The Zen Circus

The Zen Circus

Bloom - Mezzago (mi)


16/10/2009 - di Vito Sartor
Da quest´anno Neverland propone la sua rassegna anche al Bloom di Mezzago, dopo i successi riscontrati grazie a un fitto calendario volto a promuovere attraverso la sua rete, le realtà musicali più consolidante e indipendenti Per info: http://www.myspace.com/progettoneverland.
I protagonisti di questa prima serata del Bloom sono gli Zen Circus che grazie alla loro ultima prova discografica Andate tutti Affanculo, stanno riscontrando molta attenzione da un pubblico eterogeneo; non mancano infatti le flotte di ragazzini, ormai da considerarsi veri fas del gruppo, ma anche dalla critica che in qualche caso ha dedicato loro molti approfondimento contribuendo alla diffusione del sacro verbo ribelle che contraddistingue da parecchi anni la band pisana.
Per mezzo della loro perfetta esibizione si percepisce che nel gruppo è in atto una crescita artistica considerevole, frutto di un impegno più che mai massiccio dell´attività live, vera linfa del circo zen, ormai impressa nel dna dei musicisti: l´impostazione del set sembra davvero preparata con meticolosa cura dei particolari, le solite gag, un tempo frutto di improvvisate goliardiche e senza censura, oggi compongono la pienezza di uno show preparato. Il live esordisce con la sigla introduttiva di uno dei più famosi ´localacci´ della Costa Smeralda, seguito da un introduttivo e provocatorio montaggio di diversi interventi di politici improbabili (al sindaco di Treviso hanno giurato di ricoprire la sua città con il loro poster satirico), seguiti dal finale Inno di Mameli; peccato che tutto questo non è solo spettacolo ma la realtà mediatica che governa il nostro "bel" paese.
La verve anarchica del gruppo non può che strappare numerosi insulti dal palco, bonari s´intende, che il pubblico più giovane è ben felice di contraccambiare: Appino e Ufo esibiscono con immediata sicurezza, i brani del loro ultimo album, accompagnati dall’inconfondibile tecnica del trio, tra suoni acustici e rabbia elettrica, tengono a sottolineare che lo stile, a metà strada tra post punk e indie rock, è stato tutta appreso negli anni, e consolidata di recente, con il bassista Brian Ritchie durante il tour di Villa Inferno; non mancano di dichiarare che i loro principali punti di riferimento risiedono proprio nei dischi dei Violent Femmes e i Talkin Heads, questi ultimi omaggiati con l´immancabile cover di "Wild Wild Life" unico legame con i live-set degli anni scorsi.
Sfilano a turno un po’ tutti i brani più caustici dell´ultimi due dischi: "Vecchi Senza Esperienza, "L´Egoista", componendo una set-list che funge da identikit artistico, un collage di brani che disegnano il volto irrequieto dell´autore Appino e del suo rapporto con Famiglia (´Figlio di Puttana´), Patria ("Gente di Merda) e Religione (´We Just Wanna Live´).
Per fortuna gli incontri e gli scambi con gli artisti nel tempo non si sono mai limitati, gli Zen interpretano "Vuoti a Perdere" senza la madrina Nada, e riescono a farlo splendidamente affermando il vero punto di forza nella capacità di assorbire e mettere a frutto l’esperienze degli ultimi tempi. Così succede per "Punk Lullaby" la cui versione viene privata della melodia più mielosa e pop a favore di un inasprimento del movimento ritmico più punk, già intrinseco nella natura del brano.
Dopo diverse interazioni, per lo più guidate generosamente da Ufo, con un pubblico sempre più divertito dalla giovialità toscana del terzetto, i tre ci salutano con due fantastiche versioni di: "Canzone di Natale" (con un´improvvisata pièce a cura di Ufo e Karim) e l’epitaffio sociale di "It´s Paradise" in un finale noise che ha regalato alla platea un ronzio all’udito difficile da mandare via, ma maledettamente piacevole, che ci farà compagnia mentre guidiamo fino a casa.

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