Beggar Town<small></small>
Rock Internazionale • Rock

Cheap Wine Beggar Town

2014 - Cheap Wine Records / IRD

02/10/2014 di Pietro Cozzi

#Cheap Wine#Rock Internazionale#Rock


C'è chi la rivoluzione la fa a parole, magari nel comodo salotto di casa, pontificando davanti al caminetto con gli amici. C'è chi invece la trasforma in uno stile di vita, una conquista quotidiana, una scelta professionale da difendere senza troppi compromessi. A questa seconda categoria appartengono i Cheap Wine, la rock band pesarese guidata dai fratelli Marco e Michele Diamantini che orgogliosamente si autoproduce da quasi vent'anni, cantando rigorosamente in inglese tanto per rendersi la vita ancora più difficile. A due anni da Based On Lies (2012), il decimo capitolo di questa storia ormai consolidata è Beggar Town, titolo che prende spunto dalla visione di “città schiantate dal sole, polverose, lente, violente”, popolate di mendicanti, con cui lo scrittore francese Emmanuel Carrère conclude il suo Limonov, biografia romanzata (e di successo) di un eccentrico politico russo d'opposizione. È un'immagine dietro la quale si intuisce la nostra quotidianità: oltre il consumo insensato degli ultimi scampoli di abbondanza, si fa largo una moltitudine di mendicanti spirituali, forse finalmente in cerca di valori autentici. Nei testi, firmati da Marco Diamantini (e tutti meritoriamente tradotti in italiano nel libretto del cd), si alternano paesaggi di rovine e nuove fondamenta su cui costruire il futuro, oscurità e squarci di luce, desolazione e speranza, in un filo rosso che attraversa tutto il disco. Una doppia anima che si svela anche negli intrecci tra la chitarra di Michele Diamantini e le tastiere di Alessio Raffaelli (già piacevole rivelazione su Based On Lies), che ricamano senza sosta sullo sfondo. Lo spettro di emozioni che i due riescono a creare, lavorando sul contrasto tra le loro sonorità, è di un'ampiezza eccezionale per una rock band, e questo senza abbandonare mai i solidi binari tracciati della sezione ritmica (Alessandro Grazioli al basso e Alan Giannini alla batteria).

Una cascata di note al pianoforte introduce, con Fog On The Highway, un romanzo rock a tinte fosche e drammatiche, una discesa agli inferi tra banconote accartocciate, vetri rotti e nuvole di cocaina. È il mood cupo che caratterizza i primi tre brani (Fog On The Highway, Muddy Hopes e Beggar Town), dove imperversano i rantoli e gli urlacci wah-wah della chitarra di Diamantini. Muddy Hopes, una delle tracce migliori dell'album, richiama gli amati Green On Red, Tom Waits, l'indimenticato Willy DeVille e ancora il Dylan di Man In The Long Black Coat, già “coverizzato” su Spirits (2009). Poi una schiarita inaspettata, uno squarcio di serenità e speranza, dove la musica si fa più leggera e corre a briglie sciolte almeno fino a Claim The Sun, l'unico vero pezzo rootsy dell'album. Per Lifeboat Raffaelli passa al piano elettrico, sostenuto con efficacia dal drumming delicato di Giannini. Your Time Is Right Now è solare, quasi West coast, con una longa coda chitarristica un po' jazzata e un po' progressive. L'abbondanza delle parti strumentali dilata i pezzi, e chi apprezza una musicalità piena, con un approccio molto live, ne godrà. Utrillo's Wine fa storia a sé, ed è una piccola gemma: il malinconico riff del pianoforte (e una breve improvvisazione di poche note sospese) fa da sfondo a un episodio da bohème parigina d'inizio Novecento che ha per protagonisti il pittore francese Maurice Utrillo e il nostro Amedeo Modigliani. Il primo è costretto a vendere i vestiti stracci del secondo pur di soddisfare il suo devastante alcolismo. Musicalmente siamo nei dintorni dell'ultimo disco di Bill Fay (o almeno a me l'ha richiamato). Nelle tre tracce successive si torna alle più robuste sonorità iniziali, anche nell'incrocio tra stili diversi. Destination Nowhere è un'altra wah-wah song funkeggiante: le rasoiate di Michele Diamantini non risparmiano nessuno. Black Man è sano rumore elettrico, volutamente scoordinato e disarticolato. I Am The Scar è un treno in corsa, a tastiere spianate, un po' Deep Purple: difficile non andare a sbatterci contro. Chiude The Fairy Has Your Wings (for Valeria), un commosso ricordo a un'amica che non c'è più, e quindi da rispettare senza troppi commenti.

L'aspetto più esaltante di Beggar Town è il suo essere un disco ideato, scritto e suonato per suonare autenticamente rock, senza troppi aggettivi: una rarità per il nostro Paese. Molto meno concept e “a tema” di quanto possa sembrare all'inizio (ed è un bene), rivela invece una straordinaria varietà d'ispirazione, costruita sul solido mestiere maturato in quasi due decadi d'esperienza. Un disco da godere molto più che da pensare, e chissà che questo non sorprenda anche i suoi autori.

Track List

  • Fog On The Highway
  • Muddy Hopes
  • Beggar Town
  • Lifeboat
  • Your Time Is Right Now
  • Keep On Playing
  • Claim The Sun
  • Utrillo`s Wine
  • Destination Nowhere
  • Black Man
  • I Am The Scar
  • The Fairy Has Your Wings (for Valeria)

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