Cheap Wine

Cheap Wine

Roncà (vr)


24/02/2007 - di Christian Verzeletti
CHEAP WINE

24 febbraio 2007 - Roncà (VR) Cosa è il rock in Italia? Andate a vedere i Cheap Wine per capirlo. Una band che è rock come nessun'altra nel nostro paese e che si trova purtroppo a suonare lontano da qualunque scena. Una band che dopo dieci anni di attività si vede ancora rilegata sotto la voce emergenti, anche da parte della cosiddetta stampa specializzata. Una band che ha un suo pubblico, limitato però allo zoccolo dei più appassionati del settore. Questo è il rock in Italia.
Ma i Cheap Wine sono soprattutto una band impressionante per forza musicale e strumentale. Hanno un suono ormai loro che dal vivo fa venir voglia di saltare sui tavoli. Hanno un repertorio e un tiro da paura. E hanno un approccio ineccepibile, che sul palco mette la musica prima dell'ego. Questo dovrebbe essere il rock in Italia. Questi sono i Cheap Wine.
Non ci credete? Pensate che queste parole siano dettate da facile entusiasmo, da convinzioni personali o dalla retorica di un appassionato? Provate ad andare a vedere questi "ragazzi" dal vivo allora, e, se avete un minimo di cognizione di cosa sia il rock, rimarrete fulminati.
Al Jack The Ripper di Roncà la band pesarese ha suonato per oltre due ore lasciando nei presenti un'adrenalina che solo ai grandi concerti scorre in modo così elettrizzante. L'inizio ha subito costretto il sottoscritto ad alzarsi in piedi ai bordi del palco. I primi tre pezzi sono colpi allo stomaco: in particolare i giri di chitarra di "Haze all down the line" obbligano una piadina a farsi ingoiare con una forza hard di non facile digestione, non certo favorita poi dai tempi blues di "Me and the devil". Questo per dire quale sia l'impatto di un concerto dei Cheap Wine.
Dopo poche canzoni ci si trova già scossi con un pugno di versioni da brivido: "Snakes" ha un'acustica secca da far male, mentre "Among the stones" inaugura una serie di finali improvvisati a lungo tra la batteria e la slide. Tanto è eccelso il livello tecnico del gruppo, tanto sono rock le interpretazioni, mai fini a sé stesse.
Serratissimo l'attacco di "Coming breakdown" con Marco Diamantini a dare botta con l'armonica ed un canto feroce. I quattro suonano in modo convinto e partecipe e lo dimostra una "Time for action" eseguita all'unisono anche nelle parti vocali. Certe canzoni poi hanno la veemenza dei più grandi pezzi rock: ne sono esempio il drive bruciante di "Move along" come le pieghe notturne di "City lights". "Exploding underground", "Freak show" e "Jugglers and suckers" sono invece tratte dall'ultima prova in studio e, per come sono suonate, gridano il bisogno imminente di un disco live. A guardarli in azione i Cheap Wine sembrano inesauribili: basta notare la forza con cui Francesco Zanotti percuote la batteria comandando e variando i tempi manco fosse un John "Bonzo" Bonham. A lui spetta d'introdurre l'ultimo pezzo in scaletta con un assolo che va a far visita ai fantasmi degli anni '70: "Tempation" è un finale col punto esclamativo, soprattutto quando Marco Diamantini lascia la scena ai tre compagni per un'improvvisazione che si protrae senza mai perdere d'impatto.
Richiamati sul palco, i Cheap Wine buttano fuori ancora quattro pezzi, tra cui una "Sweet Jane", acida e puttana, e una "Rockin' in the free world" rabbiosa, che conclude con un urlo liberatorio.
Alla fine alle due di notte i Cheap Wine lasciano sfiniti e ancora carichi: troppo per quello che è il rock in Italia.

SET LIST:
Dance over troubles
Haze all down the line
Kenny bring me down
Me and the devil
Snakes
Among the stones
Evil ghost
Naked kings
Coming breakdown
Time for action
Move along
City lights
Exploding underground
Freak show
Jugglers and suckers
Temptation

Shakin' the cage
Sweet Jane
Reckless
Rockin' in the free world

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