Storia a puntate della linea verde della metropolitana milanese, la "proletaria"

Cadorna - Triennale - La Cattolica


01/01/2021 di Luigi Lusenti

Cadorna, ora diventata Cadorna – Triennale - Università Cattolica, è la stazione delle grandi migrazioni. Si migra dalla “rossa l'aristocratica” alla “verde la proletaria”. E viceversa. Si migra da Famagosta a Rho – Fiera Milano. Da Cascina Gobba a Bisceglie. Da Abbiategrasso a Sesto Marelli. Si passa attraverso cunicoli, scale mobili, sottopassaggi verso nuove frontiere sotterranee. La transumanza è continua. Non ci sono ore di punta o ore di relax. Molti transitano più volte come su un red carpet, sperando in un applauso o nel flash di un paparazzo più ardito di altri. Si migra per dovere, si migra per piacere. Si migra perché qualcuno ha tempo libero, e qualche altro ne ha di meno. Si migra perché lo facevano i genitori e lo faranno i figli. Si migra per non sentirsi soli. Si migra perché non si ha nulla da fare. Si migra perché non c’è tempo per fermarsi. Si migra per sentirsi vivi. Si migra per non essere infelici.

Si migra con i troller, gli zaini, le borse della spesa, l’ipod. Si migra per essere identici agli altri. Si migra per sentirsi qualcuno. Si migra per eccitazione, per convulsione, per buonismo, per ignavia. Si migra e basta nella stazione di una grande generale sbeffeggiato dalla cultura popolare. Famoso il verso “Il general Cadorna davvero è un gran portento, con undici avanzate ha perso il Tagliamento”, oppure nella strofa fra le più conosciute di “Porta Romana bella”: “ha perso più battaglie il tuo reggipetto che il general Cadorna a Caporetto”.  Povero Luigi, conosciuto per le offensive frontali, le spallate fallite ai tedeschi sull’Isolano e sul Carso.

Dopo di lui, l’Armando Diaz, quello del proclama della vittoria: “I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.” All’Armando la piazza gliela hanno intitolata vicino al Duomo che più centrale non si può. Ma come facevi a dimenticarti del Gigino Cadorna, di colui che “ha perso l'intelletto chiama il '99 che fa ancor pipì nel letto”. Diavoli di anarchici, iconoclasti  mangiapreti e regicidi per istinto.

Ci riprovano ogni tanto, sovversivi, ribelli e libertari vari. L'ultimo tentativo l'hanno fatto i radicali. Cacciare Luigi Cadorna, colpevole di 4 mila soldati condannati a morte in processi sommari, 750 esecuzioni e 350 vittime di decimazione. Cacciarlo dopo la legge che riabilita i militari condannati alla pena di morte durante la Grande Guerra.

 

 La stazione Cadorna, come tutti i paesi che si rispettino, ha una sua vasca. Saranno cento metri che formano un arco davanti agli ingressi per i binari.  Vetrine da esposizione: antifurti, depuratori d'acqua, qualche proloco, un artigiano che crea libri e altri prodotti con la carta.

Poi c'è il bar, rigorosamente dell'Autogrill, anche se qui gli hanno dato il nome di "Tentazione". E da quarant'anni invece, nella vasca davanti ai tornelli, c'è "Chantalstoremilano".

"Il nostro punto forte? Siamo sempre alla ricerca del prodotto giusto, per ogni tipologia di cliente che entra nei nostri negozi": così scrive sulla pagina Facebook il proprietario. Piace a 2258 persone, e ben 2279 sono follower più di tanti politici di seconda o terza fila. Più di molti sindaci o consiglieri comunali. Gadget, carta per pacchi regalo, bottiglie luminose, fate, folletti,  gufi, maschere e festoni di Halloween. Cuscini, T-shirt, orologi da parete, grembiuli, tazze. A leggere i post sulla pagina di Chantalstoremilano, i fan arrivano da tutta la città e anche dalla provincia. Così 10 anni dopo il primo negozio, sul peduncolo del sotto passo metropolitano che porta verso la via Leopardi, si apre Chantalstoremilano 2.

Il "quadrilatero della moda" della stazione MM2 Cadorna  si completa con un negozio di scarpe e l'Allegra Unione, quattro o cinque vetrine di vestiti, stivali e borse sempre nel peduncolo che spunta in via Leopardi. La proprietaria, o responsabile del negozio (mi sono dimenticato di chiederglielo) a mia domanda precisa risponde: "non abbiamo un pubblico di passaggio ma una clientela fissa, che viene da noi come potrebbe andare alla Rinascente, oppure all'Emporio Armani."

 

Se nella stazione della metropolitana prevale il glamour, sopra, nonostante l'ago e il filo,  il fashion  dell'architetto Gae Aulenti, prevale Bellevue di Pennac, o il suok di al Kirsha, narrato da Nagib Mahfouz.

Bellevue. Nel breve spazio fra le scale della metropolitana e l'ingresso della stazione Nord una umanità varia esprime un caos organico simile a un quadro del Bosh. Testimoni di Geova e Mormoni, volontari "disperati" di organizzazioni umanitarie, ragazzi che saltano da muretto a muretto con acrobazie da trapezisti. E un simpatico guaglione napoletano che vende calze da uomo, e quando fai presente che non ti servono, senza volgarità, ti risponde che puoi usarle come preservativo.

Souk di al Kirsha. La biodiversità è garantita. Arabi, latinos, slavi, africani, ogni razza o etnia, scusate la sgrammaticatura, è rappresentata nei trenta metri dei prefabbricati a sinistra della stazione, davanti a quell'ago e filo che dovrebbero rappresentare Milano città della moda con l'intreccio dei tre colori delle linee della metropolitana: rosso, verde e giallo. Di notte sonnambuli che più non riuscire a dormire, non sanno dove andare a dormire.

Nella piazza tatuata di umanità l'ultima tribù si colloca nello spazio vuoto fra i tram e le biciclette a noleggio. Punkabbestia con le teste rasate e ricoperti di piercing con una selva di cani che pare più curata di loro. Chiedono soldi ma ti guardano come a dire "che cazzo hai da scrutarmi".

 

 Sbirciando alla sinistra della Stazione Nord, si intravvedono i merli del Castello Sforzesco. Lì c'è di tutto: il monumento funebre di Bernardo Visconti, il monumento funebre di Gaston de Foix, la Madonna in trono del Mantegna, la Pietà Rondanini di Michelangelo. E subito dietro al Castello, nel Parco Sempione, la Torre Branca, il Palazzo della Triennale con la Fontana Bagni Misteriosi  di De Chirico, il Teatro Continuo di Burri. E a chiudere il panorama l'Arco della Pace. In questo chilometro quadrato si può ammirare buona parte dell'epopea napoleonica, fino a quel Foro Buonaparte che, nonostante, i tentativi del "grande corso" mantenne il cognome autentico di Napoleone: Buonaparte, di origine italiana.

La morte invece, col suo lugubre mantello nero e la lucente falce di metallo, così come l'hanno rappresentata i grandi pittori e l'hanno narrata romanzieri e filosofi,  compariva col buio sulla Torre del Filarete. Suggestioni, pareidolia collettiva, trucco da avanspettacolo, sabba metropolitano? L'anima di Bombarda e di Assuntina che legarono la loro infelice storia a quel maniero e all'esplosione del 28 giugno 1521 che ridusse in macerie la Torre? Un giorno che cambiarono l'illuminazione dalla parte nerd del Castello, nell'indifferenza generale, la morte scomparve. O meglio se ne andò decisa a non essere più un fenomeno da baraccone per milanesi e turisti.

Ma il maestoso anfiteatro di piazza Castello, con i suo palazzi patrizi, con i suoi portoni invalicabili, con le sue facciate silenziose e immobili in una geometrica perfezione fu grande scenario per un altro personaggio, questa volta in carne ed ossa, un personaggio che nessuna fantasia di scrittore avrebbe potuto immaginare: Carlo Torrighelli nato nel 1909 sul lago Maggiore e trasferito a Milano nel dopoguerra dopo aver partecipato alla resistenza.  Scritto così non dice niente a nessuno ma se scrivo "C.T:" e "il clero uccide con l'onda" verrà a tutti in mente un ometto in là con gli anni, canuto e fragile, sopra un triciclo con tre cani al seguito: la Bella, l'Umanità, l'Amore.

 

 

"POPOLO BUEEEEEEE!

TI UCCIDONO CON L'ONDA!

 

IN VATICANO ESISTONO IMPIANTI A ONDE CHE TORTURANO ROVINANO E UCCIDONO MILIONI DI MORTI IN ITALIA E CHIESA ASSASSINA CHE UCCIDI CON L'ONDA!

TI UCCIDONO CON L'ONDA! RUSSI, AMERICANI E IL VATICANO!"

Le sue scritte, come le sue  urla hanno riempito i marciapiedi attorno al Castello, i suoi volantini erano affissi su tutti i pali. Le sue grida risuonavano la domenica pomeriggio in piazza Duomo e in corso Vittorio Emanuele.

"L'onda è un raggio ultravioletto che scaturisce da un impianto che si trova in ogni chiesa."

"Esiste impianti secreti a onde radio elettromagnetiche che anche da lontano torturano o uccidono, se mirano al cuore, il monopolismo li à presi in Giappone i preti li comandano in quasi 30 anni è stato fatto milioni di morti in Italia compreso i bambini e animali tu governo ti aspetta farne atto."

"Radio e televisione basta versi da gorilla ma cultura" 

"Chi morsica non è il cane, chi morsica è l'uomo."

Tradotta in tedesco, la sua frase più ossessiva comparve, a caratteri cubitali perfino sul muro di Berlino: TERROR AN BUERGEN MIT SENDERN.

  1. T. morì a 74 anni, nella sua casa del Garibaldi il 4 novembre 1983. Prima di morire era sceso in strada e davanti al portone, con la solita vernice bianca, aveva scritto
    "FUNERALE CIVILE E UN ULTIMO GIRO PER LE STRADE"

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