Cheap Wine

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Milano / Spazio Teatro 89


08/10/2016 - di Fabio Baietti
"Eravamo davvero selvaggi.
Feroci. Fragorosi. Pieni di rabbia.
Una rabbia positiva, non distruttiva.


Quella rabbia non si è attenuata. Anzi, è aumentata.
Perchè è diventata più consapevole. E si è incanalata in atmosfere diverse. Solo apparentemente più tranquille.
In realtà, piene di tensione ed intensità. La rabbia prima urlava, adesso parla. E, forse, si fa capire meglio
"

(Marco Diamantini)

La metamorfosi è completata, con la consapevolezza di chi crede ciecamente in quello che fa, dai chiari riferimenti ai "numi tutelari" degli ancora acerbi esordi, ai piccoli capolavori su crimini e viaggio a nome Crime stories e Moving, moderni ed ambizioni concept, carichi di elettricità ed adrenalina rock.

Dalla furia punk di Freak Show,  alla svolta  bluesy di Spirits, turning point dei pesaresi, che ha aperto loro le porte per ampliare la propria audience, fino a due album densi di riferimenti e messaggi come Based on lies e Beggar Town, incisivi nei testi, intimamente politici senza dover ricorrere a slogan di facile presa. Due opere spiazzanti per chi era abituato ai ritmi incalzanti e ai singalong da cantare quando non c`erano posti in cui nascondersi.

Come naturale conseguenza del nuovo atteggiamento dei pesaresi, il tour di "Mary and the Fairy", sancisce la crescita esponenziale di una band che aveva messo da parte un "tesoretto artistico" da utilizzare, introducendo  la dolcezza del piano e della fisa di Alessio Raffaelli, vero valore aggiunto per il nuovo corso artistico dei CW.

Il concerto di Milano ha ribadito lo stato di grazia di una band, passata in vent`anni dal bar/pasticceria con annesso biliardino ai teatri, nemmeno troppo periferici, perfetta collocazione ambientale per questa loro evoluzione nella continuità, un "linguaggio del corpo" mutato nel look, nell`entrata in scena, nel porsi al pubblico con la forza della loro musica senza compromessi, iniziando il loro set con i 17 (!!) minuti di una Fade out intrisa di richiami psichedelici.

Una prima parte di concerto quasi jazzy, in cui spicca una Dried leaves che sembra accompagnare i panorami innevati visti dal finestrino di un rapido senza destinazione.
Eccellente la scelta di piazzare in scaletta una trilogia da Crime Stories, canzoni come Murderer Song e Behind the bars sono due degli highlights della serata. Nulla si è perduto della tensione che pervade i testi e di come vengano tradotti dalla  fiammante Duesemberg di Michele Diamantini. Storie di ladri, assassini, carcerati e carcerieri, di crimini e sensi di colpa sotterrati, di consapevoli pene da pagare. Dopo 14 anni, ancora tra le cose migliori della band.

Marco Diamantini è rilassato sul palco; felici, recenti eventi familiari amplificano il suo status di leader che rifugge i personalismi.

Fog on the Highway, Muddy hopes, Lifeboat e Black Man,  ci ricordano di aver attraversato attoniti le rovine della Città dei Mendicanti. Quattro momenti di passaggio, composto da canzoni che sono lo specchio di un`opera sicuramente da metabolizzare e che non può accontentarsi di ascolti distratti.

Mary e la Fata sono l`acme del concerto. La prima è dedicata ad una figura femminile che nemmeno l`Autore sa se sia mai esistita, dubbi che si sciolgono negli assoli liquidi di Michele, mentre il drumming potente e stiloso di Alan Giannini e le puntuali linee di basso di Andrea Giaro forniscono carburante ritmico a sufficienza per i 130 minuti del concerto.

La seconda volteggia vestita di bianco, invisibile ma presente, sulle note di un piano etereo, su di un palco dove si veste un nero elegante. In platea, dove  il ricordo di urla, sudore e ritornelli ha lasciato il posto al silenzio rispettoso e ad un claphands che emerge quasi timido in pochi frangenti, come in Dance over troubles.

L`ammissione che il  tanto odiato crowdfunding consentirà l`uscita del prossimo cd dei CW, non scalfisce di un grammo la loro coerenza

Nessuna bugia quando hai camminato fra le pietre, guidato nella nebbia e sei stato un naufrago che è riuscito a ritrovare una riva su cui approdare.


Foto di: Andrea Furlan

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