Artisti Vari

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Artisti Vari 2025: scene da un anno in musica

23/12/2025 di Autori vari

# Artisti Vari#Italiana#Alternative

Mentre il 2025 scorre verso i titoli di coda, abbiamo deciso di non regalarvi la solita classifica: alcuni di noi hanno pensato a dischi del 2025, che suonano come colonne sonore di film mai girati. Partendo da una canzone in particolare, ogni album ci ha suggerito una possibile sceneggiatura, con immagini scaturite dall’ascolto. Ecco i dischi con cui salutiamo il 2025: premete play e...auguri!

Laura Bianchi

Disco: Mercanti Di Liquore, Non ci troverete mai

Canzone: Nel quartiere

Esterno, giorno. Un uomo cammina, giubbotto di pelle consumato, gambe lunghe e veloci nei jeans sdruciti, zaino verde in spalla, espressione tesa. Si guarda attorno. La camera a mano è in soggettiva: vediamo quello che lui vede. Bambini, immigrati, auto parcheggiate, aiuole malmesse, la facciata scrostata di una casa. L’uomo si ferma lì davanti, guarda in su. Affacciati alla finestra, un uomo e una donna, anziani, lui capelli bianchi, lei tra il biondo e il grigio, volti che il sorriso rende più rugosi. “Sei arrivato; sali, che ci racconti…come hai trovato il quartiere?”, dice lei, tranquilla. “Non è cambiato molto, non credo cambierà…almeno lui”, risponde l’uomo, con un viso più sereno. La camera si alza, lo zoom si allontana dalla strada verso l’alto.



Luca Di Pinto

Disco: Eli Keszler, Eli Keszler

Canzone: Low Love

Nell'attimo in cui Jenny sta per baciare Willy, allungandosi sul ruvido tavolino che li separa, lei inavvertitamente urta col gomito il bicchiere di sherry facendolo rovinosamente cadere per terra e generando un rumore fra il sordo e il metallico, mentre tutt'intorno, dal pavimento al soffitto, lungo le pareti, si sparge polvere di cristalli che avvolge i due in un abbraccio beffardo...



Valeria Di Tano

Disco: Olivia Dean, The Art of Loving

Canzone: Man I Need

Scena in bianco e nero: locale in un seminterrato newyorchese, tavolini rotondi attorno ai quali siedono coppie eleganti. Sul palco improvvisato, contro una parete fitta di locandine cinematografiche e copertine di vinili, una band sta suonando. Alle percussioni, un uomo sorride divertito, la barba chiara e gli occhiali scuri, nonostante la penombra; alla chitarra uno più giovane, che gli somiglia, scuote la testa seguendo il ritmo della bossa nova. Al basso, un ragazzo aspetta qualcosa. Dal fondo della sala, entra una donna esile, dai capelli ricci lunghissimi e scuri, vestita con un abito stretto e luccicante, frange sottili che le accarezzano le gambe mentre cammina verso il centro del palco.

Canta sussurrando "The Man I Need".

Ecco che cosa aspettava il bassista.



Stefania Fancellu

Disco: Giacomo Toni, Razzi di fuoco

Canzone: La meccanica

La scossa

Capelli arancioni, carnagione chiarissima: la ragazza balla, persa. Tutto ha un prezzo: l'eterea giovane inciampa su un cavo di chitarra e cade a terra con un grido di sorpresa. Il chitarrista si precipita ad aiutarla. Gli occhi dei due si incontrano, il tempo si ferma. Lei sente il cuore battere troppo veloce. Il chitarrista l’aiuta a rialzarsi e le loro mani si toccano: una scossa. Il pubblico li avvolge in un silenzio assordante. Niente sarà più come prima.


Alfonso Fanizza

Disco: Alessandro Palazzo, Provincialotto

Canzone: OSSO

In un paesino sperduto di provincia, all’interno di un piccolo pub, la radio trasmette una vecchia canzone di Luigi Tenco; il proprietario intento a pulire il bancone scruta in modo scrupoloso, uno ad uno, i vari avventori per rifugiarsi dalla pioggia, ognuno con una personale storia da raccontare. C’è il ragazzo angosciato dal rivedere la sua ex assieme a un altro; c’è chi, in disparte, si aggiorna leggendo sul giornale locale le ultime notizie, o chi, ritornato da un lungo viaggio, riabbraccia, in un clima quasi festoso, gli amici di vecchia data. Poi, c’è lui, seduto al bancone, sguardo assente, immerso nei suoi pensieri.

Come per incanto parte un flashback e i pensieri diventano vividi ricordi; come in vecchie diapositive sgranate ripercorre la sua vita fatta di immagini e istanti passati con la sua amata.. 



Ambrosia Jole Silvia Imbornone

Disco: Andrea Laszlo De Simone, Una lunghissima ombra

Canzone: Ricordo tattile

Interno, sala da pranzo, notte di Natale. I rumori della festa gli arrivavano ovattati, distanti, attutiti, mentre distribuiva sorrisi distratti. Che ci faceva lì? Il suo regalo era bello, ma, mentre lo riguardava, poggiato ancora nell'incarto aperto frettolosamente, gli sembrava che fosse per un'altra persona. La sua vita gli sembrava di un'altra persona. Quando era stata l'ultima volta che si era sentito davvero felice? Lo sapeva benissimo, lo ricordava benissimo: solo con lei. Era passato tanto tempo, eppure il ricordo gli sembrava più nitido del presente, così meccanico da averlo trasformato in un automa. Eppure, il suo corpo non aveva dimenticato la sacralità delle sue mani, la devozione delle sue labbra...Chissà dov'era in questo momento...e dov'era realmente lui?


Arianna Marsico

Disco: Edel, Contro la fretta di crescere

Canzone: La condizione di Silvia

Emo gioca a carte con Ampelio (Junior) e Marina. Sono lontani i tempi passati a risolvere I delitti del Barlume. Dopo Gino, anche Pilade e Aldo sono partiti. Emo guarda il tramonto di Marciana e scuote la testa, chiedendosi: “Abbiamo smesso di divertirci?”. Poi pensa ai suoi ricordi con gli amici bischeri, guarda Ampelio e Marina e pensa, Contro la fretta di crescere: “No, non abbiamo smesso, abbiamo solo ricominciato!”


Paolo Ronchetti

Disco: Massimo Silverio, Surtum

Canzone: Ghirbe 

Attendevo dal 2021 il nuovo film di Laura Samani dopo lo straordinario Piccolo corpo e finalmente ecco la potente e inaspettata radicalità di Muvarà las monts (Muoverà i monti). Un film in friulano scritto a partire dall’ultima frase di Ghirbe di Massimo Silverio, ultima traccia del recente Surtum. In una montagna nera e amara i piccoli frutti riescono ancora a essere germinatori e forza di una civiltà solo apparentemente povera. In un colore che pare un B/N screziato di ruggini, scuri cobalti e gli infiniti beige e marroni delle terre e delle foglie, si svolge la vita di una comunità che vive apparentemente isolata, e misteriosa, anche nei pochi momenti in cui la montagna sembra popolarsi di ritorni. Ma le tradizioni non sono isolate dal mondo e una modernità antica si mette in continua relazione col presente. Come il precedente Piccolo Corpo, le voci sono tutte in lingue friulane e un apparente miracolo segnerà la svolta di un film che mette in pace il cuore e il desiderio.