Paolo Saporiti L'ultimo ricatto
2012 - OrangeHomeRecords
Aria pungente, buio già alle 10 di mattina, cielo grigio e una pioggia che non accenna a smettere di venir giù. Ascoltare L’ultimo ricatto, il quinto album di Paolo Saporiti, in un’atmosfera simile è un po’ come entrare dentro le dodici tracce del disco e riuscire ad avvertire le emozioni che hanno spinto Paolo a scriverle.
L’immagine della copertina con un incendio che fa tabula rasa del luogo che ci viene mostrato introduce già l’ascoltatore nell’Apocalisse di sentimenti di cui si compone il disco: commozione (Never look back), nostalgia (The time is gone), ripensamenti sul passato (Sad love/bad love), pace (Deep down the water), fastidio (I’ll fall asleep), ansia (Stolen fire), nervosimo (In the mud).
L’ultimo ricatto non si compone solo delle parole e della voce di Paolo Saporiti, ma anche e soprattutto di arrangiamenti che colpiscono come pugni sullo stomaco, che rendono gli stati d’animo del cantautore più vivi, creando quell’ansia e quel fastidio che ti prendono alla gola lasciandoti senza fiato, che ti fanno arrancare togliendoti l’aria che respiri lasciandoti quasi agonizzante per poi ridarti aria e farti tornare a vivere.
Non a caso gli arrangiamenti sono stati affidati a Xabier Iriondo (Afterhours, Uncode Duello) che con il suono della sua chitarra elettrica mescolati ai tremori elettronici del cello di Zeno Gabaglio, al sax di Stefano Ferrian e alla batteria di Cristiano Calcagnite aggiunge alle canzoni di Paolo quel tocco di originalità che lo distacca dai dischi precedenti.
L’ultimo ricatto non è un disco di semplice ascolto, ma è un disco che si fa ascoltare se riesci ad entrare nell’atmosfera giusta e a capire il perché di certe scelte nei suoni. È un disco che nel bene e nel male ti colpisce, che puoi odiare ed amare nello stesso istante e che ti destabilizza. Difficile dire se ti piace o non ti piace, di sicuro non ti lascia indifferente.
L’immagine della copertina con un incendio che fa tabula rasa del luogo che ci viene mostrato introduce già l’ascoltatore nell’Apocalisse di sentimenti di cui si compone il disco: commozione (Never look back), nostalgia (The time is gone), ripensamenti sul passato (Sad love/bad love), pace (Deep down the water), fastidio (I’ll fall asleep), ansia (Stolen fire), nervosimo (In the mud).
L’ultimo ricatto non si compone solo delle parole e della voce di Paolo Saporiti, ma anche e soprattutto di arrangiamenti che colpiscono come pugni sullo stomaco, che rendono gli stati d’animo del cantautore più vivi, creando quell’ansia e quel fastidio che ti prendono alla gola lasciandoti senza fiato, che ti fanno arrancare togliendoti l’aria che respiri lasciandoti quasi agonizzante per poi ridarti aria e farti tornare a vivere.
Non a caso gli arrangiamenti sono stati affidati a Xabier Iriondo (Afterhours, Uncode Duello) che con il suono della sua chitarra elettrica mescolati ai tremori elettronici del cello di Zeno Gabaglio, al sax di Stefano Ferrian e alla batteria di Cristiano Calcagnite aggiunge alle canzoni di Paolo quel tocco di originalità che lo distacca dai dischi precedenti.
L’ultimo ricatto non è un disco di semplice ascolto, ma è un disco che si fa ascoltare se riesci ad entrare nell’atmosfera giusta e a capire il perché di certe scelte nei suoni. È un disco che nel bene e nel male ti colpisce, che puoi odiare ed amare nello stesso istante e che ti destabilizza. Difficile dire se ti piace o non ti piace, di sicuro non ti lascia indifferente.
