Martin Scorsese

Drammatico

Martin Scorsese MEAN STREETS


1973 » RECENSIONE | Drammatico
Con Robert De Niro, Harvey Keitel, David Proval, Amy Robinson

di Claudio Mariani
Forse uno degli aneddoti più belli della carriera di Scorsese è quello di quando si fece prestare 5.000 dollari da Francis Ford Coppola per pagare la San Gennaro Society per poter realizzare Mean Street a Little Italy. Coppola, di qualche anno più vecchio della generazione di Scorsese, era quasi il fratello maggiore dei registi italo-americani, e aveva già alle spalle il primo successo del “Padrino”. Il ventenne Scorsese, invece, era al suo terzo film ma, se si esclude il primo importante lavoro, “Chi sta bussando alla mia porta”, che anticipava la sua vena creativa che avrebbe portato avanti per decenni, non aveva ancora trovato pienamente il suo stile. Nonostante la difficoltà a vendere i propri film, con “Mean Street” Scorsese riesce comunque a trovare sé stesso, infatti in questa pellicola fondamentale per la sua carriera, si intravedono molti dei tratti del suo cinema, che verranno portati ai massimi livelli poi con “Taxi Driver”, “Toro scatenato” e “Quei bravi Ragazzi” nei tre decenni successivi. La particolarità di “Mean Streets” è che è quasi un’opera in itinere, senza uno svolgimento narrativo classico, dove succede poco o quasi, con una sceneggiatura che a tratti sembra decisa sul momento o improvvisata, rendendo particolarmente realistico il racconto. C’è molto del suo cinema in questa pellicola: c’è Little Italy, uno dei “mondi” newyorkesi più raccontati dal cinema e in particolar modo da Martin stesso: strade malfamate, ancora legate agli stereotipi di criminalità che le sono stati, aimè, associati. Ci sono poi le storie personali, il rapporto con le origini, l’importanza delle radici, anche famigliari, e anche la religione. E poi c’è lui, Robert De Niro, per la prima volta a suggellare un rapporto che, finora, è durato la bellezza di otto pellicole, tra le più importanti della storia del cinema. Un’interpretazione importante, che cementa l’amicizia tra il regista e l’attore, e che lo fa scoprire anche a Coppola che lo vorrà per il Padrino parte seconda. E poi c’è anche l’altro grande attore protagonista dei primi 15 anni della carriera di Scorsese: quell’Harvey Keitel che nel film riesce a creare insieme a De Niro un rapporto talmente palpabile, tra i migliori mai visti negli ultimi decenni, un vero e proprio scontro di titani, nonostante all’epoca del film avessero entrambi poco più di vent’anni. Il film in effetti ruota tutto attorno al protagonista Charlie, dubbioso su quale sia il suo ruolo nella società, voglioso di essere onesto ma quasi impossibilitato a farlo (visto le parentele e le amicizie), schiacciato dalla distorta educazione religiosa ricevuta e quasi impossibilitato ad avere un rapporto normale con la sua compagna epilettica, sorella di Johnny/De Niro. Ed è proprio Johnny il personaggio che bilancia la vicenda, estremamente un outsider della società, strafottente, scavezzacollo, sbruffone, spaccone e con la grande propensione a mettersi nei guai. Mean Streets è un grande film del primissimo Scorsese, meno conosciuto dei successivi, ma altrettanto (se non più) importante, essenziale per capire il suo coerente processo creativo che lo avrebbe accompagnato fino alla fine degli anni Novanta e alla nuova linfa nel secolo successivo, e il cui sottotitolo italiano dell’epoca (Domenica in chiesa, lunedì all’inferno), una volta tanto azzeccato, dice tutto… (scritta nel novembre 2006)

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