Ivano Fossati Decadancing
2011 - EMI
E se La decadenza, dopo ripetuti ascolti, entra dentro, se quella frase, “In piena decadenza le parole non hanno chances”, ti violenta, complici anche quei coretti inutili femminili, Quello che manca al mondo può conquistare i fan di Giovanni Allevi. E’ pienamente apprezzabile l’impegno civile di Fossati, ma meno il modo in cui viene realizzato. Anche in passato, brani come Italiani d’Argentina, Mio fratello che guardi il mondo o la meravigliosa Lindbergh, ci hanno parlato dei nostri tempi, ma avevano altro ossigeno, faticavi a lasciarli stare in un angolo per la loro forza poetica, sono forti e attuali, a distanza di anni. Invece se prendiamo come esempio La sconosciuta, notiamo che è una canzone nata morta.
Il fantasma del Fossati che fu ci appare solo dopo quattro canzoni, con Settembre - che chi vi scrive ha praticamente messo in loop per paura delle tracce successive - che è un po’ la sorella gemella de Il bacio sulla bocca per le suggestioni che emana, per il modo in cui l’amore viene cantato. Ma, raccolte le forze, il viaggio è disastroso man mano che ci avviciniamo verso la fine. Il drumming è ovattato e manca assolutamente di freschezza, gli arrangiamenti, talvolta, imbarazzanti, quando vogliono ambire a un certo tipo di rock oltreoceano che, francamente, è estraneo al buon Fossati. Canzoni che non si trovano nel loro habitat, geneticamente modificate, tranne qualche episodio –raro – scampato alla transgenica.
Allora quando arrivano pezzi come Nella terra del vento, delicata, che sembra quasi fatta d’aria, o Tutto questo futuro , è doveroso riprendersi e perdersi in quel piano/voce sublime, drammatico, solenne e sperare che Fossati ritorni sui suoi passi, magari concentrandosi, per un certo periodo, solo sull’attività live.
