Ulan Bator Abracadabra
2016 - Overdrive Records/ Acid Cobra Records/ Goodfellas
Pre-annunciato circa un anno fa, in occasione dell’uscita dell’inconsueto disco di rivisitazione acustica (Amaury Cambuzat plays Ulan Bator), il musicista francese non ha deluso le aspettative, e rimessa in circolo la sua macchina musicale, è tornato con un nuovo lavoro firmato Ulan Bator.
Come per magia, ma non avevamo dubbi, Abracadabra è l’ennesima conferma di una carriera impeccabile e di quel percorso noise/ post-rock intrapreso dal guru francese più di venti anni fa, e che rimarca, nero su bianco, nota per nota, come gli Ulan Bator siano una delle migliori e accattivanti realtà musicali che invidiamo ai nostri cugini d’oltralpe.
Abracadabra è un viaggio tenebroso, denso di cupe atmosfere, attraverso dieci fasi compositive che seguono un filo logico sonoro in grado di condurre l’ascoltatore nei meandri più oscuri della mente umana, illustrandoci il caos interno ed esterno che regna nella vita di tutti giorni con quel tocco, tipico di Cambuzat, elegante e raffinato.
Un’abilità innata, quella di Cambuzat, nel sapersi destreggiare, a suo piacimento e come pochi, tra linee melodiche e assalti noise, evidenziano una consapevolezza compositiva straordinaria.
Basta l’iniziale Chaos per capire la direzione che il disco intraprenderà, un sound carico di una continua tensione post-noise-rock e di una forza interiore in grado di sviscerare pregevoli composizioni, senza tralasciare il cantato in francese, sempre elemento imprescindibile per la musicalità dei testi.
Quindi, se composizioni come Evra Kedebra, Holy Wood, Radiant utopia e Coeurrida seguono il classico filone avant/ noise, Cambuzat riesce a deliziarci, invertendo la rotta, piazzando brani che riflettono sonorità più melodiche come nel caso di Ether, quasi una ballata, e, senza ombra di dubbio insieme a Coeurrida, tra i più suggestivi dell’album.
Proseguendo nel viaggio, le sorprese non finisco, Saint mars ti conquista con l’inaspettato inizio in chiave psichedelica prima di catapultarci, nuovamente, tra gli assalti noise, stessa cosa per Radiant utopia che t’illude, invece, si fa per dire, con l’inizio melodico. Un’atmosfera più elegante che Chiude il cerchio, l’atmosfera elegante e distesa del brano Protection.
In quest’incantato viaggio, Cambuzat suona, quasi in solitaria, di tutto e di più, avvalendosi, solo in alcuni casi, di validi collaboratori come il musicista Giordano Ceccotti all’Hardy-Gurdy (Ghironda, ndr), o come nel caso di James Johnston in Coeurrida (organo e strings), con dei risultati incredibili.
Nient’altro da aggiungere: ascoltare per credere.
Come per magia, ma non avevamo dubbi, Abracadabra è l’ennesima conferma di una carriera impeccabile e di quel percorso noise/ post-rock intrapreso dal guru francese più di venti anni fa, e che rimarca, nero su bianco, nota per nota, come gli Ulan Bator siano una delle migliori e accattivanti realtà musicali che invidiamo ai nostri cugini d’oltralpe.
Abracadabra è un viaggio tenebroso, denso di cupe atmosfere, attraverso dieci fasi compositive che seguono un filo logico sonoro in grado di condurre l’ascoltatore nei meandri più oscuri della mente umana, illustrandoci il caos interno ed esterno che regna nella vita di tutti giorni con quel tocco, tipico di Cambuzat, elegante e raffinato.
Un’abilità innata, quella di Cambuzat, nel sapersi destreggiare, a suo piacimento e come pochi, tra linee melodiche e assalti noise, evidenziano una consapevolezza compositiva straordinaria.
Basta l’iniziale Chaos per capire la direzione che il disco intraprenderà, un sound carico di una continua tensione post-noise-rock e di una forza interiore in grado di sviscerare pregevoli composizioni, senza tralasciare il cantato in francese, sempre elemento imprescindibile per la musicalità dei testi.
Quindi, se composizioni come Evra Kedebra, Holy Wood, Radiant utopia e Coeurrida seguono il classico filone avant/ noise, Cambuzat riesce a deliziarci, invertendo la rotta, piazzando brani che riflettono sonorità più melodiche come nel caso di Ether, quasi una ballata, e, senza ombra di dubbio insieme a Coeurrida, tra i più suggestivi dell’album.
Proseguendo nel viaggio, le sorprese non finisco, Saint mars ti conquista con l’inaspettato inizio in chiave psichedelica prima di catapultarci, nuovamente, tra gli assalti noise, stessa cosa per Radiant utopia che t’illude, invece, si fa per dire, con l’inizio melodico. Un’atmosfera più elegante che Chiude il cerchio, l’atmosfera elegante e distesa del brano Protection.
In quest’incantato viaggio, Cambuzat suona, quasi in solitaria, di tutto e di più, avvalendosi, solo in alcuni casi, di validi collaboratori come il musicista Giordano Ceccotti all’Hardy-Gurdy (Ghironda, ndr), o come nel caso di James Johnston in Coeurrida (organo e strings), con dei risultati incredibili.
Nient’altro da aggiungere: ascoltare per credere.
