Gli ospiti<small></small>
Italiana

Stefano Barotti

Gli ospiti

2007 - Club de Musique
03/06/2007 - di
“Speriamo che la musica non si offenda troppo / se da tempo non mi faccio sentire”: comincia così il nuovo album di Stefano Barotti, “Gli Ospiti”. La musica non ha qua motivo di offendersi, perchè il ritorno del cantautore toscano soddisfa le aspettative create all’esordio con “Uomini in costruzione” (2003).
A prima vista molti sono i punti di contatto col passato: su tutti la produzione di Jono Manson, in prima linea a forgiare il sound dell’amico tra la Toscana e il New Mexico (dove si è avvalso degli studi “Electric Company” di Santa Fe). Abbondanti motivi di contatto risiedono nelle canzoni: c’è un qualcosa nelle immagini, nei versi poetici di Stefano che riprende il discorso avviato quattro anni fa, con il pregio però di una maggiore accuratezza musicale.
“Gli Ospiti” è soprattutto un disco più maturo, che integra sfere emotive opposte, e può essere descritto suddividendo i brani in allegri e introspettivi. I primi, vivaci e trascinanti, occupano soprattutto la prima parte del disco, a partire da “Tempo di albicocche” che ci trascina in un mondo fatto di fidanzate portoghesi, di tazze verdi (come quella della copertina) e di quadrifogli pagati “mille lire l’uno”, il tutto condito dall’inserzione di sax e tromba che corona un piacevole inizio. Allegra, e già conosciuta dai fans (è stata proposta live durante tutto il tour di “Uomini in costruzione”) è “L’angelo e il diavolo”, una fiaba su un amore destinato a finire male con un sound movimentato da chitarre elettriche, organo, sax e tromba. Favola è anche la seguente “Vive dentro una canzone”, pezzo pop orecchiabile ed assimilabile al precedente.
Più corposo, quantitativamente, è il lato intimo ed emotivo dell’album. Una rassegna dei pezzi ascrivibili a questa sfera vede in primis “Per un chicco di sale”, che rimanda (soprattutto contenutisticamente) a “Verranno a chiederti del nostro amore” di De Andrè: a dominare sono strumenti più dolci come chitarra acustica, piano e banjo. Ci sono poi, davvero fantastiche, due canzoni “montanare” (Barotti è un frequentatore di Courmajeur, dove ha sede la “Club de Musique”): “Natale sui monti”, che racconta della vita di una comunità montana, rendendo al meglio il senso di attesa e noia di coloro che attendono qualche novità, “ad esempio la neve”; poi “La neve sugli alberi”, più movimentata, che si avvale del suono di violino e violoncello a coronamento di testo e melodia.
Scivolando verso il finale, accanto alle splendide “Il costruttore di ali” e alla conclusiva “Piccola canzone”, va segnalata la title-track che è il vero apice del disco: “Gli ospiti” è una storia tristissima che lascio alla scoperta dell’ascoltatore, limitandomi a sottolineare l’equilibrio tra strofe e ritornelli con la sezione di archi che va a chiudere il cerchio.
“Gli ospiti” segna un passo avanti rispetto a “Uomini in costruzione”, sia testualmente che musicalmente e compositivamente.
Stefano Barotti dovrebbe farsi sentire più spesso, ma la musica non si può proprio offendere per un disco come questo. E per noi che lo abbiamo messo in copertina.

Track List

  • TEMPO DI ALBICOCCHE|
  • PER UN CHICCO DI SALE|
  • L’ANGELO E IL DIAVOLO|
  • VIVE DENTRO UNA CANZONE|
  • NATALE SUI MONTI|
  • LA NEVE SUGLI ALBERI|
  • IL COSTRUTTORE DI ALI|
  • IL PROFUMO DEI SOGNI|
  • L’UOMO PIU’ CURIOSO DEL MONDO|
  • GLI OSPITI|
  • PICCOLA CANZONE

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