Sestomarelli Fra l`amore e il rumore
2019 - Junkfish Records
Il combat folk ha sicuramente un glorioso passato, nel mondo e in Italia, con esponenti di tutto rispetto, come Modena City Ramblers e The Gang; ma basta ascoltare i Sestomarelli per capire che anche la generazione successiva intende continuare il discorso in modo vivo e attivo nel presente, e si sta aprendo una strada anche verso il futuro.
Il quintetto milanese (Alex Aliprandi, Chitarra elettrica e acustica, mandolino e cori, Roberto Carminati, Voce, chitarra acustica, Alessandro Muscillo, Basso, Mariela Valota, Violino e Simone Danesi, Batteria) ha prodotto infatti un nuovo lavoro, dal significativo titolo Fra l'amore e il rumore, che ben sintetizza il percorso musicale del gruppo.
Il progetto dichiarato sembra essere restituire nella registrazione tutta la freschezza e l'immediatezza di una performance live; lo si capisce in certe sfumature arrochite dalla voce di Carminati, da certa impulsività nell'amalgama fra batteria e violino, e da suoni non perfettamente bilanciati, che a volte rischiano di mettere in penombra l'energia che la voce vuole trasmettere. Ma il clima di un concerto è comunque presente ed energico; il gruppo rende un giusto tributo al Bennato giovane, presente qua e là nelle tracce, e soprattutto in Punti di vista, oppure in Se voli poi ti tirano giù, mentre l'omaggio ai Pogues di Boys from the Country Hell risulta molto convincente, nel tiro e nella ricontestualizzazione della storia in un'osteria della bassa lombarda.
Le storie rac-cantate dal gruppo risentono certo di tempi molto meno politicizzati, e si orientano su tematiche schiettamente sociali ed esistenziali, come nel caso della bella ballata Un padre disse al figlio, in cui il gruppo abbandona l'atmosfera di festa di piazza, o di pub, fra folk e rock, per soffermarsi a riflettere e far riflettere sulle scelte da compiere, in un sentiero fatto di coerenza e dignità, fra ricordi e aspettative.
Il disco si conclude con Ballata nuziale, adattamento della poesia “Bridal Ballad” di Edgar Allan Poe, storia di una violenza su una donna, pubblicata nel 1847, ma ancora tristemente attuale, e sottolineata da un appassionato arrangiamento di violini e mandolini; una firma finale, che testimonia che il cammino intrapreso dal gruppo ha una direzione precisa e valida.
Il quintetto milanese (Alex Aliprandi, Chitarra elettrica e acustica, mandolino e cori, Roberto Carminati, Voce, chitarra acustica, Alessandro Muscillo, Basso, Mariela Valota, Violino e Simone Danesi, Batteria) ha prodotto infatti un nuovo lavoro, dal significativo titolo Fra l'amore e il rumore, che ben sintetizza il percorso musicale del gruppo.
Il progetto dichiarato sembra essere restituire nella registrazione tutta la freschezza e l'immediatezza di una performance live; lo si capisce in certe sfumature arrochite dalla voce di Carminati, da certa impulsività nell'amalgama fra batteria e violino, e da suoni non perfettamente bilanciati, che a volte rischiano di mettere in penombra l'energia che la voce vuole trasmettere. Ma il clima di un concerto è comunque presente ed energico; il gruppo rende un giusto tributo al Bennato giovane, presente qua e là nelle tracce, e soprattutto in Punti di vista, oppure in Se voli poi ti tirano giù, mentre l'omaggio ai Pogues di Boys from the Country Hell risulta molto convincente, nel tiro e nella ricontestualizzazione della storia in un'osteria della bassa lombarda.
Le storie rac-cantate dal gruppo risentono certo di tempi molto meno politicizzati, e si orientano su tematiche schiettamente sociali ed esistenziali, come nel caso della bella ballata Un padre disse al figlio, in cui il gruppo abbandona l'atmosfera di festa di piazza, o di pub, fra folk e rock, per soffermarsi a riflettere e far riflettere sulle scelte da compiere, in un sentiero fatto di coerenza e dignità, fra ricordi e aspettative.
Il disco si conclude con Ballata nuziale, adattamento della poesia “Bridal Ballad” di Edgar Allan Poe, storia di una violenza su una donna, pubblicata nel 1847, ma ancora tristemente attuale, e sottolineata da un appassionato arrangiamento di violini e mandolini; una firma finale, che testimonia che il cammino intrapreso dal gruppo ha una direzione precisa e valida.
