Tracks II - The Lost Albums<small></small>
Rock Internazionale • Songwriting

Bruce Springsteen Tracks II - The Lost Albums

2025 - Legacy Recordings / Sony

30/06/2025 di Valerio Corbetta

#Bruce Springsteen#Rock Internazionale#Songwriting

Premessa fondamentale, giusto per capirsi prima di esporre ogni altra considerazione: ognuno spende i propri soldi e il proprio tempo come meglio crede. C’è chi lava la macchina due volte a settimana, chi fa la raccolta di sneakers di ogni foggia e colore, chi di borse o cappelli; chi colleziona miniature di gatti e papere; o ancora chi sceglie di partire ogni week-end, di frequentare locali dove ti chiedono 35 euro per una pizza, magari indossando una camicia costata quanto il PIL del Sud Sudan. Quindi, giudicare chi investe trecento (più o meno: dipende dal supporto scelto) cucuzze per mettersi in casa nove vinili (o sette CD) non ha ragion d’essere. Però gli si può tranquillamente dire che è un prezzo fuori da ogni logica, che non sia il puro profitto da parte della casa discografica, e a cascata dell’artista, del manager, dei musicisti che vantano credits ecc. Al netto di ciò, l’uscita di un cofanetto come Tracks II: the lost albums che Bruce Springsteen ha deciso di pubblicare andando a ripescare pezzi registrati nell’arco di tre decenni, dal 1983 al 2020,  è un evento che non può passare sottotraccia. Sette “album persi” in realtà appaiono, fatta eccezione per Faithless, come registrazioni riunite per cronologia e per un totale di 83 pezzi, la gran parte inediti, in alcuni casi già pubblicati come lato B di singoli (quando ancora esistevano…) oppure suonati dal vivo durante i concerti in giro per il mondo.

Si parte col corposo LA Garage Sessions ’83, con 18 brani scarni, essenziali, in cui Bruce suona ogni strumento, sfrutta i sintetizzatori registrando il tutto in stile Nebraska (dal quale deriva) e collegandosi idealmente con il successivo Born in the USA; apre con la Follow that dream tante volte riproposta nei live, vi si trova una My Hometown ancora da ripulire e cantata a fatica, con una voce rauca che si aggrappa con le unghie alle note più alte, una versione asciuttissima di Johnny Bye Bye, Shut out the light e altre ballate che scivolano via rapidamente lasciando qualche ricordo profondo, ma non particolarmente incisivo.

I 10 pezzi di Streets of Philadelphia Sessions presentano uno Springsteen vagamente oscuro, compassato, impegnato a disegnare profili notturni che seguono la falsariga di quanto scritto per film di Demme e che era valso a Bruce un Oscar nel 1994. Da segnalare una Something in the well che porta dentro di sé i semi di quello che germoglierà in The Ghost of Tom Joad, la Secret Garden pluri-utilizzata dai registi di mezzo mondo e una Farewell Party che chiude l’album, ma che sarebbe stata perfettamente a suo agio in uno dei tanto bistrattati (e solo successivamente riabilitati) “dischi gemelli” del 1992. 

Faithless è l’unico vero album in senso stretto riesumato per il cofanetto: a Springsteen nel 2005 era stata commissionata la realizzazione della colonna sonora di un film western e lui, nel giro di poche settimane, aveva sfornato questi 11 brani piuttosto scarni, che risentono dell’atmosfera dell’Arizona, dove si era ritirato per produrli e registrarli. Quattro sono strumentali, gli altri virano verso sonorità che a tratti scivolano verso il gospel, oppure prendono direzioni che ricordano le ballad intimiste in cui voce e un solo strumento reggono l’impalcatura senza tremare. 

Passare al disco successivo, vale a dire Somewhere North of Nashville, è come trovare una fonte d’acqua dopo la traversata nel deserto: ritmo, percussioni, tastiere a profusione, la lap steel guitar sempre presente a far da tappeto sonoro, la voce di Bruce che torna a comandare la compagnia e dettare il ritmo, una voglia di ballare e divertirsi che sembra contagiare chiunque venga coinvolto nella registrazione dei 12 brani. Alcuni già proposti altrove (Janey don’t you lose heart, Stand on it), altri che rimandano a sonorità familiari (Under a big sky sembra la nipotina di Highway Patrolman) o che non avrebbero sfigurato se messe a confronto con le Seeger Sessions (Silver Mountain). Un disco, questo, che sarebbe stato in piedi da solo anche senza essere inserito in un cofanetto così ingombrante, tanto spende di luce propria come un piccolo gioiello. 

Passare all’album successivo equivale a scendere dalla giostra e mettersi sul divano a riflettere: Inyo e la sua decina di storie sono altrettanti ritratti dipinti ai margini del quadro di The Ghost of Tom Joad: meno strutturati musicalmente, con arrangiamenti da perfezionare ma con perle che vanno oltre la nomea di “scarti”, anche perché scritti post-TGOTJ e quindi non catalogabili come tali. Adelita, la stessa Inyo, la splendida The lost Charro che ricorda la Linda Paloma di browniana memoria (peraltro non a caso ripresa proprio da Springsteen e Patti Scialfa nel tributo a Jackson Browne del 2014), pure When I build my beautiful house: c’è da pescare bene e abbondantemente. 

Molto meno, quasi nulla in realtà, dall’album successivo, quel Twilight Hours che suona più pesante e dilatato, con 12 pezzi registrati durante il periodo di Western Stars. E che come quelli del disco “ufficiale” riflettono un mood poco springsteeniano, dove la quantità di zucchero e miele è decisamente sopra la media; anche la voce è modulata in maniera quasi inedita, sperimentale e difficile da assimilare per chi è abituato a tutt’altre tonalità e ritmica. 

Quelle che fortunatamente si ritrovano andando ad ascoltare l’ultimo “lost album”: Perfect World riappacifica con il Bruce che ha fatto la storia della musica rock. Voce potente, tappeto di chitarre e batteria come da lunga e consolidata tradizione con gli amici di sempre, l’armonica a punteggiare brani di grande spessore. Fondamentale ovviamente la presenza forte, continua e strutturale della E Street Band che costruisce l’impalcatura di brani che reggono benissimo il confronto con quelli che Springsteen decise poi di inserire nel quasi contemporaneo Letter to You. Diventa difficile mettere tra le “seconde scelte” pezzi come The Great depression, Idiots delight, Rain in the river, al punto che quasi viene da rimproverare l’inserimento di una ballad come If I could only be your lover o Blind Man e la conclusiva Perfect world che servono però a rallentare il ritmo e abbassare la coralità di un disco dalle spiccate sonorità rock. 

Che arriva a chiudere il cerchio di un cofanetto che, aldilà del costo spropositato, si presenta come un’operazione ipertrofica, anche se non per questo da svalutare. Certo, al fan integralista andrà bene il pacchetto completo: a quello che sceglie di discernere un buon prodotto da uno meno intrigante (nella lunghissima carriera di Springsteen, come in quella di ogni artista, ci sono stati alti e bassi quanto a creatività e qualità del prodotto) toccherà invece tenere pronto il dito sul tasto skip per passare oltre in parecchie occasioni, selezionare album e brani tenendo il necessario e scartando il superfluo. Un po’ quello che la Sony ha fatto proponendo in parallelo l’uscita di un disco con 20 tracce (Lost and found), alla portata di tutti anche dal punto di vista dell’impegno economico, pescando tra le 83 presenti nel cofanetto. Fortunatamente, poi, i supporti digitali consentono alla musica ormai liquida di essere gestita dal fruitore finale in maniera autonoma. Dai “Bootlegers: roll your tapes!” siamo ormai passati al “Buyer: download your file”. Anche se in fondo non è poi così male poter decidere cosa ascoltare senza doversi spostare dal divano, alzare la puntina e spostarla oltre il solco meno desiderato, facendola ricadere su quello ritenuto migliore: l’importante è avere materiale per poterlo fare...

Track List

  • Tracks II: The Lost Albums- Le tracklist dei 7 album:
  • LA Garage Sessions `83
  • 1. Follow That Dream
  • 2. Don`t Back Down On Our Love
  • 3. Little Girl Like You
  • 4. Johnny Bye Bye
  • 5. Sugarland
  • 6. Seven Tears
  • 7. Fugitive`s Dream
  • 8. Black Mountain Ballad
  • 9. Jim Deer
  • 10. County Fair
  • 11. My Hometown
  • 12. One Love
  • 13. Don`t Back Down
  • 14. Richfield Whistle
  • 15. The Klansman
  • 16. Unsatisfied Heart
  • 17. Shut Out The Light
  • 18. Fugitive`s Dream (Ballad)
  • Streets of Philadelphia Sessions
  • 1. Blind Spot
  • 2. Maybe I Don`t Know You
  • 3. Something In The Well
  • 4. Waiting On The End Of The World
  • 5. The Little Things
  • 6. We Fell Down
  • 7. One Beautiful Morning
  • 8. Between Heaven and Earth
  • 9. Secret Garden
  • 10. The Farewell Party
  • Faithless
  • 1. The Desert (Instrumental)
  • 2. Where You Goin`, Where You From
  • 3. Faithless
  • 4. All God`s Children
  • 5. A Prayer By The River (Instrumental)
  • 6. God Sent You
  • 7. Goin` To California
  • 8. The Western Sea (Instrumental)
  • 9. My Master`s Hand
  • 10. Let Me Ride
  • 11. My Master`s Hand (Theme)
  • Somewhere North of Nashville
  • 1. Repo Man
  • 2. Tiger Rose
  • 3. Poor Side of Town
  • 4. Delivery Man
  • 5. Under A Big Sky
  • 6. Detail Man
  • 7. Silver Mountain
  • 8. Janey Don`t You Lose Heart
  • 9. You`re Gonna Miss Me When I`m Gone
  • 10. Stand On It
  • 11. Blue Highway
  • 12. Somewhere North of Nashville
  • Inyo
  • 1. Inyo
  • 2. Indian Town
  • 3. Adelita
  • 4. The Aztec Dance
  • 5. The Lost Charro
  • 6. Our Lady of Monroe
  • 7. El Jardinero (Upon the Death of Ramona)
  • 8. One False Move
  • 9. Ciudad Juarez
  • 10. When I Build My Beautiful House
  • Twilight Hours
  • 1. Sunday Love
  • 2. Late in the Evening
  • 3. Two of Us
  • 4. Lonely Town
  • 5. September Kisses
  • 6. Twilight Hours
  • 7. I`ll Stand By You
  • 8. High Sierra
  • 9. Sunliner
  • 10. Another You
  • 11. Dinner at Eight
  • 12. Follow The Sun
  • Perfect World
  • 1. I`m Not Sleeping
  • 2. Idiot`s Delight
  • 3. Another Thin Line
  • 4. The Great Depression
  • 5. Blind Man
  • 6. Rain In The River
  • 7. If I Could Only Be Your Lover
  • 8. Cutting Knife
  • 9. You Lifted Me Up
  • 10. Perfect World

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