Alla bellezza dei margini<small></small>
World

Yo Yo Mundi Alla bellezza dei margini

2002 - MESCAL

13/06/2002 di Christian Verzeletti

#Yo Yo Mundi#World

Sin dai loro esordi gli Yo Yo Mundi sono stati un gruppo dalle profonde qualità, capaci di distinguersi per l’ampia portata del loro lavoro. Basti pensare alle collaborazioni con membri delle Violent Femmes, dei Thin White Rope, con Michael Brook, con esponenti della nostra canzone colta come Ivano Fossati, Teresa De Sio, Andrea Chimenti, e così via.
Dopo “Sciopero”, ispirato al film del regista sovietico Sergej Ejzenstejn, gli Yo Yo Mundi tornano ora con un album di canzoni fermentate nella tradizione come loro abitudine.
“Alla bellezza dei margini” è un disco umile, che lascia traspirare profumi e piccoli sapori, forse non è il migliore della band di Acqui Terme, ma non è un semplice ritorno a casa. L’album è frutto di una ricerca minuziosa, compiuta con l’aiuto di alcuni ospiti amici: Beppe Quirici, Elio Rivagli, Claudio Fossati, Martina Marchiori, Simona Sirina Carando, Roberta Tuis, Luca Olivieri, Andrea Assandri.
Parallela alla ricerca strumentale, avanza anche la coscienza del gruppo, tra i pochi che meriterebbe davvero un posto fisso al concerto del Primo Maggio, invece delle manfrine e del playback di tante star fuori luogo. Ma gli Yo Yo Mundi non sono iscrivibili a categorie fisse, né possono essere considerati esclusivamente testimoni di un folk rock sociale; loro mettono in musica i moti dell’anima, i sussulti della coscienza umana, politici, sociali, esistenziali o sentimentali che siano.
Così “Dio è triste” è una riflessione pseudo-religiosa, più centrata di alcune ballate di Ligabue e carica di una provocante ironia: “Dio è triste / e io non sono tanto allegro”. Oltre al riferimento a “L’ultimo viaggio di Dio” di James Morrow, c’è anche quello a Sandro Ballestrazzi ne “La casa del freddo”, una canzone di resistenza quotidiana, mentre la title track sussurra speranze senza farne un manifesto. Con la stessa discrezione e con un sorriso amaro “Ambaradan” interroga l’economia mondiale sfiorando discorsi troppo facilmente etichettati come no global: “è una pensata alquanto diabolica da soluzione finale / risolvere il problema della povertà / facendo guerra a chi ha fame”.
Unico neo è “Invano proteso in tuffo”, una tirata di rock elettrico scontato, che riprende il calcio come metafora della vita, peccando di originalità. Toccanti i brani strumentali, che mostrano tutta la grazia di cui il gruppo è capace, mentre “Quattro passi nell’ombra” sembra avere uno sguardo per la situazione confusa della scena indipendente: “ti chiedi come mai / tutto sembra distante / ma non gettiamo via quel tanto che rimane / di questo amore indipendente / vivo pulsante e struggente / germoglio spontaneo da salvaguardare”.
C’è anche qualche suono elettronico, ben dosato, ma sono gli strumenti tradizionali (chitarra acustica, fisarmonica, violino, percussioni) a dare sentimento e calore.
“Alla bellezza dei margini” è un album pieno di fragranze, che arrivano con la stessa freschezza da un quartiere di Palermo (“La danza dei pesci spada”), da un paese del Monferrato e anche da qualche altro angolo del Mediterraneo.


Discografia:

La Diserzione degli Animali del Circo - 1994 (C.P.I.)
Bande Rumorose - 1995 (C.P.I.)
Percorsi di Musica Sghemba - 1996 (ColumbiaSony)
L´Impazienza - 1999 (NoysColumbiaSony)
Sciopero - 2001 (Materiali Musicali i cd de il Manifesto)
Alla bellezza dei margini – 2002 (Mescal)

Track List

  • DIO È TRISTE|
  • LA CASA DEL FREDDO|
  • UH –UH, AH-AH|
  • ALLA BELLEZZA DEI MARGINI|
  • QUATTRO PASSI NELL’OMBRA|
  • INVANO PROTESO IN TUFFO|
  • PROFUMO|
  • MONFERRINA 2006|
  • AMBARADAN|
  • LA DANZA DEI PESCI SPADA|
  • LA VOCE DELLE ONDE

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