The Zen Circus

The Zen Circus

Roma, Atlantico Live


04/05/2018 - di Arianna Marsico
Che festa ragazzi! E sì perché la data finale del tour degli Zen Circus a Roma non può che essere definita così: per l’energia da e verso il palco, per i loro sorrisi e la loro voglia di scherzare, per la gioia sui volti dei presenti, per la raggiunta piena consapevolezza dei propri mezzi da parte della band, per la loro sincerità disarmante.

La Notte apre la serata presentando il suo secondo disco Volevo fare bene, un disco dal delicato rock intimista.

Le note de Il cielo in una stanza fanno capire che gli Zen sono in arrivo. Sarà l’inizio di una serata che non prevede punti di  minimo, un’esponenziale di intensità emotiva in cui a variare sarà solo il numero di battiti al minuto. Ed è subito un colpo basso, con Catene che mette in risalto la pienezza delle chitarre e della sezione ritmica, con un testo che scava dentro e a giudicare da come viene cantato a squarciagola da tutti sembra essere entrato appieno nella vita di ogni giorno.  Eccoli subito dopo a saltare sul palco per Canzone contro la natura e La terza guerra mondiale, a cantare Vent’anni.  Non voglio ballare graffia l’anima e fa ballare tutti, a dispetto del titolo.

Il fuoco in una stanza è cesellata dalla chitarra del Maestro Pellegrini, abbraccia e riscalda il cuore a tutta la platea mentre dolcemente accompagna a quello che Ufo definirà un ritorno alle origini. Andate tutti affanculo con sua irriverenza e l’armonica di Appino riporta alle atmosfere busker prima di una sequenza d brani dolenti a dispetto del suoni. Low Cost e Ilenia dietro chitarre sfavillanti e coretti accattivanti nascondono umana sofferenza (“La giacca che mi porto addosso/(Sognavo di volare)/Non è la pelle di un animale/(Ma a volte per volare)/Ma di un amico perso” Low Cost) che live si sente ancora di più.

Prima de Il mondo come lo vorrei Appino racconta un aneddoto su un vecchio bar locale che mette a disposizione dei propri clienti il giornale del giorno prima, che ha fatto da spunto alla composizione del brano. E Ufo scherza sul fatto che si paghi il biglietto di un concerto per sentir parlare di morte. ll contributo del Geometra  alle tastiere a questo punto diventa indispensabile. E diventa impossibile non notare quanti si riconoscano in versi come “A vent`anni credevo che non sarei mai stato come voi
Colpa del vino la droga i libri e cose così Poi un gran mal di testa e gli amici drogati si sposano”. L’egoista
e La stagione, l’una con riff e parole taglienti l’altra con accordi densi, scandagliano il conflitto generazionale che alla fin fine appare in qualche misura inevitabile.

Appino  parla di Roma come una grande provincia, ed ecco arrivare Pisa Merda, con i Qualunquisti tra i momenti più divertenti della serata.  Ecco il momento in cui Karim abbandona la batteria per passare alla washboard. Così, ricordando gli esordi da busker (inclusa una suonata a Piazza Navona, dalla quale racconteranno di essere stati mandati via) e l’infanzia ligure della madre di Appino arriva il momento di Ragazzo eroe, ed è un boato. Figlio di puttana, cantata a squarciagola da tutti i presenti, è di una dolcezza straniante, e finisce con Ufo che scherza sulla (cattiva) qualità dell’infanzia di tutti. A pensarci bene è proprio questo fondere vita autentica ed ironia beffarda che deve aver cementato negli anni il rapporto con chi li ascolta e che spesso li ricambia in modo goliardico, portando gli Zen Circus ad affermare con soddisfazione “Ognuno ha i fan che si merita”.

Nonostante sia Maggio e la temperatura all’Atlantico live sia tutt’altro che rigida, non possono venire meno gli auguri per Natale, festività assai cara agli Zen. Canzone di Natale riporta Karim in prima linea e fa divertire tutti, anche se manca il siparietto della telefonata di Ufo all’ormai mitologico Abdul. Al grido di “Siete tutti nati per subire?”  arriva appunto Nati per subire, sempre intensa sempre corale.

Dopo una breve pausa non possono venir meno i bis, anche perché all’appello mancano  alcuni pezzi che ormai tutti considerano imprescindibili.

L’anima non conta è di una intensità commovente, ed unisce gruppo e pubblico  in un modo unico.  La batteria di Karim le dà una maestosità superba, mentre la chitarra del Maestro la fa volare. Questa non è una canzone  è un balsamo al cuore.

Caro Luca vede Appino solo con il Geometra sul palco. Andrea nel cantarla è emozionato, è uno dei brani del nuovo disco a cui è legato di più e si vede. “La gloria è bastarda, per averla alla fine devi piacere a tutti
Ma a tutti no, a noi tutti, Luca, non ci sono mai piaciuti”
 sono i versi che la chiudono  e che sembrano raccontare tanto di chi sfugge il piacere a tutti i costi.

Viva conclude il concerto. Ed è sempre un trionfo, unisce palco e platea in un modo indescrivibile.  Con i suoi riff che tatuano pelle e anima, con quelle parole trasudanti sincerità e voglia di essere semplicemente se stessi, a dispetto degli altri.

Il tour del Il fuoco in una stanza  si chiude con un abbraccio idealmente infinito, con tanta voglia che la festa continui, con la prova matematica che gli Zen Circus hanno trovato il modo di diventare grandi senza tradirsi e tradirci.

 

 

Setlist

Catene

Canzone contro la natura

La terza guerra mondiale

Vent’anni

Non voglio ballare

Il fuoco in una stanza

Andate tutti affanculo

Low Cost

Ilenia

Sono umano

Il mondo come lo vorrei

L’egoista

La stagione

Pisa merda

I qualunquisti

La teoria delle stringhe

Ragazzo eroe

Figlio di puttana

Canzone di Natale

Nati per subire

Encore

L’anima non conta

Questa non è una canzone

Caro Luca

Viva

 

 

Foto Daniele Di Mauro

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