The Zen Circus

The Zen Circus

Dove scappare se scoppia la terza guerra mondiale?


28/09/2016 - di Arianna Marsico
Al termine dello showcase di presentazione de La terza guerra mondiale, presso la Feltrinelli di Via Appia Roma, abbiamo avuto modo di fare una chiacchierata con Karim Qqru, batterista degli Zen Circus, spaziando dal disco alla nuova contemporaneità dettata dai social. E con qualche piacevole sorpresa.
Ciao, innanzitutto grazie a nome di tutta la redazione di Mescalina per l’intervista.  Per quanto riguarda La terza guerra mondiale ho notato che è un disco di contrasti, ossia  è un disco orientato a far vedere il lato brutto del mondo,  penso a  “Zingara” ad esempio, è un disco per certi versi tenero, tipo “L’anima non conta” e “Non voglio ballare”, è un disco dove si sente che ci avete lavorato tanto tutti  tre, però secondo me comincia anche a permeare qualcosa di quello che fate da soli, sia te che Andrea.  Però ovviamente vorrei sapere la tua opinione…

Innanzitutto credo che i contrasti facciano parte integrante di tutta la linea concettuale del disco, in quanto comunque ci sono delle forti antitesi. Sia partendo dalla copertina, che comunque vede noi tre seduti in un tavolino a fare l’aperitivo, chi a farsi un selfie, chi  a guardare il cellulare, con alle spalle uno scenario post bellico di una città distrutta, e da un lato fa vedere questa sorta di Giano Bifronte che rappresenta il disco. Ovvero un forte spirito antitetico che vede da un lato il progresso tecnologico sempre più sfrenato, che entra sempre in modo più marcato nelle nostre vite, e da un lato comunque, ovviamente  senza scendere comunque in discorsi che tocchino la geopolitica. Più che altro rappresenta proprio questo forte contrasto sia visivo che sociale ed antropologico che stiamo vivendo, soprattutto in questi ultimi cinque anni, in cui comunque la tecnologia  è entrata in modo sempre più violento nei nostri rapporti interpersonali, e in come anche noi comunque ci relazioniamo rispetto a noi stessi e rispetto ai social, perché il nostro singolo, la nostra visione della nostra personalità è una specie di avatar, che è il nostro profilo facebook… e questa cosa qua comunque sta interagendo in un modo che forse è scappato di mano,  è un progresso così veloce che sia da un punto di vista sociale che antropologico che non stiamo ancora capendo come funzioni e come gestire il tutto.

Proprio perché un disco dove c’è del vostro anche personale qual  è il pezzo a cui tu sei più affezionato, di questi che avete inciso  e per quale motivo?

Allora… forse il pezzo a cui sono più affezionato è “L’anima non conta”  perché comunque rappresenta da un punto di vista strumentale  un allargarsi degli Zen volendo … verso  generi come il soul, cioè la strofa di quel pezzo sia a livello armonico che a livello ritmico la potresti trovare in un disco di Otis Redding.  Poi a livello testuale siamo riusciti forse per la prima volta a toccare un tipo di intimismo diverso rispetto a quello degli Zen riuscendo comunque a non fare un testo che sia fuori dal nostro contesto… quindi alla fine riesci a racchiudere sia una parte dello spleen della provincia e anche  storie di vita vissuta nell’asse Pisa -  Livorno  che comunque ci ha cresciuto e niente …cioè… quando abbiamo sentito il premix eravamo veramente tutti e tre convinti che fosse uno dei brani più  belli della nostra discografia

Sì in effetti …penso la mia preferita del disco. Fra l’altro sbaglio o vi siete divertiti tantissimo a girare il video?

Sì… il video è stato pensato dal collettivo Collettivo Sterven Jonger, in particolare da Jacopo Farina che praticamente ha portato avanti questa idea di neorealismo psichedelico: consiste nel seguire per giorni il gruppo, sfinendolo per poi beccare quel momento in cui vengono abbassate le guardie e si diventa veramente le persone della vita di tutti i giorni… e quindi tutto quello che vedete nel video in gran parte non è recitazione, molto spesso noi ci scordavamo proprio di avere le telecamere davanti , rissa compresa.

A proposito delle telecamere, del recitare, avete dato Mexican requiem a Roan Johnson, poi il video de L’anima non conta sembra quasi un film, mi ha ricordato molto per certe atmosfere Ovosodo  anche…

Anche a me.

A questo punto o fate un film come Ligabue  o fate un colonna sonora  che avete in mente? (risate)

Mah… io credo che per fare un film si debba avere un substrato… io credo  che una cosa che sta capitando molto spesso ultimamente è che persone che lavorano in dei contesti artistici vengano prese e pilotate in altri. Credo che questa cosa qua possa succedere solamente quando c’è della sostanza sotto. Non siamo tagliati per queste cose. Riguardo le colonne sonore invece sarebbe molto bello. Io e Ufo abbiamo fatto delle sonorizzazioni live, anche di film dadaisti … comunque è una cosa che ci appassiona molto.  A livello filmico generico l’unica cosa che ci può venire bene veramente è essere ripresi con una telecamera senza recitare perché non ne siamo assolutamente in grado. E i pochi videoclip in cui si riesce dimostrano la nostra pochezza attoriale.

Addirittura pochezza dai mi pare eccessivo (risate). Senti invece se scoppia la terza guerra mondiale appunto, devi scappare, non puoi andare in Sardegna , devi lasciare Pisa,dove vai? Anzi dove cazzo vai come  dice la vostra canzone (Vai, vai, vai NDR)?

Eh… non poter andare in Sardegna  è abbastanza tragico… credo qualche isola tipo le Kerguelen… qualche isola veramente sperduta. Cazzo bella domanda mi hai messo in difficoltà (sorride NDR ).

Per così poco (sorrido Ndr) ... Mi è sembrato un disco molto più attento anche alle figure femminili delle vostre canzoni. Oltre a Laura de “L’anima non conta” anche “Ilenia”, mi è sembrata forse ancora più fragile della ragazza  eroina, quasi… forse un bozzolo di bambina o sbaglio?

No assolutamente no, anche perché secondo me Ilenia  rappresenta in pieno… e poi è stata scritta da una ragazza davvero di diciannove anni per gran parte del testo… rappresenta proprio questo melting pot impazzito emotivo ed empatico dei ragazzi che hanno diciannove  anni ora che si trovano a vivere un tessuto sociale che è colmo comunque di stimoli e di vari imprinting diversi da quelli della nostra generazione.  E  si trovano veramente super maturi e super  immaturi  nello stesso momento a seconda dei vari contesti di vita. Più che altro si trovano davanti una socialità che è in un momento di cambiamento nel quale non si è ancora capito la direzione qual è. I social… in questo disco ci abbiamo pigiato molto sui social. Perché a me stanno spaventando sinceramente, perché secondo me la cosa è scappata di mano e il cambiamento sta andando ad una velocità così folle che non ne stiamo ancora capendo le conseguenze a livello ancora sia antropologico che a livello psicologico forse. E a me fa molto paura questa cosa qua, soprattutto per i prossimi anni e soprattutto per le prossime generazioni che dovranno ancora nascere, perché è un mezzo che in quattro - cinque  anni, perché il vero cambiamento  (nell’uso e nell’impatto dei social Ndr) è stato negli ultimi quattro - cinque  anni, ha cambiato  il mondo rispetto alla televisione in cinquanta anni che nemmeno se ne può parlare. Noi pensiamo a cosa facciamo appena  ci svegliamo, la gente si fa il segno della croce, fa lo scrolling sul cellulare appena svegli, chiunque, a parte rarissimi casi. e la socialità ormai è solamente quella, ed ha cambiato tutto, l’informazione, il modo di assimilare le informazioni, il modo di legarsi anche  coi parenti , gli amici, tutti i rapporti interpersonali, la sicurezza e l’occhio con cui si vede se stessi davanti allo specchio… è pesante

Pisa merda  non è proprio la canzone che un toscano fa di solito alla propria città natale, visto che la Toscana è il posto di Noi in Toscana, noia Fucecchio, noi in posti sempre più piccoli, quindi… come è nata… anche il coro, che secondo me dal vivo  renderà tantissimo fra l’altro.

Allora… siamo tutti e tre cresciuti in provincia… io devo fare comunque una precisazione che è questa: che rispetto agli altri due ho un rapporto un  po’ diverso con Pisa, nel senso che io Pisa la detesto  e sono scappato da Pisa anni fa… ma questi sono miei fatti  personali che sono inerenti con la provincia fino ad un certo punto. Diciamo che Pisa viene presa come spunto per  parlare della provincia. Ovviamente è un rapporto di amore e odio , credo che non avremmo potuto vivere in un posto diverso , io ho vissuto anche a Roma, in altri posti, e comunque la dimensione provinciale quando ce l’hai addosso dalla nascita te la porti dietro. Ed è una scusa per parlare di varie province, di parlare dei limiti e delle cose belle della provincia e una frase che diciamo sempre, che è molto esemplare : la provincia ha dato tanto in positivo, ha dato tanto in negativo. Ha dato Cesare Pavese e ha dato anche i sassi dal cavalcavia. Quindi comunque anche questa cosa qua ritorna alla prima domanda… che è un disco che è pieno di contrasti , di simbologie soprattutto. Però comunque non è un’offesa contro Pisa , alla fine del pezzo infatti ci sono tutta una serie di province tra cui Oristano.

Anche specchio del paese…

Eh sì. Come al solito c’è  un guardarsi attorno senza fare un j’accuse anche perché siamo i primi stronzi.

Cesare Pavese è uno dei mie scrittori preferiti. Chapeau (sorrido).Un’ultima domanda. Per il tour, dopo la data zero allo Sziget, stranamente avete anticipato il tour rispetto al disco, che cosa avete in mente, se pensate anche a qualche magari duetto a sorpresa per qualche data e cose simili…

La  data dello  Sziget ci è servita molto perché era un anno e tre mesi che non suonavamo insieme , e per noi è tanto.  A Roma faremo di sicuro qualcosa di particolare, ci saranno ospiti sul palco. Cercheremo di fare i soliti tour, cercando di andare avanti finché il fato o il fisico ce lo permette sperando di continuare a divertirci a fare il nostro lavoro, che alla fine ci manda avanti da anni, per quanto sembri folle e impossibile. Ci sarà l’aggiunta di un quarto elemento dal vivo, cosa che temevamo un po’ all’inizio però ci rendevamo conto che negli ultimi due-tre tour, che sono stati i migliori sia come riscontro di gente sia come concerti, secondo noi, come esecuzione, stavamo veramente cambiando gli arrangiamenti perchè erano tutti dischi per due chitarre. Francesco Pellegrini, il maestro Pellegrini,  è l’unico che potevamo chiamare, che è un nostro amico fraterno, oltre che amico è un grandissimo chitarrista ed è l’unico con il quale potevamo fare questa cosa qua. Non avremmo mai potuto chiamare un turnista.

Quando hai detto quarto componente ho indovinato (Risate Ndr). Ti ringrazio e vi faccio un grosso in bocca al lupo…

Crepi

…per il riscontro del disco e per tutto il tour. Grazie ancora.

 

Info:

https://www.facebook.com/thezencircus/

https://www.youtube.com/channel/UCDvQxWZqH3DgeyKBNotgPsA

http://www.latempesta.org/

http://www.bigtimeweb.it/

http://www.imlphotographer.com/new/

 

Foto sul set militare e su sfondo rosa di Ilaria Magliocchetti Lombi.

Si ringraziano Claudia Felici (Ufficio Stampa Big Time), tutto il personale de "La Feltrinelli"  di Via Appia  Nuova  427 a Roma,  e  ultimo ma non per importanza Karim.

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