SOLeils<small></small>
Italiana

Ulan Bator SOLeils

2009 - Acid Cobra Records

22/05/2009 di Alfonso Fanizza

#Ulan Bator#Italiana

Lo abbiamo rimarcato di recente come la lingua francese acquisti un fascino particolare se legata a melodie prettamente “rock”, se poi nello specifico a farlo è una band rinomata come i francesi Ulan Bator, allora il tutto assume un senso in più. A tre anni di distanza dall’uscita di “Rodeo massacre”, Amaury Cambuzat non ha freni alla sua inventività e torna sulla scena con delle rilevanti e importanti novità.
L’eclettico musicista parigino, infatti, con la pubblicazione dell’Ep, “Soleils”, oltre a battezzare la nascita dell’etichetta, Acid Cobra Records, di sua proprietà, può vantare per l’occasione la presenza al suo cospetto di musicisti di spicco come James Johnston (Gallon Drunk, Nick Cave & Bad seeds, Lydia Lunch) e Rosie Westbrook (Mick Harvey).
Con “Soleils” Cambuzat dimostra ancora una volta di essere una vera e propria “macchina” compositiva in grado di trasformare le sue “idee” in “perle” musicali dal sound avvincente e suggestivo, un’energia musicale che ci proietta nelle “fabulose” atmosfere che la band ricrea con scrupolosa dedizione.
Energia e dolcezza sono le due differenti “facce” musicali di un’unica medaglia, di un disco melodicamente ispirato nei suoi contenuti. “Ephemere” e “Univers” (scritta a due mani con Lucy Lombard, ndr) ne rappresentano il volto più energico, un vigore fortemente rimarcato nei suoni, struttura portante di ritmiche che attraversando coordinate avant e noise si schiantano nel rock più marcato.
Gli Ulan Bator sono così, possono immergerci nelle sonorità più noise e poi regalarci suggestioni inaspettate, palpabili sia nelle proiezioni filmiche del post-rock “Airplane”, sia nelle lente e deliziose ritmiche di “Soleils”, piccolo gioiellino dell’arte cambuziana, ballata indie intonata tra tastiere rhodes, contrabbasso (di Rosie Westbrook) e la deliziosa voce di Lucy Lombard che ben si lega a quella di Amaury.
Con “Tabou” usciamo fuori dagli schemi dell’abitualità: un incipit in stile reading che sfocia nella classicità indie più ovvia, chiudendo così la breve “magia” contenuta in “Soleils”.
Ma gli Ulan Bator rimandano il tutto solo di qualche mese con la pubblicazione di un nuovo album di cui si conosce già il titolo, “Tohu-Bohu” (ndr).

Track List

  • EPHEMERE|AIRPLANE|SOLEIL|UNIVERS|TABOU

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