Bruce Springsteen

Bruce Springsteen

San Siro Milano


07/06/2012 - di Laura Bianchi
Questo non è un report del concerto o meglio è il resoconto più toccante sulla serata di San Siro, è il racconto dell'anima, è un delicato e rude momento di raccordo tra gli esseri che di questa storia, d'amore e di rabbia, di gioia e di dolore ne sono parte integrante. Non siamo soliti mischiare pubblico e privato ma in questo caso ci è parso che si dovesse dare voce a questo delicato e sublime momento poichè è la prova provata che la musica è l'arte dell'interconnessione o meglio del sentirsi vicini.
In questo caso il Boss e la sua arte hanno creato "il momento".
Ci siamo commossi, grazie a Laura Bianchi per avercelo donato.

Gianni Zuretti

And you’re listening …..

Ti vedo, sai? e ti sento. Ti ho vista mentre guidavi verso casa, la nostra casa, e andavi a prendere il vestito con cui avresti coperto le quattro ossa che ero diventato. e ti sentivo urlare Bring on your wrecking ball ... e ti ho vista piangere e guidare insieme. male, figlia mia; non si guida mentre si piange. ma ti scuso. mi avevi appena visto scivolare via dalle tue mani. e ti vedo anche stasera, tu e i tuoi figli, i miei nipoti amatissimi, che da me e da te hanno preso gli occhi e l'amore per la vita e i suoi doni. state entrando nel catino di cemento e acciaio, avete addosso la pelle le magliette di Bruce, e dentro il cuore una gioia trattenuta. vedo il sorriso di Giovanna, appollaiata sulla transenna, che guarda incantata le luci che si accendono su Jack of all trades e su The promise, e la sento sussurrare 'grazie, mamma, è bellissimo!'. nel cuore le vedo la voglia di essere al posto di quella bimba che Bruce fa salire sul palco a cantare, e nella testa le sento agitarsi tanti pensieri più grandi di lei, ma tutti belli, che sbocceranno nella sua primavera, quando sarà. vedo anche il giovane uomo che sta diventando Giorgio, che, da quando Bruce ha iniziato a cantare, è entrato in un'altra dimensione, sospesa fra la simbiosi con i musicisti e la tensione nel cogliere un significato complessivo più grande di lui. anche per lui, verrà il momento in cui tutto sarà chiaro. vedo tutti i tuoi amici attorno a te, vedo i loro volti sorridenti, perché Bruce sa come fare felici le persone: è logico, sa cos'è la felicità, perché sa cos'è il dolore. solo chi passa attraverso il dolore sa vivere anche il suo opposto e complementare, la gioia. solo chi conosce la morte sa il valore della vita. vedo i tuoi amici saltare e cantare, ridere e gridare, vivere. fuori da questo catino di cemento e acciaio, in mezzo alla pianura, sono medici e manager, insegnanti e bancari, grafici e impiegati. ma qui dentro sono uomini, e donne, presi dall'incanto della vita. e vedo te. e ti sento. in te tutto è chiaro, stasera. hai tanto sofferto, in questi giorni, eppure quella musica ti ha curato l'anima. hai visto la morte, il dolore, mi hai lasciato andare al largo, mentre tu restavi a terra, e l'hai fatto con la dignità che ti ho insegnato. oscuramente ti preparavi già a stasera. sei entrata nel catino di cemento e acciaio col sorriso e le lacrime, accarezzando la fede d'oro bianco che ti ho lasciato, e già iniziavi a capire. ma è quando Bruce canta questa che capisci del tutto. Giovanna ti abbraccia piangendo, e io parlo attraverso lei. ti dico 'il nonno c'è, è qui, lo sento'. e tutto è chiaro. il senso dei nostri mesi di agonia e di dolcezza, il tuo canto urlato andando a prendermi il vestito, la presenza che si stava facendo strada nei tuoi gesti precisi degli ultimi giorni. il senso delle parole di Bruce, attraverso cui sono Danny e Clarence che parlano. “state in ascolto”,  dicono, 'ci sentite? noi siamo vivi, e, anche se i nostri corpi riposano sotto terra, le nostre anime, i nostri spiriti si elevano al cielo, e aspettano il momento in cui saremo di nuovo uniti...' Bruce è in ascolto, stasera. noi facciamo quello che possiamo per aiutarvi a vivere e gioire su questa crosta di terra, ma voi dovete fare la vostra parte. riprendere il carico che noi abbiamo deposto, e continuare il nostro cammino. saltare, suonare, cantare, ballare, ridere, sorridere. vivere, insomma. ti sento, sai?, quando urli 'we are alive! we are alive!'. sono io che urlo attraverso te. ti vedo, sai?, quando salti e balli nel delirio collettivo di gioia che inonda il catino di cemento e acciaio. anch'io canto con te, e coi tuoi amici, e il mio spirito si dondola sulla metà luna che vedo da qui, e che anche tu vedi, da dietro le spalle di Bruce. sento che capisci, allora, del tutto. ora, posso riposare. e tu ascolti...

la storia non sarebbe completa e comprensibile senza riportare i prodromi [ndr]

sto qui, signore.
sto qui sdraiato in un letto.

ero un campo di baseball anch'io, sai.
ero azione, e urla, vittorie e sconfitte, amore e passione.
ero in movimento, sempre, ero bontà e sacrificio, in questa dura terra.
ho versato sudore e sangue e dolcezza su quella terra, signore.

ma ora sto qui, sdraiato in un letto.
la mia forza mi sta lasciando,la giovinezza è un ricordo lontano.
a volte chiedo di camminare.
a volte chiedo se i miei genitori sono morti.
a volte chiedo a mia figlia come si chiama.

ma c'è una cosa che ricordo, signore, ah, se la ricordo.
ricordo che avevo speranze e desideri, avevo forza e fede. e su questi avevo fondato il mio campo, su cui giocare.
ricordo che avevo occhi chiari e tanti capelli, camminavo dritto e nobile.
una donna minuta e forte vicina, e una storia da raccontare.

ma, signore, prima che tutto diventi cenere e polvere, prima che tutto sia spazzato dal vento, prima che spenga la luce,
fammi un favore:
dammi la forza di resistere alla mia rabbia,
dammi la forza di non farmi abbattere dalla paura,
dammi la forza di guardarti dritto negli occhi.

bene.

e adesso,
tirala, quella palla
 

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