Da questa parte del mare<small></small>
Italiana

Gianmaria Testa

Da questa parte del mare

2006 - Fuorivia / Fandango
25/10/2006 - di
Quella di Gianmaria Testa è una musica che chiede rispetto. Per le storie che racconta più che per sé stessa.
È stato così quando le sue canzoni hanno costituito dei “semplici” quadretti d’amore, come nell’ultimo “Altre latitudini”. Lo è a maggior ragione ora che si è impegnato su un concept-album centrato sulle migrazioni.
Molto dipende dalla personalità di questo cantautore, che riesce a dare un’aria distinta ai suoi pezzi senza farli suonare impettiti come dei signorotti. Molto dipende anche dai musicisti che collaborano con lui: oltre ai “soliti” jazzisti, stavolta ci sono addirittura Bill Frisell e Greg Cohen. E molto dipende dal modo con cui scrive: un’essenzialità che si porta dentro un processo di comprensione non indifferente, un po’ come nei testi di Erri De Luca.
“Da questa parte del mare” è il classico disco di Gianmaria Testa e qualcosa di più: l’autore dice che gli ci sono voluti anni per sviluppare questo tema ed in effetti l’album ha bisogno di sedimentare più dei suoi predecessori.
Le musiche sono eseguite con tanta coerenza e rispetto da suonare raccolte, se non trattenute, di fronte ad un’umanità costretta a partire e a mettere a repentaglio la propria identità: il canto di Testa è amaro, pervaso dalla stessa afflizione che pesa sui personaggi, mentre gli arrangiamenti sono condotti con grave raccoglimento. Questa scelta comunica un senso di partecipazione ribadito da passaggi che alludono al medesimo dramma vissuto (e poi colpevolmente rimosso) da noi italiani.
Già nel titolo, “Da questa parte del mare” ha una portata nettamente superiore alla media. Le cose migliori sono stivate nei brani più marcati: la variazione etnica nella seconda metà di “Rrock” e la tromba di Fresu che si impunta sotto il blues di “Tela di ragno”. Proprio nelle parti strumentali le canzoni trovano un approdo con il canto dello stesso Testa che arriva a mormorare libero in più di un finale. Ci sono anche un paio di tracce che sboccano delicate sulle rive del Mediterraneo come “Il passo e l’incanto” e soprattutto “Miniera”, l’unica cover del disco, un po’ più latina del solito.
La qualità degli arrangiamenti è evidente in alcuni punti da ammirare, come il lavoro delle spazzole in “Forse qualcuno domani” e della chitarra elettrica di Frisell a cui in più di un pezzo bastano pochi tocchi per definire nuovi spazi.
Nonostante tutto ciò rimane l’impressione che si potesse fare qualcosa di più per arrivare al capolavoro.
“Da questa parte del mare” rimane un disco importante, che non fatica a candidarsi tra i migliori album italiani del 2006, vista anche la secca in cui quest’anno si è di nuovo arenato il nostro cantautorato.

Track List

  • Seminatori di grano|
  • Rrock|
  • Forse qualcuno domani|
  • Una barca scura|
  • Tela di ragno|
  • Il passo e l’incanto|
  • 3/4|
  • Al mercato di Porta Palazzo|
  • Ritals|
  • Miniera|
  • La nostra città

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