The Zen Circus

live report

The Zen Circus Roma, Auditorium Parco della Musica

08/09/2021 di Arianna Marsico

#The Zen Circus#Italiana#Alternative

"Mi son ritrovato vivo" (Mi son ritrovato vivo, Canzoni contro la natura 2014).
Comincia così dalla fine il racconto della data romana dei The Zen Circus. Perché è così che ci si sente, ritrovati vivi, galvanizzati dopo tanta forzata immobilità. Dopo una Viva che assume una intensità pazzesca, un "vivi si muore" che si fa rivendicazione di vita, di aria.
Proprio quell'aria che manca ai respiri affannati negli effetti che precedono l'inizio del set. Set che inizia con una densità emotiva non indifferente, grazie a Non, Non voglio ballare e Catene, tre brani che vivisezionano il concetto di dolore e di relazione.

E si nota una bella novità. Dietro i sorrisi, le battute, l'ironia di Ufo, la gioia di essere di nuovo sul palco a correre come matti durante la suite finale di Andate tutti affanculo. Dietro queste belle conferme emerge anche una notevole ricerca su una veste live che dia spunti nuovi rispetto al disco, in parte preannunciata nelle interviste. Dalle tastiere effetto Bluvertigo che rivestono Bestia Rara si passa a L'ultima casa accogliente che diventa un Hotel California nella batteria di Karim. Una dolente malinconia che si eleva a spremuta di cuore ne L'amore è una dittatura. Rimangono sul palco solo Appino, il Geometra e il Maestro Pellegrini. Così senza la maestosità data dall'orchestra, senza gli sbandieratori, solo un cantato nudo e crudo su un’ossatura sonora essenziale. Per un attimo penso a Nick Cave anche se la dimensione è più terrena, il brano viviseziona i nostri ricordi e le nostre ipocrisie, ne usciamo più simili ai topi ("Ci hanno visti nuotare/In acque alte fino alle ginocchia/ Ed inchinarci alle zanzare/ Pregandole di non mescolare/Il nostro sangue a quello dei topi/Arrivati in massa con le maree") che a creature angelicate.
"E gli altri siamo noi, e gli altri siamo tutti e proprio questo mi spaventa, siamo diventati brutti". Certamente affamati di vita, della quale però si riceve una robusta iniezioni con concerti così autentici.
Rimane spazio per un ulteriore piccolo bis per una Vent'anni cantata senza amplificazione. "Si sente?" chiede Andrea. "Sì, l'ha fatto (l'Auditorium ndr) Renzo Piano" risponde Karim. Si sente si sente eccome! Così con un inno all’inconsapevolezza da ventenni, che arriva quasi di straforo e cantato tutti insieme, si conclude il concerto.

E niente, mancano già. 

Setlist

Non
Non voglio ballare
Catene
Come se provassi amore
Il fuoco in una stanza
Andate tutti affanculo
Catrame
Ilenia
Fino a spaccarti due o tre denti
Appesi alla luna
Canta che ti passa
Figlio di puttana
Bestia rara
L’amore è una dittatura
L’ultima casa accogliente

Encore
L’anima non conta
Viva
Vent’anni