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Woody Allen

PRENDI I SOLDI E SCAPPA

Woody Allen


1969 » RECENSIONE | commedia
Con Woody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire, Jacquelyn Hyde, Lonny Chapman, Jan Merlin

di Claudio Mariani
Chi l’avrebbe mai detto, ai tempi del primo film di questo comico americano, che sarebbero seguiti 40 anni di altre sue opere, tra le quali diversi successi? A dir la verità non erano pochi ad avere la certezza che la sua sarebbe stata una carriera tale: a tratti, leggendo i libri sugli inizi, si intuisce che Woody Allen era invece un vero e proprio predestinato. Vuoi per la sua facilità nell’inventare battute, dote dimostrata come precoce e fecondo autore televisivo, vuoi per le sue capacità di sceneggiatore teatrale e per la sua verve comica come cabarettista. Sicché probabilmente in pochi si stupirono del successo del suo primo film del 1969, quel “Prendi i soldi e scappa” che seguiva una prima non-regia, “Che fai, rubi” che neanche l’autore riconosce come sua opera prima. Il film in questione è uno degli esordi comici più convincenti di quel periodo della storia del cinema, sia per le soluzioni registiche utilizzate, sia per l’interpretazione, sia e soprattutto per la ricchezza narrativa dell’opera. Perché la storia dell’aspirante delinquente, Virgil Starkwell, che entra ed esce dalla galera come se niente fosse ma che non riesce, in effetti, a consumare un vero e proprio colpo, diverte, e molto. Storia semplice, ma raccontata con un piglio da documentario televisivo, con interviste ai protagonisti, materiali d’archivio, e voci fuori campo. Uno stile, parodiato magistralmente, che sarà ancor più netto alcuni anni dopo con il capolavoro “Zelig”, e che in effetti rompe ogni logica convenzionale e ogni coerenza narrativa. Questo utilizzo alternativo e sagace del mezzo filmico fanno di “Prendi i soldi e scappa” una pellicola sempre attuale, che, se decontestualizzata, potrebbe essere stata girata oggi, riscuotendo gli stessi effetti positivi. Questa sarà una caratteristica di tutto il cinema di Allen degli anni Settanta e dei primi Ottanta: essere sempre “fuori dal tempo”, non legato ad una stagione storica e presentabile in qualsiasi momento risultando paradossalmente sempre attuale. In effetti, volendo puntualizzare, la storia stessa è un pretesto per fare da collante a una serie quasi infinita di gag comiche; queste sono interpretate magistralmente dallo stesso regista che, nonostante si definisca un mediocre attore, rende perfettamente -e come solo lui riesce a fare- le “sensazioni” comiche allo spettatore. E questo forse ancora di più rispetto alle sue pellicole immediatamente successive, dove diventa più “macchietta” e usa una comicità più legata allo slapstick. E anche come organicità e come valore del film stesso, questa rimane la sua opera prettamente comica più bella della prima cinquina di film girati dal regista, dal 1969 al 1975, prima di dirigersi verso la commedia sofisticata (“Io e Annie”, “Manhattan”) e il drammatico (“Interiors”) negli anni successivi. E con questo film inizia anche un quarantennio di risate legate alla trovate di un nerd newyorkese, ma soprattutto inizia una lunga, lunghissima scia di battute che si potrebbero citare all’infinito. Rimane nella storia del cinema il tentativo di rapina in banca del protagonista che, per colpa di un errore grammaticale sul bigliettino consegnato alla cassa, finisce in prigione. Semplicemente geniale! (Re-visione scritta nel dicembre 2008)

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