Storia a puntate della linea verde della metropolitana milanese, la "proletaria"

Gioia


07/03/2021 di Luigi Lusenti

La stazione Gioia è il "non luogo" per eccellenza di tutta la "proletaria". Conficcata nel cuore del Centro Direzionale milanese, o di quello che fino a qualche decennio fa si chiamava così, Gioia per lunghe ore è deserta e inattiva. Se volete sparire per un po', anche alle telecamere di "Chi l'ha visto?", Gioia è la fermata che fa per voi. Volete incontrare l'amante in tutta sicurezza? Scambiarvi effusioni senza occhi indiscreti? Sempre MM2 Gioia. Non c'è bar o giornalaio e l'addetto Atm è riservato. Vi guarda ma non vi vede. Vi osserva ma non mette a fuoco. Ha imparato la discrezione, prima ancora che con le coppie clandestine, con i faccendieri e i loro referenti politici. Un ipotetico tour de la "Milano da bere" non potrebbe non avere tappa di punta proprio la "Torre dei servizi Tecnici Comunali" che sorge sopra la Stazione MM2 di Gioia e che per molti anni ha ospitato uffici importanti del Comune: dall'Urbanistica all'Edilizia privata. Non diciamo nomi, bastano quelli fatti, con dovizia di riferimenti, dai magistrati del pool "Mani pulite".

Direte: "ma i faccendieri arrivavano direttamente in auto". A parte che trovare un parcheggio a Gioia è impresa ben più ardua che "oliare" qualche funzionario, un biglietto del tram è assolutamente anonimo in confronto di una targa d'auto. E il ponte, formato dalla stessa Torre, oppure il terrapieno incolto dove ora sorge la "Biblioteca degli alberi" rappresentavano punti oscuri dove rifugiarsi nel caso comparisse un cronista indiscreto o un poliziotto incorruttibile.

  

I "Palazzi del potere", come su Via della Conciliazione a Roma, si snodano su Melchiorre Gioia ove, interrato, corre ancora il Naviglio della Martesana: il complesso dei Salesiani, esattamente Società salesiana di San Giovanni Bosco nel suo centro milanese, ovviamente uno dei più importanti, ops stavo per scrivere potenti, con la Parrocchia di Sant'Agostino, l'oratorio e i vari istituti scolastici dalle elementari fino ai licei e agli istituti tecnici. Qui si è formata una intera classe dirigente, non solo milanese e non solo cattolica. Così pure all'Istituto Maria Consolatrice, in via Melchiorre Gioia al 51. Con l'incrocio con via Galvani finisce il carattere "spirituale" dei palazzi del "potere" e comincia il "potere temporale": La Torre Galfa, sull'angolo via Galvani via Fara di ben dieci anni più vecchi del "Pirellone".  Sede di grandi gruppi industriali e finanziarti, ma anche di un centro sociale. Macao infatti la occupò, dopo decenni di abbandono, il 5 maggio del 2012. Venne "scacciato" con un imponente spiegamento di forze una settimana dopo. Una occupazione durata meno che "La Comune" di Parigi.

Sempre avanzando verso il centro, verso le "chiuse di Leonardo" che ai bastioni "serrano" viale Melchiorre Gioia, sulla destra compare la "Versailles" lombarda: "Palazzo Lombardia" è incastrato a forza fra condomini degli anni cinquanta e sessanta. Per costruirlo fu fatto scomparire un vivaio che era sorto su un vecchio lascito di Giuditta Summaruga all'Ospedale Niguarda. Lascito che la signora pensava  a fin di bene in favore della ricerca scientifica, ma di variante in variante, il "Bosco in città", come era chiamato quel fazzoletto verde fra la via Pola e la via Gioia, divenne edificabile e sorse la "reggia formigoniana". I maligni sostengono che il "Celeste". già "attenzionato" dalla magistratura, l'abbia pensata come possibile sede di "futuri" arresti domiciliari.

  

Sull'altro lato del viale Melchiorre Gioia, per anni è sorta la sede Inps provinciale. Della "Torre dei servizi Tecnici Comunali" abbiamo già detto, mentre restano da ricordare l'ex sede Telecom e Sip, ora nelle mani di Kjetil Thorsen, architetto norvegese, che ha curato la ristrutturazione della Bibliotheca Alexandrina in Egitto e il rifacimento di Times square a New York. Finiamo con chi poi sul potere esercita, o dovrebbe esercitare, il controllo: la Guardia di Finanza. L'enorme area era un tempo la seconda stazione di Porta Nuova, poi passò alle "fiamme gialle".

 

 

Gioia però è stato per anni, prima che arrivasse la "lilla" in via Volturno, anche terminale dell'Isola, il quartiere "ibrido", popolare e al contempo "modaiolo".  Il quartiere che resistette ai nazifascisti e ora ospita la "Casa della memoria".  Il quartiere che ha prima cancellato la "stecca degli artigiani" per poi riscoprire, con il progetto "L'Isola artigiana", vecchi e nuovi mestieri. I "Panda della cementificazione" Il quartiere dove, atto di resistenza umana, si è aperta, per volere dello scrittore Andrea Karbaker,  la "Kasa dei libri". Indirizzo: Largo Aldo De Benedetti 4.

Ma la ferita più grossa si chiama "Nuova Idea", forse il primo locale gay d'Italia fatto sparire in pochi giorni nel 2009. Quel locale, con la sua insegna luminosa che si vedeva fin dalla via Melchiorre Gioia, per alcuni era un luogo di depravazione, per altri di libertà. Certamente dentro non c'era la "perversione" denunciata da molti. Discoteca e balera al contempo. signore mature che ballavano con transessuali, coppie gay che si destreggiavano fra liscio e mazurche. Professionisti e proletari, giovani e anziani, donne e uomini, nonni e nonne con giovanotti borchiati e signorine d'antan. Più Almodovar che Tinto Brass.

  

Ma la stazione Gioia è sempre lì, immutata nel tempo. Un attimo di relax per chi viaggia sulla "proletaria" fra "Enterprise Garibaldi" e "Mall Centrale"


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