Woody Allen

HOLLYWOOD ENDING

Woody Allen


2002 » RECENSIONE |
Con Woody Allen, Téa Leoni

di Claudio Mariani
Puntuale come un orologio (di marca) arriva il nuovo film di Woody Allen. Anche questa volta, come è già successo con Celebrity, il soggetto del film è improntato sul mondo di Hollywood, di quello che sta dietro ai film, in pratica, del lavoro dello stesso regista. A dir la verità il direttore newyorkese, nella sua ultratrentennale carriera, ha sempre intriso i suoi film di citazini autobiografiche fin dagli esordi; è vero che negli ultimi tempi questo carattere si è sempre più indirizzato verso territori spietatamente ironici, territori nei quali Allen porta con se tutto l’ambiente dove opera, in questo caso l’industria cinematografica statunitense. L’idea del film è tanto semplice quanto comica: un regista oramai emarginato dal giro a causa del suo brutto carattere e delle sue pretese “artistiche” riceve l’ultima possibilità di tornare ad essere una stella di primo piano, peccato che tale brillante possibilità gli sia data dalla sua ex-moglie e dal suo nuovo uomo, un grosso produttore cinematografico. Tutto questo sarebbe poco e niente se non entrasse in gioco anche l’idea stessa della pellicola: il cadere del protagonista in uno stato di temporanea cecità totale psicosomatica. L’unica possibile scelta per non rischiare di finire licenziato e senza prospettive per il futuro è quella di cercare di girare ugualmente il film. Questo è il succo della storia, come si può notare è un’ispirazione d’altri tempi, quando bastava avere un’idea del genere per produrre comiche su comiche. Adesso potrebbe risultare una scelta scontata e banale, ma dobbiamo ricordarci che è frutto della verve umoristica di Allen, il che vuol dire niente di scontato. Verve comica che è straordinariamente tornata a far capolino nella sua testa, dopo gli anni settanta disseminati di capolavori del dialogo (Manhattan), degli ’80 in bilico fra il sorriso e il nulla (Hannah e le sue sorelle e Settembre) e a coronamento e in prosecuzione di un decennio (i novanta) in cui sembra di vedere l’Allen dei primissimi esordi, sempre più spassoso e sempre più irriverente, ma con molta più esperienza e con una delicatezza squisitamente retrò. Con questo film si ride, soprattutto nel primo tempo, l’impressione è che lo si faccia un po’ meno rispetto a qualche film precedente ma la qualità di alcune battute e scene è ai massimi livelli.
Assulutamente sconsigliato a chi spera di ritrovare l’Allen impegnato: no, Woody ha deciso di divertirci con film leggeri, che facciano non sorridere ma ridere la gente e che si possano dimenticare in fretta, magari per rivederli poi dopo qualche tempo e ricominciare a divertirsi; poi se qualcuno pensa, come me, che Allen un giorno, magari fra cinque anni, tirerà fuori un capolavoro drammatico, beh, quello è tutto un altro discorso…potrà fregiarsi dell’appellativo di mago delle previsioni che già sento mio!
Intanto godiamoci, senza pretese, ciò che ci offre ora in quest’epoca di buie prospettive.

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