Il sestetto romano de
Il Muro del Canto (
Daniele Coccia alla voce,
Alessandro Pieravanti alle percussioni e come voce narrante,
Ludovico Lamarra al basso,
Eric Caldironi a chitarra acustica e pianoforte,
Giancarlo Barbati Bonanni alla chitarra elettrica ed i cori ed infine
Alessandro Marinelli alla fisarmonica) torna ad incidere un intero LP dopo
Ancora ridi (2013) e diverse collaborazioni, come quella con
Er Piotta per il singolo
7 vizi Capitale .
Fiore De Niente è un lavoro capace di affondare il coltello nelle tristezze odierne, non necessariamente solo capitoline
(Vivere alla grande), nonostante un suono dal sapore antico grazie alla fisarmonica, ai violini dell’inseparabile ospite
Andrea Ruggiero ed alla veracità del romanesco. Un romanesco che qui esce dagli stilemi a volte macchiettistici che lo hanno reso famoso in ambito cinematografico e musicale (niente in contrario, ma è giusto sapere che il romanesco non è solo quello) e mostra un lato vero e a volte sentimentale. Quella del gruppo è un’operazione diversa per certi aspetti da quanto fatto dagli
Ardecore, che con
Vecchia Roma (2015) hanno dato nuova luce a brani del passato, ma sempre mirata a mostrare una Roma ed una umanità autentica, nel bene e nel male.
C’è
Domenica a pranzo da tu madre, affettuoso e mangereccio quadretto che ritrae un pranzo domenicale in famiglia, raccontato, più che cantato, da
Alessandro Pieravanti. Le differenze vocali tra lui e
Daniele Coccia sono un altro punto di forza del gruppo ed in particolare in questo lavoro. Se il primo sembra quasi la voce fuori campo che rivela che il Re è nudo, il secondo è un Titano, memore del fatto che
“siamo nati nudi in libertà” (
Come tre), che canta le ingiustizie (
Ginocchi rossi, Venerdì) e anche qualche momento di tenerezza (
Quando scende la notte).
Fiore De Niente ha decisamente la forza per uscire dal GRA, e per uscirne in Mercedes (sentitevi
Vivere alla grande).