Bruce Springsteen

special

Bruce Springsteen Bruce Springsteen a Minneapolis, prima tappa del suo tour NO KINGS: l'esclusiva di Noi & Springsteen e le parole del Boss, col commento di Katia Domenichini e di Valerio Corbetta

01/04/2026 di Autori vari

#Bruce Springsteen#Rock Internazionale#Songwriting

Quando si muove Bruce Springsteen, attira su di sé l'attenzione del mondo. Giacomo Fabiole di Noi & Springsteen c'era e ci regala questa esclusiva. In aggiunta, Katia Domenichini, anche lei presente, ha colto i punti più emozionanti, e Valerio Corbetta ha estrapolato importanti passi del discorso con cui il rocker del New Jersey ha aperto la prima tappa del suo nuovo tour USA. Per schierarsi apertamente contro guerre e violenze dell'amministrazione Trump.

Noi & Springsteen - Giacomo Fabiole

Il momento tanto atteso è arrivato. Tutto è diventato reale solo quando si sono spente le luci appena prima dell’inizio del Concerto: quello di ieri sera al Target Center non è stato solo l'inizio di un Tour ma un vero "rito di purificazione" collettiva. Bruce Springsteen e la mitologica E-Street Band, accompagnati da un fantastico Tom Morello, hanno trasformato l'arena in un moderno tempio sapienziale, dove ogni brano è diventato una stazione di un cammino verso la ricerca della verità. Morello è apparso su una decina di pezzi, rendendo il suono molto più duro e “politico” rispetto ai tour precedenti.

L'Atto di Accusa e la Verità (L'Inizio)

WAR: Il boato iniziale. Iniziare con una cover di Edwin Starr dopo 20 anni è un segnale preciso: la sapienza grida contro l'ingiustizia prima ancora di cantare la speranza.

BORN IN THE U.S.A.: Niente sintetizzatori anni '80, ma una versione furiosa e percussiva. È il recupero del senso originale: un lamento di dolore, non un inno di gloria.

DEATH TO MY HOMETOWN: Con un arrangiamento quasi celtico-popolare, ci ricorda che il male spesso non arriva con le armi, ma con l'avidità che distrugge le comunità.

Il Cammino nel Deserto (La Lotta)

NO SURRENDER: Qui la sapienza diventa resistenza. Non arrendersi non significa essere testardi, ma rimanere fedeli alla "benedizione" ricevuta.

DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN: Il brano del confine. La ricerca della dignità nelle pieghe più oscure della vita.

STREETS OF MINNEAPOLIS: Il momento più atteso. Una preghiera laica per la Città, un grido contro l'indifferenza ("ICE out now!"). Molti dei presenti si sono alzati in piedi in un atteggiamento di preghiera laica e di grande raccoglimento a ricordo degli episodi di gratuita violenza che hanno recentemente interessato la città

THE PROMISED LAND: L'armonica di Bruce ha squarciato il gelo del Minnesota. La terra promessa non è un luogo fisico ma uno stato dell'anima.

L'Umanità ferita (La Memoria)

OUT IN THE STREET / HUNGRY HEART: Due momenti di pura gioia comunitaria. La sapienza insegna che, senza la festa, la lotta diventa aridità.

YOUNGSTOWN / MURDER INCORPORATED: Con gli assoli lancinanti di Morello, Bruce ha mostrato le piaghe dell'America industriale. È il richiamo di chi non dimentica gli ultimi.

AMERICAN SKIN (41 SHOTS): Il silenzio nel Target Center è stato assoluto. Una meditazione profonda sulla fragilità della vita e sul pregiudizio.

La Visione e la Speranza (Il Finale)

LONG WALK HOME: La consapevolezza che tornare a casa è un cammino lungo, fatto di valori da ricostruire pezzo dopo pezzo.

HOUSE OF A THOUSAND GUITARS: La celebrazione della musica come unico luogo dove "tutto è reale".

MY CITY OF RUINS: Un rito di risurrezione. Il grido "Rise up!" è l'invito sapienziale a non restare fermi tra le macerie.

BECAUSE THE NIGHT / WRECKING BALL: L'energia del desiderio e la sfida al tempo che tutto distrugge.

THE RISING / THE GHOST OF TOM JOAD: Tom Morello ha letteralmente fatto parlare la sua chitarra in Tom Joad.

BADLANDS: Il momento del ribaltamento delle sorti. Cantare Badlands significa dichiarare guerra alla rassegnazione.

LAND OF HOPE AND DREAMS: La chiusura del set principale. Il treno che accoglie tutti: i santi e i peccatori, i vinti e i vincitori.

Il Dono Finale (Encore)

BORN TO RUN / BOBBY JEAN / DANCING IN THE DARK: La triade della vita che corre, dell'amicizia che saluta e della voglia di ballare nonostante tutto.

TENTH AVENUE FREEZE-OUT: Questo brano ci porta nel cuore pulsante del mito della E Street Band. Se tutto il concerto è un viaggio politico e sociale, questo brano è il racconto della genesi del gruppo: il momento in cui l'individuo (Bruce) diventa Comunità.

PURPLE RAIN: L'omaggio al "re" di Minneapolis, Prince. Un momento di commozione purissima, un ponte tra cielo e terra.

CHIMES OF FREEDOM: Una benedizione finale che ricorda i "rintocchi della libertà" per ogni anima ferita.

Ieri sera a Minneapolis, Bruce Springsteen non ha fatto un semplice Concerto, ma ha preso la dimensione del dolore e del conflitto e lo ha ribaltato in un canto di unità. Per adesso da Giacomo Fabiole e Noi&Springsteen è tutto, con la certezza che ci vedremo presto per continuare quel Cammino Ininterrotto dove anche il Rock di Bruce ci insegna che una singola esperienza di luce non è la fine ma il carburante per il resto del viaggio. Il movimento NO KINGS dice che non abbiamo bisogno di sovrani perché siamo figli dello stesso cammino. "Tomorrow there'll be sunshine, and all this darkness past" (Domani ci sarà il sole, e tutta questa oscurità sarà passata). Che la benedizione di questo viaggio ci accompagni come il fischio di quel treno ricordandoci che la nostra storia è sacra, la nostra gioia è meritata e il nostro cammino è appena iniziato. "Big wheel roll through fields where sunlight streams / Meet me in a land of hope and dreams."

Katia Domenichini

​​Il Ritorno dell'Anima: La notte di Minneapolis in cui ho ritrovato l'anima di Bruce

​C’è un momento, dopo tanti concerti e quarant’anni di strada insieme, in cui inizi a temere che il rito si sia trasformato in abitudine. Ero partita per Minneapolis con il freno a mano tirato, convinta di trovarmi davanti a un comizio politico più che a un concerto, spaventata da prezzi esorbitanti e dal timore di assistere a un’altra esecuzione impeccabile, ma priva di quel "graffio" vitale che mi ha fatto innamorare del Boss.

E invece, sono stata travolta.

Non è stato un concerto, è stato un esorcismo. Bruce non ha parlato con la rabbia violenta che temevo; ha scelto di usare l'unica lingua che non mente mai: il Rock and Roll.

Tom Morello: La sua presenza è stata dirompente, una scossa elettrica che ha rotto gli schemi e ha costretto tutti noi a vibrare su una frequenza nuova, potente, quasi primordiale.

La Scaletta del Cuore: Sentire The Ghost of Tom Joad e 41 Shots in quella sequenza ti toglie il respiro, ma è stata Streets of Minneapolis a fermare il tempo.

​Il Sacro e il Profano La chiusura con Chimes of Freedom è stata la risposta perfetta a tutte le mie paure: nessuna polemica sterile, solo la potenza della libertà tradotta in musica. E poi, il tributo finale.

Purple Rain. In quella città, sotto quel cielo, è stato un momento da pelle d’oca che ha riconnesso Bruce non solo con il pubblico, ma con la sua stessa aura, quella che ultimamente sentivo così lontana.

​È stato il concerto che non vorresti finisse mai. Quello che ti ricorda perché, nonostante gli anni e i dubbi, quella strada continuerai a percorrerla sempre.

Valerio Corbetta

Se qualcuno mi chiederà cosa ci trovo ancora in Springsteen, gli farò leggere queste battute estrapolate dalle presentazioni dei pezzi del concerto di stanotte a Minneapolis.

"Sono tempi bui: i valori americani che ci hanno sostenuti per 250 anni sono messi in discussione come mai prima d’ora. Stiamo mettendo a rischio la vita dei nostri giovani, uomini e donne, in una guerra incostituzionale e illegale. Sta accadendo adesso.

Ci sono immigrati trattenuti in centri di detenzione in tutto il Paese e deportati senza un giusto processo verso Paesi stranieri e gulag all’estero. Sta accadendo adesso. Il nostro Dipartimento di Giustizia ha completamente abdicato alla sua indipendenza e la nostra Procuratrice generale Pam Bondi prende ordini direttamente da una Casa Bianca corrotta. Persegue quelli che il Presidente considera nemici, copre le sue malefatte e protegge i suoi amici potenti. Sta accadendo adesso. Gli uomini più ricchi d’America hanno abbandonato i bambini più poveri del mondo alla morte e alle malattie, smantellando il sistema di aiuti statunitensi. Sta accadendo adesso. Stiamo abbandonando la Nato e l’ordine mondiale che ci ha mantenuti al sicuro e in pace a livello globale per 80 anni. Sta accadendo adesso. Minacciamo i nostri vicini e i nostri alleati – i cui figli e figlie hanno combattuto al nostro fianco nelle guerre americane – con l’annessione predatoria delle loro terre. Sta accadendo adesso.

Ai nostri musei viene detto di fare whitewashing della storia americana, cancellando qualsiasi fatto spiacevole o scomodo, come la storia della brutalità della schiavitù. Vogliamo parlare di snowflakes? Abbiamo un Presidente che non riesce a reggere la verità. Sta accadendo adesso.

Mentre gli americani che lavorano fanno fatica ad andare avanti, il nostro Presidente e la sua famiglia si arricchiscono di miliardi di dollari sfruttando la carica pubblica in un sistema di corruzione senza precedenti nella storia americana. Sta accadendo adesso. Questa Casa Bianca sta distruggendo l’ideale americano e la nostra reputazione nel mondo. Per molti non siamo più un difensore, spesso imperfetto ma forte della democrazia, impegnato per il bene globale. Non siamo più la terra dei liberi e la casa dei coraggiosi. Per molti siamo ormai l’America sconsiderata, imprevedibile, predatoria, uno Stato canaglia. Questo è il lascito di questa amministrazione e di questo Presidente. Sta accadendo adesso.

Onestà, onore, umiltà, compassione, riflessione, moralità, vera forza e decenza. Non lasciate che nessuno vi dica che queste cose non contano più. Contano. Sono la cosa essenziale degli uomini e donne che siamo, del tipo di cittadini che siamo, del tipo di Paese che lasceremo ai nostri figli. Così tanti dei nostri leader eletti ci hanno deluso che questa tragedia americana può essere fermata soltanto dal popolo americano. Quindi unitevi a noi e lottiamo per l’America che amiamo. Siete con noi?

Stasera quando tornate a casa, abbracciate le persone a cui volete bene, e domani trovate un modo per difendere in modo aggressivo ma pacifico gli ideali del nostro Paese. Come ha detto il grande leader del Movimento per i diritti civili John Lewis, uscite e mettetevi nei guai. Dite qualcosa! Fate qualcosa! Cantate qualcosa!"

Questa la setlist:

FOTO DI GIACOMO FABIOLE E KATIA DOMENICHINI