Bruce Springsteen

Bruce Springsteen

Datchforum (mi)


28/11/2007 - di Domenico Maria Gurgone
BRUCE SPRINGSTEEN

28 novembre 2007 - DatchForum (MI) Freddo cane in coda fuori da un Forum sold out da tempo, non fosse per quei simpatici bagarini che ancora propongono un secondo anello ad un prezzo pari a 1/3 dello stipendio di un operaio italiano. Novembre inoltrato e la luce della cinepresa del telegiornale regionale che ti spara negli occhi mentre sei immobile in coda. Il giornalista cerca aneddoti su cui imbastire quaranta secondi scarsi di trasmissione. Se ne andrà scornato, poiché i veri fan lo scansano o lo deridono bonariamente. Agita ancora per un po' il microfono e fende la folla a fatica, ma non riuscirà comunque a capire che alla fine ognuno di noi è in fila per un motivo a suo modo diverso. Personalmente, per la prima volta da quando seguo i suoi concerti, il mio atteggiamento verso Springsteen è venato da un certo scetticismo: "Magic" non è esattamente un capolavoro ed anzi, con uno sforzo estremo di sintesi, a definirlo approssimativo si potrebbe passare per moderati.
Inganno il tempo ascoltando incuriosito i racconti di quel fitto sottobosco di instancabili seguaci che da sempre scorrazzano al suo seguito in Europa e non solo, e mi sento giovane, coi miei miseri dieci anni di code e di corse. Nel frattempo si è fatta finalmente l'ora di correre per raggiungere i posti migliori. E quando sei dentro ecco il forte colpo d'occhio di un Forum presto colmo di un pubblico tutto sommato eterogeneo.
Parlare dettagliatamente della scaletta stasera ha poco senso: con una certa attenzione si può riconoscere in questo show un'ossatura ormai sperimentata che Springsteen, con la E Street al seguito, utilizza spesso. Quattro pezzi serrati e rock in apertura, senza praticamente soluzione di continuità, con il boato del pubblico destinato stavolta all'attacco di "The Ties That Bind", prima di arrivare al primo break parlato. Springsteen cerca come di consueto di stabilire un'interazione sempre maggiore con quelle mani e teste che si muovono all'unisono con le violente pennate che infligge alle sue chitarre elettriche. Legge brevi appunti e spiega il senso di alcuni nuovi brani - è il caso della stessa "Magic" - in un italiano nemmeno troppo scalcagnato. Casca anche nel populismo, ammettiamolo, nel modo in cui illustra la sua critica all'attuale politica estera o al calpestamento di alcuni fondamentali diritti civili in America, ma si rialza indomito ogni qualvolta tocchi alla sua Telecaster parlare, come nella lunga e sfrenata coda di "Gipsy Biker".
La banda segue il Capo in ogni sua mossa. Nel gioco del nominare il proprio E Streeter preferito, i nonnetti più tosti della serata paiono essere Weinberg e Lofgren. Il primo è l'autentico rullo compressore di sempre e detta i tempi serrati di un rock ancora fortemente d'impatto, mentre il piccoletto strega più volte i dodicimila, rapito lui per primo nei suoi assoli suonati ad occhi chiusi. E mentre Little Steven si guadagna i soliti cori personali, gli altri paiono più defilati, sebbene noi tutti si sappia che la forza del gruppo è sempre stata nell'amalgama collettivo e non nei singoli interventi.
Bruce è dannatamente concentrato - e qui il fan di lunga data non manca di apprezzare l'assenza della moglie dal palco, ehm - e "sente la serata". Pesca i brani più apprezzati dal pubblico soprattutto dai seventies, il suo vero decennio d'oro, e ignora bellamente gli anni del successo commerciale e parte della sua storia più recente. Rivede anche alcuni arrangiamenti e stende tutti con il blues e l'armonica di una lunga e rinvigorita "Reason To Believe" - che in molti avevano già assaporato tramite i filmati in rete. Ammetto che la mia ragione per (tornare a) credere, dopo la sfacchinata pomeridiana, che una serata già speciale a metà setlist possa diventare unica in quindici soli minuti si materializza quando, esitante davanti al microfono, Springsteen lancia una dedica a Paolo Zaccagnini, veterano della critica musicale nostrana (ma molti lo ricorderanno anche come sodale del Nanni Moretti di inizio carriera). Pochi secondi dopo Roy Bittan attacca al piano "Incident on 57th Street": la favola stracciona di Spanish Johnny e della sua Portorican Jane, sfocia - dopo un finale da brivido puro che rappresenta l'apice della serata - in "The E Street Shuffle", con quel suo groove ad altissima ballabilità. Ad occhi sgranati, il pubblico non crede a questo doppio recupero dal lontano 1973, un regalo che uno Springsteen sornione concede ad una piazza, quella italiana, che per partecipazione ai suoi show teme pochi confronti a livello planetario.
Molti anche i nuovi brani presentati, come è scontato che sia per un tour alle prime battute del suo giro nel Vecchio Continente: qui potremmo dividerci fra chi li reputa - parliamo della loro veste live, beninteso - all'altezza dei vari classici che la band stasera ha concesso a piene manciate di risentire e quanti invece abbiano trovato stridori vari nel loro inserimento in scaletta. In tutta sincerità, se l'intensità dell'interpretazione e la carica di una E Street ricorda quella dei bei tempi andati, pur "forzando" in qualche passaggio, è parso che per primo fosse il pubblico a non conoscere a fondo le nuove canzoni, partecipando così meno rispetto alla milionesima "Badlands" o alla trance collettiva di una sempre benvenuta "The Promised Land".
L'arcinota fisicità di Springsteen è emersa per tutte le due ore e più dello show, dagli assoli tirati in lungo a quel continuo andare in cerca del botta-e-risposta del pubblico: forte di un feeling con la platea che il tempo non ha ancora scalfito, può infatti ancora permettersi di crollare in ginocchio mentre strapazza la sua sei corde o inscenare la teatrale presentazione dei suoi compari sul palco senza apparire ridicolo o artefatto. Il Forum diventa così il luogo eletto per la terza trasformazione nel giro di altrettanti anni - dal folker solitario del Devils & Dust Acoustic Tour (2005) alla scatenata sarabanda della Seeger Sessions Band (2006) - di un cinquantottenne che è stato sempre indicato come un tradizionalista, un conservatore in campo musicale. Beh, alla faccia delle rughe e dei capelli tendenti al bianco, Bruce si è mostrato nuovamente a suo agio nei panni del rocker.
I dubbi iniziali sono stati spazzati via da ciò che è successo sul palco, al punto che la notizia della conferma della data italiana della prossima estate a S.Siro è già un cerchietto rosso sull'agendina di molti. Rimane ancora viva la sensazione di aver appena partecipato ad una serata stellare, con la ripetizione di un rituale che non ha ancora perso la sua ragione d'essere. Questo gruppo - che stasera scontava per motivi diversi le assenze di Patti Scialfa e di Danny Federici, sostituito da Charles Giordano - ci ha ricordato con una disinvoltura oggi nient'affatto scontata il proprio ruolo centrale nella storia del rock dal vivo.
SET LIST:
Radio Nowhere
The Ties That Bind
Lonesome Day
Gypsy Biker
Magic
Reason To Believe
Adam Raised A Cain
She's The One
Livin' In The Future
The Promised Land
I'll Work For Your Love
Incident On 57th Street
The E Street Shuffle
Devil's Arcade
The Rising
Last To Die
Long Walk Home
Badlands

Girls In Their Summer Clothes
Tenth Avenue Freeze-Out
Thunder Road
Born To Run
Dancing In The Dark
American Land Per le foto si ringraziano Amos99 e il sito loose-ends.it

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