Bruce Springsteen

Bruce Springsteen

Roma, Circo Massimo


16/07/2016 - di Arianna Marsico
Bad week altro che bad day! Quella precedente il concerto di Bruce Springsteen al Circo Massimo è stata una settimana che ha scosso ulteriormente un mondo già confuso e spaventato, in cui la pietà l’orrore ed il più becero populismo hanno riempito gli animi ed i titoli di giornale.

Ed ecco allora che The Boss arriva come un balsamo. Mostra la voglia di riscossa. Mostra un’America che non è quella di Trump o della lobby delle armi. E’ quella che riesce a guardare con sincerità la disperazione del giovane destinato a diventare reduce di guerra (“Sent me off to a foreign landTo go and kill the yellow man”) e la speranza dei più deboli (“`Cause tramps like us, baby we were born to run”).

Musicalmente parlando poi Bruce Springsteen è veramente una gioia per le orecchie ed il cuore. Quasi 4 ore di concerto senza un attimo di pausa (alla faccia dell’età, ma dopo aver visto lui ed i Rolling Stones sono sempre più convinta che il rock sia il vero elisir di giovinezza una volta usciti vivi dagli anni ’70-’80…), accompagnato da una E-Street Band strepitosa. Senza smettere per un attimo di sorridere, di guardare colmo di gratitudine i circa 60000 presenti. Gioviale ed affettuoso senza essere ruffiano. Maestosamente umile (aggiungerei anche un alla faccia di chi sale sul palco come se dovesse andare a lavorare nelle miniere di salgemma e con i minuti col contagocce).

Il “Roma Daje” dopo la calda New York City serenade è già un annuncio di come sarà la serata. Badlands è una cometa scintillante che fa subito saltare tutti alla conquista dei propri sogni “Talk about a dream, try to make it real”. La serata, che non conoscerà momenti di calo emotivo e qualitativo, alternerà scariche di adrenalina a momenti di raccoglimento, con un “So say goodbye it`s Independence Day”.

Un viaggio nel lato oscuro del sogno americano è la sequenza The Ghost of Tom Joad The River, tra l’armonica che incide il cuore come una lama e la dolcezza della chitarra che accompagna una discesa nel gorgo della vita che volta le spalle.

Pointblack è una sferzata dopo tanto dolore. In tougher than the rest Bruce Springsteen e Patti Scialfa duettano e sono così dolci dopo tanti anni insieme che ricordano un’altra coppia celebre e fondamentale per la musica: Johnny Cash e June Carter. Because the night è un tripudio rock, dilatata e sciamanica.

Sentire Born in the USA dal vivo è fare un salto nel cuore del rock, è vivere in un’icona che si materializza. Seguita da Born to run, poi, è come stare nell’occhio del ciclone della storia contemporanea.

Dancing in the dark è un abbraccio al pubblico, nel corso del quale c’è chi viene fatto salire sul palco per ballare, o suonare la chitarra e la batteria.

Shout è infinita, è una continua ripresa per presentare la band, per scherzare, ringraziare, far ballare. Eppure non è ancora finita. C’è Thunder road per raccogliere i pensieri, le emozioni, i ricordi. Ed inchinarsi di fronte ad un’autentica lezione di rock e umanità.

 

 

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