Andrea Laszlo De Simone Una lunghissima ombra
2025 - GDG
Pronti a salpare? La nave di Andrea Laszlo De Simone vi aspetta; galleggia sulle nuvole di ricordi e pensieri, di dubbi e speranze. Allora, prendetevi del tempo, respirate a fondo, fate un passo nella direzione di Una lunghissima ombra, e abbandonatevi all'alchimia di suoni, voci, parole, sogni e idee, quelle platoniche, che colgono l'aspetto intelligibile della realtà e sono essenziali per rappresentarla. L'artista ci invita a un viaggio lungo un'ora, o forse una vita, e ci porge il dono più prezioso: il suo mondo, sviluppato in immagini e versi, articolato e coeso insieme, com'è l'esistenza di tutti, che però lui riesce a trasformare in un film (proiettato a Roma in occasione della presentazione del disco, ma presente su YouYube), con immagini e testi delle diciassette tracce del disco, che alterna momenti esclusivamente strumentali, onirici e sospesi, ad altri cantati, con liriche incisive, evocative, con momenti ispirati, come in Ricordo tattile ("Quasi all'imbrunire filtrano i ricordi / Come fiori incolti fra le tue rovine"), o narrativi, come in La notte ("Ed io vorrei tornare Al tempo della mia prima voglia Quando si godeva ancora Mi abbandonai a vivere il fiore Avaro della tua primavera").
La nave del cantautore torinese è accogliente: l'uso dei synth non respinge, anzi costituisce il sottofondo che lega gli episodi del suo film-esistenza, e a esso si aggiungono strumenti acustici, su tutti un flauto novecentesco, che si fa strada nell'ascolto, per guidarci, come quello mozartiano, nell'oscurità di questi tempi difficili, e portarci verso una catarsi: in Colpevole, ad esempio, i versi "Come brucia la nostra coda di paglia E la presunta innocenza traballa al lume di fiamma La coscienza a volte pure si sbaglia...Colpevole, sono colpevole" si incidono in noi con lucida sofferenza; eppure la luce è presente, ed è luce armoniosa, musicale, a sottolineare la forza dell'arte versus la negatività dell'oggi.
Vero, siamo tutti colpevoli, e, nel video del brano, l'inquadratura fissa sul traffico torinese incorniciato da alberi innocenti lo dice senza parlare. Ma il respiro al termine della canzone, che ci lega alla seguente, Quando, stavolta sospesa tra le nebbie piemontesi (o sono quelle in cui veleggiamo tutti noi?), e sorretta da un piano che ci consola, restituisce intatta la necessità di r-esistere, nonostante le incomprensioni, le evidenti contraddizioni della postmodernità, la nostra consapevolezza di essere uccelli di passo, "rami recisi dal vento", paperette che galleggiano nella schiuma di una vasca da bagno, foglie ungarettiane che attendono di staccarsi dall'albero, come suggeriscono alcune delle inquadrature del film.
Allora, anche noi potremo dire, con Laszlo De Simone, Aspetterò: "Che se vivo ancora è soltanto perché una cosa io l'ho capita Che la vita è una lunga attesa Tempo aspetterò per catturare la ragione chе non ho trovato in questo mondo e al mondo restеrò per poter vivere...", o ci stupiremo per il miracolo eternamente misterioso dei figli, propri o altrui: "Tu sei pеr me come la neve bianca sulla cima Come le onde stanche della sera O la primavera quando sta per finire Per te, che sei questo ed altro, farei tutto quanto io" (Per te), o sorrideremo al countdown di Capodanno in TV, pensando che abbiamo "scelto di voler restare bambino Di non seguir l'esempio di nessuno" (Un momento migliore).
L'autore naviga con noi nell'oceano del Novecento, sceglie per noi un arrangiamento - e un taglio cinematografico, nel video - che molti definirebbero vintage, lo-fi, ma che emergono da una rotta decisa, indipendente, consapevole, ricchissima di echi e riferimenti, come stelle che orientano il percorso. Il film, minimale, sospeso tra natura e civiltà, è debitore di Werner Herzog; alcune suggestioni sono impressioniste, altre sono montaliane (Una lunghissima ombra, come in Non chiederci la parola); i nessi strumentali sono già stati praticati dal musicista nel vincente Le règne animal; alcuni passaggi di Pienamente potrebbero essere scritti dalla coppia d'oro Mogol - Battisti ("E vivo pienamente in preda alle emozioni E non ho più paura, ormai non temo niente Chi vive, morirà"), mentre la coda di Planiamo come angeli, che si scioglie in Spiragli, ha un respiro morriconiano. Ed è proprio una colonna sonora, quella che ascoltiamo vivendo questo viaggio; la sua, la nostra vita.
Saliamo a bordo, soffiamo anche noi, e intanto "voliamo come angeli, planando sui raggi del sole"; forse così potremo smettere di cercare risposte impossibili alle nostre domande (le battiatiane Non è reale, Una lunghissima ombra), ma ci lasceremo trasportare dal tempo che passa. Perché " finché non si muore avremo sempre un cuore". E questo cuore batte, eccome. Buon viaggio.
La nave del cantautore torinese è accogliente: l'uso dei synth non respinge, anzi costituisce il sottofondo che lega gli episodi del suo film-esistenza, e a esso si aggiungono strumenti acustici, su tutti un flauto novecentesco, che si fa strada nell'ascolto, per guidarci, come quello mozartiano, nell'oscurità di questi tempi difficili, e portarci verso una catarsi: in Colpevole, ad esempio, i versi "Come brucia la nostra coda di paglia E la presunta innocenza traballa al lume di fiamma La coscienza a volte pure si sbaglia...Colpevole, sono colpevole" si incidono in noi con lucida sofferenza; eppure la luce è presente, ed è luce armoniosa, musicale, a sottolineare la forza dell'arte versus la negatività dell'oggi.
Vero, siamo tutti colpevoli, e, nel video del brano, l'inquadratura fissa sul traffico torinese incorniciato da alberi innocenti lo dice senza parlare. Ma il respiro al termine della canzone, che ci lega alla seguente, Quando, stavolta sospesa tra le nebbie piemontesi (o sono quelle in cui veleggiamo tutti noi?), e sorretta da un piano che ci consola, restituisce intatta la necessità di r-esistere, nonostante le incomprensioni, le evidenti contraddizioni della postmodernità, la nostra consapevolezza di essere uccelli di passo, "rami recisi dal vento", paperette che galleggiano nella schiuma di una vasca da bagno, foglie ungarettiane che attendono di staccarsi dall'albero, come suggeriscono alcune delle inquadrature del film.
Allora, anche noi potremo dire, con Laszlo De Simone, Aspetterò: "Che se vivo ancora è soltanto perché una cosa io l'ho capita Che la vita è una lunga attesa Tempo aspetterò per catturare la ragione chе non ho trovato in questo mondo e al mondo restеrò per poter vivere...", o ci stupiremo per il miracolo eternamente misterioso dei figli, propri o altrui: "Tu sei pеr me come la neve bianca sulla cima Come le onde stanche della sera O la primavera quando sta per finire Per te, che sei questo ed altro, farei tutto quanto io" (Per te), o sorrideremo al countdown di Capodanno in TV, pensando che abbiamo "scelto di voler restare bambino Di non seguir l'esempio di nessuno" (Un momento migliore).
L'autore naviga con noi nell'oceano del Novecento, sceglie per noi un arrangiamento - e un taglio cinematografico, nel video - che molti definirebbero vintage, lo-fi, ma che emergono da una rotta decisa, indipendente, consapevole, ricchissima di echi e riferimenti, come stelle che orientano il percorso. Il film, minimale, sospeso tra natura e civiltà, è debitore di Werner Herzog; alcune suggestioni sono impressioniste, altre sono montaliane (Una lunghissima ombra, come in Non chiederci la parola); i nessi strumentali sono già stati praticati dal musicista nel vincente Le règne animal; alcuni passaggi di Pienamente potrebbero essere scritti dalla coppia d'oro Mogol - Battisti ("E vivo pienamente in preda alle emozioni E non ho più paura, ormai non temo niente Chi vive, morirà"), mentre la coda di Planiamo come angeli, che si scioglie in Spiragli, ha un respiro morriconiano. Ed è proprio una colonna sonora, quella che ascoltiamo vivendo questo viaggio; la sua, la nostra vita.
Saliamo a bordo, soffiamo anche noi, e intanto "voliamo come angeli, planando sui raggi del sole"; forse così potremo smettere di cercare risposte impossibili alle nostre domande (le battiatiane Non è reale, Una lunghissima ombra), ma ci lasceremo trasportare dal tempo che passa. Perché " finché non si muore avremo sempre un cuore". E questo cuore batte, eccome. Buon viaggio.
