Woody Allen

Mariti e mogli

Woody Allen


1992 » RECENSIONE | Commedia | Drammatico | RE-VISIONE
Con Sydney Pollack, Woody Allen , Judy Davis, Mia Farrow, Juliette Lewis, Liam Neeson



30/03/2018 di Claudio Mariani
Film assolutamente da riscoprire. Un mezzo dramma travestito da commedia, come spesso è avvenuto per Woody Allen. Però questo rimane un film unico perché stilisticamente diverso da tutti gli altri del regista newyorkese: film “tagliato” male, con riprese con camera a mano, nervose, discontinue, una sorta di altalena spezzata. Uno dei suoi film più sperimentali. Più volte ha detto che l’ha fatto per far risultare il film sgradevolmente indigesto, richiamando il termine tanto caro alla sua passione musicale: dissonanza. Altre volte, a dire il vero, ha anche ironicamente affermato che l’ha fatto per pura pigrizia, per fare il film nei tempi e nei costi previsti e…per tornare a casa a mangiare e a guardare il basket in tv. In ogni caso il risultato è che lo stile è effettivamente perfetto per queste vicende così spaventosamente ordinarie. Due coppie di amici inseparabili; una delle due comunica che si separerà. Da lì si innescano una serie di vicende: i separati escono con altre persone, salvo poi ricucire i rapporti, mentre la coppia che resta assieme è a sua volta attratta da altre persone, e il tempo li porterà verso territori molto simili a quelli dell’altra coppia all’inizio della vicenda…un cerchio che si chiude e che genera una sorta di loop delle crisi di coppia.

E’ una pellicola disturbante perché le vicende sono semplicemente molto vicine alla realtà. Allen non fa altro che mostrarcelo e, a parte lo stile “raffazzonato” -che comunque fa sembrare il film molto europeo- usa espedienti già noti, ma che qua si inseriscono perfettamente: uno stile documentaristico, con voce narrante e intermezzi di interviste ai protagonisti, quasi fosse il pubblico ad interrogarli.

E’ anche un film, sotto molti aspetti, anarchico, in cui Allen si disinteressa ad alcuni aspetti “schematici” del suo lavoro, dalla quasi assenza di fotografia, alla sensazione di una direzione aperta, libera, e all’ampia libertà di movimento degli attori. E il risultato è pazzesco, con un cast sopra la media, a partire dallo stesso regista, passando per un giovane e già catartico Liam Neeson, un regista prestato alla recitazione come Sydney Pollack, perfetto nella sua alchimia nervosa con una splendida Judy Davis. Lei è il fulcro, con la sua bravura innata, definita dallo stesso Allen come la migliore attrice in circolazione e da cui traspare la sua ammirazione e soggezione. Poi ci sono anche una compassata e perfetta Mia Farrow, nell’ultimo dei suoi tredici film girati con l’ex marito, e una giovanissima ma quanto mai brava Juliette Lewis, che completa un cast particolarmente azzeccato.

Tanti sono gli aggettivi che verrebbe voglia di associare alla pellicola: diretto, grezzo, anarchico, disturbante, dissonante, stridente, instabile, nevrotico…ma quello che conta è il risultato finale, uno dei film che il suo stesso attore considera riusciti meglio, e noi non possiamo che essere d’accordo.



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