Yo Yo Mundi

interviste

Yo Yo Mundi Una chiacchierata con Paolo Enrico Archetti Maestri e gli Yo Yo Mundi: la colonna sonora di un nuovo umanesimo

20/10/2025 di Laura Bianchi

#Yo Yo Mundi#Italiana#Canzone d`autore

Gli Yo Yo Mundi tornano in tour, e abbiamo colto l'occasione per incontrare Paolo Enrico Archetti Maestri, la voce del gruppo, che recentemente ha pubblicato un album da solo, "Amorabilia". È l'occasione per continuare un dialogo, sempre molto ricco e stimolante, che dura da decenni.

Laura Bianchi: “Amorabilia” nasce come un viaggio intimo, ma anche come una mappa di relazioni e memorie. Dopo tanti anni di collettivo, cosa ti ha spinto a tornare a un progetto firmato solo da te, pur mantenendo una dimensione condivisa con la band?

Paolo Enrico Archetti Maestri: Una serie di motivi, alcuni più semplici, tipo… un regalo che volevo farmi per un compleanno tondo in arrivo, e uno più romantico… poiché stiamo vivendo la stagione al tramonto, desideravo tanto realizzare un album a mio nome prima dell'estinzione totale dei supporti musicali fisici. E infine, forse la ragione più seria, gli altri Yo Yo Mundi mi hanno chiesto di realizzare nuove canzoni con tutta una serie di caratteristiche che hanno di fatto allontanato dal nostro prossimo lavoro alcuni dei brani, che avevo già composto (a quelli per completare Amorabilia, ho poi aggiunto una manciata di brani più intimi, meno collettivi). Mi spiaceva buttarli via!!! Infatti per il prossimo album Yoyo, che se tutto andrà bene, uscirà nel 2026, potremmo dire come alla maniera dei Monty Python: è ora qualcosa di completamente diverso! 

L.B.: Nel disco si percepisce un equilibrio tra introspezione e dialogo: l’amore, in queste canzoni, sembra più un linguaggio universale che una confessione privata. È stato così anche nel processo creativo?

P.E.A.M.: Sì, io credo che le canzoni una volta composte vadano restituite; in fondo le canzoni sono la sintesi di una serie, più o meno selezionata, di emozioni. Ecco, credo che, una volta rimodellate, debbano ritornare a viaggiare libere per il mondo. A quel punto non saranno più nostre canzoni, ma diventeranno di chi le ascolta, magari anche di chi le vorrà adottare con un naturale processo di immedesimazione. Ecco perché, seppure ci sia sempre qualcosa di me o di noi, dentro le canzoni, quel qualcosa non dovrà mai essere troppo invadente, mai troppo connotante, perché andrebbe a inficiare la meraviglia della successiva naturale immedesimazione. 

L.B.: La tua scrittura è da sempre narrativa, quasi cinematografica, e i suoni sembrano accompagnare la voce come se fossero personaggi. Come hai costruito questo impianto sonoro insieme ai musicisti?

P.E.A.M.: Che bellissima descrizione hai fatto della mia scrittura, grazie! Come puoi immaginare, c’è molta complicità creativa tra di noi e un gran desiderio di sognare con la musica. Credo che questo sia il nostro “segreto non segreto” che rende ancora più spontanea e biologica (no OGM, no pesticidi, no antibiotici, no veleno!) la nostra musica. 

L.B.: Gli Yo Yo Mundi hanno rappresentato un’avventura collettiva e politica della musica italiana. Quale parte di quella storia sentite di aver portato avanti?

P.E.A.M.: Abbiamo suonato con Giorgio Gaber nel suo capolavoro Io non mi sento italiano; la nostra Sciopero - che fa parte di un lavoro di sonorizzazione che ci ha portato a suonare in Inghilterra, Irlanda, Olanda, Austria, Malesia, Tunisia etc - risuonava qualche giorno fa nelle manifestazioni per la Palestina; Tredici, il nostro brano più “coverizzato” (anche dalgli splendidi Gang, tra l’altro!) ha fatto conoscere in giro per la penisola la storia della Banda Tom e Banditi della Acqui, nostro contributo a Materiale Resistente, quella eroica, allora poco conosciuta, della Divisione Acqui a Cefalonia. I nostri cari amici Modena City Ramblers, ultimamente, hanno inciso e portato in tour la nostra Partigiani Sempre. Frammenti dei nostri testi onorano la memoria di partigiani, scolpiti sulle loro lapidi e altri vengono citati nelle orazioni e nei libri di storia. Siamo felici e anche un po’ orgogliosi di questi segni che stiamo lasciando nella storia della musica italiana impegnata e d’autore, anche politica, sì. Che poi la politica è tutto, anche respirare diviene un atto politico, quando qualcuno ti vuole inquinare l’aria, no? Si crea gettando semi, con gli Yoyo facciamo questo giocoso e gioco mestiere! 

L.B.: C’è un filo rosso tra l’impegno civile degli Yo Yo Mundi e l’esplorazione emotiva? L’amore può essere, in fondo, un atto politico?

P.E.A.M.: Tutto quel che dici si è intrecciato nel nostro percorso umano, civile e creativo. Quello che ci emoziona scivola nel cuore delle nostre canzoni. Dentro c’è spazio per le urgenze, per la consapevolezza e per aria di rivoluzione e cambiamento che tornerà a spirare. E, naturalmente, c’è spazio per l’amore, che non è il contrario dell’odio, ma l’unico antidoto che lo sconfigge. Tutte le nostre canzoni, in fondo, sono canzoni d’amore. 

L.B.: In questi tempi in cui la musica sembra spesso rifugiarsi nell’intrattenimento, credi che ci sia ancora spazio — e ascolto — per un impegno autentico?

P.E.A.M.: Assolutamente, sì! L’intrattenimento a tutti costi sta uccidendo la creatività, sta appiattendo l’offerta. Ammorba gli spazi comuni. Soprattutto quando si muove per logiche di share e di mercato. Sì arriverà a un punto di non ritorno. Di obnubilizzazione e di noia mortale, logica e triste conseguenza del continuo semplificare. Ecco, io credo che che le nuove generazioni si ribelleranno a tutto questo e che la musica e le canzoni torneranno a raccontarci del mondo e a produrre bellezza e cultura. E questo mercato asfittico si ripiegherà su se stesso autodistruggendosi. Nascerà qualcosa di nuovo, speriamo di poterne fare parte! Siamo pronti a fare la nostra parte, questo è sicuro! E come può un artista restare “presente” senza trasformare la sua voce in slogan? Scrivendo e cantando canzoni d’amore. D’amore per la vita, per la joie de vivre, per l’ambiente, per gli altri e non solo per noi stessi. La colonna sonora di un nuovo umanesimo. 

L.B.: I prossimi live (al Black Inside il 25 ottobre, il 13 novembre a Torino, Luna's Torta) non sarà soltanto la presentazione di Amorabilia, ma un percorso dentro la vostra storia musicale. Come avete costruito la scaletta?

P.E.A.M.: In realtà sarà più un concerto degli Yoyo intitolato: Canzoni di fuga e speranza (come la magnifica compilation con i nostri brani reinterpretati da altri artisti) e nella scaletta ci saranno quattro brani tratti da Amorabilia. I miei Yoyo, insomma, mi faranno il favore di aiutarmi a presentare questo mio lavoro! Ovviamente ci sarà la canzone che nel mio disco abbiamo suonato tutto insieme, L’estate in piscina, fino al singolo La bimba che sognava Maradona, che nell’album è suonata da una sezione fiati, riarrangiato per l’occasione, passando da Stelle Nere che suonerò in duo con la nostra chitarrista Marialuisa Marylou Ferraro a L’amore trova sempre la sua strada, canzone che, con mia grande sorpresa, vanta già numerose reinterpretazioni! Il resto della scaletta sarà un ventaglio di brani del nostro, ornai smisurato, repertorio: da Andeira, La solitudine dell’ape, Il palombaro, a brani più recenti come Il silenzio che si sente o Sei che vai su.

L.B.: Ci saranno anche altre sorprese?

P.E.A.M.: Oh, sì! Una la posso svelare… per una volta, cosa rarissima, sul palco con noi non ci sarà Andrea Cavalieri, nostro bassista e membro fondatore della band (insieme al batterista Eugenio Merico e al sottoscritto) e al suo posto, per questa serata speciale al Black Inside, suonerà la bassista delle Italian Women Teibute, Daniela Helmy Caschetto, artista che collabora con noi da decenni (era la violoncellista nel tour di Resistenza negli anni 2007/2010). Negli Yoyo da dieci anni, circa, funziona così: ci siamo trasformati in un collettivo che coinvolge almeno 11/12 artisti tra musicisti, attori, grafici, tecnici, per dare più respiro alla nostra creatività e offrire sempre nuovi colori e sfumature alle nostre opere artistiche e sociali. Ah… faremo anche un paio di cover: una sarà Il Disertore di Boris Vian e l’altra sarà… una super sorpresa, posso solo anticipare che è scaturita dalla straordinaria conoscenza e fantasia di un artista con il quale abbiamo felicemente collaborato in passato! 

L.B.: Durante le prove o i primi live, c’è un brano — vecchio o nuovo — che ha cambiato volto o senso grazie al confronto con la band o con il pubblico?

P.E.A.M.: C’è un brano, Il silenzio che si sente, tra l’altro uno dei più amati dai nostri fan, che sarà preceduto da una lettura di una poesia intitolata Gaza, e che, dunque, grazie a quel componimento ha preso un significato ancora più profondo. Una canzone contro la guerra, una canzone di lotta e speranza, anzi, che a ogni concerto diviene, insieme a La storia è la memoria, un canto partecipato e collettivo che non mancherà di coinvolgere anche il pubblico.

L.B.: Saranno live ricchi della bellezza dei margini...grazie!

Concerto

Yo Yo Mundi Black Inside Lonate Ceppino (VA) Sabato 25 ottobre 2025

Paolo Enrico Archetti Maestri: voce, chitarra acustica e elettrica

Eugenio Merico: batteria

Daniela Helmy Caschetto: basso elettrico e voce

Marialuisa Ferraro: chitarra acustica e elettrica, voce

Simone Lombardo: ghironda, flauti, cornamusa, organetto

Dario Mecca Aleina: suoni