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World

Yo Yo Mundi 54

2004 - MESCAL

09/04/2004 di Christian Verzeletti

#Yo Yo Mundi#World

Già durante un’intervista che ci aveva rilasciato in due puntate, Paolo Archetti aveva accennato a quanto la musica della band stesse facendo propri i contenuti di certi libri e in particolare di “54”. All’epoca, era da poco uscito “Alla bellezza dei margini”, gli Yo Yo Mundi stavano lavorando su una una serie di letture sceniche tratte proprio dal romanzo degli Wu Ming.
Quella collaborazione è sfociata in un disco che si colloca in maniera speculare nel percorso dei due gruppi: si può dire che per gli Yo Yo Mundi questo album sta a “Sciopero” come per gli Wu Ming “54” sta a “Q”, opera pubblicata quando ancora si firmavano Luther Blissett.
Si tratta di lavori narranti, in cui le storie e la storia si intrecciano: l’intento è di fare memoria, di provocare interpretazioni, senza pedanteria. Gli Yo Yo Mundi vi riescono grazie ad una leggerezza, con cui la band si è già fatta apprezzare più di una volta (si pensi alle tracce strumentali dei loro dischi).
“54” è un disco prevalentemente strumentale, a cui si aggiungono le voci recitanti di Marco Baliani, Giuseppe Cederna, Fabrizio Pagella e del cantante dei 24 Grana, Francesco Di Bella: musica e parola si scambiano i ruoli, come nei capitoli del libro fanno storia e vita quotidiana. A tratti questa combinazione genera momenti toccanti: d’altronde gli Yo Yo Mundi sono ormai maestri nel suscitare, nel dare voce e fondamento a tutto un mondo popolare. Come il libro, la loro musica connette la storia “normale”, vissuta dalla gente comune, con quella “ufficiale”, provocata dagli interessi dei “grandi”.
Non si può parlare però a tutti gli effetti di disco strumentale, perché l’album ha un’impostazione scenica, dettata e vissuta dagli episodi del romanzo. Per chi non avesse letto l’opera degli Wu Ming il disco potrebbe suonare frammentario, quasi una serie di trailer cinematografici: gli Yo Yo Mundi saltano da un genere all’altro come da un personaggio all’altro, senza offrire una trama precisa. Il nesso deriva dall’approccio gentile della band, riconoscibile nelle sfumature popolari come in quelle più rock, e dal tipo di riflessione suscitato, che emerge da un turbillon di fatti apparentemente slegati.
“54” non è un disco fine a sé stesso. Non va nemmeno affrontato in relazione esclusiva con il romanzo degli Wu Ming. È piuttosto un’opera aperta, che, per essere colta, va collocata in un contesto ampio, quello del secolo scorso: la sottile linea rossa che corre tra i vari brani, tra la Guerra Fredda e i partigiani, tra la mafia e i miti del cinema, è una sorta di rilevatore, di lente da utilizzare per scrutare i tempi.
Preso di per sé, “54” è un disco incompleto, ed è giusto che sia così: il suo fine non è quello di soddisfare l’ascolto, ma di suscitare, di interrogare. È come se in allegato al cd ci fosse un piccolo oggetto, una macchina fotografica di plastica per bambini, in apparenza futile, che permette di osservare gli scatti di un tempo che ci appartiene, che non bisogna lasciar passare, che va fermato e osservato ancora.

Track List

  • Tema di 54|
  • Resteremmo qui per sempre|
  • Non c´è nessun dopoguerra|
  • Wu Ming|
  • Bao Dai|
  • Napoletania|
  • Musiche per un televisore rubato|
  • Ettore, Stella Rossa vince|
  • Tema di 54: Angela e Robespierre|
  • Il Generale Serov era in cima|
  • KGB|
  • Lo specchio|
  • Il gioco del mondo|
  • Il sopacciglio inarcato di Cary Grant|
  • This is a spy story|
  • Tarantella della deposizione spontanea|
  • Ad ogni modo il tempo|
  • Il Paperotto|
  • Robespierre|
  • Niente comunismo Don Salvatore|
  • Tema di 54: i sogni di oggi, i sogni di ieri

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