Brunori Sas

live report

Brunori Sas Brunori and friends, Roma e l'orchestra

di Arianna Marsico

Concerto del 18/06/2025

#Brunori Sas#Italiana#Canzone d`autore

Brunori & Friends. Parafrasando i concerti organizzati da Luciano Pavarotti, potremmo definire così l’esordio di Dario Brunori al Circo Massimo, con tanto di orchestra, perché stavolta l’eterno ragazzo di San Fili, quello che ha “cambiato l'architettura e le proporzioni” del suo cuore, ha fatto le cose in grande, portando l’ Ensemble Symphony Orchestra a fianco dei suoi fidati musicisti, su un palco che non è per tutti. La risposta del “popolo brunoriano”, come il cantautore lo definisce con la consueta autoironia, non è mancata. 

Al di là dell’amore segna un inizio ad alto contenuto emotivo ma non esente da qualche problema tecnico, per fortuna destinato a non ripresentarsi per il resto del concerto in una serata splendida. E infatti Brunori all’inizio ammette con un certo pudore che pare quasi assurdo vivere qualcosa di così bello in un momento in cui succedono determinati fatti. La tocca piano, con una certa delicatezza. Perchè poi a far capire come la pensa ci sono le sue canzoni, come L’uomo nero e La ghigliottina. Quest’ultima è una delle canzoni de L’albero delle noci in cui maggiormente si sente l’influenza della produzione di Riccardo Sinigallia. Sarà proprio lui il primo ospite a salire sul palco, per La vita com’è in una versione essenziale e da brividi. “E no, no, no, non è che non puoi tornare indietro/No, no, no, non è che l'amore non ritorna più, no, no/Anche se tornasse indietro, non ci troverebbe più/Perché sai l'amore com'è/L'amore non è come volevi tu”... questi versi accarezzano gli spettatori, ed emozionandoli li consolano. 

Emma Nolde sale sul palco in due occasioni, oltre al finale. Prima per duettare sulle note della sua Sirene, poi per La vita pensata. L’intreccio vocale regala nuova luce a un brano da meditazione, che si inserisce nel filone di Secondo me e La verità. Brano, quest’ultimo, che risulta tra quelli che più beneficia del magnifico contributo dell’orchestra. Assieme certamente a Canzone contro la paura, per la quale arriva una superba Fiorella Mannoia, generosa sia come voce sia nelle parole verso Dario, ricordandone il contributo in Una Nessuna Centomila. Dimartino interviene in Diego e io. Il suo cantato con accento siciilano arricchisce di pathos un brano in cui già il chiaroscuro contrasta con i colori della pittura di Frida Kahlo. Al termine i due hanno modo di scherzare, esibendo un viaggio in Messico di Antonio come un certificato di legittimità per cantare della pittrice, dato che al momento dell’uscita della canzone era un tema “inflazionato” e che creava hype, per usare un’altra parola assai inflazionata. Arrivederci tristezza e Kurt Cobain riportano al 2014 (Vol. 3 - Il cammino di Santiago in taxi) e svettano eleganti tra pianoforte e archi. 

L’albero delle noci, che già aveva beneficiato dell’orchestra a Sanremo, è un colpo al cuore. Calabrese fino al midollo (“Sono cresciuto in una terra crudele dove la neve si mescola al miele/ E le persone buone portano in testa corone di spine”) eppure universale nel suo mostrare come l’amore possa “unire i puntini fra la mia bocca e la verità” il brano viene cantato a squarciagola come se fosse un classico, eppure ci è stato donato solo qualche mese fa. Potrebbe essere un finale perfetto, ma per l’occasione ha un’altra sorpresa. Richiama sul palco Riccardo Sinigallia, Fiorella Mannoia, Dimartino ed Emma Nolde, e tutti insieme ci salutano con una corale  L’anno che verrà.

E visti i tempi, sperare che sia “tre volte Natale e festa tutto il giorno” è un appiglio per guardare al futuro.

Grazie Dario.