Olden Fanigliulo, l`artista
2026 - Beta Produzioni
"Ecco, il sipario si è alzato..." Ecco, il sipario torna ad alzarsi sull'arte di Franco Fanigliulo, un artista poliedrico, uno dei primi a intrecciare canzone e "teatralità", e forse per questo non completamente compreso, né adeguatamente ricordato. Ora, a celebrare la creatività del cantautore ligure pensa Davide Sellari, alias Olden, con un disco interamente dedicato alle sue composizioni: nove tracce che ripercorrono la traiettoria artistica di Fanigliulo, interrotta a soli 44 anni a causa di un'emorragia cerebrale, nel 1989. Il progetto, prodotto da Flavio Ferri (Delta V) per Beta Produzioni e accompagnato dal singolo Buffone, esclude, per scelta programmatica, proprio quella A me mi piace vivere alla grande, che gli diede la notorietà presso il grande pubblico, al Festival di Sanremo 1979, per permettere all'ascoltatore di riscoprire, o di scoprire per la prima volta, la complessa personalità di un artista che ha saputo precorrere i tempi.
Olden, che due anni fa ha pubblicato un disco intenso e ricco di suggestioni, La fretta e la pazienza, la cui title track custodisce la voce dell'indimenticabile Paolo Benvegnù, ripete l'esperienza, da lui portata al successo con lo splendido Dieci anni. Dieci brani inediti di Gianni Siviero, di richiamare alla memoria collettiva un cantautore e interpretarne le canzoni, con rispetto e profondità: e ci riesce, anche questa volta, abitandole come se fossero casa propria, e donando a ciascuna di esse un colore contemporaneo, senza però cedere a vezzi modaioli ed effimeri. La squadra di collaboratori è la stessa, con Ferri a basso, chitarre e tastiere, Ulrich Sandner a chitarre e mandolino, Claudia Crabuzza efficace seconda voce ne La Giovanna, a cui si aggiungono le percussioni di Dr Tempo, e l'intesa fa sì che si avverta una compattezza straordinaria, e che le creazioni di Fanigliulo risplendano di una luce nuova, portando allo scoperto - finalmente! - tutta l'energia di una produzione anomala, fuori dagli schemi, profondamente autentica. Si ascolti ad esempio Buffone, che, rispetto all'originale, vede sfocarsi l'approccio pop, per acquisire un profilo teatrale, drammatico, grottesco, sostenuto dalla batteria e da una chitarra pungente, mentre la voce di Olden scandisce con forza e durezza i versi acri e verissimi: "Buffone che solo cantando riesce a trovare sé”, con tanto di citazione dai Pagliacci.
Il disco tocca tutti i tasti espressivi attraversati da Fanigliulo, dal divertissement beffardo de L'artista, alla poesia pensosa di E camminare, o de La Giovanna, sottolineata da un intreccio di chitarra e mandolino, su un valzer a tre quarti che ci restituisce la semplicità dell'atmosfera descritta dall'autore, e dalla strofa cantata da Crabuzza, che eleva la riflessione a metafora di una vita basata sull'essenziale, solo apparentemente malinconica, ma invece profondamente serena: "si lascia trascinare dal corso della vita, anche se la vive sola e per vicino ha solo me. Sulla bocca un bel sorriso che niente potrà turbare...". E sono brividi veri, a ogni canzone: Con te ci mostra una voce sussurrata, sul solco della chanson francese, ma anche dolorosamente rassegnata, con una linea di piano che scandisce il tempo dello spegnersi di un rapporto d'amore; Domani, presente nel film Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, dimostra di reggere il passare dei decenni, per assurgere al livello di una canzone di Gaber o Jannacci; l'ermetica Il Chirurgo diventa un brano dagli echi indie, rivelando una dinamica interna, che l'arrangiamento originale metteva in ombra; la storia dei due vecchi compagni Marco e Giuditta, in punta di mandolino, è raccontata con intima partecipazione dalla voce vibrante di Olden, che chiude il disco con Mi ero scordato di me, dal suo primo lavoro omonimo, del 1977, come a invitarci a riavvolgere il tempo, e a scoprire quanto Fanigliulo abbia ispirato cantautori come Brunori SAS: "ti trovo molto cambiato, mi ero scordato di te, mi ero scordato di me”.
Non scordiamoci più di Franco Fanigliulo; grazie a questo disco prezioso, sarà impossibile.
Olden, che due anni fa ha pubblicato un disco intenso e ricco di suggestioni, La fretta e la pazienza, la cui title track custodisce la voce dell'indimenticabile Paolo Benvegnù, ripete l'esperienza, da lui portata al successo con lo splendido Dieci anni. Dieci brani inediti di Gianni Siviero, di richiamare alla memoria collettiva un cantautore e interpretarne le canzoni, con rispetto e profondità: e ci riesce, anche questa volta, abitandole come se fossero casa propria, e donando a ciascuna di esse un colore contemporaneo, senza però cedere a vezzi modaioli ed effimeri. La squadra di collaboratori è la stessa, con Ferri a basso, chitarre e tastiere, Ulrich Sandner a chitarre e mandolino, Claudia Crabuzza efficace seconda voce ne La Giovanna, a cui si aggiungono le percussioni di Dr Tempo, e l'intesa fa sì che si avverta una compattezza straordinaria, e che le creazioni di Fanigliulo risplendano di una luce nuova, portando allo scoperto - finalmente! - tutta l'energia di una produzione anomala, fuori dagli schemi, profondamente autentica. Si ascolti ad esempio Buffone, che, rispetto all'originale, vede sfocarsi l'approccio pop, per acquisire un profilo teatrale, drammatico, grottesco, sostenuto dalla batteria e da una chitarra pungente, mentre la voce di Olden scandisce con forza e durezza i versi acri e verissimi: "Buffone che solo cantando riesce a trovare sé”, con tanto di citazione dai Pagliacci.
Il disco tocca tutti i tasti espressivi attraversati da Fanigliulo, dal divertissement beffardo de L'artista, alla poesia pensosa di E camminare, o de La Giovanna, sottolineata da un intreccio di chitarra e mandolino, su un valzer a tre quarti che ci restituisce la semplicità dell'atmosfera descritta dall'autore, e dalla strofa cantata da Crabuzza, che eleva la riflessione a metafora di una vita basata sull'essenziale, solo apparentemente malinconica, ma invece profondamente serena: "si lascia trascinare dal corso della vita, anche se la vive sola e per vicino ha solo me. Sulla bocca un bel sorriso che niente potrà turbare...". E sono brividi veri, a ogni canzone: Con te ci mostra una voce sussurrata, sul solco della chanson francese, ma anche dolorosamente rassegnata, con una linea di piano che scandisce il tempo dello spegnersi di un rapporto d'amore; Domani, presente nel film Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci, dimostra di reggere il passare dei decenni, per assurgere al livello di una canzone di Gaber o Jannacci; l'ermetica Il Chirurgo diventa un brano dagli echi indie, rivelando una dinamica interna, che l'arrangiamento originale metteva in ombra; la storia dei due vecchi compagni Marco e Giuditta, in punta di mandolino, è raccontata con intima partecipazione dalla voce vibrante di Olden, che chiude il disco con Mi ero scordato di me, dal suo primo lavoro omonimo, del 1977, come a invitarci a riavvolgere il tempo, e a scoprire quanto Fanigliulo abbia ispirato cantautori come Brunori SAS: "ti trovo molto cambiato, mi ero scordato di te, mi ero scordato di me”.
Non scordiamoci più di Franco Fanigliulo; grazie a questo disco prezioso, sarà impossibile.
