New york new york: july 8th 2003<small></small>
Rock Internazionale

Pearl Jam New york new york: july 8th 2003

2003 - SONY

01/12/2003 di Christian Verzeletti

#Pearl Jam#Rock Internazionale

Mentre la casa discografica pubblica “Lost dogs”, compilation di inediti e rarità natalizie, i Pearl Jam continuano a sdoganare i loro live bootlegs. Il rischio è quello di saturare pubblico e mercato con concerti che si ripetono, ma questi non sono calcoli che Eddie Vedder e compagni hanno mai fatto. Prima la musica: quindi si continua con prezzi contenuti, ottime registrazioni e nessun limite di pubblicazione o di timing discografico. L’obiettivo è permettere ai fans di portarsi a casa la prova vivente del concerto a cui hanno assistito e di offrire agli assenti l’occasione per documentarsi su ciò che hanno perduto: se poi c’è chi dà la caccia ad ogni singola data, tanto meglio, perché sono concerti veri, nella loro interezza, live in ogni senso. I Pearl Jam hanno la forza di infrangere il muro del suono e di coinvolgere anche in differita, senza il contatto diretto garantito dal palco.
“New York New York” è una delle migliori date del 2003, se non la migliore: registrata l’8 luglio al Madison Square Garden, immortala la prima volta della band nella City dopo l’11 settembre.
L’intero concerto è anche disponibile in dvd, ma già il titolo e la quantità di musica suggeriscono la straordinarietà dell’evento: la citazione affettuosa di uno degli anthem cittadini, invece del solo nome della location, e tre cd, anziché i “soliti” due.
A questo aggiungete la presenza sul palco di Ben Harper (“Daughter”, “Indifference”) e di Tony dei Buzzcocks (“Sonic reducer”), che avevano suonato come opening band. Ma al di là degli ospiti, il concerto è da segnalare per la carica estrema che i Pearl Jam riescono a trasmettere, grazie anche all’aggiunta dell’organo di Boom Gasper.
Eddie e la band si fanno provocare dalla situazione e dal governo americano, reagendo con una rabbia positiva, che si trascina in furiose code strumentali, cover in formato punk e rarità che assumono lo stesso peso dei cavalli di battaglia. Vengono contagiati anche quei pezzi che di solito rimangono nella quotidianità della scaletta: tra assolo di McReady e improvvisazione di Vedder sulle note di “Why can’t I touch it?”,“Wishlist” diventa una ballata di otto minuti. L’energia è tale che dopo “Do the evolution” Eddie si sbottona e ringrazia il pubblico per aver fatto vibrare il palco al ritmo della loro musica, come succede solo con Grateful Dead, Iron Maiden e Bruce Springsteen.
Per la cronaca i Pearl Jam hanno replicato a New York anche la sera dopo, inserendo in scaletta una cover di “You’ve got to hide your love away” dei Beatles, ma non raggiungendo la qualità mastondontica di questa data. La cui presenza rimarrà a volteggiare a lungo sotto il soffitto del Madison Square Garden, tra le maglie delle leggende del basket.

Track List

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