Ulan Bator Rodeo massacre
2004 - Jestrai / Venus
“Rodeo Massacre” è un disco ancora più maturo del precedente “Nouvel Air”: contiene alcune svolte musicali che, solo chi ha ormai piena coscienza dei propri mezzi, può e deve fare. Queste svolte sono costituite sia dall’aver introdotto un brano cantato interamente in inglese ed uno misto in italiano e francese, e sia dall’aver creato un album con brani molto diversi l’uno dall’altro, come struttura sonora. Chi segue la band di Amaury Cambuzat e soci sa quanto possano risultare destabilizzanti queste scelte, abituati come siamo, noi fan del gruppo, a dischi sempre molto compatti ed omogenei, come l’eclettico e dilatato “Ego: echo” o l’etereo e suadente “Nouvel Air”, tanto per citare i più famosi.
“Rodeo Massacre” ha due brani che da soli valgono il disco: “Pensees Massacre” e “La Femme Cannibale”. Il primo è una piccola perla in stile “nuova” new wave, solo gli Ulan Bator sono capaci di creare brani di tale intensità e semplicità. Il secondo vede la collaborazione del gruppo con Emidio Clementi, ex leader del mai cosi tanto rimpianti Massimo Volume: quest’unione ci regala un brano che entrerà di diritto nella storia della musica indipendente italiana, tanto è la sua forza narrativa, la sua assoluta perfezione nel concatenarsi di ritornello e strofa, il suo andare spezzato e convulso, insomma un capolavoro!
Non è da meno il resto del disco che inizia, appunto, con un brano in inglese, interessante proprio per la nuova lingua usata dalla band, e prosegue con la bella “Torture” ideale come sintesi tra pulsioni derivate da “Ego:echo” e tranquillità sonore più vicine a “Nouvel Air”.
Mentre “33” sembra tanto una b-side di “Nouvel Air”, e “God, Dog” ha quel ritmo incalzante che la rende ideale per le esibizioni live, l’ultimo regalo degli Ulan Bator è proprio “Suovenir”, brano da luci suffuse e notturne, dalla tristezza ed intensità da brividi, dove le note del piano, e la voce di Amaury, portano verso vette intimistiche assolute.
Questo lavoro, anche se di pochissimo inferiore al precedente “Nouvel Air”, testimonia che la band ha ormai un suo“sound” ben preciso e consolidato, e che è una della poche in Italia ad esser originale, personale e mai banale: insomma gli Ulan Bator sono in ottima salute, pronti a rituffarsi in una faticosa ma impedibile tournèe italiana già da gennaio.
“Rodeo Massacre” ha due brani che da soli valgono il disco: “Pensees Massacre” e “La Femme Cannibale”. Il primo è una piccola perla in stile “nuova” new wave, solo gli Ulan Bator sono capaci di creare brani di tale intensità e semplicità. Il secondo vede la collaborazione del gruppo con Emidio Clementi, ex leader del mai cosi tanto rimpianti Massimo Volume: quest’unione ci regala un brano che entrerà di diritto nella storia della musica indipendente italiana, tanto è la sua forza narrativa, la sua assoluta perfezione nel concatenarsi di ritornello e strofa, il suo andare spezzato e convulso, insomma un capolavoro!
Non è da meno il resto del disco che inizia, appunto, con un brano in inglese, interessante proprio per la nuova lingua usata dalla band, e prosegue con la bella “Torture” ideale come sintesi tra pulsioni derivate da “Ego:echo” e tranquillità sonore più vicine a “Nouvel Air”.
Mentre “33” sembra tanto una b-side di “Nouvel Air”, e “God, Dog” ha quel ritmo incalzante che la rende ideale per le esibizioni live, l’ultimo regalo degli Ulan Bator è proprio “Suovenir”, brano da luci suffuse e notturne, dalla tristezza ed intensità da brividi, dove le note del piano, e la voce di Amaury, portano verso vette intimistiche assolute.
Questo lavoro, anche se di pochissimo inferiore al precedente “Nouvel Air”, testimonia che la band ha ormai un suo“sound” ben preciso e consolidato, e che è una della poche in Italia ad esser originale, personale e mai banale: insomma gli Ulan Bator sono in ottima salute, pronti a rituffarsi in una faticosa ma impedibile tournèe italiana già da gennaio.
