Ulan Bator Ulaanbaatar – a collection of unreleased recordings
2007 - Jestrai Records
Non hanno bisogno di alcuna presentazione gli Ulan Bator: dopo quattordici anni di intensa e dignitosa attività musicale trascorsi a solcare le tormentate acque della scena indipendente, risulterebbe abbastanza superfluo dilungarsi troppo su gli aspetti relativi alla storia musicale del trio parigino.
“Ulaanbaatar” è una raccolta di brani mai pubblicati prima dalla band francese, brani inediti che risalgono ad un periodo compreso tra il 1993 ed il 1998, anni in cui la critica specializzata definiva la loro musica come “colonna sonora per film che non esistono”. Sai tratta di ventuno episodi che svelano lati non ancora noti del sound degli Ulan Bator dei primi cinque anni di attività, in cui tre giovani musicisti (rispondenti al nome di Amaury Cambuzat, Olivier Manchion e Franck Lantignac) ponevano le basi di un gruppo in grado, nel corso di un decennio, di travalicare ogni confine musicale.
“Ulaanbaatar” è un ritorno alle origini, un salto nel passato di una band che ha cambiato volto nel corso della sua esistenza, trovando anche una perfetta sinergia con il nostro paese. Infatti, il disco presenta una veste che si differenzia sostanzialmente dal volto assunto negli ultimi anni. Un lavoro più strumentale e decisamente incline al filone sperimentale, che gli estimatori più irriverenti del trio francese apprezzeranno con soddisfazione soprattutto per la mole di eccellenti intuizioni musicali presenti tra i diversi solchi che oscillano nelle ritmiche tra post, noise, ed avant rock.
Diviso tra 7”, versioni demo, remix, live e studio live, oltre a diverse tracce prettamente sperimentali, l’album propone composizioni che brillano di luce propria come “Transatlantic rendez-vous”, “D-Press T. V.”, “Lumière Blanche/ Schneestum” e “Apt 18-A” o le strumentali “Ursula Minor”, “Katatonia”, “Bleu électrique” e “Automne”.
“Ulaanbaatar” è l’ennesimo tassello di una carriera a dir poco impeccabile e ci dimostra come gli Ulan Bator sia uno dei migliori esempi musicali partoriti dai nostri cugini d’oltralpe degli ultimi 20 anni.
“Ulaanbaatar” è una raccolta di brani mai pubblicati prima dalla band francese, brani inediti che risalgono ad un periodo compreso tra il 1993 ed il 1998, anni in cui la critica specializzata definiva la loro musica come “colonna sonora per film che non esistono”. Sai tratta di ventuno episodi che svelano lati non ancora noti del sound degli Ulan Bator dei primi cinque anni di attività, in cui tre giovani musicisti (rispondenti al nome di Amaury Cambuzat, Olivier Manchion e Franck Lantignac) ponevano le basi di un gruppo in grado, nel corso di un decennio, di travalicare ogni confine musicale.
“Ulaanbaatar” è un ritorno alle origini, un salto nel passato di una band che ha cambiato volto nel corso della sua esistenza, trovando anche una perfetta sinergia con il nostro paese. Infatti, il disco presenta una veste che si differenzia sostanzialmente dal volto assunto negli ultimi anni. Un lavoro più strumentale e decisamente incline al filone sperimentale, che gli estimatori più irriverenti del trio francese apprezzeranno con soddisfazione soprattutto per la mole di eccellenti intuizioni musicali presenti tra i diversi solchi che oscillano nelle ritmiche tra post, noise, ed avant rock.
Diviso tra 7”, versioni demo, remix, live e studio live, oltre a diverse tracce prettamente sperimentali, l’album propone composizioni che brillano di luce propria come “Transatlantic rendez-vous”, “D-Press T. V.”, “Lumière Blanche/ Schneestum” e “Apt 18-A” o le strumentali “Ursula Minor”, “Katatonia”, “Bleu électrique” e “Automne”.
“Ulaanbaatar” è l’ennesimo tassello di una carriera a dir poco impeccabile e ci dimostra come gli Ulan Bator sia uno dei migliori esempi musicali partoriti dai nostri cugini d’oltralpe degli ultimi 20 anni.
