Mantova musica festival<small></small>
Rock Internazionale

Aa.vv.

Mantova musica festival

2004 - UPR/Edel
12/07/2004 - di
È una regola riconosciuta che gli eventi musical-festivalieri acquistino spessore e credibilità in misura proporzionale alla quantità di spietate analisi che tradizionalmente ne costellano la durata. Tutti noi conosciamo i risvolti dolceamari che hanno accompagnato nei mesi scorsi il Mantova Musica Festival e ancor di più gli innegabili risultati morali che ha riportato. Riteniamo però valga la pena di ritornare, per approfondirli, sui contenuti prettamente musicali che questa rassegna è riuscita a divulgare, prendendo le giuste distanze dalle sterili e provinciali polemiche sull’opportunità o meno dell’esistenza di una manifestazione alternativa e sfrontatamente parallela al Festival di Sanremo, o a questo solamente complementare.
L’occasione ci è data dalla pubblicazione di un generoso cofanetto composto da ben tre CD venduti al prezzo di uno solo che ci raccontano più di quanto sia stato scritto o favoleggiato prima. Accostandosi ai qui raccolti 40 brani di solo alcuni degli artisti partecipanti alle cinque giornate della rassegna mantovana l’ascoltatore non può che constatare quanto, mai come ora, si sia realizzato il proposito di allestire un’occasione di reale confronto tra chi ha a cuore il ruolo che la canzone d’autore debba avere e chi, anche senza appoggi importanti, senta la necessità di far ascoltare la propria musica, senza pregiudizi di sorta.
Musica impegnata, nel senso che nasce dall’impegno poetico ed espressivo dei suoi autori. Poche canzonette, almeno per come ad oggi le rassegne dai nomi ben più altisonanti ci hanno abituati a sorbire, anche se tutto sommato gli autori e i brani non si discostano poi troppo da una musica di concezione tradizionale e quindi decisamente accessibile, pop.
Un “Festival della canzone italiana non adulterata”, quindi, dove non si pongono paletti tra i generi proposti, all’approccio alla composizione, alle tematiche trattate. La canzone che ne risulta appare quindi ancora ben viva, nonostante ben pochi dei nomi qui riportati godono di una visibilità adeguata, mentre la maggior parte di loro viene relegata costantemente alla semiclandestinità o alle sole dinamiche promozionali del passaparola.
Prevale il confronto, fra ben tre generazioni, non tanto nel senso anagrafico del termine ma piuttosto per il modo di concepire il proprio rapporto con la parola scritta, le influenze musicali, l’interpretazione di fronte ad un pubblico necessariamente differenziato.
Citando solamente gli interpreti la cui lucidità ci ha immediatamente colpito ecco alcuni numi tutelari quali Bruno Lauzi e Nicola Arigliano (quest’ultimo a proporre uno swing di una freschezza che farebbe impallidire tanti ventenni d’oggi), passando per Alice, Mauro Pagani, Eugenio Finardi, Antonella Ruggiero, Massimo Bubola. Della generazione “di mezzo” notevoli sono i contributi di Famiglia Rossi, MacinaGang, Stefano Giaccone, Riccardo Tesi, È Zezi (con un esemplare dimostrazione di come dovrebbe essere una canzone in dialetto), Lalli. Tra i più giovani sono degni di nota i Sulutumana, Acustimantico, Gigi Marras, Nuovi Cedrini (che firmano uno dei pezzi più genialoidi dell’intera raccolta), La banda del Ducoli, Claudio Sanfilippo, Marlevar.
Proprio per questo equilibrio tra nuove e vecchie leve la raccolta sa fotografare con un’ottima approssimazione l’effettivo stato vitale della canzone italiana, quella che anche fra nomi di artisti sconosciuti ai più sa offrire risultati sorprendenti e inaspettati e che fa ben sperare per il futuro, ma ancor prima del presente di chi crede ancora che scrivere canzoni sia un mestiere necessario e possibile.

Track List