interviste
Ulan Bator Viviamo in tempi bui: parla il leader degli Ulan Bator
Mescalina: Prima di tutto, fammi dire “Finalmente!”. Dopo otto anni possiamo ascoltare un nuovo lavoro degli Ulan Bator, cosa ha fatto in questi anni d’attesa?
Amaury: Ciao Alfonso! Devo dire che in tutto questo tempo non ho mai smesso di fare musica in un modo o nell'altro. Ho continuato a suonare con i tedeschi: Faust, con i quali abbiamo fatto molti concerti tra cui il tour Europeo di Faust IV nel 2021 e diverse tournée negli Stati Uniti. Parallelamente, ho curato la produzione artistica di alcuni gruppi e, durante la pandemia, ho messo in piedi il mio studio personale. Lì, ho mixato e masterizzato diversi progetti/dischi: Faust, Oslo Tapes, TV Lumière, Mattatoio 5, Lines Of Silence, We Fog, Leland Did It, Le Days, oltre ovviamente a questo nuovo album degli Ulan Bator. https://linktr.ee/amaurybator
Inoltre, ho creato un progetto solista per chitarra chiamato I FEEL LIKE A BOMBED CATHEDRAL, con cui ho registrato quattro album (uno uscito per l'italiana Dio Drone, uno per la Dirter Promotions nel Regno Unito e due per l'ungherese blindblindblind). Ho fatto molti live con questo progetto nato nel 2019 e, recentemente, ho avviato una collaborazione con la video-artista inglese Daisy Dickinson per uno spettacolo di "sound & vision", dove lei proietta immagini dal vivo ispirandosi alle mie improvvisazioni.
https://linktr.ee/ifeellikeabombedcathedral
Mescalina: Se la pubblicazione del singolo L’impératice aveva presupposto un ritorno alle sonorità dei primi lavori degli Ulan Bator, Dark Times ha smentito le aspettative, mostrando una capacità di evolversi e muoversi con disinvoltura tra diverse sfumature musicali. Cosa ci dici a riguardo, ma soprattutto come nascono le canzoni del disco?
Amaury: Si tratta di un album che è stato scritto e registrato nell'arco di sette anni. Eppure, brani come Dark Times o Into Nothing sono stati scritti e registrati in sole 24 ore. Può sembrare strano per un disco con una gestazione così lunga, ma diciamo che ho avuto le idee molto chiare, una volta deciso di portarlo a termine. È stato un processo velocissimo, come lo sprint finale di una maratona. In questi anni il mio approccio alla musica e alla produzione si è evoluto molto, ed è per questo che credo di essere riuscito a dare omogeneità a brani che spesso erano molto diversi tra loro.
Mescalina: Un disco che, già dal titolo, racconta i “tempi bui” che stiamo vivendo, facendo eco alle notizie difficili che si rincorrono quotidianamente. È inevitabile domandarsi dove stiamo andando a finire?
Amaury: Penso di essere una persona ultra-sensibile e devo ammettere che soffro molto per l'attualità, spesso così austera. I miei amici mi dicono di smettere di leggere i giornali o guardare il telegiornale... ma la soluzione è davvero ignorare tutto per non soffrire? Non credo. Non avendo alcun potere politico, resto convinto che, se ognuno fa la propria piccola parte, sia già molto. Personalmente non faccio granché per cambiare il mondo, ma conservo l'idea romantica che fare musica, scrivere due righe e avere il coraggio di proporle agli altri sia già un atto politico, una forma di resistenza.
Mescalina: Il disco sembra giocare sulla dicotomia luce – ombra, soprattutto nei testi, mai banali: da un lato c’è un filo narrativo più pessimista, dall’altro emerge un monito al cambiamento e alla presa di coscienza. Penso a canzoni come Dark Times e En Enfer, qual è il messaggio che vuoi trasmettere?
Amaury: Sono pienamente consapevole che stiamo attraversando tempi complessi, ma sono convinto che dopo questi arriveranno tempi migliori, che forse noi non vivremo..(?)
Nel brano Dark Times dichiaro che viviamo in un periodo oscuro, ma allo stesso tempo dico che ognuno può cambiare il proprio modo di essere e di pensare; la soluzione risiede forse in quei piccoli sforzi quotidiani che dobbiamo impegnarci a compiere.
En Enfer è chiaramente una canzone sulla libertà. Per me è il sentimento più forte: sentirsi liberi. Liberi di parlare, di pensare, di scrivere ciò che si prova. Nella canzone uso la metafora del rapporto tra noi umani e gli uccelli. Va oltre la libertà di pensiero; riguarda la libertà di muoversi, senza frontiere.
Mescalina: Una canzone che mi ha colpito molto è sicuramente la ballata finale Me(a)too…
Amaury: Me(a)too è un brano complesso che nasce da una riflessione sull'oggettivazione. Non voglio creare un parallelo diretto tra donne e animali, ma piuttosto puntare il dito contro una certa mentalità prevaricatrice e narcisista, tipica di un certo maschilismo tossico, che vede tutto ciò che lo circonda come "materia" da consumare o esibire.
C’è questa sorta di orgoglio predatorio in alcuni uomini che si definiscono "epicurei", ma che in realtà nascondono una bramosia di possesso: parlano delle donne con lo stesso linguaggio che usano per il loro barbecue, riducendo l'altro a un oggetto del proprio piacere. Diventare vegetaliano (vegano) mi ha aperto gli occhi su queste dinamiche di potere. Mi ha permesso di osservare con più lucidità come la nostra società faccia fatica a liberarsi da questa cultura del dominio: lo vediamo nella condizione femminile, dove, nonostante i passi avanti, la strada è ancora lunghissima in molte parti del mondo, e lo vediamo nel nostro rapporto con gli animali.
Come antispecista, rifiuto l’idea che esistano vite di serie B. Non sopporto più la sofferenza animale, che considero una vera e propria forma di schiavitù istituzionalizzata. Il messaggio della canzone è un invito a scardinare questa gerarchia del dominio: è tempo di smettere di considerarci i padroni assoluti e ricominciare a vivere in armonia con la natura, rispettando la dignità di ogni abitante di questo pianeta, senza distinzioni di specie o di genere.
Mescalina: In Dark Times c’è il ritorno di Franck Lantignac alla batteria. Ce ne parli?
Amaury: Fin dalle prime note di questo disco, sentivo il bisogno profondo di riavere Franck con me. C'era il desiderio quasi istintivo di ritrovare l'energia del trio originale, pur mantenendo il legame con Mario Di Battista, che è al mio fianco ormai dal tour di Abracadabra. Franck ha un tocco inconfondibile, unico: è tra i miei batteristi preferiti in assoluto, al pari di figure molto più note come Chris Cutler (Henry Cow) o Charles Hayward (This Heat).
Ha registrato le batterie per metà dell'album; per l'altra metà ho costruito io le trame ritmiche, alternando suoni organici e sintetici.
Mescalina: C’è un disco degli Ulan Bator a cui sei più legato? Se sì, perché?
Amaury: In realtà non ne ho uno preferito. Sono tutti frammenti della mia vita e spesso ci si lega a un disco per l’avventura umana che c’è dietro. I primi tre lavori, fino a Végétale, mi ricordano i nostri inizi a Parigi, nel nostro studio ricavato in una cava di tufo; e poi Gérard Nguyen (Les Disques du Soleil et de l'Acier), il nostro manager di allora: un uomo dalla cultura musicale immensa, senza il quale probabilmente non saremmo mai esistiti. Poi c’è stato l'incontro con i CSI, in particolare con Gianni Maroccolo, che ci permise di registrare Ego:Echo con la produzione di Michael Gira (The Swans): un mese intero isolati in studio a distruggere e ricostruire un disco... Ricordo con affetto Nouvel Air con Egle Sommacal (Massimo Volume), che andai a mixare da quell'uomo adorabile che è Robin Guthrie (Cocteau Twins). E ancora Rodeo Massacre con Mari (mamma Verdena) della Jestrai, che ci sosteneva con una passione incredibile.
Non posso dimenticare Soleils e Tohu-Bohu con James Johnston (PJ Harvey, Bad Seeds), o En France / En Trance con la mia amica Nathalie Forget alle onde Martenot, un disco che non ha avuto, almeno in Europa, il successo che meritava. Poi Abracadabra... fino a Stereolith, uscito per l'etichetta tedesca Bureau B... Insomma, è impossibile sceglierne uno: sono tutti tasselli fondamentali di un unico percorso.
Mescalina: Hai da poco annunciato le date del tour italiano che partirà ad aprile e passerà per diverse città: cosa puoi anticiparci su questa nuova avventura e cosa possiamo aspettarci da questi concerti?
Amaury: Saremo in formazione trio, come quella originale. Al basso ci sarà Mario Di Battista, che mi accompagna ormai da dieci anni (dal tour di Abracadabra e con cui ho registrato Stereolith nel 2017), mentre alla batteria ci sarà Alessandro Vagnoni (Bologna Violenta). Suoneremo un repertorio che parte dagli esordi fino a oggi. Trent'anni di carriera in 90 minuti! Un brano per ogni album, per raccontare Ulan Bator.
Mescalina: Una delle caratteristiche delle tue canzoni è che si adattano perfettamente ad arrangiamenti più minimal: una volta concluso questo tour, possiamo aspettarci in futuro qualcosa di più intimo, magari un live voce e chitarra?
Amaury: Perché no?! Non ci ho ancora pensato, ma sarebbe una bella idea riproporre versioni acustiche di certi brani, magari con Monia Massa, la violoncellista che suona in alcuni pezzi del nuovo album..? Impossible n’est pas Français!
Mescalina: Grazie per la disponibilità. Ci vediamo alla data di Taranto.
Amaury: Sì, fantastico! Grazie a te per queste domande così stimolanti.
Ecco le prime date del Dark Times Tour 2026:
APRILE
10 Aprile - Kingston live (Caserta)
11 Aprile - Mercato Nuovo (Taranto)
12 Aprile - Scumm (Pescara)
16 Aprile - Blah Blah (Torino)
17 Aprile - Exfila (Firenze)
18 Aprile - Darsena (Perugia)
19 Aprile - MulinArte (Cesena)
23 Aprile - Teatro Coppola (Catania) + JuJu
24 Aprile - Sonica (Siracusa) + JuJu
25 Aprile - PunkFunk (Palermo) + JuJu
MAGGIO
8 Maggio - Arci Bolognesi (Ferrara)
9 Maggio - Django (Treviso)
14 Maggio - Magma (Roma)
15 Maggio - Bloom (Mezzago)
16 Maggio - Bagni Elsa (Pesaro)
17 Maggio - Freakout (Bologna)
22 Maggio - Splinter Club (Parma)
23 Maggio - Raindogs (Savona)