La terza guerra mondiale<small></small>
Italiana − Alternative

The Zen Circus

La terza guerra mondiale

2016 - La Tempesta – distr. BelieveDigital /Master Music
25/09/2016 - di
La terza guerra mondiale è il primo disco degli Zen Circus in cui sembrano fare capolino sentimenti nuovi, una timida sfumatura di dolcezza che si affaccia in un disco decisamente “cattivista”. Un disco che pur essendo quello a cui il trio ha dedicato più tempo in sala sembra registrato in presa diretta, sembra un loro concerto che ti esplode nelle orecchie e nel cuore, in bilico tra animo busker, power pop ed introspezioni sonore, a tratti disorganico eppure tematico. E che per la prima volta, dietro il riso amaro, fa anche calare una lacrima mentre  “il cinismo più bieco e spietato” che non viene risparmiato mostra barlumi di fragilità, raccolti da Ilenia, ancora più indifesa della Ragazza eroina e della “nata consapevole di essere una donna”,  una Sheena che non può restare ma nemmeno riesce a distaccarsi.

Non voglio ballare ha una linea di chitarra morbida che trasforma in una favola moderna una storia di due solitudini. Potrebbe essere la candidata ideale ad essere, per gli Zen, il primo brano da accendini in concerto: peccato per questo pezzo che nel disco ci sia L’anima non conta. Un video bellissimo (del Collettivo Sterven Jonger) a metà strada tra Big Fish  e Ovosodo, un testo con immagini che dipingono ogni contraddizione odierna (“ma adesso anche il parroco ha un tatuaggio con su scritto l’anima mia è di dio”, tatuaggio da suggerire a don Zauker…), chitarra basso e batteria che da sole sembrano un’orchestra.

L’attacco del disco però è in pieno stile Zen: la title track La terza guerra mondiale, tra immagini da spiaggia (“certo moriremo tutti ma / in infradito e bermuda dai ci sta”), battere e levare, la batteria che sembra un allarme antiaereo, restituisce ai ragazzi la loro irriverenza e ben si sposa con la copertina di Ilaria Magliocchetti (e lo scaramantico rito dello spritz dei ragazzi).

Pisa merda non è il un nuovo titolo su Il Vernacoliere, ma un ritratto amaro della propria città,  un manifesto dell’essere sperduti a casa propria,  con la strofa che porta in crescendo a riff  molto newyorkesi.

Zingara (il cattivista), dopo l’incipit di Iva Zanicchi affonda la lama sonora con  nel lato oscuro di un’Italia solidale quando le pare, corrosa dal pregiudizio, pienamente travolta dalla guerra tra poveri ben orchestrata da certi populisti:  I qualunquisti sono diventati cattivi, e sarà difficile fermarli.

Niente di spirituale risulta un po’ interlocutoria rispetto a San Salvario, che ha un impasto sonoro che va dalle aperture sbilenche ad una suite quasi tribale. Terrorista non lascia un istante di respiro, una corsa punk, una fuga da se stessi che porta alla conclusiva Andrà tutto bene. Un brano insolitamente lungo, un progressivo disfacimento del sogno quotidiano, un’atmosfera sospesa in attesa che porta ad un finale straniante.

Peccatori e di certo non risolutori” così si presentano gli Zen Circus. E ci regalano un disco che ha molto da dire, che non è perfetto ma sa di vero e sincero. Che fa loro meritare questo augurio

“Che tu possa avere sempre il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle”

(George Jung - Johnny Depp, Blow)

 

Track List

  • La terza guerra mondiale
  • Ilenia
  • Non voglio ballare
  • Pisa merda
  • L’anima non conta
  • Zingara (il cattivista)
  • Niente di spirituale
  • San Salvario
  • Terrorista
  • Andrà tutto bene

The Zen Circus Altri articoli