Cheap Wine

Cheap Wine

Banale - Padova


06/04/2005 - di Vito Sartor - Christian Verzeletti
 CHEAP WINE

06 aprile 2005
BANALE (PADOVA) Da tempo la musica dal vivo in Italia non gode di buona salute, ma ultimamente il suo stato va aggravandosi, il che è ancora più preoccupante di qualunque crisi del mercato, perché è qua, nella situazione live, che la musica cresce e si propone nella sua forma più libera e vicina al pubblico.
Proprio il pubblico sembra si stia progressivamente allontanando dalla musica dal vivo con un processo che non dipende solo dalla diffusa mancanza di cultura: se non si è una band giovane, un nome nuovo, l'attenzione cala inevitabilmente. Così ultimamente concerti di bands fondamentali (Gov't Mule), riconosciute (Parto delle Nuvole Pesanti) e stimate (Cheap Wine) hanno avuto un numero di presenze nettamente inferiore alle attese.
Proprio la data dei Cheap Wine al Banale di Padova mi ha suscitato questa riflessione: è vero che la serata era già "segnata" dal derby calcistico di Champions League, ma ciò non giustifica che una delle nostre migliori formazioni rock si trovi a dover suonare di fronte ad un vuoto imbarazzante. Che poi lo faccia e lo faccia bene è altro discorso, ma è segno che un certo tipo di musica sta per essere relegato ad ultima scelta e che di questo passo si finirà per vederla suonata come un riempitivo, solo in assenza di altri eventi.
I Cheap Wine volano comunque oltre questa pochezza, ad un livello superiore, a cominciare da "I can fly away", che apre il concerto puntando in alto.
Essendo parte di un pugno di date che rientrano nella rassegna Acusticamente, la prima parte della serata è quasi esclusivamente unplugged e vede i fratelli Diamantini esibirisi in una situazione inedita, seduti su un paio di sgabelli e privi delle loro chitarre elettriche.
La tensione non viene comunque a mancare: ne risulta avvantaggiata la parte più autorale e desertica delle canzoni, ben sottolineata da un'armonica randagia e da qualche nuovo arrangiamento. Ci sono soprattutto una "Among the stones" tirata da una slide acustica e una cover dei Green On Red che segna un punto di svolta. "Cheap wine", infatti, oltre ad essere il pezzo da cui la band pesarese ha preso il proprio nome, scava a fondo nella parte più oscura del loro suono (ancora l'armonica) e provoca una ripartenza all'interno della scaletta: da qui in poi troveranno man mano più posto le chitarre elettriche e un suono rock più appropriato.
Se con "City lights" gli sgabelli vengono accantonati, con "Snakes" l'incedere della band si fa più cattivo, grazie anche alla leva Fender di Michele Diamantini che comincia ad allungare le sue ombre sul palco.
Il suono passa così dall'abrasivo ("Move along") al tribale ("Temptation") seguendo una ipotetica linea di fuoco che è ormai il marchio di fabbrica dei Cheap Wine e che dal vivo si fa quanto mai concreta. Lo si nota anche e soprattutto nelle parti strumentali, come nel finale di "Temptation", in cui Marco Diamantini lascia il palco ai tre compagni per una suite che non esce mai dal terreno "outlaw" del pezzo: manca il sostegno del pubblico, ma gli strumenti si incendiano bruciando tutto fino a quelli che sono i confini ideali della canzone e del suono stesso della band.
Chiude "Shakin' the cage" con un drive di chitarre e armonica che va a rimarcare proprio quello che è il territorio dei Cheap Wine, che, si badi bene, non rientra nel solo rock americano.
I pochi presenti ne rimangono scottati, al punto che qualcuno osa scatenarsi sotto il palco. I Cheap Wine rispondono ancora con un paio di pezzi: "Comin' breakdown" che sradica tutta la sua radice punk e "Haze all down the line" che rincara la dose facendo terra bruciata di tanto hard-rock in stile AC/DC.
Gli applausi e le urla che sottolineano la prestazione arrivano per forza di cose in quantità ridotta e sono una magra consolazione, come le facce segnate che si interrogano all'uscita del Banale. Gli sguardi si incrociano smarriti, increduli al pensiero di un futuro live che sembra a dir poco incerto.
Non resta che affidarsi ancora una volta alla forza ostinata e pervasiva della musica: "I got no place to go / but I'm movin' all the same". È da qui che i Cheap Wine attingono: da qui, dal vivo, prendono energia e vanno avanti per la loro strada. Scaletta:
I can fly away
Set up a rock'n'roll band
I like your smell
Among the stones
Murderer song
Bad guy
Rock this town
Castaway
Cheap wine
City lights
Snakes
Move along
Temptation
Reckless
Shakin' the cage

Comin' breakdown
Haze all down the line

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