Ivano Fossati Dal vivo volume 3
2004 - IL VOLATORE / COLUMBIA / SONY
Invece ad ascoltare queste quattordici tracce si ha l’impressione di una mossa spontanea, moderatamente calcolata: “Dal vivo vol. 3” è la diretta conseguenza dell’ultimo tour di Ivano Fossati e di quel “Lampo viaggiatore” uscito nel 2003. Già dal titolo quel disco portava in sé le caratteristiche di questo live: un movimento leggero e sobrio, di cui Fossati ha pian piano affinato la forma fino a farne la propria caratteristica principale.
Quella che si respira in questa raccolta è una misura rara, tanto nel canto quanto negli arrangiamenti: Fossati è accompagnato da una band che non era mai stata così adatta a lui, con Pietro Cantarelli, Claudio Fossati, Riccardo Galardini, Mirko Guerrini, Daniele Mencarelli e Saverio Tasca. Sono loro i responsabili della profondità della musica leggera, di quella ritrovata musica che gira intorno: basta ascoltare quanto i brani dell’ultimo disco siano superiori alle versioni registrate in studio per rendersi conto della bontà dei musicisti e del loro equilibrato affiatamento.
Inutile stare a calcolare quali siano le canzoni escluse (peccato per la cover de “Il ragazzo della Via Gluck”) e quali quelle ripetute rispetto a “Buontempo” e “Carte da decifrare”: si rischia di non cogliere l’unicità di questa raccolta in cui Fossati torna a sublimare la musica leggera italiana. “Il bacio sulla bocca” e “L’angelo e la pazienza” sono due dei migliori esempi di come melodia e canzone d’amore siano espressi in una forma matura.
Parlare di suono acustico è limitativo, perché la band si avvale anche di flauto, harmonium indiano, marimba, bohdran, djembè e mandola. Fondamentali sono comunque l’organo Hammond, il piano Rhodes e il vibrafono, oltre che il pianoforte dello stesso Fossati. Il risultato è un impasto tanto artigianale quanto moderno di tutte le sfumature della canzone d’autore fossatiana.
L’abilità di Fossati sta nel concedere ai suoi musicisti degli sprazzi solisti sempre al servizio della canzone, come le aperture quasi celtiche de “I treni a vapore”, i ricami di piano Rhodes in “Oh che sarà” e gli accenni di piano e mandola in “L´uomo coi capelli da ragazzo”. Curiosi sono anche i suoni di una ruota di bicicletta e i giochi tra il clarinetto e un set di bicchieri di cristallo. In questo modo le canzoni sono libere di aprire lo sguardo sulla realtà e sulla vita senza dover tenere una direzione fissa: “Mio fratello che guardi il mondo” supera i sei minuti senza stancare e altrettanto fa la voce di Fossati che pesa ogni sospiro e ogni movimento delle labbra fino a “Il disertore”, cantata in completa solitudine.
Solo alla fine ci si accorge quanto peso e quanta suggestione abbia acquistato man mano il disco, proprio come ha fatto la musica del suo autore nel corso degli anni e di una silenziosa carriera.
