M.romanek

Thriller

M.romanek ONE OUR PHOTO


2002 » RECENSIONE | Thriller
Con R.Williams - C.Nielsen - E.La Salle

di Elena Cristina Musso
Sy Parrish lavora nel laboratorio fotografico di un grande centro commerciale. Sviluppo rapido in quaranta minuti. Ma lui vi si applica con una precisione maniacale. Fogli di carta lucida e colorata che rivelano volti, istanti felici di decine di vite. “Nessuno fotografa i momenti tristi della vita. - riflette Sy - Si ferma in un'immagine solo ciò che si ha piacere di ricordare”.
Non esiste nessuna foto della vita di Sy, il quale - così - si appropria di quegli scampoli di esistenza degli altri. Ma i suoi preferiti sono gli Yorkins. Una giovane coppia con il loro simpatico figlio, Jake, un ragazzino di nove anni vivace e sensibile che percepisce la solitudine dell’ ”uomo delle foto”.
Sono persone speciali, che meritano ogni attenzione. La loro é una vita preziosa e di ogni immagine che ne ferma anche un solo momento, bisogna avere grande cura. E poi, che bello immaginare di far parte di tutti quegli istanti di felicità. Colorano un po’ anche la casa e la vita incolore di Sy. Ogni scatto dell’obiettivo cattura attimi, dettagli mai appartenuti al mondo di quell’uomo così solo e smarrito fra le vite degli altri. Dettagli. Compongono le storie che scorrono dietro ogni foto, come in un puzzle. E ne basta uno solo, fuori posto, a stravolgere l’equilibrio di un’immagine perfetta. A stravolgere la mente e l’anima di Sy.
Il film si sviluppa in un crescendo di tensione che va di pari passo col delinearsi del protagonista.
Che Robin Williams fosse un attore eclettico non vi erano dubbi. Con questa interpretazione ne abbiamo un’ulteriore conferma. E' straordinario nell’offrirci un’interpretazione a tutto tondo. La personalità di Sy si rivela un insieme di luci ed ombre, colore e chiaro scuro, proprio come una fotografia in cui ogni particolare contribuisce alla definizione dell’immagine. Gli occhi dell’attore diventano due obiettivi attraverso i quali gli spettatori vedono il mondo che vive dentro Sy, sovrapposto alla sua visione di ciò che gli ruota attorno e da cui si sente escluso.
Anche la scelta del regista é per uno stile di ripresa molto vicino alla fotografia. La camera, a volte, sembra precipitare sulle immagini fermandosi di colpo, proprio come a voler simulare l’effetto di uno scatto fotografico, contribuendo a esaltare la tensione creata dalla storia.
Il cast é dignitoso, ma l’interpretazione di Williams abbaglia come un flash, impedendo allo spettatore di soffermarsi troppo sul resto.