Martin Scorsese

drammatico

Martin Scorsese L'ETà DELL'INNOCENZA


1993 » RECENSIONE | drammatico
Con Daniel Day-Lewis, Michelle Pfeiffer, Winona Ryder, Geraldine Chaplin, Hugh Smith

di Claudio Mariani
Quasi vent’anni da una delle opere più difficilmente collocabili nella filmografia di Martin Scorsese, quel “The age of innocence” del 1993. Film difficilmente collocabile perché, sebbene il regista newyorkese abbia saputo nella sua lunga carriera destreggiarsi tra generi diversi, il film “in costume” non è esattamente la tipologia di pellicola che gli si associa automaticamente. Eppure, quel film tratto dal libro di Edith Wharton, rimane a tutt’oggi una delle opere che ha unito la critica, che ha spaziato solamente tra due giudizi: dal “molto bello” al “capolavoro”. Una storia in superficie molto semplice, ambientata nella nobiltà newyorkese degli ultimi decenni dell’Ottocento, dove l’avvocato Newland Archer (Day-Lewis) si promette sposo a May Welland (Ryder), salvo poi restare completamente ammaliato dalla di lei cugina, l’anticonformista contessa Ellen Olenska (Pfeiffer). Lui non ha dubbi, tra le due sceglie la contessa, salvo dover soffocare la sua “passione” a causa del conformismo estremo di quel tipo di società. Conformismo che è il reale protagonista della vicenda, in epoca vittoriana la strisciante necessità di guardare più all’aspetto che ai contenuti era più che mai presente negli Stati Uniti che dovevano, per loro stessa natura, contraddire quel mondo di convenzioni tipico dell’occidente. Ed è qualcosa di sottile ma di violentissimo, infatti in moltissimi hanno tracciato paralleli tra “Goodfellas” e questa pellicola. Da una parte i rapporti estremamente gerarchizzati sono mantenuti e protetti attraverso la violenza fisica, dall’altra, i rapporti altrettanto imprescindibili sono regolati dalla violenza psicologica e moraleggiante. Così si vive un dramma del non detto, del non fatto. A contorno indispensabile di tutto ciò Scorsese gioca a fare un po’ l’Ivory della situazione, curando in maniera maniacale i costumi (oscar a Gabriella Pescucci), le scenografie, la fotografia, le coreografie. Ne esce fuori un film stilisticamente straordinario, dove tutto è al posto giusto, dove si rimane abbagliati dalla bellezza, dalle scene, dai personaggi e dai colori, usati in particolare per rappresentare tra stati d’animo. Così il regista gioca con il rosso (la passione), il giallo (l’intrigo) e il bianco (la purezza). E in mezzo tante trovate registiche: le molte parole scritte e inquadrate, su lettere e fogli, le autrici delle lettere che leggono il testo rivolte direttamente in camera e le citazioni artistiche, una serie di indimenticabili quadri riprodotti in diverse scene, si va da Bouguereau a Fattori, da Gainsborough a Turner, da Alma-Tadema fino alla citazione di Seurat. Particolare molto curioso è la presenza del quadro di Khnopff, “La carezza” vero e proprio manifesto del simbolismo e dell’amore idealizzato; bene, quel quadro non poteva essere lì, in quanto composto nel 1896. Alcuni sostengono che Scorsese l’abbia volutamente inserito per dire che la contessa Olenska, talmente avanti coi tempi, non avrebbe mai potuto essere lì, nell’epoca descritta. E’ un po’ una caratteristica che distingue anche il film che, essendo un film di genere (in costume) di solito appare legato all’epoca di cui tratta; invece “L’età dell’innocenza” sembra vivere al di fuori del tempo. E poi citazione doverosa a Daniel Day-Lewis, già allora un attore insuperabile, alla catartica Michelle Pfeiffer e all’allora astro nascente ventenne Winona Ryder, splendida nei suoi vestitini, proprio negli anni in cui era lei a dettare le mode ad Hollywood. E poi Scorsese stesso, che si ritaglia un cameo come fotografo, lì a fermare l’epoca che sarebbe ben presto sparita. Così nel 2010, ricordiamo un film da vedere e rivedere all’infinito, e nell’ipotetico gioco del “cofanetto dvd” ne ipotizzeremmo uno intitolato “New York in tre atti” con “Quei bravi ragazzi”, “L’età dell’innocenza” e “Gangs of New York”, film che chiude idealmente un cerchio che, abbiamo il sospetto, si potrebbe magicamente aprire ancora e ancora… (Re-visione scritta nel luglio 2010)

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