Gianmaria Testa

Gianmaria Testa

Milano


17/04/2007 - di Christian Verzeletti
GIANMARIA TESTA

17 aprile 2007 - Circolo Magnolia (MI) È una serata che merita di essere apprezzata quella organizzata al Circolo Magnolia, prima di tutto perché il ricavato del concerto è destinato al progetto "Lamponi di Pace" della Cooperativa Insieme, impegnata sul fronte della ricostruzione postbellica nell'area di Srebrenica (Bosnia Erzegovina).
A tema con l'intento benefico è l'esibizione di Gianmaria Testa che ha pubblicato da pochi mesi "Da questa parte del mare", un album centrato sulle migrazioni moderne. Se il cantautore piemontese ha sempre usato le canzoni per orientare il suo sguardo sui movimenti più o meno interiori dell'uomo, in questo ultimo disco si è soffermato sui forti spostamenti di popoli degli ultimi anni.
Prima di imbracciare la chitarra, Testa propone una lettura di una poesia di Erri De Luca, "Naufragi", poche parole che bastano a chiarire quale sarà il filo conduttore del concerto. Nel corso della scaletta quel libretto appoggiato su una cassa tornerà ad essere usato con parsimonia, diventando veicolo di una lingua sobria in linea con lo stile delle canzoni.
Chitarra acustica e voce, Testa comincia con una manciata di pezzi dell'ultimo disco e la veste spoglia, quasi spartana, ben si addice all'umanità sradicata che si muove all'interno di "Seminatori di grano" e "Forse qualcuno domani". Con una pennata asciutta, che si fa secca in "Rrock", e un canto aspro, grave anche quando sussurra, le interpretazioni creano un'intensità rispettosa di chi oggi parte senza avere nulla davanti e dietro a sé.
Poco alla volta Testa lascia emergere con pudore una passione romantica, un bisogno d'amore ancora più forte e vero perché unico motivo di vita: prima declama senza retorica "Nessuna tu" del poeta Izet Sarajlic e poi commuove nel profondo con "3/4" e "Extra-muros". Pur limitandosi ad accompagnare con pochi accordi, Testa calibra le canzoni sfiorando o calcando la chitarra a seconda dei pezzi e cattura con una semplicità solida, che non vacilla.
Che canti "parole di periferia", immagini incantevoli o che racconti qualche aneddoto del suo passato, speso a lavorare nelle stazioni, non ci sono cali di tensione, anzi, ogni canzone, ogni verso, è legato all'altro in una catena di significati umani: così la lettura di "Valore" di Erri De Luca e "Il valzer di un giorno" formano un tutt'uno che valorizza ogni forma e attimo di vita, anche quello più sfuggente.
Un fischio accompagna "Gli amanti di Roma" e porta un lieve sorriso sul volto del cantautore, che si concede una "La ca sla colin-a" cantata "senza bluff" nel dialetto piemontese delle sue origini. Ormai sciolto Testa esegue "Il disertore" in equilibrio tra rabbia e delicatezza e poi conclude con la "Miniera", giusto per ribadire che "la sua canzone è il canto di un esiliato".
Richiamato sul palchetto del Magnolia, offre ancora un paio di cammei, "Dentro la tasca di un qualunque mattino" e "Sei la conchiglia", quest'ultima con le dita che strisciano sulle corde della chitarra mentre la melodia prende piano il largo. Di un mare attraversato da uomini sempre più smarriti.

SET LIST:
Naufragi" (Erri De Luca)
Seminatori di grano
Rrock
Forse qualcuno domani
Il passo e l'incanto
"Nessuna tu" (Izet Sarajlic)
3/4
Extra-muros
Comete
Un aeroplano a vela
"Valore" (Erri De luca)
Il valzer di un giorno
Piccoli fiumi
Gli amanti di Roma
La ca sla colin-a
Il disertore
Miniera

Dentro la tasca di un qualunque mattino
Sei la conchiglia

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