trascurabile, con una storia perversa e malata che, nonostante un finale meno scontato del previsto, resta comunque poco convincente.

  • Lady Bird

    05/03/2018 di Luca Tavecchia

    Film più che godibile, protagonista una molto carina Saoirse Ronan nella parte di un`adolescente irrequieta e piena di entusiasmo di Sacramento, città piatta e noiosa, che sogna di andare al college a New York. Ma la famiglia non se la passa bene: il padre, buono come il pane, dignitosamente depresso, ha perso il lavoro. La madre, un`infermiera di psichiatria, costretta a fare spesso i doppi turni per far quadrare il difficile bilancio familiare, vorrebbe vedere la figlia perfetta, e l`esuberante Ronan che invece vorrebbe essere amata e apprezzata dalla madre per quello che è.

    E nel frattempo le prime cotte, le prime delusioni, il rapporto non sempre agevole con i compagni di classe di una scuola cattolica che frequenta con poco entusiasmo, ad eccezione del corso di teatro.

    Decisamente un film gradevole, a tratti anche divertente e dirompente.

    Brava la regista, Greta Gerwig, a raccontare la propria adolescenza in questa sua opera prima.

  • Il filo nascosto

    05/03/2018 di Luca Tavecchia

    Il regista è uno che, indubbiamente, sta molto male, e ci confeziona un film in cui, nonostante a malapena intravedi un capezzolo dalla sottoveste di raso della brava Vicky Krieps, una sfrenata morbosità e una patologica ossessività si intrecciano per ben centotrenta minuti dicasi centotrenta (130).

    Film claustrofobico, nella seconda parte discretamente assurdo, con un finale da neurodeliri.

    Daniel Day Lewis, comunque, è invecchiato molto bene.

  • The party

    19/02/2018 di Luca Tavecchia

    "Irresistibile" (La Repubblica)

    "Scoppiettante" (Il Foglio)

    "Un manuale di humour britannico" (My Moves)

    "La miglior commedia dell`anno" (Vogue)

    Sicuramente si riferiscono ad un altro film, non a questo.

    Un party per festeggiare il neo incarico ministeriale di Janet (che passa la serata a chattare con l`amante).

    Arrivano gli invitati: due lesbiche che diventeranno madri di tre gemelli, Tom (uno spento Cillian Murphy) cocainomane uomo del mondo della finanza, un`altra coppia con lui, Gottfried (Bruno Ganz) che fa il naturopata, sempre bastonato dalla moglie ogni volta che apre bocca. 

    Poi a un certo punto Bill, il marito della festeggiata, fa una rivelazione sconcertante, e capisci il perché della sua aria stralunata e strampalata.

    Davvero un bel film di merda,  meno male che durava solo 71 minuti.

    Non avrei retto un minuto in più.

    Bella la colonna sonora, tra cui Bo Diddley e Ibrahim Ferrer.

  • Ore 15:17 - Attacco al treno

    19/02/2018 di Luca Tavecchia

    Beh dai, dopo The Sniper vuoi non vedere l`ultimo di Clint Eastwood, basato anch`esso su una storia vera, con - come attori - i veri eroici protagonisti di quell`attentato sventato con enormi dosi di coraggio, preparazione e forza fisica?

    Bene. Il film dura un`ora e 36 minuti, e per un`ora e 15` vedi `sti tre ragazzi a partire dalle scuole elementari, poi li vedi alle scuole medie, i rapporti difficili coi genitori, poi si separano, poi la scuola militare per andare in guerra a salvare vite umane (???), restano in contatto su Skype, poi organizzano un bel viaggio per visitare l`Europa in treno, si fanno selfie a tutto andare, i gelati ai frutti di bosco - menta e cioccolato - nocciola ("questo è il gelato migliore di Venezia"), la visita al Colosseo a Roma dove si mangia una pizza che mmmmmhhh com`è buona,  e poi il vecchio fricchettone di Amsterdam, la birreria in Germania, e Gesù Giuseppe e Maria e tutto l`Amordiddio.

    Poi restano 16 minutini per vedere ciò di cui parla il titolo del film.

  • La forma dell`acqua

    16/02/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, siamo negli anni `60, e in un laboratorio scientifico di Baltimora lavora come signora delle pulizie Elisa (che tutti i giorni a casa fa il bagno e si sgrilletta simpaticamente la passera come se non ci fosse un domani), che è muta. 

    In questo laboratorio arriva un bel giorno un silurone con gli oblò, che contiene una specie di uomo rana, brutto come la fame ma sensibile al sentimento che Elisa prova per lui.

    Viene tenuto incatenato in una specie di piccolo delfinario. 

    Ovviamente i due si innamorano e scappano, ma il cattivo Strickland non può lasciar fuggire il ranocchione.

    Altro non vi dico, se non che questo capolavoro ha vinto il Festival di Venezia e il suo regista, Guillermo del Toro, probabilmente, vive in un Ospedale psichiatrico in qualche parte remota del mondo.

    Candidato a 13 premi Oscar.

    Poi la gente si lamenta de Lo Stato Sociale che arriva secondo a Sanremo. Ma fatevi curare insieme a Guillermo del Toro...

    Il film dura due ore, ma c`è di buono che una l`ho fortunatamente dormita tutta.

  • The post

    13/02/2018 di Luca Tavecchia

    Per non essere approssimativo, e quindi poco credibile nel mio giudizio, sono andato a vedere questa bellissima spy story di inchiesta giornalistica sulla pubblicazione dei Pentagon Papers sulla guerra in Vietnam, ben due volte.

    La prima volta ho dormito.

    La seconda pure.

    Ergo: il film fa dormire.

    Poi, percaritadiddio, va bene Tom Hanks, va bene Meryl Streep, va bene Steven Spielberg, ma il film fa francamente dormire.

    Poi, pure questo, è candidato pure al Paradiso, per cui di sicuro ho torto io.

  • Chiamami col tuo nome

    08/02/2018 di Luca Tavecchia

    Qui si spoilera, occhio.

    Senti un gran parlare di questo film e di Luca Guadagnino, che in un giorno di assenza di impegni lavorativi decidi di provare a vedere di che si tratta.

    Uno studente americano di archeologia,  il 24enne Oliver, viene ospitato da un professore archeologo italiano per un dottorato. Il professore ha un figlio 17enne, Elio.

    Nel primo tempo entrambi giocano un regolare campionato.

    Nel secondo tempo, invece, il giovane Elio si invaghisce sempre di più di Oliver (che non si tira indietro, anzi) e decidono di fare la coppa.

    Poi arriva il momento del ritorno di Oliver negli Stati Uniti, e qui gran pianti del giovane pischello.

    Fino alla tragedia finale, quando l`americano, già tornato in patria, telefona alla famiglia italiana per annunciare il proprio matrimonio. Doppia tragedia, perché il padre (archeologo ellenista, quindi piuttosto incline alla materia)  prende a quattr`occhi il figlio in lacrime e gli dice quanto è stato fortunato ad avere un`esperienza così,  io alla tua età ci sono stato molto vicino ma purtroppo nisba, ecc ecc.

    Francamente un film inutile, a tratti fastidioso, ma è candidato a una dozzina di premi, per cui un motivo ci sarà. Motivo che a me sfugge, ma questo è normale.

  • Made in Italy

    26/01/2018 di Luca Tavecchia

    Stefano Accosi, il solito figo.

    Kasa Smutniak, la solita figa, con la I.

    Per il resto una pugnetta senza precedenti, un trituramento di coglioni E P O C A L E.

    Del resto Ligabue da 30 anni fa la stessa canzone,  non poteva certo tirar fuori dal clindro un cazzo di film migliore.

    E pure la colonna sonora è di Ligabue, con una bella dose di autoreferenzialità.

    A me Ligabue, da 1 a 10, sta sul culo 86, pensa te che bel paio d`ore ho passato.

    Avevo un biglietto omaggio, diciamo così.

  • L`uomo sul treno

    26/01/2018 di Luca Tavecchia

    Allora, Liam Neeson, uomo della middle class, viene improvvisamente licenziato dal suo capo. Mentre, tutto abbacchiato e umiliato, fa ritorno a casa in treno, viene avvicinato da Vera Farmiga che gli propone di individuare su quel treno di pendolari l`unico non pendolare, in cambio di 100mila eurozzi.

    Lui accetta, non senza titubanza, ma si accorge di essere finito in un gioco più grande di lui, volto a far fuori il possessore di una prova incriminante di un crimine di corruzione.

    Film completamente inutile, girato quasi interamente su un treno, che deraglia, sferraglia, decolla, la cosa meno credibile che io abbia visto negli ultimi 7 anni, lotte furibonde nei vagoni dove teste vengono sbattute contro i finestrini (ma avete presente quanto sono spessi i finestrini di un treno???), frantumandoli e senza nemmeno un graffio sulla fronte. Una porcheria colossale.

    L`unica cosa apprezzabile del film è il pacchetto maxi di Dixie che mi ha fatto compagnia.

  • Ella e John

    23/01/2018 di Luca Tavecchia

    Eh, cavolo, Virzì sì che non ha dimenticato come si fanno dei gran bei film...

    Un film intenso, tenero, amorevole, fatto di grandiosi primi piani e di straordinaria recitazione, con un Donald Sutherland a tratti commovente.

    Una storia di per sé tristerrima, lui affetto da un grave deficit della memoria, lei allo stadio conclusivo di un cancro, decidono di riesumare il loro vecchio camper per partire per un`ultima vacanza, con buona pace dei due figli terrorizzati dalla spregiudicata iniziativa. E tra pillole da ingerire, terribili gaffes da gestire, tentativi di rapina da affrontare, diapositive di una vita intera da riguardare, vecchi rivali in amore a cui sferrare l`ultimo colpo, affiora fino ad esplodere, con estrema e delicata
    tenerezza, tutto l`amore che una coppia può vivere.

    Virzì non ha smesso un attimo di emozionare e intenerire, aiutato sicuramente da due attori in splendida forma.

    Colonna sonora molto fricchettona: da Carole King (It`s too late), a Iggy Pop (Really wild child), a Janis Joplin (Me and Bobby McGee), ai Chicago (If you leave me now), a David Crosby.(Laughing).

  • L`ora più buia

    22/01/2018 di Luca Tavecchia

    In realtà il titolo iniziale era "Le due ore più buie", perché il film dura effettivamente due ore, è un film a colori ma nemmeno te ne accorgi, ed è di una noia che un funerale alle 2 del pomeriggio in una giornata di luglio ti invoglia di più. Poi, per non scoraggiare il pubblico, le due ore sono diventate una.

    La vicenda è nota. Hitler fa il birbante in Europa, l`Inghilterra deve decidere se soccombere o reagire, c`è pure la nota questione di Dunkirk in ballo, e il peso politico della decisione sta sulle spalle di Gary Oldman, molto bravo a interpretare un Churchill sempre col sigaro in una mano e il bicchiere nell`altra, e il suo famoso mumbling (quel borbottamento continuo).

    Per il resto poca roba, peccato perché mi sembrava una vicenda dal grande potenziale, depotenziata definitivamente dal viaggio in metropolitana verso la fine.

    Io ci metto un grosso Mah.

  • Benedetta follia

    18/01/2018 di Luca Tavecchia

    Se hai visto il trailer, ecco, è sufficiente.

    Se il trailer ti fa fatto sorridere, ecco, è sufficiente.

    Perché Verdone sono oltre 30 anni che non fa un film divertente. 

    Si potrebbe discutere se Verdone fa film comici, o commedie dove rappresenta uno spaccato del Paese. A me poco importa: anche questo film mi ha fatto cagare. Pirla io che ci sono andato, sia chiaro.

    Potrebbe accontentarsi di realizzare ogni 2/3 anni un minicortometraggio della durata variabile dai 4 ai 6 minuti dove esibisce facce, espressioni, gli occhi che si alzano al cielo, cose così, punto. Titoli di coda.

    Invece si ostina a fare film inutili, con trame risibili, e meno male che la scena finale della lap dance della Ilenia Pastorelli ( bravissima a fare la coatta) ha evitato violente sommosse di proteste in sala. Un bel paio di chiappe salverà l`Italia.

  • Morto Stalin se ne fa un altro

    16/01/2018 di Luca Tavecchia

    Film decisamente ironico, grottesco, divertente, dissacrante, cinico, dove emergono le parti peggiori di ciascun protagonista.

    Perché il protagonista non è il Baffone, che viene lasciato morire per paura di epurazioni, ma è il suo Politburo, popolato da personaggi sadici, vanitosi, infidi e perfidi, il compagno Berjia (capo della polizia segreta), Simon Russell Beal, su tutti.

    La faccia e l`interpretazione di Steve Buscemi, nella parte di Krusciov, sono da standing ovation.

    Un film da non perdere, dove si ride davvero, e dove l`ironia e il sarcasmo si mescolano al vero terrore che si viveva quotidianamente in quegli anni in Urss.

  • Tre manifesti a Ebbing, Missouri

    15/01/2018 di Luca Tavecchia

    "Scritto e interpretato magnificamente"

    "La pellicola che i Coen si sognano di fare da anni"

    "Coraggioso e sfacciato"

    "Divertente, brutale, e bello da togliere il fiato"

    Tanto per cominciare, sgombriamo il campo da ogni possibilità di equivoco: "Tre Manifesti a Ebbing, Missouri" non è un bel film, ma è un film assolutamente me-ra-vi-glio-so.

    Per una volta le microrecensioni sulla locandina sono perfino tiepide e non rendono l`idea di che razza di film ti stai per trovare davanti.

    120` di humor alla F.lli Coen (la straordinaria Frances McDormand, guarda a caso, è la moglie di Joel), di drammi, malattie, relazioni fallite, bigottismo, razzismo, coraggio, ogni personaggio è costruito e delineato in modo perfetto (ma che bravo è Woody Harrelson??), e ognuno ha la sua possibilità di riscatto, o redenzione, anche il più stupido poliziotto (super interpretazione di Sam Rockwell), anche il nano dal cuore d`oro, che in fondo, un po`, ci credeva...

    Film incredibile, emozionante, mai un calo di tensione, mai una volta che ti viene da guardare l`ora, finisce come forse vorresti che finisse, o forse no, ma a quel punto non importa quello che sarebbe successo in Idaho, quello che hai vissuto in quelle due ore è stato sufficiente, ti ha (in)segnato molto, ed è questo quello che conta.

    Colonna sonora super, da Townes Van Zandt, ai The Four Tops ( Walk Away Renee), a Joan Baez (The night they drove old dixie down)...

     Un film pazzesco.

  • Il ragazzo invisibile - seconda generazione

    09/01/2018 di Luca Tavecchia

    Due sono gli aspetti positivi di questo film. 

    Il primo è che siamo ancora nella prima quindicina di gennaio del 2018, e credo di aver già visto il peggior film dell`anno, ma veramente un film di merda, che - francamente - che cosa sia successo a Salvatores non me lo so spiegare. Anche Springsteen ha fatto BORN TO RUN, DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN  e THE RIVER, cioè tre supercapolavori (come potrebbe essere la trilogia Marrakesh Express, Turnè e Mediterraneo per Salvatores...), e sarebbe stupido pretendere che ogni ulteriore disco nuovo sia pari o superiore ai precedenti. 

    Ecco, diciamo che la più grande ciofeca springsteeniana del 2009 WORKIN` ON A DREAM, se il paragone vale, rispetto a questo film di Salvatores sembra un capolavoro.

    Il secondo dato positivo è la colonna sonora: "Behind Blue Eyes" degli Who, "Perfect Life" di Steven Wilson, "First Day of my Life" di Bright Eyes, "Just Breathe" dei PJ,, "Wouldn`t It Be Nice" dei Beach Boys, l`Overture del Barbiere di Siviglia, "Rain, in your Black Eyes" di Ezio Bosso, "Witches! Witches! Rest Nowe in the Fire" dei Get Well Soon, "Lilac Wine" di Jeff Buckley, la Madama Butterfly della Callas, "Turning to Rust" di Ciaran Lavery e "Final Masquerade" dei Linkin Park.

    Il grosso (ma molto grosso!) problema è che tra un brano e l`altro Salvatores si è incaponito a metterci anche delle scene: bastava una playlist su Spotify, e il risultato era sicuramente più apprezzato. Della storia non vi dico nulla, non perchè io abbia dormito, ma perchè fa veramente cagare.

  • Tutti i soldi del mondo

    08/01/2018 di Luca Tavecchia

    Puoi forse pensare che la storia di uno dei rapimenti più celebri mai accaduti, ad opera della malavita calabrese, del nipote viziatello dell`uomo più ricco (John Paul Getty) della galassia sia un film noioso, dove non succede nulla o quasi, grottesco, doppiato all`oratorio di Binzago, recitato che neanche alla festa di fine anno di tuo figlio all`asilo?

    No, certo che non lo pensi, ti fidi dei nomi, Ridley Scott sopra tutti, e ti immagini un film avvincente, ricco di suspense, di colpi di scena, di drammi psicologici.

    Ecco, sappi che la scena più emozionante del film è quando uno dei rapitori va nel bosco a fare i suoi bisogni (quelli grossi, diciamo), a pochi centimetri dal carabiniere appostato, e poi ne segue una sparatoria (forse per l`odore, o perché il carabiniere si era offeso...).

    Oppure la scena del rapimento, quando il vecchio pulmino Volkswagen (il Fillmore di Cars, per intenderci) si avvicina al ragazzetto, si abbassa un finestrino e una voce chiede in finto-calabrese "sei tu Paul?", e alla risposta affermativa si apre il portellone laterale e il ragazzo che fa??? Ci si butta sopra! No, non oppone resistenza, ma fa uno zompo e aiuta i rapitori a rapirlo. Ma andate a cagare.

    Per il resto pensate a come spendere meglio 132 minuti della vostra vita.

  • Napoli velata

    05/01/2018 di Luca Tavecchia

    Non so perché o se sia un capolavoro, ma ci assomiglia tanto. Al punto che, per esprimere un giudizio, ho preferito vederlo due volte*.

    Un Ozpetek complesso e per nulla immediato è il regista di questo dramma dalle tinte fosche, popolato dal fantasma di quel figo pazzesco di Alessandro Borghi, il cui lungo primo piano finale, da solo, vale il prezzo del biglietto, così come l`iniziale scena di sesso con la Mezzogiorno.

    Una Mezzogiorno bravissima ma poco seducente (dal punto di vista dell`ormone), così come straordinaria è stata l`interpretazione di Peppe Barra e della sua napoletanità.

    Un film emozionale, spesso lento e macchinoso, ma che non ti lascia insoddisfatto. 

    L`ossessione che sfiora la pazzia,

    il Cristo Velato, e quello strafigo di Alessandro Borghi, fanno il resto.

  • Wonder

    04/01/2018 di Luca Tavecchia

    Iniziamo subito col mettere i puntini sulle i.

    È un`americanata, d`accordo, su questo non ci piove.

    È un film che dal 3° minuto, forse per i più scaltri anche prima, capisci che ci sarà un happy ending.

    È la commedia dei buoni sentimenti, non c`è alcun dubbio.

    Ma che razza di film stupendo sia, beh, non sono in grado di dirvelo... 

    Nasce Auggie, il secondogenito sfortunato della classica famigliola felice, una faccia ricostruita con 27 interventi chirurgici, e la madre (ma esiste donna più bella di Julia Roberts???) dedica la sua vita a crescerlo con un amore incredibile, non senza le difficoltà del caso, facendogli pure da maestra per tutte le elementari. Ma la Roberts, che oltre a essere la donna più bella del mondo è pure intelligente, capisce che `sto bambino (tra l`altro intelligentissimo e sensibilissimo) non può vivere costantemente - come in effetti fa - sotto il casco della Nasa per non mostrare il suo volto un po` inquietante, e decide di iscriverlo alla prima media, incontrando solo deboli resistenze del marito, il biondo del Crodino, Owen Wilson, che ha il legittimo timore che il figlio verrà fagocitato dal mondo.

    E tra professori in gamba, un preside coi controcoglioni, il sostegno della sua famiglia, compagni di classe un po` stronzetti ma non tutti, Auggie iinizia ogni giorno a vivere esperienze che lo fanno crescere, divertire, arrabbiare, fino a conquistare il cuore dei compagni (e sappiamo quanto i bimbi di 10 anni possano essere cinici e crudeli).

    La Roberts, che oltre a essere bellissima, intelligentissima, è pure bravissima, il piccolo Jacob Tremblay (complimenti ai truccatori!) e l`uomo del Crodino straordinari e ironici, il film strappa dei gran sorrisi (a proposito, ma esiste un sorriso più affascinante di quello di Julia Roberts???) e qualche lacrima non fatica a scendere, a meno che abbiate un cuore di pietra. E a proposito di Hearts of Stone, nella bellissima colonna sonora pure una Santa Claus is coming to Town cantata dal più grande performer di rock`n`roll del globo terracqueo, Mr. Bruce Springsteen.

    Un film straordinariamente bello, me lo hanno confermato anche mio figlio 13enne e il suo amico, in sala con me.

  • La ruota delle meraviglie

    28/12/2017 di Luca Tavecchia

    Gli ingredienti c`erano tutti: Coney Island con la sua spiaggia e la sua ruota panoramica, la meraviglia degli anni `50, gli amoreggiamenti rubati di nascosto in pomeriggi di acquazzoni estivi sotto il pontile della spiaggia, attori bravissimi e di prim`ordine, Pannofino che doppia Jim Belushi, la - come sempre - strepitosa scenografia di Santo Loquasto, la mafia che deve fare pagare l`onta di aver abbandonato il tetto coniugale alla bella fanciulla ex moglie del boss del racket, mancava una cosa sola: la STORIA.

    Ne esce una vicenda debole, una commedia sbadigliosa, senza mordente, che non riesce a strappare neanche un sorriso, un altro film dal grande potenziale che ti resta in mano come un Saten Franciacorta Gran Cuvée caldo e sgasato all`ora dell`aperitivo. 

    Poteva essere un capolavoro E P O C A L E, invece resterà uno dei suoi (ormai) tanti ultimi film che non passeranno certo alla storia. Del resto, 

    se ti trovi dietro la macchina da presa a fare un film, e senza penuria di mezzi, e non riesci a metterci due cazzo di idee in più...

    Forse dobbiamo prendere atto che la magia è finita, così come la magia di New York... 

  • L`insulto

    11/12/2017 di Luca Tavecchia

    Diciamo subito che il viso della 30enne libanese Rita Hayek vale da solo il prezzo del biglietto. E già questo è motivo di grande soddisfazione.

    E poi, L`insulto, è davvero un gran bel film, premiato con la coppa Volpi a Venezia.

    Un banale litigio, e conseguente offesa, tra un rognosissimo libanese e un palestinese buono come il pane, arriva in tribunale, dove, a causa del sempre più crescente can can mediatico, diventa un caso nazionale, dove questioni di geopolitica ti danno la conferma che nei paesi mediorientali la distinzione tra giusto e sbagliato affonda le radici in conflitti di cui è difficile risalire all`origine.

    Superbe interpretazioni, colpi di scena, ritmo mai calante, rendono questo davvero un gran bel film.

  • The big sick

    01/12/2017 di Luca Tavecchia

    Poteva essere una storia carina, dai risvolti discretamente comici e interessanti, quella che vede il pakistano trapiantato in america che fa innamorare la yenkee autoctona e divorziata, con i problemi legati alle tradizioni e alla cultura della famiglia di lui.

    Invece il film, 120`, non decolla, a malapena fa sorridere in tre o quattro scene, poi si inserisce il drammone, che nemmeno muove a compassione.

    Ridere, non fa ridere.

    Piangere, non fa piangere.

    Insomma, una mezza cagata.

  • Borg McEnroe

    27/11/2017 di Luca Tavecchia

    Il film, in sé, è carino, si lascia guardare, diciamo che l`entusiasmo è un`altra cosa...

    Interessante soprattutto la parte su Borg, metodico, ossessivo, scaramantico ai limiti della patologia. E questa imperturbabilità che gli è stata costruita attorno dal suo allenatore. 

    Il newyorkese, invece, non dà e non toglie nulla di quanto già saputo...

    Attori bravi, c`è pure un Gerulaitis molto monello e birichino.

    Durante il film, non è raro vedere spettatori dormire.

  • Gli sdraiati

    27/11/2017 di Luca Tavecchia

    Davvero un gran bel film, quello della Archibugi, non troppo drammatico, pur nei suoi toni drammatici, non troppo scanzonato, pur nei suoi toni scanzonati.

    Bisio, e qui sta il sorpresone, è straordinariamente bravo nel ruolo di padre separato (e lasciato), completamente in palla quando si tratta di gestire un figlio liceale, Tito, nella fase tardo adolescenziale (molto bravo `sto Gaddo Bacchini) e la tribù dei suoi amici...

    Incomprensioni generazionali, le appresnsioni e le debolezze di un padre, le "doppie regole" (quelle di mamma, a casa di mamma, quelle di papà, a casa di papà) che fanno svalvolare Tito (e babbo)

    Una menzione per Pinìn, il Cochi Ponzoni suocero di Bisio, amicone del nipote, amicone del genero, tenero e un po` cazzone.

    Davvero ben fatto, bella sceneggiatura, mai un attimo di noia, mai un attimo di banalità.

  • The place

    14/11/2017 di Luca Tavecchia

    Oh, c`erano tutti quelli che mi piacevano, Giallini, Mastandrea, Papaleo, Borghi, la Rohrwacher, pure `a Ferilli-beato chi s` `oo fa` il sofà...

    Però, cazzo, due righe di trama le vogliamo leggere prima di uscire di casa o no?

    No.

    E infatti l`inculata è dietro l`angolo. Genovese, dopo il successone di Perfetti sconosciuti, cosa cazzo gli viene in mente di trasporre su grande schermo la serie (vista per 1 puntata su Netflix e immediatamente abbandonata) The booth at the end???

    Mastandrea è una specie di dio, o diavolo, che sta seduto da mane a sera in `sto cazzo di bar, The Place appunto, e riceve personaggi improbabili che hanno richieste improbabili e a cui da soluzioni improbabili in cambio di prestazioni improbabili. E annota tutto in un`agenda grande come le Pagine Gialle.

    Una rottura di coglioni senza precedenti. €9,50 buttati nel cesso.

  • Una questione privata

    06/11/2017 di Luca Tavecchia

    L`ultimo film dei fratelli Taviani che ho visto è stato Fiorile, Anno del Signore 1993, e ricordo che ci andai con la mia antica fidanzata e che in sala dormii molto.

    Poi purtroppo i fratelli Taviani hanno solleticato la mia curiosità con un nuovo film, con la presenza di Luca Marinelli, gli occhi maschili più belli d`Italia, e con una storia tratta da Beppe Fenoglio.

    Allora vado a vedere Una questione privata, e d`improvviso ricordo perchè non ero più andato a vedere un film dei fratelli Taviani.

    Milton è un partigiano, innamorato della bella Fulvia. Solo che viene a sapere che la bella Fulvia la dava ad intendere anche a Giorgio, l`amico di Milton.

    Allora Milton, perso il lume della ragione, nel pieno della Resistenza, si mette a cercare Giorgio (tra l`altro catturato dai fascisti) per scoprire la verità.

    Drammone della gelosia, in un film discretamente spento.

  • La ragazza nella nebbia

    06/11/2017 di Luca Tavecchia

    Decidere di andare a vedere un film discretamente stroncato dalla critica che conta c`ha il suo bel perché.

    Se togli un Toni Servillo magistrale, non resta davvero molto altro. 

    Donato Carrisi vende milioni di libri, ma forse dietro la macchina da presa è meglio che lasci qualcun altro.

    E quando scopri, alla fine, l`assassino, ti viene da mandarli tutti a dare via il culo, era finita la pellicola, e non sapevano come finire il film.

  • Una donna fantastica

    31/10/2017 di Luca Tavecchia

    Nulla a che vedere con *un autentico capolavoro*, o *ipnotico e misterioso*, o cose simili... Si tratta di un buon film che mette in luce le diffidenze e i pregiudizi di fronte a una coppia che vede lui, Orlando, separato, 55enne, e lei, Marina, la nuova compagna, molto più giovane di lui.

    Solo che Marina c`ha il birillone, e quando Orlando muore (quasi subito), viene umiliata e miscreduta, in quanto portatrice di birillo, e trova poca attenzione e solidarietà alla sua tragedia.

    Film cileno non indispensabile o imprescindibile.

    Molto bella la canzone Tu amor es un periodico de ayer, nella colonna sonora.

  • Brutti e cattivi

    24/10/2017 di Luca Tavecchia

    Gli elementi fascinosi per vedere `sto film de borgata c`erano tutti: Claudio Santamaria (brutto come non mai, porello..), il Papero, senza gambe; la sua donna, Ballerina, senza braccia; il nano, Plissè, che le donne le fa impazzire col "mulinello" (un vorticoso gioco di lingua, che avevate capito?); e il Merda, un rasta sempre strafumato che fa da autista e badante al Papero. 

    Però se metti il tutto nelle mani di un regista che ancor prima di iniziare il film ha già finito le idee, beh, viene fuori un cagatone super trash, very pulp, ma senza capo né coda, volutamente pacchiano, che non fa ridere, non fa piangere, non fa proprio niente. Quanto meno dura poco più di un`ora e mezza, per cui la rottura di coglioni è relativamente breve.

    Beh, `sto gruppo di sfigati, brutti e cattivi appunto, organizza un colpo da 4 milioni di euri alla mafia cinese, a cui seguono vendette sanguinose e tradimenti.

    Solo per il finale, ci sarebbe da rincorrere il regista con una mazza chiodata.

    Come se non bastasse, film prodotto da Luca Barbareschi.

  • L`incredibile vita di Norman

    11/10/2017 di Luca Tavecchia

    Un bel film inutile, quello di Joseph Cedar, che vede un Richard Gere muoversi nell`ebraissima New York a cercare di tessere tele, creare intrallazzi, mettere in contatto persone, accreditarsi presso i potenti, ma - sostanzialmente - millantando credito.

    Sempre meravigliosa la faccia del rabbino capo Steve Buscemi, soprattutto quando scaraventa nella spazzatura Gere, come per dirgli "ma in che cazzo di film siamo finiti???"

    Molto apprezzati i titoli di coda, che giungono, ahimè, dopo 120`.

  • Ammore e malavita

    10/10/2017 di Luca Tavecchia

    Allora, l`idea dei Manetti Bros è molto carina e coraggiosa, un musical camorristico, a tratti strappa anche qualche sorriso, ma siamo lontani dal tanto acclamato capolavoro.

    Oltre due ore che scorrono via abbastanza agevolmente, un Carlo Buccirosso sugli scudi (pensavo fosse solo un mezzo idiota, invece mi sono davvero ricreduto), così come la coppia Ciro (il Giampaolo Morelli di Coliandro) e Rosario (il Raiz degli Almamegretta).

    Un`idea un po` rubata a Johnny Stecchino (lo si capisce già dall`inizio) fa perdere un po` di originalità a questo lavoro, 
    ma comunque il film si snoda senza appesantire  lo spettatore (che questa volta non ha dormito).

  • Madre!

    03/10/2017 di Luca Tavecchia

    Che tipo di infanzia abbia avuto Aronofsky io non lo so, né so che tipo di disturbo psichiatrico abbia sviluppato. Spero solo che si metta nelle mani di uno bravo e si faccia curare.

    Javier Bardem, che in genere adoro, in questo film ha le stesse espressioni di Nicholas Cage, e non è un complimento.

    La Jennifer Lawrence è di per sé bellissima, e questo già basterebbe. In più è pure brava.

    Non è un thriller, ha un che di esoterico, ma fondamentalmente è un film che infastidisce e disturba, succedono cose talmente assurde e fastidiose  che ti monta il nervoso, e a quel punto 120` sono davvero troppi. Se da una parte è chiaro il significato metaforico, dall`altro ti rendi conto che, francamente, è proprio una mezza cagata.

  • Una famiglia

    03/10/2017 di Luca Tavecchia

    Punto primo. La Ramazzotti, in questo film, è di una bravura semplicemente S T R A O R D I N A R I A.

    Punto secondo. Il film, oltre a essere un violentissimo pugno nello stomaco, è davvero intenso, drammaticissimo, ma soprattutto ben fatto.

    La storia è che Vincenzo, di lavoro, ingravida continuamente una succube Maria all`interno del business della vendita dei neonati, con la collaborazione di un ginecologo con pochi scrupoli.

    Poi un "affare" va male, e Maria sceglie di tenere il piccolo, ad ogni costo. 

    La fotografia della scena finale vale da sola il prezzo del biglietto.

    Ramazzotti da standing ovation.

  • L`inganno

    28/09/2017 di Luca Tavecchia

    Il vero Inganno è essere entrati al cinema, a 9.50 euro, a vedere `sto malloppone della Coppola. Solo che tu leggi Colin Farrell e Nicole Kidman, e un po` ti lasci incuriosire, no?

    Film lento, buio, non un brutto film, per carità, ma senza mordente. Anche nella seconda parte, quella che dovrebbe essere un po` più densa di emozioni, fai fatica a non sbadigliare.

     

    Attenzione: +++Spoiler+++

    Siamo in piena guerra civile americana.

    Nel mezzo di un bosco ci sta una casa colonica (che sembra un tempio greco) adibita a mini-collegio femminile, diretto dalla Kidman, insieme all`insegnante Kirsten Dunst .

    Un`allieva va a funghi e trova un bel porcino, il Farrell, con una gamba offesissima, e se lo porta alla magione. Lì tutti se ne prendono cura, pur essendo egli il nemico yankee. Sempre indecise se consegnarlo ai confederati, decidono di curarlo, lo rimettono in piedi, ma l`ormone di tutte le fanciulle della casa impazzisce.

    Lui promette amore eterno alla Dunst, che però lo trova a letto con la Elle Fanning, e allora lo scaraventa giù dalle scale rovinandogli (forse irrimediabilmente) la gamba già offesa.

    È così che la Kidman, che aveva l`ormone bello acceso ma a cui non era stata data la carnal  soddisfazione, decide di amputargli la gamba.

    Il Farrel si risveglia invalidissimo, e – te credo – va su tutte le furie, minacciando di morte tutte le collegiali, insegnante e direttrice comprese.

    Finchè tutte non prendono la decisione di cucinargli, in una sorta di ultima cena, un pasticcio di funghi trifolati velenosi, e muore.

    Mah.

  • Easy - un viaggio facile facile

    28/09/2017 di Luca Tavecchia

    "Easy, un viaggio facile facile" prima parte. Film assolutamente godibile, con un Nicola Nocella (Isi, starà per Isidoro...) in gran spolvero, che deve portare in Ucraina la bara di un operaio ucraino morto nel cantiere edile del fratello filibustiere...

    Nocella fa (sor)ridere a prescindere, quando ingurgita schifezze, quando guida veloce come una volta sapeva fare, quando viene bistrattato dal fratello, in ogni sua disavventura

    "Easy, un viaggio facile facile" seconda parte. Eh, il regista non sapeva più come venirne fuori, la freschezza della prima parte si spegne a poco a poco, le idee brillanti sono finite, a un certo punto finisce e buonanotte a tutti.

    Tentativo comunque coraggioso, che andrebbe premiato.

  • Il colore nascosto delle cose

    21/09/2017 di Luca Tavecchia

    Lui è Adriano Giannini, di professione pubblicitario, sposato, bella moglie, bella casa, uomo chiuso, non parla mai di sé, ma di indole farfallone.

    Lei è la Golino, osteopata, cieca da quando aveva 17 anni, che fa anche l`accompagnatrice nei “percorsi al buio”, ed è esattamente lì che si conoscono.

    Poi lui si incuriosisce, si incuriosisce, si incuriosisce, e poi se ne innamora, non senza pesanti contraccolpi nel suo mènage familiare.

    Bel film, che non scade nel pietismo, pur evidenziando le differenze, inevitabili.

    Bravissima la Golino, che non mi è mai piaciuta (neanche al cinema), ad interpretare questo ruolo per nulla semplice in questo drammone di Soldini.

  • Dunkirk

    14/09/2017 di Luca Tavecchia

    "Se qualcosa può andar male, lo farà" sembra essere il tema ricorrente di Dunkirk, 400.000 inglesi incalzati dai nazisti devono evacuare la Francia assediata. E se la vedono davvero brutta, una situazione di merda via l`altra.

    Ma alla fine raggiungono l`Inghilterra in 338.000, molto meglio del previsto.

    Bel film, percaritadiddio, bella fotografia, due orette scarse di gran frastuono, clangore, claustrofobia, bombe, scoppi e mitragliatrici.

    C`è anche Cillian Murphy, il Thomas Shelby di Peaky Blinders, passato su Netflix.

  • The Teacher

    07/09/2017 di Luca Tavecchia

    Se vi dovessero proporre di andare a vedere un film slovacco ambientato a Bratislava nel 1983, accampate una qualunque scusa, tipo che dovete andare a recitare il rosario a casa di un vecchio prozio improvvisamente scomparso.

    Tra vestiti improponibili e tappezzerie psichedeliche, si snoda la vicenda di un`insegnante molto manipolatrice, che vuole sfruttare a proprio uso e consumo le abilità professionali dei genitori dei propri alunni, pena il cattivo rendimento degli stessi.

    C`è chi ci sta, c`è chi no.

    Una gran presa per il culo del socialismo, non c`è che dire.

    Gli attori si segnalano per essere tra i più brutti che sono riusciti a raccattare in Repubblica Ceca e in Slovacchia. Un vero record.

  • Nieve negra

    05/09/2017 di Luca Tavecchia

    Hai presente un film avvincente, ricco di suspance, con un ritmo incalzante, che ti tiene incollato alla poltrona del cinema?

    Ecco, non è questo.

    Neve Nera mi ha tenuto così incollato alla poltrona che ho persino russato (ho una roncopatia diagnosticata...), perché all`inizio non succede niente, poi non succede niente, nel prosieguo non succede niente, verso la fine non succede niente, alla fine però c`è il finalone sorpresone (che un po` intuisci e un po` no) che fa dire a tutti "ooooooh". 

    Famiglia plurisfigata che vive in culo al mondo, ti credo che poi le succedono cose strane... La storia in sé non era neanche male, ma tutta `sta lentezza, santa pazienza, era proprio necessaria?

    "E per fortuna che c`è il Riccardo", Ricardo Darín, davvero bravo, un po` Kabir Bedi, un po` Luca Barbareschi. 

  • La torre nera

    01/09/2017 di Luca Tavecchia

    Allora. Leggi Stephen King, e un po` di voglia ti viene, no?
    Poi c`è Idris Elba, che mi era piaciuto tanto in Luther.
    Quell`altro non so chi sia, ma vabbè, King e Elba mi hanno fatto alzare il culo dal divano.
    Da qui in poi non ho più capito un cazzo.
    Al centro dell`universo, che non sappiamo bene bene dove si trovi, c`è una torre nera. Se la torre sta su, l`universo sta su. Altrimenti vien giù tutto.
    Ovviamente c`è il cattivo (quell`altro), capo degli uomini senza faccia che vuole buttarla giù, usando come proiettili dei ragazzi dotati di non so quale tipo di sensibilità, che li lancia come missili.
    In un`altra dimensione spazio temporale vive Elba, che fa il pistolero, e deve vendicare la morte del padre, ucciso proprio da quell`altro.
    Quell`altro ha un modo curioso di uccidere. Ad esempio, dice a uno "smetti di rerspirare", e quello smette di respirare e muore. Figo, eh?
    Il pistolero viene recuperato nel deserto da un ragazzino che sfugge al destino di proiettile umano, insieme vanno alla ricerca del cattivo e lo seccano, non senza difficoltà.
    Il pistolero lancia in aria una manciata di proiettili, nel frattempo apre il tamburo della pistola e vi fa entrare i proiettili senza farne cadere uno. Un fenomeno.
    Il film fa piuttosto cagarissimo.

  • Atomica bionda

    01/09/2017 di Luca Tavecchia

    Allora, c`è Charlize Theron (Gran Pezzo di Gnocca, che per comodità abbrevieremo in GPDG) che prende botte, sprangate, le sbattono la testa contro i muri, viene sparata, investita, lanciata, ed è sempre viva.  Poi la Theron (GPDG) spara e mena nei modi più improbabili e ammazza la qualunque.

    Bella spy-story, altamente incredibile nel senso di poco credibile, ma godibile.

    Che c`è la Theron GPDG l`ho già detto.

  • Black butterfly

    01/09/2017 di Luca Tavecchia

    Banderas è uno scrittore in crisi. Poi fa una rissa con un camionista, e un vagabondo gli salva il culo. Allora mr. Mulino Bianco lo invita a stare da lui, senza limiti di tempo. Però il Bellantonio è pure psicopatico e lo sequestra, così gli passa la crisi e ricomincia a scrivere. 
    Il finalone sorpresone fa cagare. Era meglio se la sceneggiatura la scriveva Rosita.

  • La notte che mia madre ammazzo` mio padre

    10/08/2017 di Luca Tavecchia

    Attrice milfona in disuso (come attrice).
    Marito sceneggiatore che non la considera (come attrice). Una batteria di ex mariti ed ex mogli. Simpatica commedia spagnola, dai tratti un po` grotteschi, nella prima parte. Discreta cagatina un po` noiosa nella seconda. Comunque un buon tentativo, ogni tanto l`amico iberico esce una commedia divertente o quasi.

  • Fortunata

    10/08/2017 di Luca Tavecchia

    Entri al cinema con mezzo chilo di perplessità (Mazzantini&Castellitto) e te ne esci con sette etti abbondanti..
    -che faccio, lascio?
    -eh, oramai lasci..
    E le premesse erano tutte ottime.
    Borgatari romani de Tor Pigattara, la Trinca strabravissima e con quel sorriso che mado`-lassamo-perde, fa la parrucchiera "a nero" correndo di qua e di là, ma sogna di aprire un salone tutto suo, Alessandro Borghi, strabravissimo, è l`amico matto con una madre (la Schygulla) con l` Alzheimer, e c`ha due occhi che ti fanno capire quanto è matto.
    Edoardo Pesce è l`ex marito guardia giurata figliodiputtanabastardo.
    Accorsi, sempre strafigo, è lo pissicologo che cerca di capire perché la Nicole Centanni, bravabrava, ottenne figlia della Trinca, sputa come gesto di disprezzo e rifiuto.
    I due etti abbondanti in più di perplessità saltano fuori dal ruolo dello psicologo, secondo me poco centrato, ma mica per colpa di Accorsi, sia chiaro, ma per una sceneggiatura che a un certo punto ha calato un carico da undici e chi si è visto si è visto.
    Nel complesso, comunque, un bel film, di disagio, fatiche e sogni (anche spezzati).
    Nella colonna sonora Friday I`m in Love, bella come l`altro sorriso della Trinca.

  • Scappa - Get Out

    07/08/2017 di Luca Tavecchia

    Allora, c`è uno nero nero che sta con una gnocchettina bianca bianca.
    Un giorno gli viene la sciaguratissima idea di andare a conoscere i genitori di lei, bianchi bianchi, che, dietro un`apparente normalità, sono una famiglia di psicopatici che rapiscono persone di colore e poi giocano a trapiantare cervelli (perché in taverna, oltre al ping pong e al calcetto, hanno una sala operatoria... chi non ha una sala operatoria in taverna o in mansarda, del resto?).
    La madre di lei, bianca bianca, è una psichiatra che ipnotizza girando il cucchiaino in una tazzina.
    Il nonno bianco bianco (ex corridore alle olimpiadi in cui vinse Owens) era il capostipite di `sti chirurghi rincoglioniti, e viveva nel corpo del giardiniere nero nero. 
    Una sceneggiatura scritta da un rimbambito. Sicuramente bianconero.

    #maandateacagare

    #filmdimerda

  • Pirati dei caraibi - La vendetta di Salazar

    07/08/2017 di Luca Tavecchia

    Un film da prolasso vaginale, una rottura di coglioni senza precedenti, l`unica cosa bella sono gli effetti speciali su Bardem e i suoi pirati morti e la scritta "fine" al termine del film.

  • Cuori puri

    04/08/2017 di Luca Tavecchia

    Eeeeehhhh, questo è un gran bel film. 
    Due attori giovanissimi molto bravi, girato a Tor Sapienza, periferia de Roma, tra le più brutte.
    Lei (la Selene Caramazza) è `na pischella 18enne tanto carina, un culo da favola, cresciuta in un ambiente ipercattolico, con una madre (la Bobulova) spaccacojioni, ipercattolica e iperprotettiva, giusto un filino invasiva (controlla e sequestra il cellulare della figlia perché ci sono messaggi che lei reputa inadatti, o entra in bagno senza bussare, così, tanto per gradire). La pischella fa la promessa a gesugiuseppe&maria di arrivare vergine al matrimonio, ma nel frattempo conosce lui, il Simone Liberati, gran bel fisico, che lavora per una cooperativa di sicurezza, e fa il guardiano in un parcheggio che confina con un accampamento rom, con cui ci litiga un giorno sì e l`altro pure. La stessa frequenza con cui perde il lavoro.
    Film lento, ma un paio d`ore che non pesano affatto. Bello bello.

  • Le Ardenne - oltre i confini dell`amore

    04/08/2017 di Luca Tavecchia

    "Tanto potente quanto Fargo, Trainspotting e i primi film di Q. Tarantino" mi sembra giusto quel filino esagerato, ma è decisamente un bel film, nonostante sia belga. L`avessero fatto gli americani, sarebbe stato più potente.
    Bella storia noir, due fratelli e una tipa, va male un colpo e arrestano uno dei due, che stava tra l`altro con la tipa. Dopo 4 anni esce ed è ancora una testa di cazzo, a differenza del fratello e della tipa che nel frattempo si sono ripuliti, e trombano.
    Finalone sorpresone. Personaggi inquietanti e psicopatici come se piovesse.
    Bello.

  • Parliamo delle mie donne

    04/08/2017 di Luca Tavecchia

    Eh, bello, non c`è che dire.
    Il Johnny Hallyday ha seminato figlie qua e là, senza preoccuparsi di occuparsene.
    Poi, quando si ritira in un meraviglioso chalet sul Monte Bianco, le rivuole per un giorno tutte attorno a sé, ma gli antichi rancori tornano a galla. Ed è un casino. Un gran casino.
    Sarah Kazemy è una delle figlie. Di una bellezza imbarazzante.
    Nella colonna sonora una delle più belle 10 canzoni del secolo scorso, tradotta in francese da Moustaki (Les eaux de mars).

  • The founder

    03/08/2017 di Luca Tavecchia

    La storia di Raymond Kroc, lo squalo che si è mangiato i fratelli McDonald, con due fettine di cetriolo e ketchup.
    Bel film, bravo Keaton e i fratelli Mc.
    Ma l`amatriciana dell`hotel Roma di Amatrice non la batte nessuno.

  • Il medico di campagna

    03/08/2017 di Luca Tavecchia

    - Ti va un cinema stasera? È un film leggero...
    - ok, dai, passami a prendere.
    Pronti-via, comincia il film, e al 12° secondo il medico di campagna ha un tumore al cervello.
    Il medico di campagna è una specie di Dustin Hoffman francese (cit. Prandini) a cui viene affiancata, data la sua malattia, una dottoressa milfona strafiga tipo Francesca Neri, che ci mette anima e cuore, come gli insegna il medico tumorato.
    Film poco probabile, francese, lento come la morte (quando non è improvvisa), solo malati, intubati, aorte femorali che sembrano fontane, buoni sentimenti, e il tumore al cervello che, alla fine, scompare.
    Esci che ti viene voglia di farti una scientigrafia.

  • Song to song/Alien: Covenant

    20/07/2017 di Luca Tavecchia

    Leggi Ryan Gosling, Rooney Mara, Cate Blanchett, Natalie Portman, c`è pure Iggy Pop (no, non l`iguana di Cernobbio, ma quello vero) e Patti Smith, si parla di sesso, triangoli amorosi, si svolge ad Austin, Texas... cosa fai? Non vai a vedere Song to Song???
    Ecco, non andare. Una cagata di docu-film a cui ho resistito per 25` (sarebbe durato due ore e mezza...). Poi, visto che sono una brutta persona, sono uscito e, fischiettando indifferente, mi sono infilato in un`altra sala a vedere Alien Covenant. Un discreto fanta-thriller in cui in una missione su un altro pianeta un astronauta pesta una specie di merda che libera delle spore che si infilano nel primo orifizio umano disponibile creando una rapidissima incubazione che genera dei mostriciattoli bavosi e ferocissimi, che vengono alla luce squartando l`umano incubatore (con la B).
    Capolavoro direi di no, però godibile. 
    La cosa buffa è che su quel pianeta non ci dovevano andare: ci son finiti perché un astronauta, mentre era fuori dalla navicella a eseguire riparazioni, ha avuto un serio problema legato a delle interferenze provenienti da salcazzo dove che poi, rientrato a bordo, sono state anazizzate e geolocalizzate. E sai cosa cazzo era l`interferenza che arrivava dal pianeta maledetto, che ha attirato tutta la truppa nel trappolone???
    https://youtu.be/lZDRTMVs5Ss

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