Prima che sia tardi<small></small>
Italiana • Canzone d`autore • alternative

Olden Prima che sia tardi

2020 - Vrec Music Label

15/06/2020 di Barbara Bottoli

#Olden#Italiana#Canzone d`autore

Da ascoltare !

Indubbiamente è la prima opinione che si ha del nuovo album di Olden, il quinto in nove anni, intitolato Prima che sia tardi, seguita dalla certezza che queste tracce saranno tra quelle che non si abbandoneranno e che si spera arrivino al maggior numero di persone. Undici tracce, comprese Prologo, Epilogo e Bonus Track, che lasciano senza fiato con i brividi e la commozione per la realtà, per la straordinarietà di un progetto che è molto più di un insieme di suoni e parole, al punto da non riuscire a descrivere un disco così immenso; Prima che sia tardi è un romanzo, scritto dallo stesso Olden, ma è anche un articolo di cronaca, un capitolo di storia, una poesia di testo recitata in una stanza che rimanda sulla pelle la perfezione degli arrangiamenti.

   Olden (Davide Sellari) trasforma le tracce in capitoli, l’album in un racconto ed i suoni in sensazioni, capaci di trasmettere l’odore della trincea, della paura, dei corpi bagnati di acqua, di sudore, mentre la pelle delle persone si consuma, prima ammassandosi e poi morendo, immersi nella nebbia delle bugie e nella cecità umana dell’edonismo ed opportunismo. Il concept album narra la ciclità della storia, riconoscendo sia il passato che il presente, senza orientamento geografico, fondendo le vicende socio-politiche con la storia di Zahira, sia simbolicamente che realisticamente, oltre a confermare che il cantautorato è una delle forme di comunicazione più capaci ed attive. Nella lotta eterna tra Bene e Male, si contrappongono l’ideologia razzista rappresentata da L’Oca nera che uccide, umilia, elimina tutto ciò che non è tradizione, quindi anche Zahira, figlia di emigranti che col suo nome dovrebbe significare “fiore che sboccia”, ma, in questo contesto, potrebbe essere la libertà. Da Il giorno della gloria a Il clown si sviluppa l’ascesa e la sconfitta del Partito del Grande Cuore, evidenziando la truffa idealistica che nasconde la dittatura del Primissimo che divide la popolazione, mantenendo i “puri” e relegando gli altri in Quartieri di Lavoro, quindi anche Zahira. Tra i brani si riescono a scorgere gli sguardi che cambiano tra esaltazione, paura, sospetto e la luce negli occhi di Zahira accompagna l’ascoltatore per tutta la durata della vicenda, e saranno proprio quegli occhi che si materializzeranno nella mente di chi assiste alle vicende che faranno vedere il finale, che proprio per il concetto di libertà del quale Olden si fa portavoce, lascia ad interpretazione. Zahira, tra gli Inesistenti, è sostenuta dall’amore che è un Aquiloneperchè è libero e non ha un nome”contrapposto al potere xenofobo, nazionalista che si fa portavoce di una tradizione limitata, ma l’amore è forza, è il coraggio di scappare, di provare, anche se ciò significa attraversare il mare, per sé stessa e per qualcuno che non si può ancora abbracciare perché in trincea, mentre sente che “manca un noi”, cioè il sostegno, l’unione, la speranza, la fiducia.

   Il razzismo annebbia gli occhi, restringe la visione, la dittatura abolisce l’arbitrio, ma Olden sconfigge il tutto ne Il clown che è la rappresentazione del decadimento di questa limitatezza, un brano che non permette di respirare, cercando l’aria che è rimasta sospesa dall’inizio di Prima che sia tardi, è l’immagine scura della sconfitta con la voglia di ricostruire qualcosa di migliore, la spossatezza nata dall’ignoranza, ma anche angoscia con la necessità di rivedere la luce: è tutto il dolore che finalmente si può esprimere perchè il dittatore non ha altro da dire. Gli arrangiamenti di Flavio Ferri (Delta V) sono eccelsi, capaci di sciogliersi tra rumoristica, suoni e parole, realizzando scene, al pari dell’interpretazione di Olden che crea l’emotività delle situazioni all’interno dell’ascoltatore, trasformandolo ora in Zahira, ora nella diffidenza, poi nel coraggio e, anche, nella desolazione. A ciò che appare già come straordinario si aggiunge la voce di Umberto Maria Giardini che nella bonus track Fiume amaro regala il sentire dell’uomo che combatte per le proprie idee, in un torrente di sangue che scorre, di lacrime e di acqua che, anche in questo caso, è libertà, immensità, pericolo, vita, o ogni altro significato che si ricolleghi al finale che si è vissuto per Zahira; tuttavia la conclusione non varia solo in base al singolo ascoltatore, ma anche del momento, innalzando ulteriormente il valore di questo album nella sua vera accezione di libero potere di espressione nel quale, bisogna riconoscere, Olden si pone in secondo piano, apparendo ben lontano da tristi lotte di protagonismo, ricoprendo appieno il senso del suo lavoro che, in questo modo, diventa ancora più indescrivibile.

   Prima che sia tardi va vissuto perché riesce a entrare sottopelle, nonostante la consequenzialità dei brani ogni traccia ha vita propria, anzi ogni elemento ha un proprio corso, al punto che si potrebbero leggere i testi ed ascoltare la musica separatamente per giungere alle medesime emozioni: tutto si fonde perfettamente e trasmette qualcosa di così forte all’ascoltatore che gli occhi lucidi sono la giusta conseguenza di questo ascolto, anche nello scoprire che la musica d’autore ha ancora tanto da comunicare. Difficilmente ci si imbatte in progetti così maestosi, che nonostante lo scenario che piacerebbe pensare da pellicola apocalittica, rappresentano la realtà; Olden ci sbatte davanti agli occhi ciò che è stato, sottolineare che tutto ciò è anche l’attualità con la guerra, il mare, la distruzione, i pregiudizi, il neofascismo, ma ci ricorda anche che“ora sei libera, sorridi che io ti vedo … non ci prenderanno mai”.

Da ascoltare !

Track List

  • Prima che sia tardi
  • Il giorno della gloria
  • Aquilone
  • Oca nera
  • La nostra idea
  • Mare tranquillo
  • Non tu, noi
  • Cuore mio
  • Il clown
  • Puntuale
  • Fiume amaro

Articoli Collegati

Olden

Special 16/01/2020

Recensione di Giuseppe Verrini

Olden

Ci hanno fregato tutto

Recensione di Giuseppe Verrini